The Pursuit of Love - Rincorrendo l'amore, recensione miniserie con Lily James

The Pursuit of Love - Rincorrendo l'amore, recensione miniserie con Lily James


Da un romanzo inglese, Lily James ed Emily Beecham sono le protagoniste di una storia di amicizia a cavallo fra le due guerre, che in maniera vivace e colorata ripercorre importanti momenti storici da una prospettiva femminile.

di / 11.09.2022
The Pursuit of Love - Rincorrendo l'amore, recensione miniserie con Lily James

Debutta da noi in anteprima su Sky una produzione targata BBC One, la miniserie in tre episodi The pursuit of love-Rincorrendo l'amore, adattamento dell'omonimo romanzo semi-autobiografico, primo di una serie in cui ricorrono gli stessi personaggi (gli altri sono Amore in climi freddi, La moglie inglese e Non dirlo ad Alfredo) a firma di Nancy Mitford, scrittrice e biografa nota per i suoi ritratti ironici e irriverenti dell'aristocrazia inglese e della scena mondana londinese, di cui lei stessa faceva parte, nel periodo a cavallo fra le due guerre.

La serie segna il debutto alla regia dell'attrice Emily Mortimer (Match point, The Newsroom), autrice anche della sceneggiatura nonché interprete in un ruolo minore.

I personaggi principali della storia sono Fanny Logan (Emily Beecham, vista da poco in Crudelia), che ha anche il ruolo di narratrice, e Linda Radlett (Lily James), cugine e grandi amiche, che seguiamo dall'adolescenza all'età adulta attraverso le loro peripezie soprattutto sentimentali, la ricerca del marito ideale e la creazione di una famiglia, mentre intorno a loro il mondo intero è scosso da enormi cambiamenti.

Le due ragazze hanno caratteri opposti: Fanny è la più seria, responsabile e razionale, forse anche per reazione a una madre (interpretata dalla stessa Mortimer) che invece è sempre stata caotica, inaffidabile e scarsamente dotata di istinto materno; Linda invece è eccessiva in tutto, sempre melodrammatica, incline a gettarsi a capofitto in passioni repentine, di solito senza pensare alle conseguenze, cresciuta da un padre (Dominic West) convinto dell'inutilità dell'istruzione, soprattutto per le donne.

Le storie in costume sono notoriamente una specialità delle produzioni britanniche, che amano rivisitare il passato più o meno recente della nazione, sia al cinema che in tv; qui il tono scelto è quello della commedia briosa e un po' scombinata, vale a dire ritmo agile e frizzante e un montaggio spesso frenetico, adornato da dettagli accattivanti come le continue scritte in sovrimpressione che fanno da didascalie, e inserti in bianco e nero a rimarcare il contesto storico. 
Se il personaggio di Fanny (interpretato dalla Beecham con la giusta misura tra pacatezza ed efficienza) rimane essenzialmente coerente per tutta la durata della narrazione, quella che muove maggiormente le vicende è Linda: la James viene spesso scelta per incarnare personaggi dall'entusiasmo candido e ingenuo ma con un sottofondo di malinconia; qui il ruolo della ragazza spesso capricciosa, frivola e immatura offre un tripudio di smorfie, broncio, pianti, per una performance sopra le righe che non agevola l'empatia dello spettatore. 

La chiave scelta è infatti spesso quella dell'eccesso, fino a rendere i personaggi quasi caricaturali, ad esempio nel caso di Lord Merlin, l'eccentrico dandy nella cui casa si aggirano piccioni colorati e cavalli bianchi, interpretato da Andrew Scott (Sherlock, Fleabag), qui vagamente limitato in un ruolo più di apparenza che di sostanza. 

Nonostante sia dichiaratamente una storia sulla ricerca dell'amore, a restare in secondo piano sono proprio le figure maschili, oggetti del desiderio che rappresentano un variegato campionario socio-culturale (dal figlio di un banchiere a un duca francese, da un comunista a un intellettuale accademico di Oxford) ma più scialbi e meno delineati in confronto alla controparte femminile, mentre ciò che spicca davvero nella storia è il rapporto fra le due ragazze, nelle loro vite differenti ma che trovano sempre il modo di intrecciarsi.

Dal punto di vista visivo, è tutto quello che ci si potrebbe aspettare da un prodotto simile, scenografie e costumi colorati e sfarzosi che sono una festa per gli occhi, inquadrature ricche di dettagli, accompagnate da una colonna sonora volutamente anacronistica con molti brani pop e rock.

L'aspetto più interessante sta nel modo in cui le vicende dei personaggi si intrecciano alla Storia, ripercorrendo alcuni decenni segnati da numerosi e importanti cambiamenti attraverso lo sguardo e le esperienze di coloro che, sebbene non in prima linea, finiscono per esserne comunque coinvolti.

Il tono comico e il ritmo veloce della narrazione, scelti forse anche per rendere la storia appetibile al pubblico più giovane, frenano però un maggiore approfondimento di alcune situazioni e caratteri, e finiscono così per stonare parzialmente con le inevitabili parentesi drammatiche, specie nella parte finale.
The Pursuit of Love è quindi una riflessione sulla condizione femminile in un periodo in cui il matrimonio era ancora l'unico mezzo di indipendenza e autoaffermazione, con una storia che rimane sospesa fra tradizione e modernità.

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10