Rapina a Stoccolma, recensione del film con Ethan Hawke

Rapina a Stoccolma, recensione del film con Ethan Hawke


Ethan Hawke e Noomi Rapace nel film che ricostruisce la rapina a una banca svedese che diede origine all'espressione 'Sindrome di Stoccolma'.

di / 17.06.2019
Rapina a Stoccolma, recensione del film con Ethan Hawke

Chi conosce l'espressione "sindrome di Stoccolma" probabilmente sa che si tratta della condizione per cui una persona vittima di violenza si ritrova ad affezionarsi al suo carnefice o carceriere. Ma da dove nasce questo modo di dire? Ce lo spiega il film Rapina a Stoccolma, che ricostruisce un vero fatto di cronaca, avvenuto per l'appunto nella capitale svedese nel 1973.

Una mattina, un uomo (Ethan Hawke) fa irruzione in una banca, prendendo in ostaggio alcuni impiegati, e pretende il rilascio di un detenuto, Gunnar Sorensson (Mark Strong), con cui possa fuggire dal Paese. Mentre comincia una contrattazione con le forze dell'ordine, tra il rapinatore e una delle donne tenute in ostaggio, Bianca (Noomi Rapace), si crea uno strano legame che la spinge a proteggerlo e difenderlo.

Contrariamente a quanto lascerebbe presagire l'argomento, il film è descritto come una commedia, e questo perché la sceneggiatura si concentra soprattutto sugli aspetti ironici della storia: innanzitutto lo stesso personaggio di Ethan Hawke, giacca e pantaloni di pelle, cappello e stivaloni da cowboy, che canta Bob Dylan e per le sue imprese si ispira a Butch Cassidy e Sundance Kid, ma spesso è goffo e impacciato.

La rapina alla banca viene quindi descritta come una situazione ricca di momenti comicamente paradossali, in cui a risultare più simpatici sono i criminali e non i poliziotti.

I tre interpreti principali sono divertiti e affiatati, anche se manca un vero approfondimento psicologico, sia nella leggerezza della parte centrale che nel malinconico epilogo. Sappiamo, come già detto, che la vicenda divenne non solo un caso mediatico ma oggetto di interesse da parte di psichiatri e criminologi, ma questo aspetto non viene esplorato dallo sceneggiatore e regista Robert Budreau (che aveva già diretto Hawke in Born to be blue, biopic sul musicista Chet Baker, inedito da noi).

Rapina a Stoccolma è un film che ribalta i codici di un tradizionale heist movie, puntando su ironia, riferimenti alla cultura pop e un'accurata ricostruzione storica, specialmente per quanto riguarda i costumi, che danno al film un'atmosfera rétro e forse nostalgica per un'epoca di maggiore innocenza e fiducia.

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10