Pixels

Pixels, la Recensione


Pixels è uno spettacolo continuo che conta su una colonna sonora esaltante e su un Adam Sandler divertente al limite del grottesco.

di / 01.08.2015
Pixels

Se siete nati prima dell'avvento degli anni '90 e della rivoluzione tecnologica, probabilmente ricorderete, con una certa precisione, alcuni videogiochi che hanno accompagnato la vostra infanzia, da quelli che andavano sulle piattaforme più primitive come il compianto Atari a quelli già più articolati presenti sul Sega Mega Drive: quello che è certo è che anche le nuove generazioni conoscono personaggi come PacMan e Donkey Kong, maschere videoludiche entrate nell'immaginario collettivo e che, i più adulti, guardano ancora con una punta di nostalgia. Ed è proprio un'operazione nostalgica quella che porta Pixels al cinema.

Brenner (Adam Sandler) ora ripara postazioni video di ultima generazione per una società chiamata nerd; quand'era bambino, però, era un vero e proprio campione dei videogiochi, tanto da arrivare a combattere per il titolo mondiale, portatogli via all'ultimo momento da Eddie, un ragazzino con manie di grandezza e apparentemente imbattibile a Donkey Kong. Vent'anni dopo Brenner è più o meno lo stesso, e conserva la sua amicizia di vecchia data con Cooper (Kevin James), il suo migliore amico che ora siede sulla poltrona della Casa Bianca. Quando, però, dallo spazio infinito cominciano ad arrivare attacchi che sembrano richiamare gli schemi di vecchi videogiochi, Brenner è costretto a tornare in campo, a combattere alieni che vogliono la distruzione della Terra e se la giocano ricreando le schermate videoludiche. Per riuscire nell'impresa Brenner potrà contare anche sull'aiuto di Ludlow (Josh Gad) e lo stesso Eddie (Peter Dinklage)

Il regista Chris Columbus dirige, con Pixels, un'opera dall'impronta fortemente nostalgica, che guarda al passato con una punta di malinconia e anche un pizzico di rimpianto; nella pellicola, infatti, non mancano velati criticismi alla società delle comunicazioni moderne, che sembrano sempre più propense a isolare l'essere umano che a metterlo in contatto con i suoi simili. Al di là di queste leggere riflessioni sociologiche, però, Pixels è essenzialmente un film d'intrattenimento, uno spettacolo continuo che può contare anche su una colonna sonora a cavallo tra gli anni '80 e gli anni '90 - l'utilizzo di We Will Rock you dei Queen è esaltante - e su un protagonista, Adam Sandler, che sembrerebbe aver trovato il manifesto della sua intera carriera, fatta di personaggi al limite del grottesco, ma che hanno sempre suscitato più di una risata.

Valutazione di Erika Pomella: 7 su 10