The Program, la recensione

The Program racconta la storia di uno dei più grandi imbrogli sportivi mai fatti, quello portato avanti dal ciclista americano Lance Armstrong e dal suo team. Come un eroe mondiale si trasforma in un impostore.
The Program, la recensione

The program è il nuovo film del regista inglese Stephen Frears, il quale dopo Philomena, presentato in concorso nel 2013 alla Mostra del cinema di Venezia, porta a compimento questo nuovo progetto che vede protagonista assoluto l'attore americano Ben Foster nei panni di uno dei ciclisti più famosi e duscussi al mondo, Lance Armstrong. La pellicola, presentata ufficialmente durante l'ultimo Festival Internazionale del Film di Toronto, è basata sul libro biografico Seven Deadly Sins: My Pursuit of Lance Armstrong del giornalista David Walsh, interpretato nel film da Chris O'Dowd. Oltre ai già citati attori, il cast si avvale della partecipazione dell'attore e regista francese Guillaume Canet, nel ruolo del medico italiano Michele Ferrari, di Jesse Plemons, compagno di squadra di Lance, di Lee Pace, agente del corridore texano e infine di Dustin Hoffman, in un piccolo ruolo.

Il film racconta la vita di Lance Armstrong (Ben Foster), dalla sua veloce ascesa, fino alla sua rovinosa caduta. Sin da giovane, ai suoi esordi, Lance è sempre stato un ragazzo determinato, pronto a tutto per di vincere e di arrivare in cima al gradino più alto; nel 1999 un cancro ai testicoli ha improvvisamente fermato la sua carriera e i suoi sogni ma non la sua voglia di essere il migliore, così dopo aver sconfitto il male, torna più affamato che mai. Si rivolge al medico Michele Ferrari (Guillaume Canet), da sempre favorevole all'uso del doping nello sport, ed insieme sviluppano il programma (da qui il titolo del film) di doping più sofisticato della storia del ciclismo. Riescono, tramite strategie ben calibrate e trucchi studiati a tavolino, a non farsi scoprire per anni e anni, così Lance e la sua squadra riescono a vincere per ben sette volte consecutive il Tour de France, cosa mai successa prima d'ora. Il giornalista sportivo del Sunday Times David Walsh (Chris O'Dowd), non crede alla favola di Armstrong e così, contro l'opinioni di tutti, inizia una battaglia volta allo smascheramento dell'atleta. 

La scoperta che il più grande ciclista di sempre fosse nient'altro che un impostore e un bugiardo è stata senza dubbio uno dei colpi più forti che gli amanti dello sport, del ciclismo e di Armstrong hanno subito. Per anni è stato amato da milioni di persone, connazionali e non; da sempre in prima linea per uno sport pulito, grande sostenitore e finanziatore della battaglia contro il cancro, per cui ha raccolto nel corso della vita milioni di dollari, male da lui stesso sconfitto con grande forza di volontà. Una storia insomma che l'ha, da sempre, fatto apparire all'opinione pubblica come un vero eroe. Purtroppo nel ciclismo storie di questo tipo, fatte di doping e imbrogli, sono da sempre all'ordine del giorno, la pressione e la fatica sono tante e all'epoca i controlli non erano poi così dettagliati. Se non altro la triste storia di Lance è servita per rendere i controlli più all'avanguardia e oggi, anche se non del tutto sconfitto, il ciclismo è un sport più pulito. 

Armstrong è senza dubbio una figura particolare ed interessante da portare sullo schermo, così come la sua storia, che, al di là del ciclismo, racconta di una truffa, di una grande bugia che ha coinvolto molte persone. E' per questo che Stephen Frears affronta la storia, basandosi sul libro inchiesta di Walsh, come se fosse una crime story ed è anche per questo che il film è molto interessante anche per coloro a cui non interessa il ciclismo o per chi non sa nulla di Lance. Non è un biopic ma è un film che racconta la storia di un truffatore senza scrupoli. Oltretutto girato con uno stile preciso, ritmato, accompagnato da un'ottima colonna sonora. Un plauso va sicuramente a Ben Foster che si trasforma letteralmente in Lance Armstomg.

Valutazione di Giorgia Tropiano: 7 su 10
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