The Greatest Showman, la recensione

'The Greatest Showman' è uno spettacolo puro, intrattenimento al suo livello più alto. Una pellicola che mira a colpire il cuore dello spettatore, entrandoci dentro non di prepotenza, ma con la meraviglia che sempre dovrebbe accompagnare il cinema.

Etimologicamente la parola mostro, che tante volte solletica le labbra di persone meschine in cerca di un insulto, deriva dalla parola mostrare. Nel corso dei secoli ogni racconto o affabulazione che avesse un mostro come tema principale ruotava intorno al desiderio del freak di mostrarsi al mondo e, al tempo stesso, a quello degli esseri "normali" di posare lo sguardo su qualcosa di esotico, diverso, spettacolare. Ma il mostro è anche un prodigio, una creatura che aggiunge il prefisso "stra" a tutto ciò che è ordinario. E basterebbe già questa semplice spiegazione per racchiudere il senso di The Greatest Showman, film approdato a Natale nelle nostre sale cinematografiche, con uno Hugh Jackman in stato di grazia che, appese le lame di Wolverine, torna al suo grande amore, il musical, dopo averlo visitato con Les Miserables.

Il risultato è il film che Michael Gracey dedica alla figura di Phineas Taylor Barnum, con le dovute (e numerose) licenze poetiche. L'imprenditore americano, famoso per la creazione del Barnum Circus e dei numerosi e variegati spettacoli portati in scena dal 1872, che racchiudevano show di varia natura, compresi quelli che aveano al proprio centro i famosi fenomeni da baraccone, quegli esseri umani diversi dallo status quo imperante e, per questo, oggetto della curiosità morbosa dei cittadini americani.

Foto, immagini, locandine The Greatest Showman

Il regista offre a Hugh Jackman la parte di P.T. Barnum, rendendolo un sognatore che, dopo un'infanzia difficile a seguito della morte del padre, riesce non solo a sposare il suo grande amore (Michelle Williams), ma anche a inseguire il suo sogno di essere qualcosa di diverso da un impiegato in un ufficio, riuscendo ad aprire prima l'American Museum e poi il suo The Greatest Show, con persone dall'aspetto insolito o dalle capacità straordinarie. Nella sua impresa sarà aiutato dal rampollo Phillip Carlyle (Zac Efron, anche lui di ritorno al primo amore dopo High School Musical) e da un manipoli di amici che si farà tra i suoi "sottoposti". Mentre il successo del suo circo cresce, però, P.T. sente anche il bisogno di accrescere la sua credibilità ad occhi di critici e uomini di potere. Cercherà allora di "allearsi" con la voce lirica più conosciuta d'Europa, Jenny Lind (Rebecca Ferguson), nella speranza di farla spopolare anche in America. Ma non tutti i sogni sono importanti allo stesso modo, e P.T. dovrà prest decidere che tipo di uomo voler essere.

C'è una scena, in The Greatest Showman, che, oltre a lanciare una frecciata piuttosto velenosa contro i critici, riesce a racchiudere anche il senso della pellicola stessa. "Un critico teatrale che non si diverte a teatro". Ecco cos'è The Greatest Showman: uno spettacolo puro, intrattenimento al suo livello più alto. Una pellicola che mira a colpire il cuore dello spettatore, entrandoci dentro non di prepotenza, ma con la meraviglia che sempre dovrebbe accompagnare il cinema. Quell'incantesimo da sala buia dove è la luce a creare il sogno: una giostra, una ruota delle meraviglie, che ti trascina dentro la storia, che ti avvolge con le note della colonna sonora e che commuove per la purezza di un racconto che, pur non puntando ad uno slancio eccessivamente originale, riesce a irretire grazie alla semplicità di un sogno da inseguire. Miscelando lo stile visivo di Baz Luhrmann, le dinamiche di un certo cinema di Tim Burton e un ottimismo di fondo che colpirebbe persino Walt Disney, Michael Gracey dirige un musical pieno di colore, con inquadrature ampie che sembrano inseguire le volute di un'immaginazione senza confini, in una pellicola che si offre con estrema generosità, proprio come gli interpreti che danno anima ai personaggi. Menzione speciale per la colonna sonora, davvero stupenda, su cui torreggia l'incredibile This is Me, manifesto alla diversità e all'affermazione di se stessi.

Imperdibile.

Valutazione di Erika Pomella: 10 su 10
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