Silence, la recensione

Scorsese con Silence vuole far riflettere e dire la sua su un argomento difficile in un modo che forse non tutti sapranno apprezzare ma che senza dubbio colpisce.

Dopo il pluripremiato The Wolf Of Wall Street, torna al cinema Martin Scorsese con Silence, un film decisamente atipico per i suoi canoni. Tratto dall'omonimo romanzo di Endo, un vero e proprio best seller della letteratura contemporanea, Silence ci porta in Giappone insieme a due padri gesuiti portoghesi, Rodrigues (Andrew Garfield) e Garupe (Adam Driver), alla ricerca del loro padre spirituale Ferreira (Liam Neeson) di cui non si hanno più notizie se non di una sua presunta conversione forzata al buddismo. Ma la terra del Sol Levante è un posto poco accogliente per i cristiani, perseguitati in ogni dove come criminali, tanto da avere una taglia sulla loro testa. Torture, prigionia fino all'abiuro o alla morte: queste le pene per ogni cristiano scoperto in Giappone. La loro ricerca metterà a dura prova la loro fede.

L'introspezione e le riflessioni sulla religione sono le colonne portati di questo film, asciutto e diretto che mostra lo scontro tra due culture opposte. Se sotto molti aspetti può apparire prolisso, Silence gode di momenti davvero alti ed aulici, dove simbolismo ed iconografia cristiana pervadono le già potenti immagini del film. Il tenace Rodrigues, un Andrew Garfield davvero ispirato, non smarrisce mai la retta via, intraprendendo un percorso simbolico che porta al martirio non tanto del suo corpo quanto più del suo spirito. Il dubbio si insinuerà in lui, soprattutto quando incontrerà finalmente Liam Neeson, nelle vesti di Padre Ferreira. Ed è proprio il dubbio il punto focale del film, il paradosso che ogni religione conserva in se stessa. E qui Scorsese vuole analizzarlo, studiarlo e provare a dare delle risposte allo spettatore, con uno stile decisamente diretto e, come detto prima, atipico rispetto ai suoi ultimi film.

Dimenticate il regista di Taxi Driver e del più recente The Wolf Of Wall Street. Scorsese, con Silence, vuole far riflettere e vuole dire la sua su un argomento difficile e lo fa in un modo che forse non tutti sapranno apprezzare ma che senza dubbio colpisce.

Valutazione di Lorenzo Pietroletti: 7 su 10
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