Un anno con Salinger

Un anno con Salinger, la recensione del film con Margaret Qualley e Sigourney Weaver


Come le strade del leggendario autore de 'Il giovane Holden' e di una giovane aspirante scrittrice si sono incrociate nella metà degli anni '90, in un racconto di formazione che è anche un omaggio all'amore per la letteratura.

di / 08.11.2021
Un anno con Salinger

Nel 1995 Joanna Rakoff (Margaret Qualley) è una giovane laureata che lascia la California per trasferirsi a New York e coronare così il suo sogno: vorrebbe diventare scrittrice ma deve inizialmente accontentarsi di un lavoro come assistente di Margaret (Sigourney Weaver), un'agente letteraria che vanta tra i suoi clienti colui che in ufficio viene chiamato confidenzialmente "Jerry", vale a dire J.D. Salinger, l'autore di una pietra miliare della letteratura come Il giovane Holden, che però vive ormai da anni in quasi totale isolamento, senza dare alle stampe nuove opere. Incaricata di leggere e rispondere a tutte le lettere indirizzate al leggendario scrittore, Joanna inizia così a conoscere meglio anche se stessa, mettendo alla prova le proprie capacità e delineando le sue ambizioni per il futuro.
Scritto e diretto dal franco-canadese Philippe Falardeau (candidato all'Oscar per Monsieur Lazhar) basandosi sull'omonimo memoir della stessa Joanna Rakoff, Un anno con Salinger è dunque essenzialmente un racconto di formazione in cui lo scrittore diventa una figura chiave, seppure a distanza, nel percorso della protagonista mentre si fa strada nel mondo del lavoro e dell'età adulta. 

 Il film ha sollevato paragoni principalmente con Il diavolo veste Prada per la contrapposizione tra la giovane impiegata ambiziosa ma insicura, dallo sguardo ingenuo ed entusiasta, e la più matura e navigata donna in carriera, in parte cinica e disillusa, ma dotata di esperienza e acume, mentre attorno a loro si muove il coro greco dei colleghi, dispensatori di umorismo e pillole di saggezza. 

I riferimenti ad autori e opere letterarie sono ovviamente presenti, ma senza diventare esclusivamente una collezione di nomi e citazioni che renderebbero la pellicola accessibile solo a un pubblico di esperti e appassionati; quello che il film sottolinea è piuttosto il potere che ha la scrittura di commuovere le persone, facendole appassionare, riflettere, identificare con i personaggi di carta di cui leggono le avventure: un aspetto, questo, evidenziato con l'espediente di mostrare i fan di Salinger che prendono volto e corpo, leggendo loro stessi le proprie lettere.

Ma la sceneggiatura affronta anche altri temi, tra cui la scrittura intesa come pura espressione artistica e, all'opposto, le esigenze del mercato e del business, la ricerca di un equilibrio tra i gusti personali e il valore o il potenziale di un prodotto, la vita sentimentale che spesso va di pari passo con quella lavorativa, e anche le difficoltà di salute mentale come depressione e bipolarismo. La trama a volte sembra un po' smarrirsi dietro a tutti i suoi fili narrativi, alcuni dei quali (fra cui uno riguardante lo stesso Salinger) vengono accennati per poi però rimanere parzialmente incompiuti, senza approfondimento.

A fare da cornice alla vicenda c'è una New York (ricostruita in realtà a Montreal) bagnata spesso da luci calde e dorate che danno alla città un aspetto quasi fiabesco, come se la protagonista si trovasse nel suo personale Paese delle meraviglie in cui si muove tra edifici art déco e appartamenti fatiscenti, luoghi ricchi di fermento intellettuale in un clima culturalmente un po' snob, liberale ma non troppo; l'atmosfera rétro è accentuata anche dall'avversione di Margaret per le nuove tecnologie, per cui si guarda con sospetto ai computer in favore delle vecchie e rassicuranti macchine da scrivere, e da una colonna sonora in cui si ascoltano brani jazz e di musica classica. 

Un anno con Salinger è quindi un film che offre un altro ruolo da protagonista a Margaret Qualley, figlia d'arte in rapida ascesa, (come dimostra anche il recente successo della serie Netflix Maid), in una commedia elegante nella forma e dal tocco piuttosto leggero nella narrazione, che all'aria vintage unisce temi eternamente attuali come le incertezze e le sfide legate al crescere e cercare il proprio posto nel mondo, senza perdere di vista l'incanto e la passione. 

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10