Saving Mr. Banks

Saving Mr. Banks, la recensione


Saving Mr. Banks è un delizioso affresco di un'epoca d'oro, in cui un uomo - Walt Disney - credeva nella forza dirompente dei sogni e delle promesse da mantenere ad ogni costo. Ottimo il cast e buona la sceneggiatura, che dosa con perfezione commozione e ironia.

di / 02.02.2014
Saving Mr. Banks

"Vento dall'est, la nebbia è là, qualcosa di strano tra poco accadrà. Troppo difficile capire cos'è, ma penso che un ospite arrivi per me"

Con queste parole, cantate su una melodia appena accennata, Dick Van Dike profetizzava l'arrivo di Mary Poppins nel film omonimo. Ma le stesse parole sono quelle che la piccola Ginty (l'esordiente Annie Rose Buckley) si sentiva ripetere da suo padre Travers (Colin Farrell), un banchiere col problema dell'alcolismo che inventava sempre storie e avventure per la sua primogenita. Anni dopo quell'infanzia semi-serena passata nella bruciante terra australiana, Ginty è diventata Pamela L. Travers (Emma Thompson), una compunta signora inglese divenuta famosa per il suo libro incentrato sul personaggio fantastico chiamato Mary Poppins. Libro, questo, che da vent'anni suscita l'interesse di Walt Disney (Tom Hanks) che sogna di farne un film. P.L. Travers, allora, decide di andare in California, ma le sue intenzioni sono tutt'altro che accomodanti. Dovranno, infatti, passare sul suo cadavere prima di trasformare la sua amata Mary Poppins in uno spettacolo ambulante corredato da musiche e bestiole animate.

Walt Disney è stato – ed è ancora – un vero e proprio faro nell'infanzia di ogni bambino. Con la sua fabbrica di sogni, piena di storie dolci e divertenti, dove il bene trionfa sulla naturale crudeltà del mondo, l'uomo creatore della più grande major dedita alla cinematografia d'animazione ha finito col diventare un simbolo, un'icona capace di trascendere il proprio livello umano, diventando un logo, un qualcosa accessibile a tutti. Con Saving Mr. Banks il regista John Lee Hancock cerca di recuperare questo livello meno conosciuto e sceglie di concentrare il proprio sguardo sulla difficile lotta che l'uomo dovette affrontare per far sì che Mary Poppins diventasse un film. Il risultato è un film sospeso tra passato e presente, in cui una donna, che ha usato la letteratura come forma di autoterapia, si trova a dover fare i conti con un passato meno roseo di quanto ricordasse, ma non per questo privo della magia che ogni aspirante scrittore dovrebbe essere in grado di vedere in giro per il mondo. A questo si aggiunge una ben calibrata dose di ironia, che riesce a far emergere risate più o meno di cuore da copiose lacrime di commozione. Perché Saving Mr. Banks è un film che si rivolge direttamente al cuore, facendolo palpitare al ritmo delle musiche curate da Thomas Newman, che, se da una parte recuperano le famosi canzoni di Mary Poppins, dall'altro si ergono con una propria forza individuale, accompagnando paure ed emozioni, incontri e scontri, incubi e sogni ad occhi aperti.

Ma la vera forza di Saving Mr. Banks è data dai due attori principali – colpevolmente lasciati fuori dalla corsa ai prossimi premi Oscar – che riescono a far rivivere persone ormai sepolte, dando loro un'anima che, probabilmente, la realtà non avrebbe mai potuto raggiungere. Se Tom Hanks è pressoché perfetto nei panni di Walt Disney – col suo tendere sempre ad un mondo migliore e più colorato per tentare di cancellare un'infanzia piuttosto difficile – è soprattutto Emma Thompson a riempire lo schermo. L'attrice, stretta in completi assolutamente deliziosi, che rimandano l'eco dei magnifici 60', riesce senza alcun sforzo apparente a scendere a patti con la pignola, petulante e tutt'altro che piacevole P.L. Travers, permettendo allo spettatore di vedere al di là delle convinzioni inamovibili, scovando così all'interno di una fragilità protratta per innumerevoli anni. Attorno ai due protagonisti, poi, ruotano un numero imprecisato di personaggi minori, che riescono, nel loro piccolo, a creare un affresco gradevole e convincente, che trascina il pubblico in un mondo altro, fatto di note familiari e di sogni ad occhi aperti. Una fuga di cui tutti, al giorno d'oggi, dovrebbero approfittare.

Valutazione di Erika Pomella: 9 su 10