Recensione: L'uomo con i pugni di ferro

Recensione del film L'uomo con i pugni di ferro di RZA con Russell Crowe: opera che diverte i fan del genere ma privo di un'anima vera e propria.
Recensione: L'uomo con i pugni di ferro

L'uomo con i pugni di ferro segna l'esordio alla regia del rapper, nonché produttore discografico newyorkese, RZA. Nel 2003 il cantante approda al mondo cinematografico come attore nel film di Jim Jarmusch Coffee and Cigarettes e da quel momento in poi inizia la sua nuova carriera recitativa che lo porta a lavorare in varie pellicole fino all'ultima, G.I. Joe - La vendetta e anche in televisione nella serie di culto Californication. Il suo primo film da regista è presentato e prodotto nientedimeno che da Mr Quentin Tarantino con il quale RZA ha già collaborato in passato per le colonne sonore dei due Kill Bill e di Django, ed è sceneggiato dal rapper e da Eli Roth, altro pupillo di Tarantino. Il cast vede tra i protagonisti RZA stesso, Russell Crowe, Lucy Liu e Rick Yune (Fast and Furious).

In un villaggio cinese e in un epoca imprecisata, un ex schiavo americano (RZA) sfuggito dalla patria lavora come fabbro realizzando armi per i nuovi capi del villaggio, che hanno ucciso il precedente regnante e ora governano attraverso la violenza e il terrore. Il giovane fabbro mette da parte il denaro per poter riscattare la donna che ama, Lady Silk, che lavora come concubina presso il bordello gestito da Madame Blossom (Lucy Liu). Contemporaneamente giungono al villaggio l'erede legittimo al trono, nonché maestro di kung fu, X-Blade (Rick Yune), per vendicare la morte del padre e un mercenario inglese, Jack Knife (Russell Crowe). I tre uomini si ritroveranno a combattere dalla stessa parte, per motivi diversi, contro i crudeli usurpatori.

Quando vedi L'uomo con i pugni di ferro la prima cosa che colpisce è senza dubbio l'affinità con il mondo tarantiniano e non solo perché il regista statunitense appare fra i produttori della pellicola. Ambientazione orientale, tema della vendetta, combattimenti coreografati, violenti e sanguinolenti (vedi Kill Bill, con tanto di presenza di Lucy Liu che combatte), riferimenti al genere blaxploitation e a quello del kung fu. Il tutto però è assemblato in modo alquanto confusionario, senza una linea guida precisa o uno stile personale riconoscibile. È come se il regista avesse messo insieme tutto ciò che ama al cinema senza però preoccuparsi di dare un senso preciso ad ogni parte che ha scelto di raccontare.

Pieno di citazioni e di riferimenti ad altri film, L'uomo con i pugni di ferro è sicuramente un'opera che diverte i fan del genere ma che in alcuni momenti si prende fin troppo sul serio, cosa che evidentemente non ha imparato dal suo maestro Tarantino. Così risulta, nel complesso, un insieme di citazioni, di omaggi ma senza nulla di così bello o nuovo da rimanere impresso, scorre via senza trasmettere emozioni e senza avere un'anima vera e propria. Un prodotto cinematografico che si può guardare ma che non lascia il segno.

Valutazione di Giorgia Tropiano: 6 su 10
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