Polaroid, la recensione



Con personaggi, trama e ritmo poco efficaci, Polaroid rimane un semplice film horror da guardare in una notte uggiosa in compagnia di amici che amano (o non) spaventarsi.

di / 08.06.2019
Polaroid, la recensione

Bird, appassionata di fotografia e di oggetti vintage, riceve in regalo una vecchia Polaroid modello SX-70 da un suo collega di lavoro e, subito, inizia a scattare fotografie ai suoi amici. Immediatamente Bird nota che, nelle fotografie sviluppate, si forma una strana macchia simile ad un'ombra dietro i ritratti dei suoi amici. Le cose si fanno sempre più inquietanti quando i protagonisti delle fotografie cominciano a morire uno dopo l'altro. Bird allora si allarma e, insieme ad alcuni dei suoi compagni, inizia ad indagare sulla macchina fotografica e sui suoi precedenti proprietari. Quello che scoprirà sarà sconcertante e inimmaginabile ma aiuterà la ragazza a risolvere questi misteriosi avvenimenti. 

Polaroid nasce come adattamento di un cortometraggio che lo stesso regista Lars Klevberg girò nel 2015. Con la possibilità di allungare il film per ricavarne un lungometraggio, il regista ha optato per conservare la trama del suo corto solamente nella scena introduttiva del film. Infatti, l'inizio di Polaroid sembra un film a parte, senza alcun collegamento al di fuori della fotocamera con quello che sarà il filo narrativo principale del film.

Se il corto di Klevberg, oltre ad essere un horror, aveva un chiaro rimando alla riflessione sul dispositivo dove lo scatto unico (one shot) della Polaroid stride fortemente con la possibilità degli scatti multipli dello smartphone, nel lungometraggio distribuito in Italia dalla Notorious Pictures questo passa completamente in secondo piano per dare vita a un horror che si inserisce facilmente tra i prodotti di genere usciti negli ultimi anni.

Infatti, salvo poche eccezioni, la produzione horror contemporanea sta facendo uscire sempre titoli che si discostano pochissimo gli uni dagli altri e che hanno come unico obiettivo comune lo spaventare gli spettatori tramite i soliti jump scares. Sembra quasi che ogni elemento del film sia stato studiato per arrivare allo "spavento" del pubblico senza preoccuparsi di costruire un mondo e una narrazione che si adatti al genere di riferimento in modo originale.

Gli stessi personaggi protagonisti dalla vicenda si tramutano in marionette che compiono azioni decise a tavolino da qualcuno al di sopra di loro, senza una spiccata personalità o caratterizzazione che possa fare in modo che lo spettatore si affezioni a loro.

Anche il "mostro" che si palesa nelle fotografie non ha una caratterizzazione originale ed efficace e per questo era interessante il fatto che nel cortometraggio originale non venisse spiegato nulla sull'origine dell'ombra che perseguitava i personaggi. 

Con personaggi, trama e ritmo poco efficaci, Polaroid rimane un semplice film horror da guardare in una notte uggiosa in compagnia di amici che amano (o non) spaventarsi e, in confronto all'omonimo precedente lavoro dell'autore, non risulta avere altro che una trama "annacquata" e noiosa. 

Valutazione di Erica Nobis: 3 su 10
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