Recensione Romanzo di una strage

Recensione del film Romanzo di una strage (2012) diretto da Marco Tullio Giordana e con protagonisti Pierfrancesco Favino, Laura Chiatti, Luigi Lo Cascio, Valerio Mastandrea, Fabrizio Gifuni, Thomas Trabacchi.

di / 27.03.2012
Recensione Romanzo di una strage

Romanzo di una strage è il nuovo film di Marco Tullio Giordana, lontano dal grande schermo dal 2008 con Sanguepazzo. Questa volta il regista torna con un'opera di denuncia che vuole portare alla luce tutto ciò che finora non si ha avuto il coraggio di dire su quello che potrebbe essere veramente successo il dodici dicembre 1969 a Piazza Fontana, Milano. Quella sera un'esplosione devastò la sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura, provocando 17 vittime e più di novanta feriti. A tutt'oggi quella strage non ha ancora i suoi colpevoli.

Il commissario Luigi Calabresi (Valerio Mastandrea) indaga, con i suoi superiori, per scoprire i responsabili dello scoppio della bomba a Piazza Fontana. Sono convinti che siano stati gli anarchici a piazzarla e tra i fermati c'è Giuseppe Pinelli (Pierfrancesco Favino), di corrente anarchica ma un non violento e un brav'uomo, rispettato e stimato da Calabresi. Le forze dell'ordine, pur di trovare un colpevole subito,  vogliono addossare la colpa a Pietro Valpreda (Stefano Scandaletti), per questo tengono Pinelli sotto interrogatorio per tre giorni pur di farsi firmare una confessione che confermi la responsabilità di Valpreda. Pinelli muore cadendo dalla finestra della questura, viene additato come suicidio, ma pochi credono a questa versione dei fatti. Lui sarà solo una delle tante vittime che la strage di Piazza Fontana si porterà dietro.

Il titolo della pellicola, Romanzo di una strage, è stato ispirato da un articolo scritto da Pier Paolo Pasolini sul Corriere della sera il 14 novembre 1974, intitolato Cos'è questo golpe? Il romanzo delle stragi. Qui Pasolini afferma di sapere i nomi dei responsabili delle stragi che hanno colpito l'Italia degli ultimi anni, ma di non avere le prove. Giordana tra le note di regia scrive:

"Oggi, passati più di quarant'anni, queste prove sono diventate finalmente accessibili, a disposizione di chiunque voglia davvero sapere. È giunto il momento di raccontarle di tirarle fuori".

Il regista tiene molto a questo film, tiene molto a far sapere a tutti che ciò che è successo a Piazza Fontana ha i suoi colpevoli ma che nessuno alla fine ha pagato; anzi, come scrive in una delle note alla fine del film, i parenti delle vittime, non solo non hanno avuto giustizia, ma hanno anche dovuto pagare tutte le spese processuali. E dedica la pellicola a tutte le vittime, citandole una per una.

Il vero protagonista dell'opera è il commissario Pietro Calabresi, che si ritrova in un caso più grande di lui e ad essere manipolato dal sistema. Le conseguenze più dure della strage, oltre alle famiglie delle vittime, oltre all'innocente Pinelli, spettano proprio a lui. Da quel dodici dicembre 1969 la sua vita è segnata per sempre. Rimane scioccato dalla morte di Pinelli, è incolpato dall'opinione pubblica per quella morte, quando lui non era neanche presente nel momento della caduta; passa anni d'inferno tra telefonate minatorie e ossessione per scoprire cosa è realmente successo. Alla fine quando sembra essere vicino alla verità deve pagare con la vita per essersi avvicinato troppo al fuoco.

Romanzo di una strage è un film vero, sincero, concreto; la regia è ottima, il cast altrettanto. Tutti gli attori sono efficaci ognuno nel proprio ruolo, su tutti Favino/Pinelli, con un insolito accento milanese. La pellicola va comunque oltre il merito artistico, prima di tutto c'è il merito morale, è un film che va visto perché è arrivata l'ora di fare chiarezza per tutti coloro che hanno perso la vita in quegli anni.

Valutazione di Giorgia Tropiano: su 10
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