Si vive una volta sola, recensione del film di Carlo Verdone

Nel suo nuovo film, Carlo Verdone divide la scena con Anna Foglietta, Rocco Papaleo e Max Tortora, un gruppo di amici smarriti e immaturi, in una storia che si muove fra Roma e la Puglia.

di / 18.02.2020
Si vive una volta sola, recensione del film di Carlo Verdone

Si vive una volta sola è il titolo del nuovo film di Carlo Verdone, di cui è regista e protagonista e che ha scritto insieme al fidato Pasquale Plastino e a Giovanni Veronesi (regista e sceneggiatore di tanti film di successo, che aveva diretto in passato Verdone in Italians e nella trilogia di Manuale d'amore).

Al centro della storia troviamo un'equipe di medici composta dal chirurgo Umberto Gastaldi (Verdone), la strumentista Lucia Santilli (Anna Foglietta), l'anestesista Amedeo Lasalandra (Rocco Papaleo) e il suo assistente Corrado Pezzella (Max Tortora), non solo colleghi di lavoro ma anche amici che si frequentano al di fuori dal lavoro; Amedeo è la vittima preferita degli scherzi degli altri tre, che spesso e volentieri si divertono a sue spese. Quando però arriva una notizia inaspettata a sconvolgere gli equilibri del gruppo, i quattro si ritrovano a fare un viaggio che li porterà in Puglia, dove andranno incontro a sorprese e rivelazioni da cui usciranno, forse, in parte cambiati.

 Si vive una volta sola
Si vive una volta sola

Arrivato all'opera numero 27 della sua quarantennale carriera, a due anni da Benedetta follia, Verdone ritorna al film corale, realizzando una pellicola che mescola, come ci ha spesso abituati, umorismo e malinconia: i protagonisti sono un piccolo gruppo di professionisti affermati e stimatissimi nel loro lavoro (all'inizio li vediamo nientemeno che con il Papa) ma ciascuno a suo modo irrisolti e insoddisfatti nella vita privata. È una storia in cui si parla di amicizia e famiglia, degli inevitabili rimpianti, fallimenti e delusioni che accompagnano le vite di ognuno di noi, per arrivare quindi al concetto espresso dal titolo, e dunque all'invito a godersi al massimo ogni momento, apprezzare le cose belle, e tentare, quando possibile, di rimediare agli errori. 

 Si vive una volta sola
Si vive una volta sola

Dopo una prima parte in cui si descrive la quotidianità dei protagonisti, muovendosi per lo più tra casa e ospedale, la storia si sposta poi in Puglia, acquistando così nuove luci e colori, così che mentre cambia il paesaggio, cominciano a cambiare anche i rapporti tra i quattro, che si aprono a nuove riflessioni ma anche a una leggerezza diversa da quella a cui erano abituati. La sceneggiatura ha qualche momento di lentezza, indugia troppo su alcuni aspetti e momenti mentre è più frettolosa in altri, si ride ma senza esagerare, e i personaggi secondari sono piuttosto deboli; quello che rimane è soprattutto il senso di affiatamento espresso dall'eterogeneo gruppo di protagonisti, di cui una vivace e luminosa Anna Foglietta è l'unica donna ma non per questo meno importante.

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10
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