Songbird

Songbird, la recensione del film distopico sul Covid


'Songbird' è il film diretto da Adam Mason e prodotto da Michael Bay che si distingue per l'ottima costruzione del ritmo e la capacità di descrivere una distopia davvero intelligente

di / 24.06.2021
Songbird

L'anno è il 2024 e la città di Los Angeles sta facendo i conti con il Covid-23. La pandemia esplosa nel 2020 in tutto il mondo non si è fermata e ha continuato a vietere vittime e, soprattutto, ha spinto numerosi governi a proseguire con il lockdown e con una serie di regole rigide da seguire. Coloro che sviluppano il virus vengono spediti nella zona di quarantena, una sorta di angolo pieno di disperazione da cui si dice che non si esca più. In questo mondo distopico Nico (KJ Apa) è un corriere che può muoversi più o meno liberamente per la città assediata grazie al braccialetto giallo che lo identifica come immune. Nico è innamorato di Sofia (Sofia Carson), una ragazza che vive con la nonna e cerca di rispettare le regole. Tuttavia quando la nonna si ammala, Sofia cerca un modo per sfuggire alla cattura da parte del capo del dipartimento di sanità (Peter Stormare). Intanto Nico è più che mai deciso a trovare e comprare un braccialetto per la sua ragazza e per questo chiede aiuto a alla ricca Piper (Demi Moore) che, a sua volta, è alle prese con il tradimento del marito (Bradley Whitford) che è tenuto sotto scatto dalla cantante May (Alexandra Daddario) che, per salvaguardare la sua vita, minaccia di pubblicare video che comprometterebbero la reputazione dell'uomo. May, intanto, ha stretto amicizia virtualmente con un veterano di guerra (Paul Walter Hauser).

Questa è la trama di Songbird, film di Adam Mason prodotto da Michael Bay che ha il merito di creare una narrazione distopica che affonda le radici nel presente che tutti stiamo vivendo da ormai più di un anno. Songbird infatti funziona proprio nella misura in cui riesce ad esasperare gesti e situazioni che tutti abbiamo affrontato nel corso del 2020, nel pieno della pandemia. Non solo l'idea del lockdown e del confinamento, che in questo film diventano vere e proprie reclusioni, ma anche il semplice gesto di disinfettarsi le mani e sanificare ogni superficie qui viene portato all'estremo, con tanto di zone di sanificazione dove vengono lasciati pacchi e smistata la corrispondenza. La distopia di Songbird funziona proprio perché è tutto estremamente (e spaventosamente) verosimile. È facile riconoscersi nella paura di Sofia, nell'ansia ogni volta che bisogna misurarsi la febbre, nel terrore di essere quel qualcuno che porta il virus in casa, diventando un pericolo per le persone che si amano.

A questo si deve aggiungere anche una buonissima costruzione del ritmo: Songbird ha un minutaggio limitato, che sfiora appena l'ora e mezza di durata. Una quantità più che sufficiente per raccontare la parentesi nella vita dei personaggi costretti ad affrontare costantemente una pandemia. Non ci sono mai dei veri momenti di calo di attenzione e la tensione dello spettatore è sempre lì, come una sorta di rete di salvataggio per i protagonisti. Questo fa sì che il film non solo non faccia facili retoriche sul momento che stiamo vivendo, ma che sia estremamente godibile come prodotto di intrattenimento confezionato con cura e sagacia.

Valutazione di Erika Pomella: 7 su 10