Shameless 4x07 - A Jailbird

Recensione Shameless 4x07 - A Jailbird, Invalid, Martyr, Cutter, Retard and Parasitic Twin



Shameless 4x07 è un episodio che conferma questa quarta stagione come la migliore. Un gioco continuo al massacro e senso di colpa si alterna con l'atteso ritorno di Ian Gallagher.

di / 25.02.2014
Shameless 4x07 - A Jailbird

Autodistruzione. Questo è l'aggettivo che più di tutti si dovrebbe incollare, quasi come la proverbiale lettera scarlatta, all'esistenza di tutti i componenti della disastrata famiglia Gallagher. Un nugolo di pargoli cresciuti sotto la guida assente e irresponsabile dell'alcolizzato Frank e della latitante Monica. Era pressoché impossibile che Fiona, figlia maggiore e nume tutelare della casa, finisse con l'inciampare nella trappola dell'inadeguatezza. Perciò, dopo il naufragio della relazione con Mike e aver fatto un casino con il fratello di lui Robbie, se la deve vedere ancora con le conseguenze della sua disattenzione. Liam è in ospedale, a seguito di un overdose di cocaina; e mentre Lip è alle prese con la sua rabbia e la sua delusione, Fiona viene condotta in carcere, dove è costretta a fare i conti con i suoi sensi di colpa. Debbie, in piena fase adolescenziale, torna da Matty per chiedere aiuto e conforto. Ian è ancora disperso in chissà quale pub per gay e Mickey, con la sua nuova società di prostitute, che condivide con Kevin e Veronica, lascia solo intravedere il proprio dolore, sempre attento a nascondersi dietro un velo di eterosessualità ostentata.

Cosa vedremo:
Che questa quarta stagione di Shameless fosse la migliore è un dato già ampiamente assodato. Le dinamiche dei personaggi, tutte alle prese con nuove sfide - il college, la malattia, la pubertà - si concatenano in un collage privo di scrupoli e vergogna, dove ogni giorno è sempre una lotta alla sopravvivenza, affrontata però con il solito tono scanzonato che contraddistingue lo show. Un inferno in terra che viene trattato con la leggerezza di un varietà simil-comico. A questo si aggiunge la crescita interpretativa di tutti gli attori che, capeggiati da una Emmi Rossum mai così intensa e disperata, portano alla crescita dei personaggi, costretti a fronteggiare un mondo sempre più in rovina.

Guanti sempre alzati e cipiglio arrogante sul volto, i componenti della famiglia Gallagher, tra delusioni, rabbia e incidenti, sono sempre lì, sempre in piedi contro l'universo a resistere ai colpi mancini, alla maledizione della povertà, all'istinto all'autodistruzione di cui si parlava in apertura. Ogni componente della famiglia, infatti, nonostante ambizioni più o meno alte, finisce sempre sul limite del baratro delle vecchie colpe e dei vecchi errori. Tutti sono imprigionati in uno schema da cui sembra difficile uscire. Come Lip che, negli scorsi episodi, era pronto ad abbandonare il college e a tornare alla vita che faceva prima di compiere 18 anni; o Frank, incurabile egoista, che non riuscirà mai e poi mai a redimersi da una vita che l'ha etichettato come uno dei peggiori esseri umani sul pianeta.

La lotta alla sopravvivenza della famiglia Gallagher è il nodo centrale dello show da sempre, ma sembra che in questa quarta stagione sia diventato anche il cuore pulsante, l'anima sanguinante di un telefilm che poggia tutte le sue migliori qualità proprio sull'intreccio di vite e situazioni. Premessa, questa, che risulta necessaria per introdurre l'episodio sette, dal titolo A Jailbird, Invalid, Martyr, Cutter, Retard and Parasitic TwinPerché se è vero che la 4 stagione al momento è la migliore, è altrettanto vero che questo episodio ne sancisce ancora una volta il successo. Sembrava che l'episodio 6 rappresentasse il punto di non ritorno, l'apice più alto a cui tendere. In realtà era solo una pista di decollo per questa puntata, in cui la carne messa al fuoco comincia a bruciare.

Fiona è ancora costretta a trascinarsi dietro le conseguenze delle sue (non) azioni risalenti al giorno del suo trentesimo compleanno; si districa tra un'udienza preliminare e l'altra. Soprattutto, però, quello che Fiona si trascina dietro, con il suo incarnato pallido e gli occhi infossati di un'anima colpevole, è il suo senso di inadeguatezza. Il suo ruolo di tutor e di genitore in seconda viene messo in discussione; ciò che è più grave, tuttavia, è che il dubbio non nasce dagli assistenti sociali contro cui ha combattuto tutta la vita, ma da quegli stessi ragazzi che ha cresciuto e difeso. L'espressione che le si dipinge sul volto quando finalmente Lip dà voce alla sua rabbia, alla sua frustrazione e, di base, alla sua paura, è più esplicativa di lunghi monologhi.

C'è il terrore sul volto di Fiona, un brivido oscuro che affonda le mani nella sua convinzione più segreta: quella, cioè, di non valere niente. Attorno a questo nodo principale, come sempre, ruotano poi tutte piccole storie-satellite, che fanno da cornice e approfondiscono la crescita della famiglia Gallagher. Debbie, è alle prese con la sua relazione (?) con Mattie, incapace di comprendere l'universo maschile e la tempesta ormonale che le si scuote dentro, dettata dai pessimi consigli di amiche che sembrano essere uscite dal peggior reality show sulle teen mom. Carl - sempre uno dei personaggi più forti e incredibilmente divertenti - scopre l'istinto di protezione nei confronti di Liam, difendendolo con i suoi soliti modi aggressivi. Ma, più di tutto, Carl scopre una nuova parte di sé. Dopo aver passato tutta la vita a fregarsene dell'opinione altrui, il ragazzino comincia a farsi domande su se stesso, sulle sue capacità e, in definitiva, sulla sua stessa natura. «Non finire là dentro» gli dirà Fiona, riferendosi alla galera. Una frase che, in Carl, risveglia paure e dubbi che preannunciano una crescita forse un po' troppo rimandata.

Call your family
Ma il vero punto centrale, la scintilla che ha fatto bruciare tutto il resto, in un episodio al cardiopalma è stato il tanto (tanto!) atteso incontro tra Ian e Mickey, una delle ship più seguite dell'intero telefilm. Nella passata stagione li avevamo lasciati su sentieri divisi: Mickey si era sposato con la prostituta russa che quel cane del padre lo aveva costretto a mettere incinta e Ian, deluso dall'atteggiamento del ragazzo e stanco di soffrire, aveva preso l'identità di Lip e aveva lasciato casa per arruolarsi. Una separazione netta, dolorosa, culminata nel "don't" appena sussurrato di Mickey. Poi era seguito il vuoto.

In questa quarta stagione Mickey aveva lasciato intravedere la profondità del suo dolore: attraverso un tentativo di masturbazione non andato a buon fine, con parole gettate a caso nel disperato sforzo di ottenere informazioni; in sguardi vuoti orientati verso un orizzonte non definito. Un cuore tenero che si nascondeva sotto gli affari di vendita del sesso, di parolacce e discussioni. Un lato difficile da scovare, ma di facile seduzione. Mickey cerca a tutti i costi di non tornare indietro e di guardare avanti, ma basta la preoccupazione di Lip così come il discorso irato di sua sorella Mindy (una sorta di voce della coscienza di Mickey) per rimettere in moto sentimenti mai sopiti. Così inizia una corsa che taglia Chicago, la rende simile ad un deserto arido frequentato da gay che cercano di sedurre Mickey, ma che finiscono solo con il risvegliare un senso di consapevolezza assoluta: nessuno conta, nessuno che non sia Ian Gallagher. E quando i due si trovano, Mickey soffre: soffre perché quello che davanti non è il ragazzo di cui è innamorato. Ian è drogato, su di giri, falso. Balla sul corpo di Mickey come se non contasse, come se volesse farlo sentire usato, un oggetto sessuale. E Mickey è lì, resiste, stringe i denti, si umilia. «So che non vuoi stare con me,» dice con rassegnazione nella voce e negli occhi «ma dovresti chiamare la tua famiglia». Perché Mickey è preoccupato, Mickey vuole rimettere tutto a posto. Ed è per questo che anche quando gli viene intimato di andarsene lui rimane lì, sospeso tra amore e gelosia, diviso tra pugni e carezze. Un punto nero nella neve candida; ed è lì per Ian, per riportarlo a casa, al luogo a cui appartiene. Finalmente.

Cosa ci è piaciuto:
Ogni scena che vedeva protagonisti Ian e Mickey

• Il confronto tra Fiona e Lip
• Lo sguardo finale tra Mickey e sua moglie; gli sguardi lucidi dei due e l'uscita di scena della donna, sono stati elementi di forte commozione.
• Il rapporto tra Kevin e Veronica
• La possibile crescita di Carl

Cosa non ci è piaciuto:

• Il personaggio di Sammi continua ad essere un po' troppo lacrimoso e un po' troppo debole per reggere il confronto con il resto della famiglia Gallagher.
• Le amiche di Debbie: dei demoni incarnati nel corpo di adolescenti.
• La storia tra Debbie e Matty comincia ad odorare di vecchio.
• Il velo di incesto che aleggia di continuo su Sammi e Frank.

Valutazione di Erika Pomella: 9 su 10