Triple Frontier

Triple Frontier, recensione del film di J.C. Chandor



È su Netflix 'Triple Frontier', nuovo film di J.C. Chandor con un cast davvero stellare, che include Charlie Hunnam, Oscar Isaac, Ben Affleck e Garrett Hedlund.

di / 15.03.2019
Triple Frontier

È il volto di Oscar Isaac ad aprire Triple Frontier e ad introdurre lo spettatore all'interno della trama di Triple Frontier, il nuovo film di J.C. Chandor da poco approdato sulla piattaforma Netflix. Ci troviamo in una cittadina che confina con la giungla colombiana; una città fatta dei colori grezzi di costruzioni che sembrano pronti a crollare da un momento all'altro sotto il primo alito di vento. Ma a far tremare la terra sono le esplosioni che circondano una discoteca, in una missione dell'esercito volta a scardinare uno dei narcotrafficanti più famosi della zona. Quindici minuti iniziali che si basano su questo assedio, sulla ricerca di informazioni da parte della polizia e sull'inseguimento di Pope, il personaggio interpretato da Oscar Isaac, che corre per vie difficili da distinguere l'una dall'altra.
Quindici minuti d'apertura e d'azione che mettono subito in chiaro l'allure della pellicola e ci pongono immediatamente davanti al tono del racconto.

Per fermare una volta per tutte il narcotrafficante che vive nascosto in mezzo ad una giunga che sembra in grado di divorare anche il sole, Pope formerà una sua personale squadra d'assalto, composta dal pilota Francisco (Pedro Pascal), lo stratega Tom Davis (Ben Affleck) e i due fratelli William (Charlie Hunnam) e Benny (Garrett Hedlund). Tuttavia l'assalto alla casa del criminale, mista all'avidità di uomini che danzano sulla linea sottile della legge, non andrà affatto come previsto e tutti i personaggi si troveranno costretti ad affrontare un viaggio infernale.

Triple Frontier è un film sporco, un film dove il fango e la pioggia si posano sulla pelle dei personaggi, quasi a voler simboleggiare le loro anime mai interamente pulite, mai completamente innocenti. Gli eroi di questa storia sono uomini che hanno collaborato con l'esercito, che in qualche modo potrebbero rappresentare la legge e la giustizia e che, al tempo stesso, tengono il conto delle vite che hanno spezzato e dei demoni che ancora potrebbero trovarsi davanti, in un percorso che li mette davanti ad una serie di ostacoli inattesi, ma anche a scelte che hanno il potere di gettare una luce sulla loro personalità così come sui loro difetti.

Perché i protagonisti di Triple Frontier grondano di imperfezioni. I fisici asciutti, avvolti in muscoli che guizzano sottole tenute mimetici, sono solo una maschera dietro cui si nasconde ciò che è gretto, ciò che non può essere raccontato alla luce del sole. In questo luogo oscuro che spinge i personaggi ad avanzare ( e a sbagliare) si nasconde l'avidità, l'incertezza, la vigliaccheria nel voler cercare una scorciatoia e, anche, l'arroganza nel pensare di poter agire al di fuori degli schemi. Tutti e cinque i protagonisti sono uomini e forti al tempo stesso, uomini che si muovono confusi in un territorio ostile che nasconde insidie ad ogni pié sospinto.

Ma Triple Frontier è anche la storia di un gruppo di uomini che, dietro la cecità dell'avidità, celano un legame umano che travalica ogni cosa, persino gli sbagli. È la storia di un uomo che chiama a raccolta le persone di cui si fida e gli propone un patto per mettere fine ad una vita fatta di rischi e nocche sporche di sangue. La storia di un uomo che, dopo essere andato in pensione, non è più in grado di riconoscere se stesso e, per questo, di badare alla sua famiglia. La storia di due fratelli, che si cercano costantemente con lo sguardo, che si preoccupano l'uno dell'altro, che nascondo nelle risate esagerate e nei gesti sconsiderati la preoccupazione per l'altro.

Questi uomini sono Masters of War, come racconta la famosa canzone di Bob Dylan che fa da colonna sonora alla pellicola; uomini che, tuttavia, dalla guerra vengono messi in ginocchio, con conseguenze difficili da prevedere. La qual cosa, naturalmente, fa sì che Triple Frontier sia un film pieno di una tensione palpabile, una tensione che ti costringe a stare con i nervi tesi e le ginocchia contro il petto, come se partecipassi anche tu al colpo, come se le lancette del tempo e gli echi dei proiettili fosse così vicino al tuo orecchio da impedirti di ragionare con lucidità.

Triple Frontier è un film che ti spezza il respiro e ti ruba la serenità e che funziona proprio per questo suo lato quasi dannato, per questo suo voler raccontare una lenta (ma inesorabile) discesa all'inferno, senza soffermarsi su facili riflessioni filosofiche e scegliendo invece la via dell'azione, delle fughe roboanti, del cardiopalma. Tutto ciò assicurato dalla bella sceneggiatura che porta la firma anche di Mark Boal, giornalista a cui dobbiamo già film di livello come Zero Dark Thirty e Detroit.

Valutazione di Erika Pomella: 8 su 10