Power Rangers, Recensione

Come una macchina del tempo, il film Power Rangers di Dean Israelite porta indietro nel tempo i trentenni di oggi mantenendosi un prodotto per le nuove generazioni. Una rivisitazione in chiave moderna che riesce ad accontentare giovani adulti e bambini.

Rinnovare il passato, prendere un brand di oltre vent'anni fa ed attualizzarlo il più possibile. Un compito difficile ma non impossibile. Dean Israelite ci è riuscito girando un film per ragazzi che da un lato sa come attirare nuove leve e dall'altro strizza l'occhio ai giovani adulti di oggi, portandoli indietro nel tempo. 

Questi nuovi Power Rangers non si distaccano eccessivamente da quelli della prima generazione ma alcune modifiche sono state tanto necessarie quanto importanti per una corretta trasposizione contemporanea di un brand nato nel 1993. Oggi sono ragazzi nel pieno della loro adolescenza, carichi di problemi. E proprio la ribellione individualista adolescenziale è la cosa che accomuna questi ragazzi che, quasi per caso, sono costretti ad unirsi per combattere una minaccia aliena di oltre sessanta milioni di anni fa che vuole distruggere Angel Groove. Dopo il difficile addestramento comandato da Zordon (Bryan Cranston), questi cinque ragazzi dovranno mettere da parte il loro individualismo per una causa più importante. E non sarà affatto semplice. La psicologia dei personaggi insieme al suo sviluppo progressivo sono punti chiave del film.

Dietro la macchina da presa c'è Dean Israelite che dopo l'esordio "Project Almanacs", porta in scena questo teen movie dalle venature molto fantasy. Aiutato dall'ottima sceneggiatura di John Gatins (candidato al premio Oscar per Flight), il regista sudafricano riesce a compiere un lavoro magistrale in cui la retorica e l'azione si alternano in un ritmo pressoché perfetto. Scene sicuramente dal forte impatto visivo che sanno suggestionare ed impressionare, come quella del sogno che Zordon trasmette ai cinque protagonisti. Una scena forte, dalle venature che richiamano l'horror e che si presenta molto perturbante agli occhi dello spettatore. 

Power Rangers non è un film per bambini, come si potrebbe immaginare. Questo reboot è sicuramente più maturo rispetto ai film fatti in passato (che erano più semplicemente una puntata di circa novanta minuti) e vuole raccontare l'adolescenza sotto un punto di vista meno infantile. Le storie che caratterizzano i personaggi non sono delle migliori: Jason, il Red Rangers, è agli arresti domiciliari, Billy soffre di una leggera forma di autismo mista ad un'incontrollabile piromania. Zack marina la scuola ogni giorno per svagarsi dalla situazione familiare pessima, Trini è una ragazza sola così come lo è Kimberly. Cinque ragazzi che sono "umani" e che faticano a trovare una fondamentale unione che li possa rendere squadra. Un compito quasi più faticoso che combattere i mostri liberati da Rita, una Elizabeth Banks davvero su di giri. 

Ma il film non è solo retorica. C'è tanta azione, gestita magistralmente anche grazie ad una CGI degna di nota. Il combattimento finale, con il ritorno del fantastico Megazord, ricorda molto quelli dei Transformers (non per nulla Israelite è un "allievo" di Michael Bay) e fa rimanere lo spettatore con gli occhi attaccati allo schermo. Altrettanto memorabile è l'ingresso dei bravi cinque attori che finalmente riescono a trasformarsi. Scene che, come detto prima, sanno far divertire tutti, portando soprattutto i giovani adulti indietro nel tempo. 
In conclusione, le basi per continuare un ottimo franchising ci sono tutte e sono ben solide. L'attesa per il secondo capitolo (la scena dopo i titoli di coda, in stile Marvel Studios, ci lascia ben presagire) inizia già a farsi trepidante.

Valutazione di Lorenzo Pietroletti: 8 su 10
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