The Girl from Plainville, miniserie con Elle Fanning

The Girl from Plainville, recensione della miniserie con Elle Fanning


La serie ricostruisce una tragica vicenda di cronaca nera, la morte di un adolescente e il processo alla sua ragazza, accusata di averlo istigato al suicidio, in una storia in parte true crime, in parte legal drama, che esplora le difficoltà dei ragazzi al giorno d'oggi.

di / 06.07.2022
The Girl from Plainville, miniserie con Elle Fanning

È ispirata a un vero fatto di cronaca, che ha avuto molta risonanza negli USA, la miniserie The girl from Plainville, che debutta da noi su STARZPLAY: nel 2014 il diciottenne Conrad Roy III (interpretato da Colton Ryan) viene ritrovato senza vita all'interno della sua auto, nel parcheggio di un centro commerciale del Massachusetts, in quello che viene dichiarato un suicidio; tra le persone che si mostrano più sconvolte dalla sua morte c'è anche la diciassettenne Michelle Carter (Elle Fanning), la quale afferma di essere l'innamoratissima fidanzata di Conrad. Quest'informazione coglie inizialmente di sorpresa le rispettive famiglie, che non erano al corrente di una relazione tra i loro figli; la situazione cambia, però, quando le indagini sulla morte del ragazzo portano alla luce i messaggi fra lui e Michelle, da cui emerge che lei non solo conosceva le sue intenzioni, ma potrebbe anche aver contribuito alla tragica scomparsa di lui. 

La serie ricostruisce non solo il processo che ne è seguito, ma anche il prima, lo sviluppo del rapporto tra Conrad e Michelle dal primo incontro in poi, mostrandoli anche individualmente, nel contesto delle rispettive vite quotidiane.

Il ritratto che emerge è quello di due adolescenti in lotta innanzitutto contro i propri demoni, un malessere interiore che si manifesta in episodi di depressione nel caso di lui, e disordini alimentari per lei, un fardello spesso insostenibile in chi ne soffre e che finisce per causare tensione, incomprensioni e distacco anche con amici e familiari, rendendo difficilissimo affrontare anche le situazioni apparentemente più semplici e ordinarie.

La serie esplora poi anche l'influenza della tecnologia e dei social media sulle vite dei giovani, per cui il numero di like ricevuti è diventato ormai il metro con cui si misura la propria popolarità e, per estensione, la propria felicità e i traguardi raggiunti, e come questo porti spesso a presentare al mondo una versione di sé distorta, in cui può diventare difficile distinguere ciò che è autentico dall'immagine che si sceglie di comunicare agli altri; a questo proposito viene mostrato, ad esempio, come Michelle sia ossessionata dalla serie tv Glee, tanto da desiderare, forse inconsciamente, di modellare sentimenti ed emozioni su quelli dei personaggi tanto amati, fino a immaginare così che la propria vita somigli a uno dei numeri di canto e danza visti alla tv, in cui tutto sembra più emozionante e coinvolgente.

Poiché la gran parte del dialogo tra Conrad e Michelle è avvenuto, nella realtà, tramite chat e sms, per molte scene della serie gli autori hanno scelto invece l'espediente di mostrare i due protagonisti mentre "interpretano" i propri messaggi come se fossero uno fisicamente nello stesso luogo, uno accanto all'altra, in modo da provare a rendere le loro interazioni più scorrevoli e veritiere sullo schermo, e anche dare loro più spessore; effettivamente uno degli elementi fondamentali di questa storia è proprio il rapporto tra Conrad e Michelle e, di conseguenza, anche quello tra i loro interpreti, proprio perché parte da una base inusuale e per certi aspetti contraddittoria: si tratta di una situazione in cui, come ormai sappiamo, la relazione fra i due ragazzi finisce per influenzare irrevocabilmente, ciascuna a suo modo, le loro vite, ma al tempo stesso una storia che si regge su fondamenta friabili, la ricerca di quella sintonia e comprensione totale e incondizionata che invece risulta sempre parzialmente sbilanciata, con una distanza di fondo che non si riesce mai a colmare del tutto, priva di gioia, leggerezza e vitalità come dovrebbero esserlo idealmente le storie d'amore positivamente sane, specialmente quelle adolescenziali.

La serie cerca quindi di esplorare più a fondo le circostanze in cui si è svolta la vicenda, con un approccio lucido e non romantico o sentimentale, mostrando azioni e responsabilità di Michelle senza farne un mostro; in questo senso si muove anche l'interpretazione di Elle Fanning, che evidenzia la duplicità ambigua a tratti del personaggio. L'altro volto più noto del cast, con un ruolo di rilievo, è Chloe Sevigny nel ruolo della mamma di Conrad, donna affettuosa ma anche concreta, schiacciata da un dolore di fronte a cui è essenzialmente impotente.

È probabile che il materiale narrativo (che tra l'altro era già stato portato sullo schermo in documentari e in un film per la tv con Bella Thorne) potesse essere raccontato anche con un numero minore di episodi (otto in totale), con la trama che qui invece risulta a tratti un po' dispersiva o che ripete cose già note; quello che rimane, in definitiva, è il racconto di una vicenda incredibilmente tragica e dolorosa, che ha visto un processo, una condanna e quindi, apparentemente, una risoluzione del caso, ma in cui non ci sono veri vincitori, solo sconfitti a più livelli, che mette in luce la solitudine, l'incomunicabilità e altri mali dell'epoca moderna e non solo.

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10