Toy Story 4, la recensione

Toy Story 4 ci ricorda cosa vuol dire l'amicizia e cosa significhi, allo stesso tempo, perdere qualcuno di fondamentale. Una pellicola così profondamente adulta e piena di temi importanti, da rappresentare davvero la degna conclusione della tetralogia legata al bellissimo mondo dei giocattoli.
Toy Story 4, la recensione

Ci sono storie che restano con noi anche molto tempo dopo che se ne sono andate. Ed è indubbio che la storia di Woody, Buzz e di tutti i giocattoli nascosti nella scatola magica della saga di Toy Story entrano di diritto in questo genere di affabulazioni, che sono capaci di scavarti dentro e aprire un sentiero che punta dritto al cuore. Attenzione: per correttezza vi avvisiamo che questa recensione potrebbe contenere spoiler su Toy Story 3, perciò sen on lo avete ancora visto leggete a vostro rischio e pericolo. Ma sappiate anche che non potete andare al cinema a vedere il quarto episodio di questa saga bellissima, senza prima aver visto il capitolo precedente. O meglio, potete farlo, naturalmente, ma è certo che vi perderete gran parte della meraviglia di questa pellicola, che porta la firma di Josh Cooley.

Nel terzo episodio avevamo visto Woody scendere a patti con l'idea che Andy era ormai diventato troppo grande per giocare e che il suo posto non era su uno scaffale a prendere polvere, ma al fianco dei suoi amici storici, in compagnia di una nuova bambina piena di immaginazione dal nome Bonnie. Lo scorso capitolo di Toy Story si concludeva così: con Andy che si allontanava all'orizzonte come un vero e proprio cowboy e lo sceriffo Woody che lo guardava andare via, incontro ad un'altra storia di cui lui non avrebbe fatto parte ma che di sicuro, con la sua amicizia e le sua cieca lealtà nei confronti del bambino, aveva cooperato a costruire. Un finale che avrebbe potuto essere davvero un finale di saga, dal momento che rappresentava un nuovo inizio per tutti i personaggi, che di colpo si trovavano sotto le suole un nuovo nome: non più Andy, ma Bonnie.

 Foto, immagini, locandine Toy Story 4
Foto, immagini, locandine Toy Story 4

Poi, però, è arrivato Toy Story 4, che ci ha fatto capire che la fine non era ancora arrivata e che non tutte le storie si erano concluse. Nel nuovo (e presumibilmente ultimo) capitolo di questa saga d'animazione in cui si è sentita moltissimo la mancanza in sala di doppiaggio di Fabrizio Frizzi, sostituiti dall'Iron-Man Angelo Maggi, siamo portati a vedere come Woody non abbia del tutto superato la "rottura" con Andy e di come cerchi si superare il trauma essendo il migliore amico possibile per Bonnie, anche se questo significa non essere il suo giocattolo preferito. Anche se questo significa prendersi cura di uno strano giocattolo creato da Bonnie con la spazzatura, Forky (Luca Laurenti), che sembra avere difficoltà ad accettare la sua nuova natura. Ed è proprio drante una fuga diForky che Woody, durante un viaggio della famiglia di Bonnie, si imbatte in un negozio di antiquariato dove incontra di nuovo Bo Peep (Cinzia De Carolis), che ora vive senza un bambino, in completa libertà. Sarà Bo ad aiutare Woody a recuperare Forky dalle grinfie di un giocattolo che punta al riproduttore vocale di Woody.

Sarebbe lecito, con Toy Story 3 ancora fresco nella memoria come una ferita ancora aperta, domandarsi se fosse necessario un altro capitolo. A porre questa domanda prima di Toy Story 4 probabilmente la risposta sarebbe stata negativa: insomma, che altro c'era da aggiungere ad una trilogia tanto perfetta? Come si potevano riaprire le porte di un racconto che sembrava essersi posizionato correttamente sulla parola fine? Ma poi abbiamo visto Toy Story 4 e abbiamo capito che la fine non era ancora arrivata e che questa pellicola era necessaria davvero per chiudere il cerchio.

 Foto, immagini, locandine Toy Story 4
Foto, immagini, locandine Toy Story 4

Toy Story 4 ripropone temi cari al franchise, come il senso di lealtà che lega il giocattolo al proprio bambino, ma anche la fedeltà che si deve ai propri amici, a coloro con cui si condividono pavimenti e ante polverose di armadi. È di nuovo un film sull'amicizia, nella sua concezione più alta e più pura, dove la purezza non sta nella mancanza di sbagli, ma nella capacità di perdonare e amare nonostante tutto. Tutti temi che ritroviamo in questo quarto episodio e che in qualche modo sono esasperati dal bisogno di Woody di trovare di nuovo un posto al mondo e, insieme, un ruolo per potersi sentire utile. E d'altra parte è sempre stato Woody il vero protagonista della saga, il giocattolo che più di tutti ha subito un'evoluzione dopo l'altra, che l'ha condotto qui: sul baratro di un'esistenza senza Andy, nel desiderio di vedere apparire sul volto di Bonnie un sorriso felice. Perché se non può rendere felice la sua bambina, che altro resta a Woody? Ed è intorno a questo quesito che il film ruota, portando lo spettatore a confrontarsi con un personaggio più adulto, che si trova però sballottato entro i confini di un'esistenza su cui ha perso il controllo. In qualche modo Toy Story 4 rappresenta l'apocalittico giorno che segue alla fine, quel momento di smarrimento e devastazione emotiva che segue sempre una chiusura.

 Foto, immagini, locandine Toy Story 4
Foto, immagini, locandine Toy Story 4

Tuttavia Toy Story 4 è anche un film che ai temi importanti (e perfettamente rappresentati) controbilancia anche la leggerezza spassosa che contraddistingue le pellicole di casa Pixar. Si ride, durante il film. Si ride molto, soprattutto grazie al personaggio di Forky, sulle cui spalle esili si poggia non solo la vicinanza alla forza dell'immaginazione, ma anche la parte più comica, che si alterna a scene dal tasso così prepotentemente inquietante da far capire come il regista sia stato abile nel creare un film per bambini, ma che fosse totalmente a prova di adulto. Chapeau.

Valutazione di Erika Pomella: 10 su 10
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