Red Sparrow, recensione dello spy thriller con Jennifer Lawrence

Jennifer Lawrence è la protagonista di uno spy thriller ad alto tasso di violenza fra intrighi e vendette, affiancata da un ottimo cast quasi tutto al maschile.

"Mi hanno dato una scelta: morire o diventare una Sparrow" sintetizza la protagonista Dominika, alias Jennifer Lawrence. Ma cos'è esattamente una Sparrow? Si tratta di un particolare tipo di agente segreto formato in una speciale scuola di addestramento incentrata in particolar modo sulle tecniche di seduzione.

La protagonista di Red Sparrow è infatti un'ex ballerina di danza classica che, a seguito di un incidente, è costretta a interrompere bruscamente la propria carriera. Pur di garantire cure e assistenza alla madre inferma, accetta l'offerta dello zio Vanya (Matthias Schoenaerts) di collaborare con l'intelligence russa. La sua strada si incrocia così con quella di Nate Nash (Joel Edgerton), agente della CIA, in una lotta per la sopravvivenza dall'esito sempre più rischioso.

Il film è tratto dall'omonimo romanzo di debutto (primo di una prevista trilogia) di Jason Matthews, che nell'elaborare la storia ha sicuramente sfruttato la sua conoscenza della materia (ha lavorato per 33 anni con la CIA). La sua protagonista, però, è una giovane donna che si ritrova per necessità a entrare nell'universo dello spionaggio: dall'ambiente della danza passa a un mondo completamente diverso, sebbene governato da regole altrettanto rigide, precisione e disciplina, a livello tanto fisico quanto mentale.

Diretta da Francis Lawrence (con cui aveva già lavorato in tre film su quattro della saga di Hunger Games, che le ha dato la fama globale) Jennifer Lawrence punta ad alzare il tiro con questo ruolo affrontando un genere che ancora le mancava in curriculum, quello dello spy thriller, simulando anche un accento inglese con inflessione russa.

Nel passaggio dal libro al cinema è stata omessa la capacità della protagonista di "leggere" i propri avversari grazie alla sinestesia, mentre hanno un ruolo importante i suoi cambi di look, dai capelli agli abiti, il corpo spesso in primo piano: questo perché nella trama seduzione e sessualità vengono usate come un'arma per la sopravvivenza, uno strumento di manipolazione con cui gestire regole e potere. È per questo che la storia indugia a lungo sulle scene ambientate nella scuola di addestramento, sebbene queste finiscano per diventare, se non del tutto gratuite, quanto meno ridondanti.

Le due ore abbondanti di durata sono tutto sommato scorrevoli anche se in alcuni momenti rischiano l'accumulo narrativo: fra tradimenti, torture, intercettazioni, infiltrati, doppio (o triplo) gioco, la trama non rinuncia a tutto il repertorio del genere, ma sembra poco interessata ad alcuni snodi narrativi e personaggi.

Poche sparatorie e inseguimenti d'auto, il film punta su una confezione più elegante e patinata, sfruttando l'architettura delle location europee (principalmente Budapest e Vienna) e facendo un uso grafico del colore che si ispira all'arte russa.

Red Sparrow è una variazione su un genere che non passa mai davvero di moda (anzi, parlare dei rapporti fra USA e Russia e quanto mai attuale), che può contare su un ottimo cast di contorno, una storia intricata ma che non perde di ritmo, per chi ha voglia di un intrattenimento più cerebrale che fracassone.

Valutazione di Matilde Capozio: 7 su 10
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