Mulan, recensione del live action Disney

È arrivato anche in Italia il live action di uno dei cartoni animati più amati di sempre: Mulan. Peccato però che una regia inconcludente e una sceneggiatura veramente scadente abbiano portato completamente fuori strada un film che, sulla carta, avrebbe dovuto dare (e fare) di più.

di / 23.09.2020
Mulan, recensione del live action Disney

L'attesissimo live action di casa Disney è arrivato su Disney Plus il 4 settembre ma il suo percorso di distribuzione ha avuto un periodo tutt'altro che facile. Annunciato per marzo 2020, a causa dello scoppio della pandemia e della consecutiva chiusura delle sale cinematografiche, la sua uscita nelle sale cinematografiche è stata rimandata dapprima all'estate per poi essere posticipata a data da destinarsi, presumibilmente per studiare una nuova strategia d'uscita che potesse essere efficace e dare i suoi frutti.

La decisione di sbarcare esclusivamente sulla piattaforma di proprietà Disney è arrivata ad estate inoltrata. Le lamentele, però, non sono tardate ad arrivare. Infatti, il colosso americano ha deciso di rendere fruibile il film tramite un accesso VIP: una ventina di euro circa (quasi 30 dollari negli USA) per ottenere il film senza limitazioni. Andando oltre le polemiche, fino ad oggi si stima che Mulan abbia incassato circa 260 milioni di dollari in tutto il mondo, una cifra importante per Disney che, molto probabilmente, studierà un modo per distribuire anche altri titoli direttamente in streaming.

 Mulan
Mulan

 Mulan
Mulan

Il live action Disney è ispirato all'omonimo cartone animato uscito nel 1998, un rivoluzionario progetto che narra le vicende di una giovane ragazza cinese partita per la guerra travestita da uomo con l'obiettivo di preservare la vita del padre, già ferito in battaglia. Questo nuovo film conserva la linea narrativa principale ma ne modifica i toni e alcuni personaggi, rendendo l'intero progetto abbastanza inconcludente e con nulla di nuovo da dire. Se da una parte non ritroviamo alcuni dei personaggi più amati (tra gli altri, spiccano Mushu e il grillo portafortuna), dall'altra troviamo una sovrabbondanza di personaggi che, rispetto a quelli più "infantili" apparsi nel cartone animato, non ritrovano la stessa profondità, la stessa rotondità di cui invece erano permeati gli originali.

In questa nuova versione sembra che tutto sia stato assemblato velocemente, come se dietro non ci fosse già una linea da poter seguire. Infatti, sia nello stile registico, sia nella sceneggiatura, il risultato è un potpourri di riferimenti, tentativi di essere originali e tante, forse troppe, carenze creative. La regista Niki Caro, infatti, cercando di rendere maggiormente epica la storia dell'eroina disneyiana, prova ad inserire elementi di cultura cinese anche nella sua regia ricorrendo, in qualche punto, alle acrobazie tipiche del cinema asiatico esasperate tramite l'utilizzo di effetti speciali. Peccato, però, che il tutto non funzioni alla perfezione anche a causa di tagli di montaggio non ben calibrati che non lasciano finire determinati movimenti. Pur volendo omaggiare la Cina e la sua cultura, questo live action sembra fare un passo indietro rispetto al Classico degli anni Novanta. Infatti, se nel primo la cultura tradizionale asiatica è quasi sempre presente nei personaggi, nei disegni e nella storia, in questo film tutto ciò sembra sparire. I paesaggi asiatici sono ridotti allo stremo, oscurati per la maggior parte da inquadrature strette sui visi degli attori, quasi ad oscurare eventuali fondali che si sarebbero potuti costruire. Il tutto sembra essere ambientato in un ambiente qualsiasi, rendendo facilmente percepibile la ricostruzione dei pochi ambienti resi visibili.

 Mulan
Mulan

Quest'ultimo live action si pone come l'ennesimo film sulla "rivincita" delle donne nei confronti dell'uomo ma esagera nei sui intenti, rovinando le bellissime evoluzioni narrative del film originale ed esasperando quello che già era stato fatto più di venti anni fa, quando Mulan era un'eroina rivoluzionaria che riusciva nel suo intento anche senza l'aiuto di infinite sottolineature poste a tavolino per marcare come una donna possa essere più forte di un uomo.

Valutazione di Erica Nobis: 3 su 10
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