Serenity, recensione del film con Matthew McConaughey

Un thriller dalle sfumature noir per Matthew McConaughey e Anne Hathaway, con una storia in cui non mancano i colpi di scena che ha diviso critica e pubblico.

di / 16.07.2019
Serenity, recensione del film con Matthew McConaughey

Baker Dill (Matthew McConaughey) si è lasciato alle spalle un passato misterioso per rifugiarsi a vivere su un'isola, dove si guadagna da vivere accompagnando a pesca i turisti a bordo della sua barca (chiamata, per l'appunto, Serenity) e fantasticando di riuscire, un giorno, a catturare un fantomatico pesce che continua a sfuggirgli e che, per questo, è diventato un'ossessione. Un giorno sull'isola arriva una sua vecchia fiamma, Karen (Anne Hathaway), che gli chiede di aiutarla a liberarsi del nuovo marito, il sadico e violento Frank (Jason Clarke). È questa la premessa di una trama di cui non riveliamo altro, per non rovinare la sorpresa che attende lo spettatore nella seconda metà di un film in cui non tutto è come sembra.

Serenity è scritto e diretto da Steven Knight, autore del film di culto Locke con Tom Hardy (e di serie tv di successo come Peaky Blinders e Taboo), che vuole omaggiare dichiaratamente il cinema thriller e noir degli anni '40 e '50, e vanta anche riferimenti letterari che vanno da Hemingway a Melville, fino a Shakespeare. Il film però è girato con uno stile volutamente kitsch e patinato, soprattutto da un punto di vista visivo, con le immagini ricche di colori saturi, a cui si accompagnano dialoghi e recitazione sopra le righe. Se da un punto di vista narrativo queste scelte possono essere parzialmente spiegate con l'avanzare della storia, il risultato finale è cinematograficamente deludente e più difficile da digerire. Anche gli interpreti si ritrovano a rappresentare dei personaggi che, in un certo senso, sono degli archetipi: se McConaughey è a proprio agio nel ruolo del marinaio virile e stropicciato e Clarke ha già dimostrato di avere il physique du role adatto alle parti da cattivo, quello della femme fatale tormentata non è certo il ruolo migliore della Hathaway.

Il film può comunque vantare una sceneggiatura a suo modo originale e in cui non mancano i colpi di scena, e visivamente sui paesaggi mozzafiato delle Mauritius, fra rocce abbaglianti e acqua cristallina, che riescono a essere paradisiaci e allo stesso tempo a nascondere un lato oscuro.

 Abbiamo però visto anche in esempi recenti, fra cinema e tv, come le nuove tecnologie possano essere impiegate al loro meglio, dando vita a un risultato più efficace; qui invece vengono a mancare sia il senso di stupore e meraviglia per la complessità dell'impianto narrativo, sia il coinvolgimento emotivo che poteva scaturire. Serenity è, insomma, un gioco troppo poco sofisticato per essere un film dal fascino tutto cerebrale, e troppo poco leggero per abbandonarsi completamente alle citazioni e all'autoironia.

Valutazione di Matilde Capozio: 5 su 10
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