The Elevator, recensione del film di Massimo Coglitore

Un uomo e una donna chiusi in un ascensore, una serata che potrebbe cambiare per sempre le loro vite: thriller claustrofobico con cui debutta alla regia l'italiano Massimo Coglitore.
The Elevator, recensione del film di Massimo Coglitore

Si svolge quasi interamente, come si può intuire dal titolo, all'interno di un ascensore The Elevator, per la precisione quello di un elegante edificio newyorchese: è lì che abita il protagonista, Jack Tramell (James Parks), rientrato a casa dopo la registrazione del programma televisivo che conduce, un popolarissimo quiz a premi. Sembra una serata come tante altre fino a che Jack non si ritrova bloccato in ascensore da Katherine (Caroline Goodall), una donna misteriosa che sostiene di avere un conto in sospeso con lui e non lo lascerà andare finché non le darà le risposte che cerca.

The Elevator, che arriva nelle nostre sale dopo una lunga attesa (risale al 2014 la sua presentazione al Taormina Film Fest), è l'opera prima del siciliano Massimo Coglitore su sceneggiatura di Mauro Graiani e Riccardo Irrera (autori anche del recente Copperman), una produzione italiana girata interamente in inglese con un cast anglosassone.

È un thriller psicologico che sfrutta l'unità di luogo per dare allo spettatore una sensazione di claustrofobia, mentre il presentatore, noto per conoscere sempre la risposta alle domande che pone ai suoi concorrenti, si trova lui stesso sottoposto a un sadico quiz, solo che stavolta la posta in gioco è la sua vita.

Giocato sullo schema vittima-carnefice, ma senza mai puntare su dettagli visivamente truculenti, il film si affida invece alla suspense e all'ambiguità: si tratta innanzitutto di scoprire che cosa lega Jack a Katherine, perché lei abbia preso in ostaggio proprio lui, e se uno dei personaggi, o entrambi, stiano mentendo.

Il regista sceglie come protagonisti due attori di esperienza ma non famosissimi: l'americano James Parks, con un volto interessante (non a caso ha lavorato molto con Quentin Tarantino) che incarna arguzia e cinismo, e l'inglese Caroline Goodall (diretta, tra gli altri, da Steven Spielberg in Hook e Schindler's List), sospesa tra follia e disperazione.

Impianto narrativo ben collaudato, qualche soluzione prevedibile e alcune domande lasciate senza risposta, The Elevator ha il suo merito nell'essere un film dal respiro internazionale, potenzialmente accessibile a un vasto pubblico, che mescola sentimenti ed emozioni primarie ed essenziali ad argomenti di cronaca e di attualità e a una riflessione su ricchezza e potere.

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10
Apri Box Commenti