The Dropout, serie con Amanda Seyfried

The Dropout, recensione serie con Amanda Seyfried


La serie ricostruisce una storia vera, lo scandalo Theranos e la sua ambigua fondatrice Elizabeth Holmes, in una vicenda di ascesa e caduta fra denaro, potere e ambizione con protagonista un'ambigua Amanda Seyfried.

di / 19.04.2022
The Dropout, serie con Amanda Seyfried

In arrivo da noi in streaming su Disney Plus, The Dropout ricostruisce uno dei recenti scandali nell'imprenditoria statunitense, l'ascesa e la caduta di Elizabeth Holmes e della sua azienda, Theranos, che si proponeva di rivoluzionare il campo delle biotecnologie e che invece è attualmente imputata per frode. La serie, basata sull'omonimo podcast, è creata da Elizabeth Meriweather (New Girl) e i primi quattro episodi sono diretti da Michael Showalter (già regista di film ispirati a storie vere come The big sick e il recentissimo Gli occhi di Tammy Faye).

La Holmes (interpretata da Amanda Seyfried) ha 19 anni quando, nel 2003, decide di abbandonare l'università e investire invece i soldi destinati allo studio nello sviluppo della Theranos (il nome viene da terapia+diagnosi), compagnia che ha come perno il lancio di un innovativo macchinario che permetterebbe di diagnosticare un gran numero di malattie analizzando una sola goccia di sangue, come quella che si può ricavare dalla punta di un dito, al posto di un più invasivo prelievo tradizionale. La Holmes riesce ad attrarre una notevole quantità di investitori e di capitali per finanziare il suo progetto, che però rivela fin dagli inizi delle falle nel sistema, inizialmente occultate, ma che via via diventano sempre più difficili da ignorare.

Come spesso accade in prodotti parzialmente biografici come questo, la serie va a dare uno sguardo nel passato della sua protagonista, proponendo qualche flashback che aiuti a illustrare meglio il personaggio: vediamo così una Elizabeth bambina, impegnata in una gara di corsa che, sebbene in netto svantaggio rispetto alle avversarie, si ostina tenacemente a portare a termine; qualche anno dopo è la volta di una vacanza-studio in Cina, dove è derisa e isolata dai compagni di corso per la sua esasperata aderenza alle regole; episodi che mostrano, dunque, la determinazione nel perseguire un obiettivo senza curarsi troppo di eventuali ostacoli o previsioni sfavorevoli, e una scarsa tolleranza che rivela mancanza di attitudine ai rapporti sociali, specialmente con i coetanei.

La serie quindi descrive le tappe principali del percorso della Theranos e la parallela evoluzione della sua fondatrice: da ragazza goffa e impacciata, criticata per il suo abbigliamento troppo casual e che lavora in stanzoni disordinati presi d'assalto dalle formiche, a giovane donna d'affari a capo di un ampio e ultramoderno ufficio, e che adotta un look distintivo con rossetto rosso fuoco, dolcevita nero (ispirato a Steve Jobs) e la controversa voce dal timbro baritonale (alcuni conoscenti hanno sostenuto che, per lavoro, adottasse apposta un tono di voce diverso da quello che aveva in privato).

La domanda implicita posta dalla vicenda è: chi è veramente Elizabeth Holmes? Un'ingenua visionaria sinceramente convinta di poter migliorare la vita delle persone ma non in grado di sostenere le proprie ambizioni, oppure un'abile manipolatrice, priva di scrupoli morali, assetata di successo, avvolta nel suo stesso inganno, capace di ignorare, quindi di rimuovere, tutto ciò che non funziona, che si tratti di una persona o di un macchinario? Ecco che dunque la serie ce la mostra nella sua dicotomia: da una parte la ragazza che canta canzoni pop in macchina, dall'altra l'imprenditrice spesso sola, priva di vere e proprie amicizie, che appare sfuggente e impenetrabile.

The Dropout affronta quindi anche l'aspetto mediatico della vicenda, per cui vediamo una protagonista lodata e acclamata anche da illustri personaggi (tra cui i presidenti Barack Obama e Joe Biden), celebrata da un'America ansiosa di trovare in lei un simbolo della self-made woman di successo, che colleziona copertine e premi anche "perché è giovane e carina" come dice un personaggio, e per lo stesso motivo si fa cenno anche allo stigma che invece circonda le imprenditrici donne, specie a seguito del fallimento di una di loro (aspetto che forse poteva essere più approfondito).

La Seyfried quindi ha il difficile compito di mostrare anche il lato privato di una persona di cui è nota solo l'immagine pubblica, puntando così sul contrasto tra il suo aspetto innocente, quasi angelico, e un'aria ambigua, in certi momenti respingente.

La serie si concentra anche su alcune delle persone che hanno collaborato più da vicino con la Theranos, a partire dalla controversa figura di Sunny Balwani (Naveen Andrews, Lost), compagno di vita e di lavoro della Holmes: da un lato uomo tenuto parzialmente nell'ombra (per molto tempo lui ed Elizabeth tennero nascosta la loro relazione), dall'altro colui che in più di un'occasione muove effettivamente gli ingranaggi dell'azienda, oscillando fra il protettivo e il prevaricatore.

Ci sono poi altri nomi noti che danno volto a figure chiave della vicenda, come Stephen Fry (l'attore inglese che al cinema aveva già incarnato Oscar Wilde), Sam Waterston (Law&order, The newsroom) mentre è più macchiettistico il ruolo di William H.Macy.

Durante gli otto episodi si rischia a volte la ripetitività, quando a un risultato raggiunto e a un riconoscimento professionale si contrappone una battuta d'arresto o un passo indietro; il risultato finale è quello di tradurre in fiction una vicenda già al centro di documentari e libri-inchiesta esaltandone l'aspetto umano e al tempo stesso seguendo alcuni schemi narrativi del thriller, in cui troviamo reati, vittime e colpevoli, e la ricerca della verità passando attraverso prove e indizi, depistaggi e minacce, mescolando dramma a punte di ironia caustica.

The Dropout è così una serie corretta e ben fatta a cui manca qualche elemento distintivo, sia nella forma che nel contenuto, che la faccia risaltare nel vasto panorama di prodotti anche recenti dalle tematiche simili (Inventing Anna, WeCrashed).

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10