Il racconto dell'ancella, la recensione della terza stagione

Abbiamo avuto l'occasione di vedere in anteprima i primi tre episodi della terza stagione della serie Il racconto dell'Ancella, in arrivo a giugno su Tim Vision: ecco quello che ne pensiamo
Il racconto dell'ancella, la recensione della terza stagione

Il racconto dell'ancella è pronta a tornare sugli schermi italiani a partire dal prossimo 6 Giugno, sempre su Tim Vision. La storia, tratta dal romanzo omonimo di Margareth Atwood di cui ormai mantiene il nome, le intenzioni e le atmosfere ma poco altro, continua a focalizzare la propria attenzione sul personaggio interpretato magistralmente da Elizabeth Moss. In occasione dell'uscita della terza, attesissima stagione, abbiamo visto in anteprima i primi tre episodi della serie. Di seguito quello che ne pensiamo.

ATTENZIONE: L'articolo potrebbe contenere spoiler qualora non abbiate concluso la seconda stagione della serie.

La storia è sempre ambientata a Gilead, il mondo immaginato dalla Atwood, dove le donne vengono "retrocesse" al grado di semplici incubatrici per i figli di uomini potenti, che giacciono con loro a intervalli regolari. Nelle prime due stagioni avevamo visto Difred (Moss) nella casa del comandatane Waterford (Joseph Fiennes), prima con la remissività di una donna che cerca di accettare un destino dal quale pensa di non poter sfuggire e poi con la ritrovata consapevolezza di sé, della donna che era stata prima della fine, di quella June che aveva una famiglia, una personalità e dei sogni. Grazie all'aiuto di una sua compagna ancella (Alexis Bledel, la Rory di Una Mamma per amica), Jane/Difred riesce ad organizzare la fuga di sua figlia Nicole, la cui fuga viene resa possibile dalla partecipazione del comandante Joseph Lawrence (Brad Whitford) e accetta di rimanere in casa di Waterford per potersi prendere cura anche di Hannah, sua primogenita. Ma in casa di Waterford il labile equilibrio mai davvero raggiunto esplode in mille pezzi quando Serena, la moglie del comandante, ha una sorta di esaurimento, deflagrando in una situazione che distrugge tutto, compreso il matrimonio.
A qeusto punto Difred deve iniziare una nuova vita: avuta salva la vita, nonostante i crimini contro un governo che cerca di ridurre le donne al silenzio, la donna viene condotta a casa del Comandante Waterford e adesso è diventata Dijoseph, nell'assunto alla base della società distopica messa in scena, in cui la donna non ha un nome, ma solo un titolo di riconoscimento e di appartenenza, quella particella "di" seguita dal nome del comandante di riferimento.

La terza stagione sembra concentrarsi proprio su questa nuova vita di June: nei primi tre episodi la seguiamo mentre cerca un modo per risolvere l'enigma di Joseph Lawrence, un comandante che sembra essere così tanto vicino al Mayday e alla Resistenza da poter rappresentare un vero e proprio alleato per la donna. La macchina da presa diventa allora una sorta di occhio aggiuntivo per June, una sonda con la quale la donna studia il suo nuovo protettore, cercando di calibrare il senso di pericolo e difficoltà che potrebbe portarsi addosso.

Allo stesso tempo però la terza stagione fa un salto in avanti dal punto di vista narrativo: questo non solo decidendo di presentare (finalmente!) alcuni volti che fanno parte della resistenza che fino ad ora era rimasta ai margini del quadro, come un incentivo ad andare avanti, sia per June sia per lo spettatore, con la curiosità di chi non conosce affatto la strada da dover intraprendere ma, allo stesso tempo, non ha alcuna intenzione di lasciarsi andare, di farsi sconfiggere dall'ignoto. Nel libro della Atwood - che avrà un seguito pubblicato il prossimo settembre in lingua originale - la Resistenza era qualcosa che rimaneva appesa alle curve di un punto interrogativo grande come la proverbiale casa. Nella serie, invece, di colpo ci troviamo immersi nelle strategia del Mayday, che danno nuovo alito alla storia raccontata.

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Una ventata nuova che viene aggiunta - almeno in questi primi episodi - dalla scelta di conoscere il destino di Emily, che è riuscita a superare il confine e lasciare Gilead (gli ex Stati Uniti) per mettere piede nelle terre tanto agognate del Canada. Qui farà un incontro che non vi sveliamo per non rovinarvi il piacere della visione, ma che avrà il potere di accendere una nuova fiammata di curiosità e la possibilità di conoscere altri punti di vista e altre voci sulla stessa storia che ormai seguiamo da tre anni.

Da questi tre episodi che ci è stato concesso di vedere in anteprima, insomma, pare che Il racconto dell'Ancella non abbia nessuna intenzione di frenare la sua corsa. Una corsa che, lo ricordiamo, ha portato a casa già moltissimi premi per l'alta qualità tecnica e narrativa offerta dalla serie. A questo giro ci troviamo davanti ad una stagione che sembra aggiungere un grado di consapevolezza ancora maggiore rispetto a quelle che già ci siamo lasciate alle spalle: lo spettatore, ad esempio, verrà gettato con più trasparenza nei meccanismi che si muovono alle spalle della società di Gilead e, allo stesso modo, sarà testimone della presa di coscienza di tutti i personaggi principali, che di colpo sembrano desiderosi solo di lasciarsi alle spalle il mondo fatto di paura e silenzi nei quali sono stati costretti a vivere per così tanto tempo.

Per il momento, dunque, la terza stagione de Il racconto dell'Ancella è promosso. A pieni voti.

Valutazione di Erika Pomella: 8 su 10
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