RomaFF14, La Belle Epoque, la recensione

'La Belle Époque' è un film che si fa forte di un cast veramente in stato di grazia, che si muove con meravigliosa partecipazione sulla partitura di una sceneggiatura solida ed elegante
RomaFF14, La Belle Epoque, la recensione

Cosa succede in un matrimonio che si porta sulle spalle anni e anni di quotidianità?
Cosa succede nella vita di una coppia quando un marito cade in depressione davanti al mondo che cambia e sua moglie, invece, cerca di danzare battendo i piedi al ritmo della musica di quello stesso progresso?
Sembrano domande quasi banali, ma sono quelle da cui parte Nicolas Bedos per accendere la miccia narrativa del suo bel film, La Belle Époque, presentato nella selezione della quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma dopo il passaggio al Festival di Cannes.

La storia è quella di Victor (Daniel Auteuil), un uomo che ha perso il lavoro come disegnatore per una rivista diventata sito-web e che sembra non avere più alcun interesse per la vita che lo circonda, ancorato com'è ai ricordi dei tempi passati e di com'era la sua vita prima che tutto cambiasse. Al suo fianco c'è la moglie Marianne (Fanny Ardant), che è stanca del marito costantemente critico e annoiato, arrivando a cacciarlo di casa in uno scoppio d'ira, in modo anche da avere la possibilità di vivere la propria relazione clandestina con un clienti del suo studio di psicologia. La vita di Victor cambia quando riceve un regalo da Antoine (Guillaume Canet), amico stretto di suo figlio e proprietario di un'azienda che ricrea periodi e precisi momenti storici affinché i clienti possano immergersi in una realtà diversa da quella in cui si trovano incastrati. Antoine, che è mosso da un sentimento di profonda riconoscenza nei confronti di Victor, decide di ricreare per lui un preciso giorno a Lille del 1974: per questo sarà aiutato dalla sua prima attrice nonché interesse sentimentale Margot (Doria Tillier). Tuttavia le cose non vanno propriamente come programmato e questo salto nel passato prenderà direzioni del tutto inaspettate per ogni persona che partecipa.

 La belle époque
La belle époque

Per i francesi La Belle Époque rappresenta un po' quella terra promessa che galleggia nel passato dove sarebbe bello poter tornare o nella quale sarebbe interessante perdersi se ci fosse la possibilità di viaggiare nelle spire del tempo. Era quello che un po' ci aveva già suggerito Woody Allen in Midnight in Paris: la storia di un sognatore incapace di stare al passo coi tempi che, grazie ad un'insolita magia nella Ville Lumiere finiva col tornare indietro nel tempo, negli anni '20, conoscendo una donna che sognava, a sua volta, di poter tornare indietro, proprio alla belle époque. In qualche modo il personaggio di Owen Wilson somiglia a quello dello straordinario Daniel Auteuil che il regista porta sullo schermo. Ma mentre nel caso del film di Allen ci trovavamo un personaggio che in qualche modo aveva vissuto costantemente in un senso di infelicità nostalgica, il nostro Victor è un uomo che si è perso strada facendo, come se si fosse svegliato da un lungo e bellissimo sogno senza avere più alcun punto di riferimento. La nostalgia che il regista francese porta sullo schermo è una nostalgia che non ha a che fare con qualcosa che abbiamo idealizzato, ma con qualcosa che abbiamo avuto stretto tra le mani e che pensiamo di aver perso. E in questo senso la malinconia rappresentata dal sogno ad occhi aperti di Victor di poter rivivere quel giorno perfetto degli anni '70 è ancora più straziante e, allo stesso tempo, intinto di una tenerezza quasi infantile, così pura che finisce per commuovere.

 La belle époque
La belle époque

 La belle époque
La belle époque

La scelta ottima fatta da Nicolas Bedos, che ha scritto anche la sceneggiatura di questo piccolo gioiello del cinema francese, è stata quella di riscrivere un po' la concezione del viaggio nel tempo. Non ci troviamo, infatti, davanti una pellicola intinta di piccole magie inspiegabili per spiegare ciò che appare impossibile. Anzi. Il regista crea uno sfondo molto razionale, persino cinico a guardar bene. Quello di un uomo che, consapevole che i propri simili sono molto spesso a disagio negli abiti dell'epoca presente, decide di creare un circo dell'immaginazione, un teatro che si muove nelle pagine della storia e che permette a chiunque di trovare il proprio posto nel mondo passato. Chiunque, naturalmente, abbia i mezzi per poterselo permettere. Antoine, che è alla guida di questa agenzia, è in qualche modo lo spettro e lo specchio di Victor: la sua nostalgia non è per qualcosa che ha perso, ma per qualcosa che forse ha paura di stringere tra le mani. Maniaco del controllo e perfezionista nel suo lavoro, Antoine è un uomo deciso a pagare un debito che sente di avere nei confronti di Victor e che, allo stesso tempo, guarda la vita di Victor riconoscendone tratti molto familiari e così simili alla sua. La Belle Époque diventa allora la storia di due uomini che guardano attraverso finzioni e vetri divisori, ma che sembrano guardare alla stessa direzione, seppure con prospettive diverse. É la storia di uomini che devono imparare a riconoscere i propri errori e i propri limiti, e che soprattutto devono accettare che non possono controllare tutto, non possono controllare ciò che non può cambiare.

 La belle époque
La belle époque

 La belle époque
La belle époque

Il risultato è un film che parla di amore e di amicizia, che fa molto ridere e che quasi fa sospirare all'idea che possa esistere davvero un'agenzia come quella di Antoine, dove non ci si deve limitare a sognare con gli occhi aperti, ma si può toccare con mano quella nostalgia che intacca un po' ciascuno di noi. Elegante tanto nella forma quanto nel contenuto, La Belle Époque si fa forte di un cast veramente ottimo e di una partecipazione emotiva che non vi lascerà indifferenti.

Valutazione di Erika Pomella: 8 su 10
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