Parigi può attendere, recensione

Tra bellissimi paesaggi di campagna, musei e cibo prelibato, Parigi può attendere, porta lo spettatore a compiere un suggestivo viaggio alla scoperta della Francia, partendo da Cannes fino ad arrivare a Parigi. Tuttavia, nonostante le buone premesse, il film nel complesso risulta poco coinvolgente e non particolarmente riuscito.

Anne (Diane Lane) è da tempo sposata con Michael (Alec Baldwin), un famoso produttore cinematografico, il quale spesso la trascura perchè sempre troppo preso dal suo lavoro, che lo porta a viaggiare molto e lo tiene costantemente impegnato. Un giorno, a causa di alcuni imprevisti, Anne si ritrova a dover intraprendere un viaggio da Cannes a Parigi insieme ad un socio in affari del marito, l'affascinante Jaques (Arnaud Viard). Sarà così l'inizio di un incredibile viaggio, che la porterà a cambiare profondamente.

Scritto e diretto da Eleanor Coppola, Parigi può attendere, è un vero e proprio "road movie", che porta lo spettatore alla scoperta della Francia dal punto di vista artistico e soprattutto culinario. La storia vede come protagonista Anne, una madre di famiglia, che si ritrova per caso ad intraprendere un viaggio insieme ad un collega del marito, Jaques, tanto affascinante e carismatico quanto originale ed imprevedibile. Il loro tragitto, teoricamente di una durata di sette ore, dura invece due giorni, ed Anne, in tutto questo tempo, viene convinta a fare svariate soste, per assaggiare prelibatezze di ogni tipo, visitare musei o più semplicemente godersi la bellezza della campagna francese, ritrovandosi così a riflettere sulla propria vita e riscoprendo allo stesso tempo emozioni che pensava di non poter più provare. Sebbene la trama offra certamente degli spunti di riflessione interessanti, e sia assolutamente piacevole poter osservare tutti i pittoreschi luoghi che i due protagonisti si trovano a visitare, il film non appare però in generale molto coinvolgente e particolarmente riuscito. Questo è probabilmente dovuto al fatto che, se da una parte viene fatto un discreto lavoro di regia, dall'altra, la sceneggiatura risulta spesso poco originale. A parte qualche eccezione, i dialoghi tra i due protagonisti, sono il più delle volte piatti e abbastanza scontati, e si ha così l'idea di qualcosa di forzato, il che, in un film di questo tipo è di certo un grosso problema, considerando che si fonda in gran parte sull'interazione tra i due protagonisti e sul loro modo di relazionarsi. Nonostante ciò, le interpretazioni di Diane Lane e Arnaud Viard sono buone, ed i due interpreti si dimostrano comunque abbastanza convincenti, anche se questo ovviamente non basta a risollevare completamente le sorti del film. Da menzionare positivamente c'è comunque l'ottima la scelta delle location ed il lavoro che viene fatto per quanto riguarda le scenografie e la fotografia. Infine, una nota di merito va ai bellissimi costumi di Milena Canonero.

Valutazione di Cristina Gervasio: 6 su 10