Il canone del male
Il canone del male

Recensione Il canone del male


Recensione del violento Il canone del male, film diretto da Takashi Miike che ha aperto il Festival del Film di Roma 2012: c'è sangue, violenza, ci sono omicidi brutali e figure che sicuramente di positivo hanno ben poco.
Voto: 7/10

Il canone del male è il nuovo violento film di Takashi Miike, autore di culto giapponese, uno dei registi più prolifici che ci siano, con una media di tre film l’anno. La pellicola è stata selezionata come film d’apertura del concorso della settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, scelta alquanto coraggiosa, essendo un’opera non facile da digerire se non si è patiti del genere o del regista.

Seiji Hasumi (Hideaki Ito) è un giovane insegnante di inglese affascinante e molto amato dai suoi studenti. Disponibile con i suoi colleghi, è sempre pronto ad aiutare i suoi alunni e a risolvere tutti i problemi che emergono nel corso delle lezioni. È ligio alle regole e ama farle rispettare, ma senza troppa severità, con dolcezza e fermezza. Interviene durante una rissa, blocca un gruppo di ragazzi che imbroglia agli esami, punisce episodi di bullismo e di molestie sessuali. Sembra il professore perfetto, ma dietro questa maschera di bontà c’è qualcosa di minaccioso e misterioso che rimane celato. Fino a quando un professore di fisica non sospetta di lui ed inizia ad indagare, scoprendo qualcosa del suo passato. È il momento per Seiji di agire, non può lasciare che il suo segreto venga a galla e da quel momento in poi la situazione degenererà in qualcosa di profondamente tragico.

La prima cosa che si può dire de Il canone del male è che non è un film per signorine, bisogna essere consapevoli di ciò che si sta andando a vedere, bisogna innanzitutto sapere che nei film di Takashi Miike c’è sangue (qui ce ne è a volontà), c’è violenza, ci sono omicidi brutali e figure che sicuramente di positivo hanno ben poco. Questa è la prerogativa da avere in mente se si sceglie di vedere una sua pellicola. Detto ciò, il film è delirante, allucinatorio, spesso anche eccessivo, al limite del ridicolo, ma molto coraggioso, perché per scegliere come protagonista un folle omicida che, pensando di agire nel nome di Dio, uccide persone amate e ragazzi innocenti con una tale freddezza, ci vuole coraggio. Soprattutto perché, altra caratteristica dei film dell’autore giapponese, l’ironia (spesso fondamentale per stemperare la violenza delle immagini) è presente sempre, ma in particolare durante la strage finale, e quando si ride della morte è sempre un rischio.

L’intera pellicola è accompagnata dalle note da brivido di “Die Moritat von Mackie Messer” composta da Kurt Weill e rielaborata poi, in versione jazz, da Ella Fitzgerald e Louis Armstrong e cantata in seguito da artisti come Frank Sinatra, Sting, Nick Cave e Michael Bublè, canzone che fa da filo conduttore a tutti gli omicidi computi da Seiji, durante tutta la sua discesa verso la follia e la crudeltà che si impossesseranno definitivamente di lui.

Valutazione di Giorgia Tropiano: 7 su 10
Il canone del maleFestival del Cinema di Roma 2012
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