The Hateful Eight

The Hateful Eight, recensione del capolavoro di Tarantino



The Hateful Eight è un capolavoro di scrittura perchè dura tanto ma grazie a soggetto e sceneggiatura forti tiene lo spettatore attaccato allo schermo. Colonna sonora meravigliosa firmata Morricone e cast eccezionale.

di / 29.01.2016
The Hateful Eight

Torna sul grande schermo Quentin Tarantino e come sempre sforna uno dei suoi capolavori.

The Hateful Eight, suo ottavo film, vide la luce per la prima volta nell'aprile del 2014, giorno in cui ci fu un reading organizzato da un associazione no-profit che sostiene i registi indipendenti. Ben 1600 accorsero all'Ace Hotel Theater di Los Angeles per assistere alla lettura dell'ultimo lavoro di Tarantino, insieme ad un gruppo di attori storici quali Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Michael Madsen e Tim Roth. Il successo che riscosse fu incredibile, tanto da far cambiare idea al regista e di far evolvere una semplice sceneggiatura in un film. Un gran bel film.

La trama è apparentemente semplice: qualche anno dopo la Guerra civile Americana, il ccciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell) e la sua prigioniera Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh) si trovano su una diligenza diretti a Red Rock, cittadina del Wyoming in cui Ruth consegnerà alla giustizia la prigioniera. Nel tragitto incontrano il Maggiore Warren (Samuel L. Jackson), un soldato nordista nonce spietato cacciatore di taglie, e Chris Mannix (Walton Goggins) un rinnegato del sud diretto a Red Rock in quanto nuovo sceriffo della cittadina. Ruth, senza non poche riserve, accoglierà i due sulla sua diligenza. Tuttavia a causa di una tempest di neve sono costretti a fermarsi in un rifugio, l'emporio di Minnie. Una volta arrivati trovano Quattro persone sconosciute; Bob, un messicano (Demian Bichir) che si occupa momentaneamente del rifugio, Oswaldo Mobray (Tim Roth), il boia di Red Rock, il mandriano Joe Gage (Michael Madsen) e il Generale sudista Sanford Smithers (Bruce Dern).  Il tempo sembra scorrere con apparente calma ma tutti loro hanno qualcosa da nascondere e la situazione è  pronta a degenerare da un momento all'altro.

"Sembra che in tutti I miei film, eccezion fatta per Pulp Fiction, I miei personaggi fingono sempre di essere qualcun altro. Non saprei dire il perchè ma sicuramente mi piace perchè metto sempre alla prova gli attori..e sicuramente riescono bene", considerazione di Tarantino, fatta durante la conferenza stampa insieme a Kurt Russell, Michael Madsen ed Ennio Morricone, che riassume perfettamente le scelte stilistiche del regista Americano.

"Inizialmente non pensavo di scrivere un film politico, come feci con Django: Unchained, però più andavo avanti e più mi accorgevo che I dialoghi sono incredibilmente attuali e ricordano molto la recente battaglia dialettica tra democratici e repubblicani." aggiunge Tarantino che "Tendo sempre a lasciarmi trasportare da un genere quando scrivo un film anche se poi cerco di unirne molti di più. Lo considero come un regalo al mio pubblico, con un biglietto si guarda ben cinque film in uno. Mentre stavo scrivendo Hateful Eight stavo proprio pensando di fare un western con parecchie sfumature dei gialli di Agata Christie". 

Similitudini con La Cosa di Carpenter? "Beh, qualche elemento in comune sicuramente c'è anche se ad onor del vero, La Cosa mi ispirò molto di più per Le Iene che non per Hateful Eight. Sicuramente in questo film la neve, l'ambiente chiuso da cui nessuno può scappare e in cui nessuno può fidarsi di nessuno, rimandano molto più a La Cosa rispetto a Le Iene." Ci tiene anche a precisare che "la tempesta di neve è come un mostro in un film di mostri: si trova là fuori pronta a sbranare ogni personaggio e più si avvicina la notte, più si rinforza, constringendo I personaggi stessi a sfidarsi tra loro in un'ideale partita di scacchi. Tramano tra loro e contro di loro e in questo mi ha aiutato molto girare con la pellicola 70mm perchè mi ha permesso di vedere in contemporanea tutto il set e soprattutto cosa fanno tutti I personaggi"

Il fatto che Tarantino faccia un film è sempre una notizia, considerate la sua lunga carriera ma poco prolifica (8 lungometraggi dal 1992, anno in cui uscì Le Iene). Il fatto che Tarantino abbia sfornato un capolavoro non è più notizia. The Hateful Eight è un vero capolavoro di scrittura perchè per girare un film di oltre tre ore (la versione in digitale, rispetto a quella girata in Ultra Panavision 70, dura poco meno di tre ore) in letteralmente quattro mura, devi avere necessariamente tra le mani un soggetto forte ed una sceneggiatura ancor più forte. L'intreccio come sempre non è mai banale e il suo scioglimento è perfetto, in cui tutti I nodi vengono al pettine senza lasciare nulla al caso e le citazioni e la maestosa tecnica registica lo impreziosicono ancor di più. La narrazione, nonostante sia divisa in tre parti in maniera netta, decisa e non lineare, riesce comunque a tenere lo spettatore attaccato allo schermo senza mai estraniarlo dal contesto. Il tutto viene perfezionato da una Colonna Sonora meravigliosa scritta appositamente per il film dal Maestro Ennio Morricone (candidato al premio Oscar proprio per questo film).

Valutazione di Lorenzo Pietroletti: 8 su 10