Papillon, recensione del film di Michael Noer

Papillon, remake del film del 1973, riesce nel tentativo difficile di riportare sul grande schermo una storia famosa senza far pensare all'originale ed essendo anzi una buona opera.

La storia di Papillon torna sul grande schermo dopo più di quarant'anni dall'uscita dell'omomimo film di Franklin Schaffner del 1973 con un remake firmato da Michael Noer, regista danese alla sua prima esperienza statunitense. Questa volta il ruolo del protagonista, precedentemente interpretato da Steve McQueen, è affidato a Charlie Hunnam, attore diventato famoso per il suo ruolo di Jax Teller nella serie tv Son of Anarchy, ma che è diventato poi famoso a livello mondiale per film come Pacific Rim e King Arthur. Ad affiancare Hunnam, nel ruolo del suo migliore amico (che era stato prima di Dustin Hoffman), c'è Rami Malek, anch'esso famoso per una serie tv (Io, Robot) e prossimamente in sala come Freddy Mercury in Bohemian Rhapsody. Il film, basato sull'omonimo best-seller autobiografico, è stato presentato per la prima volta lo scorso anno al Toronto International Film Festival, mentre arriva nelle nostre sale il 27 giugno.

Il giovane scassinatore Henri Charriere (Charlie Hunnam), detto Papillon, vive rubando e truffando i ricchi nella Parigi degli anni Trenta. Un giorno viene incastrato per un omicidio che non ha commesso e viene condannato ai lavori forzati nella famosa colonia carceraria della Guayana francese, sull'isola del Diavolo. Lì Papillon cerca subito di trovare un modo per poter evadere, anche se sembra impossibile. Fa la conoscenza di Louis Dega (Rami Malek), un ricco falsario con il quale stringe una strana alleanza: Papillon gli fornisce la protezione necessaria a restare vivo fino a che la moglie non trova un modo per farlo uscire e lui in cambio finanzierà il suo piano di fuga. Quello è solo l'inizio di una profonda amicizia che caratterizzerà i loro anni di prigione.

La storia di Papillon è famosa in tutto il mondo, sia grazie al successo del suo libro autobiografico, sia grazie al precedente film degli anni Settanta, e spesso quando si ha a che fare con i remake, soprattutto di film già molto famosi, si è sempre molto scettisci sul risultato finale. Questo però è uno di quei casi in cui la riusciuta è più che positiva. La storia raccontata è potente e non può semplicemente essere etichettato come film su una fuga di prigione, un sottogenere più che sperimentato, perchè ciò che Papillon ci racconta è molto di più. Ci parla di amicizia nel suo grado più alto che quel termine può rappresentare, un rapporto più che fraterno che si consolida grazie al dolore, alla sofferenza, ai sacrifici. Un rapporto che diventa eterno quando sai che devi farci affidamento per sopravvivere, per non impazzire, per avere uno scopo per continuare a sperare. Un rapporto che diventa motivo di speranza e per il quale sei pronto a rischiare tutto. Questo è Papillon. Ma non solo, perchè è anche un film di denuncia e di riscatto per centinaia di persone che hanno subito ingiustizie senza mai ricevere aiuto o ascolto, che è stato anche il motivo principale che ha spinto Henri Charriere a raccontare la sua storia. E' per questo che un remake moderno di questa storia serviva.

I due attori protagonisti sono stati entrambi bravissimi nei loro ruoli. Charlie Humman ha interpretato un Papillon scanzonato e furbo ma anche un uomo estremamente onesto e leale, riuscendo ad entrare perfettamente nel ruolo, tanto da dimagrire molto, così che lo spettatore non possa fare altro che empatizzare con lui. Rami Malek, come al solito a suo agio con personaggi particolari e non del tutto sani di mente, riesce a trasmettere tutte le fragilità del personaggio, senza risparmiarsi. 

Valutazione di Giorgia Tropiano: 8 su 10
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