Men in Black International, la recensione

Arriva Men in Black International, il nuovo capitolo del franchise legato a Men in Black, con Chris Hemsworth e Tessa Thompson

di / 19.07.2019
Men in Black International, la recensione

Era il 1997 quando il regista Barry Sonnenfeld portò sul grande schermo l'avventura di un gruppo di agenti segreti incaricati di tenere in pace l'equilibrio tra la terra e tutte le razze aliene che la visitano, sotto lo sguardo inconsapevole degli esseri umani. Questa agenzia era l'M.I.B., acronimo che stava per Men In Black (gli uomini in nero), nome derivante dall'abbigliamento degli agenti, nascosti sotto completi scuri e occhiali della stessa cromia. Nel primo film l'agente J (Will Smith) veniva reclutato da un agente senior (Tommy Lee Jones) e da lì si è aperta la strada a quella che si pensava essere una trilogia e che invece oggi, ventidue anni dopo, torna a nuova linfa con Men In Black International, pellicola di F. Gary Gray, che vede come protagonisti Chris Hemsworth e Tessa Thomson, che avevano già lavorato insieme in Thor.

Quando Molly era solo una bambina ha assistito, suo malgrado, ad un incontro alieno, conclusos con l'apparizione di uomini in nero in grado di cancellare i ricordi. Sedici anni dopo, Molly (Thompson) ha tutte le carte in regola per poter entrare nell'F.B.I o nella C.I.A., ma ad ogni colloquio la ragazza non cerca altro che una via d'accesso a questa misteriosa organizzazione che la "perseguita" da quando era bambina. Finché, un giorno, riesce a svelare il mistero e si fa assumere dall'agente O (Emma Thompson) come agente in prova e viene spedita a Londra a indagare su un caso. Nella capitale del Regno Unito l'ormai agente M subisce il fascino di H (Chris Hemsworth), che cercherà di aiutare in una missione per volere dell'agente High T (Liam Neeson).

Era facile avvicinarsi con fare scettico a un film come Men In Black International: a ventidue anni di distanza dal primo capitolo con Will Smith, sembrava di trovarsi davanti all'ennesimo tentativo di far dei soldi su un misero senso di nostalgia che ormai sta riempiendo la gran parte delle produzioni d'oltre oceano. Invece, sin dalle prime battute, sotto il cielo stellato di una Parigi che si appresta a ricevere un incontro alieno, Men in Black International dimostra che pur non volendo in alcun modo snaturare la aga o ripudiare i primi film, riesce comunque a essere un prodotto autonomo e indipendente, che non ha bisogno di ripercorrere tappe che lo spettatore, probabilmente, conosce già a memoria. Questo fa sì che lo schema narrativo, seppure giochi su topoi legati al cosiddetto viaggio dell'eroe (nuova recluta, nuova missione, pericoli e misteri), non sia mai una mera riproposizione di quello che i film precedenti ci avevano già mostrato.

Film fatto per intrattenere e divertire, Men in Black International si concentra proprio su questi obiettivi, senza sforzarsi di essere ciò che non è. Lo scopo è quello di costruire un impianto diegetico in cui lo spettatore possa sentirsi a suo agio e possa divertirsi. E il film di Gary Gray fa proprio questo: diverte. E lo fa sostenendo un ritmo quasi sempre perfetto, che non allenta mai la presa sulla curiosità dello spettatore che si trova sempre proiettato in avanti, in attesa dell'ennesima svolta, del nuovo luogo da scoprire, del nuovo mistero su cui indagare. Un ritmo che funziona molto bene anche (e soprattutto) grazie alla forte chimica tra i due protagonisti. Per usare una definizione tanto cara al mondo di Hollywood, Chris Hemsworth e Tessa Thompson bucano lo schermo. La loro collaborazione lavorativa, che secondo i migliori schemi, sfocerà in una bella amicizia basata sulla complicità, è ciò che da a Men in Black International il suo lato più umano, quello che porta maggiormente allo sviluppo di una sensazione di pura empatia. I due attori si trovano visibilmente a proprio agio l'uno con l'altra e questa cosa emerge dallo schermo, rendendo le dinamiche tra i due non solo divertenti, ma anche molto naturali. Inoltre Chris Hemsworth dimostra per l'ennesima volta di essere un attore in grado di ridere della propria bellezza e della propria carriera. Se in Avengers Endgame lo avevamo visto appesantito dal corso degli eventi, la sceneggiatura di Matt Holloway e Art Marcum in Men in Black International da all'attore anche la possibilità di ridere del suo ruolo più iconico: Thor. Grazie a un easter egg che non è propriamente tale visto quanto è palese, Chris Hemsworth ride di se, dei suoi personaggi, e invita il pubblico a fare lo stesso, in un ponte di complicità che, ancora una volta, aiuta l'immersione totale dello spettatore all'interno della storia che viene raccontata sul grande schermo.

 Men in Black International
Men in Black International

Tra i due protagonisti va fatto anche un canno al personaggio di Piedino, doppiato da Kumail Nanjiani, che da solo potrebbe portare sulle proprie spalle il peso dell'ironia della pellicola. Nel cast del film ci sono anche Rafe Spall, nei panni dell'integerrimo Agente C che vuole mettere ordine in una situazione che, al contrario, sembra sul punto di esplodere, e la Rebecca Ferguson di The Greatest Showman nei panni di Riza. Un plauso, naturalmente, va fatto a Emma Thompson, che pur apparendo in pochissimi frame del film come Agente O, riesce facilmente a riempire lo schermo. Inoltre non va dimenticato un dialogo brillante che viene fatto proprio all'inizio, quando M e O si trovano vis-à-vis e disquisiscono su come la nomea di Men in Black sia limitante: l'agente O alza gli occhi al cielo invitando la più giovane a lasciar perdere. Anche più avanti, nel corso del film, l'agente M si trova davanti ad una conversazione simile, stavolta con l'agente H: in questo modo sembra quasi che Hollywood voglia sottolineare di aver preso nota della questione di genere e che voglia trattarla nel modo più naturale possibile, senza necessariamente dover ricorrere a scene poste solo per far felici le masse, come è avvenuto nella sequenza a dir poco imbarazzante di Avengers:Endgame.

In definitiva, Men in Black International è una perfetta pellicola estiva ma non solo, che si basa su una buona recitazione e una buona consapevolezza del ritmo. Scelto come film d'apertura del Festival di Giffoni, che avrà luogo proprio in questi giorni, questo nuovo capitolo di Men in Black vi alleggerirà la mente e vi dimostrerà che il cinema leggero può essere anche decisamente ben fatto.

Valutazione di Erika Pomella: 8 su 10
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