The Prodigy - Il figlio del male

The Prodigy - Il figlio del male, la Recensione



The Prodigy - Il figlio del male riesce nella delicata impresa di trovare un attore-bambino eccezionale, dimenticandosi però tutto il resto

di / 26.03.2019
The Prodigy - Il figlio del male

Miles (Jackson Robert Scott) è bambino che mostra sin dalla primissima infanzia segnali di incredibile intelligenza. I genitori inizialmente sono entusiasti all'idea di crescere un piccolo genio, in particolare la madre (Taylor Schilling). I problemi iniziano quando Miles, ormai raggiunti gli otto anni, comincia a mostrare squilibrio e comportamenti violenti.

Quando si decide di costruire un film horror intorno alla figura di un bambino bisogna sempre essere cauti: l'attore selezionato deve essere in grado di reggere sulle proprie spalle il peso di tutta la pellicola, deve saper essere inquietante, adorabile, infantile e sinistramente maturo a seconda delle necessità. Non conta avere nel proprio arsenale una regia sofisticata, una storia magistralmente scritta o un cast d'eccezione: scegli male il tuo bambino e perderai il tuo pubblico. The Prodigy – Il figlio del male riesce in questa delicatissima impresa, dimenticandosi però tutto il resto. La bravura di Scott era già stata dimostrata nella suo ruolo (anche se secondario) in It (2017), e questa volta il suo talento viene certamente consacrato: l'attore è genuinamente inquietante, anche e soprattutto quando deve fingere di essere innocente, ma con un lato oscuro ben riconoscibile. I punti di forza del film purtroppo finiscono qui. Un attore bambino, per quanto dotato, non può salvare una produzione che non si sforza mai di andare oltre al già visto, allo stereotipo e alla banalità.

Inspiegabilmente, la sequenza di apertura del film lascia sperare in qualcosa di molto superiore a quello che poi segue: una regia soporifera, scandita dall'insopportabile cliché del cinema horror di far spaventare lo spettatore con la formula 'calma piatta -rumore forte- calma piatta'. Tutto è approssimato, moltissimi elementi vengono introdotti per poi essere abbandonati alla prima occasione. La stessa premessa, quella che vede Miles come un bambino incredibilmente dotato (the prodigy, appunto), non viene minimamente sviluppata. Veniamo a sapere della sua precocità grazie ai dialoghi, ma questa non viene mai mostrata effettivamente. Solo più avanti, una volta scoperte le ragioni del suo intelletto superiore questo entra effettivamente in gioco; ma è troppo tardi ormai: la motivazione fornita per l'intelligenza di Miles è troppo distante dal tono del film. Ancora peggio, si pretende che lo spettatore accetti l'assurdità (spoiler: è la reincarnazione di un serial killer!) come se fosse una cosa del tutto plausibile. Ora, lungi da me pretendere una totale aderenza alla realtà in genere come l'horror, ma qui non si tratta di questo: si tratta di mettere in scena un mondo verosimile (non vero), e muoversi all'interno di un certo numero di possibilità che lo scenario offre. Il film non ha alcuna coerenza verso se' stesso, il "colpo di scena" è semplicemente troppo distante dal tono generale.

L'incoerenza è il difetto fatale del film: si può perdonare una storia non particolarmente ispirata, una caratterizzazione approssimata dei personaggi o una regia insipida, ma non tutte le cose insieme. Non c'è equilibrio nelle scelte operate: ragionando in malafede si potrebbe affermare che i produttori si siano preoccupati di ingaggiare un attore capace sperando che bastasse a sostenere tutto il resto. Purtroppo non è stato così. The Prodigy non è il peggior film horror degli ultimi tempi, ma è sicuramente il più dimenticabile.

Valutazione di Jacopo Artuso: 4 su 10