The Bye Bye Man, Recensione

La paura, la fobia irrazionale che scava dentro ogni essere umano rendendo labile la sottile linea che divide il conscio dall'inconscio: qui si inserisce Bye Bye Man, uno spirit maligno che porta alla pazzia.

La paura, la fobia irrazionale che scava dentro ogni essere umano rendendo labile la sottile linea che divide il conscio dall'inconscio.  Proprio qui si inserisce Bye Bye Man, uno spirit maligno che porta alla pazzia. Non dirlo, non pensarlo. Leuniche soluzioni per scappare da lui. Un nuovo horror, campione d'incassi negli USA, sbarca nelle sale per riportare in auge quell filone legato ai mostri dell'inconscio, tanto caro agli anni '80.

Dai produttori del mediocre "Oculus", Stacy Title dirige "The Bye Bye Man", tratto dal libro "The Bridge of the body island" di Robert D. Schneck, un horror che tenta il rilancio di quelle figure a là Freddy Kruger: mostri che terrorizano ogni singolo protagonista, scavando nella loro mente per trascinarli in un oblio. Un vortice in cui tre amici, dopo aver coronato il sogno di vivere insieme, vengono brutalmente scagliati. Elliot, Sasha e John abbandonano il dormitorio del college per affittare insieme una casa ed avere il loro spazio personale. Tutto va per il meglio fino a quando una storia cronaca nera non trasformerà le loro vite in un incubo, dove non sapranno più scindere tra reale ed immaginario.

Dopo "Una cena quasi perfetta", Stacy Title cambia genere e si dà all'horror con risultati poco convincenti. "The Bye Bye Man" sembra essere una grande citazione alla saga di Nightmare, con accenni a "Candyman" ed a Voldemort (o "colui che non può essere nominato"). Il che non sarebbe necessariamente un male se i ritmi fossero gestiti bene. La vorticosità del film lo rende confuso e non tutto viene spiegato, come ad esempio l'origine di questo spirito maligno o la presenza di un treno negli incubi di tutti.
La mescolanza di generi lo rende un prodotto senz'altro affascinante dal momento che Bye Bye Man incarna quell'essere che vìola lo spazio privato fino ad entrare nella testa delle persone, scavando nelle loro paure più remote ed impensabili. Un mix di "qualità" senz'altro disturbanti. Il problema è la sceneggiatura debole, costellata da dialoghi altrettanto banali, quasi surreali, come quello finale tra John e la detective Shaw (Carrie-Anne Moss, la Trinity di Matrix), così come la narrazione che segue la segmentazione che appartiene a tutti gli horror commericali e che quindi scarseggia di originalità. Non ci si può nemmeno appellare al becero splatter dal momento che le scene "violente" sono pochissime e prive di sangue. Tolta la prima parte, ci si spaventa davvero poco soprattutto a causa di scene prevedibili che ormai sono entrate nell'immaginario collettivo di chiunque abbia una minima cultura horror. 
Il cast, composto da Douglas Smith (Ouija), Lucien Laviscount (Snatch-La Serie), Cressida Bonas (Dr. Thorne), si comporta molto bene nonostante la loro giovane età, riuscendo a dimostrare di superare i difetti dei banalissimi dialoghi. 

Molto probabilmente, "The Bye Bye Man" sarebbe stato un buon film dal quale far iniziare un franchise. Ma gli anni '80 sono passati ormai da tanto tempo ed ormai il genere horror si suddivide in due generi ben distinti: quello d'atmosfera e quello d'impatto (per intenderci, quello come "The VVitch" e quello come la saga "The Conjuoring" ed "Insidious"). Collocarsi nel mezzo, prendere una terza via, ad oggi non è una scelta propriamente azzeccata soprattutto con un film che rimanda troppo ai classici dello splatter, senza mai essere splatter. Una forzatura che non porterà a nulla.

Valutazione di Lorenzo Pietroletti: 5 su 10

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