Soul, recensione del film Disney-Pixar che apre la Festa del Cinema di Roma 2020

'Soul' è il film che è stato scelto per aprire la 15 edizione della Festa del Cinema di Roma: un'altra piccola gemma targata Pixar che non mancherà di commuovere e divertire

di / 15.10.2020
Soul, recensione del film Disney-Pixar che apre la Festa del Cinema di Roma 2020

Soul, il nuovo film di Pete Doctor è la pellicola targata Pixar che è stata scelta per aprire la quindicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Si tratta di uno dei film più attesi dell'anno che, tuttavia, è ora affrontato con tono polemico dopo la notizia che la pellicola uscirà direttamente on demand su Disney+, abbandonando l'intento di passare nelle sale cinematografiche. Una scelta che ha fatto storcere il naso a molti addetti ai lavori che di colpo si trovano senza un'uscita tanto importante per cercare di rimpolpare le casse dei cinema che sono state duramente colpite dalla pandemia. Sui social, addirittura, si chiedeva alla Festa del Cinema di Roma di prendere posizione contro questa decisione e di mettersi dalla parte degli esercenti e dell'industria che dovrebbe rappresentare.

 Soul
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Al di là di queste polemiche, però, Soul è arrivato oggi all'Auditorium Parco della Musica in Roma, intitolato al maestro Ennio Morricone dopo la sua morte. E nonostante le lamentele che circolano intorno a questo titolo, il nuovo film Pixar è un altro piccolo gioiello che riesce a unire un pubblico giovane a spettatori più adulti, in un racconto che affronta tematiche che molto spesso sono state tenute lontani dai più piccoli e che invece rappresentano un lato della vita stessa e delle quali non si dovrebbe avere (troppa) paura.

La trama di Soul ruota intorno al personaggio di Joe (Jamie Foxx), un insegnante di musica in una scuola media che, di punto in bianco, quando è sul punto di firmare l'attualmente agognato contratto a tempo indeterminato viene ingaggiato per suonare il pianoforte con un astro della musica jazz, arte di cui è appassionato sin da bambino. Tuttavia, proprio il giorno del suo debutto e di quello che lui pensa essere la realizzazione del suo sogno più grande, Joe subisce un incidente che lo porta alle soglia dell'Altro Mondo, l'aldilà. Incapace di accettare la sua situazione l'uomo trova un rifugio nel mondo in cui sostano le anime di coloro che ancora devono nascere e, a causa di una serie di imbrogli e incomprensioni, viene scelto come mentore dell'anima 22. Lo scopo? Trovare la scintilla che possa spingere 22 ad ottenere il lasciapassare per la Terra per poterlo sfruttare a proprio vantaggio e tornare a New York per poter suonare il piano.

 Soul
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In Soul ci troviamo davanti ad un classico prodotto Pixar che riesce a mescolare in modo equilibrato e funzionale alcuni topoi della produzione della casa d'animazione: come il tema dell'amicizia, della crescita e della rassegnazione. Come era avvenuto anche con il recentissimo Onward, i nuovi film d'animazione sembra voler spingere sull'idea che la crescita non avviene necessariamente attraverso un lieto fine a tutti i costi, quanto piuttosto attraverso la presa di consapevolezza che a volte bisogna scendere a compromessi o fare marcia indietro o, ancora, reinventarsi da capo. Da questo punto di vista Soul rappresenta un vero e proprio manifesto del provare e riprovare finché la consapevolezza non arriva a scendere sulle spalle a mo' di mantello di protezione, una coperta calda che possa riscaldarci dopo le delusioni. Tuttavia, al tempo stesso, il film di Pete Docter è un film in cui si ride e ci si appassiona alla storia dei personaggi, con un'attenzione al reparto tecnico e visivo che di certo non ha bisogno di presentazioni o spiegazioni e che funziona proprio grazie a quella "magia" a cui la Pixar ci ha abituato.

Ci sono chiari rimandi a Inside Out - e anche l'animazione sembra aver ricalcato proprio quel modello estetico -, ma nonostante questo Soul riuscirà a commuovere come solo i film Pixar sanno fare. Inoltre, nota a margine, se siete amanti della musica jazz qui troverete una colonna sonora ad hoc, che riporta il Jazz alla sua dimensione più libera e selvaggia, quella dei locali bui e delle note impazzite che rimbalzano sulle pareti.

Valutazione di Erika Pomella: 7 su 10
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