Radioactive, recensione del film con Rosamund Pike

Biopic sulla scienziata Marie Curie che, insieme al marito Pierre, scoprì la radioattività arrivando a vincere per due volte il premio Nobel, ma la cui vita privata e professionale non fu priva di lutti e difficoltà.

di / 13.07.2020
Radioactive, recensione del film con Rosamund Pike

"La donna che ha cambiato il mondo": così è definita Marie Curie sul poster di Radioactive, il film che ne racconta la vita e la carriera, ripercorrendo il contributo fondamentale dato alla scienza dalla ricercatrice, due volte vincitrice del premio Nobel. Nata Maria Salomea Sklodowska, nel 1891 si trasferì dalla Polonia a Parigi, a seguito della sorella maggiore, e lì si dedicò allo studio della chimica, della fisica e della matematica, coltivando il suo amore per le scienze. 

Il film parte dall'incontro della protagonista (interpretata da Rosamund Pike) con quello che sarebbe diventato suo marito, Pierre Curie (Sam Riley), con l'inizio di quella che sarebbe diventata una collaborazione proficua tanto sul piano personale (con la nascita di due figlie) che lavorativo, con la scoperta di due nuovi elementi, fino ad arrivare a coniare la definizione, appunto, di "radioattività". 

La pellicola segna il ritorno dietro la macchina da presa di Marjane Satrapi, la fumettista e regista iraniana, naturalizzata francese, nota soprattutto per il film d'animazione Persepolis, tratto dal suo omonimo fumetto; anche Radioactive è a sua volta basato su una graphic novel, ''Radioactive: Marie & Pierre Curie: A Tale of Love and Fallout'' di Lauren Redniss. Date le premesse, ci si poteva aspettare un'opera più azzardata soprattutto dal punto di vista formale e visivo, invece il risultato è un biopic di stampo piuttosto convenzionale nella struttura.

Al centro di tutto c'è naturalmente la figura di Marie, di cui si sottolinea ed esalta la fortissima tenacia, la curiosità e la passione per il proprio lavoro, ma anche l'anticonformismo rispetto a quelle che erano le convenzioni del suo tempo, e quindi anche le numerose difficoltà incontrate, a cominciare proprio dal fatto di essere donna, per di più straniera, fino ai feroci attacchi alla sua vita privata, che la resero protagonista di quello che oggi chiameremmo linciaggio mediatico.

La trama copre quindi un lungo periodo temporale, con tanto di proiezioni future che anticipano eventi come il disastro di Chernobyl, non trascurando nemmeno il ruolo svolto dalla figlia Irène (Anya Taylor-Joy), scienziata anche lei, con una sceneggiatura a tratti frammentaria, che procede per accumulo talvolta senza approfondire, con alcune parentesi non del tutto riuscite.

Il film poggia in gran parte sull'interpretazione di Rosamund Pike e, grazie anche al contributo di Sam Riley, alcune delle scene migliori sono proprio quelle che descrivono l'intenso legame, affettivo e professionale, della coppia.

Radioactive è dunque un film che, in quanto a messa in scena e sceneggiatura, ricade in alcuni difetti e cliché del genere biografico, ma è comunque un'interessante testimonianza su una donna ancora oggi celebrata e ricordata in tutto il mondo.

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10
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