Recensione Outcast 1x01 - Pilot

'Outcast' propone un pilot ben confezionato, in grado di risvegliare la curiosità e l'empatia del pubblico, che a fine episodio si trova già con molte domande ad affollargli l'immaginazione.

Ha debuttato su Sky lo scorso 6 Giugno Outcast, nuova serie horror nata dal fumetto di Robert Kirkman, già padre di una serie cult come The Walking Dead. Le attese per questo nuovo prodotto erano molto alte, vuoi per la paternità dell'opera, vuoi per l'accostamento a una delle serie di maggior successo di questi ultimi anni. Fortunatamente, però, Outcast non è venuto meno alle premesse (e promesse) iniziali, regalando agli spettatori un pilot ben confezionato, in grado di risvegliare la curiosità e l'empatia del pubblico, che a fine episodio si trova già con molte domande ad affollargli l'immaginazione. Prova, questa, che l'affabulazione è andata a buon fine e che è riuscita a raggiungere lo scopo prefissato. Perché, che senso ha raccontare una storia se non c'è nessuno che voglia sapere come prosegue?

Outcast si apre con l'inquadratura di un bambino che se ne sta solo in camera, al piano superiore di un'abitazione che sembra un po' sperduta nella campagna e che fa pensare a molte strutture abitative viste nell'ambientazione horror. Ben presto il ragazzino - a cui vanno fatti i complimenti per la prova istrionica offerta, davvero convincente! - comincia a comportarsi in maniera strana. Molto strana. La storia, poi, si sposta su Kyle (Patrick Fugit ) che torna nella cittadina di Rome dopo alcuni fatti orribili del suo passato, di cui ci viene mostrata solo una piccola parte. Kyle è un reietto della società, vive in condizioni igieniche quasi precarie e sembra aver perso interesse per tutto quello che accade fuori dall'abitazione in cui vive. L'unica a cercare di tirarlo su è la sorellastra (Wrenn Shmidt), che cerca di portarlo fuori dal suo bozzolo di tristezza. Quello che lei non sa è che Kyle non è solo triste. In lui abitano sentimenti di rabbia e di impotente, che lo hanno trascinato in uno stato d'animo simile alla rassegnazione. Quando, però, Kyle sente della storia del bambino che vive a pochi passi da lui, e che sembra essere posseduto dal demonio, l'uomo cercherà un modo per fuggire i propri fantasmi. Così facendo darà il via ad una giostra di cui noi spettatori abbiamo visto solo l'inizio, ma dalla quale siamo pronti a farci rapire.

Il pilot di Outcast è un episodio che funziona molto bene, non solo per la già citata capacità di incuriosire chi guarda e di convincerlo a vedere anche la puntata successiva. Questo primo episodio funziona proprio per la realizzazione, per la scelta stilistica di far nascondere lo spettatore dietro lo sguardo di Kyle, portandolo a vedere quello che il protagonista vede. Costringendolo a sentire quello che Kyle sente. Il risultato è una diegesi che alterna momenti d'altissima tensione (il prologo, da solo, meriterebbe la visione), a momenti che sono solo apparentemente più rilassati, ma nei quali possono nascondersi incubi e brevi colpi di scena. La tensione, quindi, rimane sempre al limite, sempre pronta a scattare verso l'alto, di modo che non ci sia mai un vero e proprio sentimento di rilassamento.

Ovviamente non si può fare un cenno anche alla realizzazione tecnica, che si fa forte di una fotografia davvero da perderci la vista, con toni che spesso virano verso toni freddi, permettendo alla cittadina di Rome - che, ne siamo sicuri, nasconde più segreti di quanto le piacerebbe ammettere - di diventare una sorta di personaggio aggiunto, una dimensione delle (non) meraviglie, un organismo pulsante di vita propria. Non ci resta altro da fare, adesso, che aspettare i prossimi episodi per vedere se Outcast riuscirà a costruire qualcosa di interessante su queste basi promettenti.

Valutazione di Erika Pomella: 7 su 10

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