Watcher

Watcher, recensione del thriller con Maika Monroe


Un thriller interamente ambientato a Bucarest, in cui una giovane donna, trasferitasi nella città rumena a seguito del marito, si ritrova vittima delle attenzioni di un misterioso uomo sconosciuto, e deve capire se siano solo paranoie legate alla solitudine o se abbia di fronte un pericolo reale.

di / 06.09.2022
Watcher

Julia (Maika Monroe) e suo marito Francis (Karl Glusman) lasciano gli Stati Uniti per andare a vivere a Bucarest dove lui, rumeno per parte di madre, è stato trasferito per lavoro e lei, ex attrice, lo segue in attesa di decidere cosa fare della sua vita. Julia trascorre così le sue giornate per lo più da sola, cercando di familiarizzare con quella che è la sua nuova città e imparare la lingua, quando comincia ad avere la sensazione di essere seguita e spiata da un uomo che vive nel palazzo di fronte; inoltre lei e Francis vengono a sapere che di recente la città è stata scossa da una serie di omicidi, apparentemente riconducibili a un serial killer, che prende di mira giovani donne. Julia deve quindi provare a capire se le sue siano paranoie oppure timori fondati.

Watcher è l'esordio nel lungometraggio della regista e sceneggiatrice americana Chloe Okuno, ed è un thriller che ruota attorno a stalking e voyeurismo, temi già abbondantemente frequentati e sempre attuali al cinema (e tristemente, come ben sappiamo, anche nella realtà). Al centro della storia c'è infatti una giovane donna vittima di attenzioni non ricercate né gradite, che spingono non solo a chiedersi se siano frutto dell'immaginazione, magari anche a causa della solitudine e dello spaesamento di trovarsi in un luogo ancora estraneo, ma anche a dover insistere con le altre persone, specialmente uomini, affinché le proprie testimonianze siano ritenute veritiere e attendibili; gli uomini sanno dimostrarsi comprensivi e protettivi, ma anche scarsamente tolleranti, distanti, se non proprio violenti, e sta quindi alla donna decidere se subire gli abusi o reagire e lottare per difendere se stessa.

Il film ha dunque un impianto piuttosto semplice, con alcuni elementi, sia nella trama che per quanto riguarda il disegno dei personaggi, che riecheggiano modelli preconfezionati e dunque poco succosi; la messa in scena, però, non sfoggia immagini patinate e scene d'azione fragorose, bensì uno stile più quieto e minimalista (non a caso il film è stato presentato al Sundance, la culla del cinema indipendente americano): la storia infatti fa montare la tensione lentamente, poco alla volta, senza mostrare violenza esplicita per la maggior parte della sua durata, ma come l'angoscia vada a insinuarsi nelle pieghe della vita quotidiana. Anche Maika Monroe (rivelatasi con l'horror It follows) offre un'interpretazione per lo più interiorizzata, ed è azzeccata la scelta di un volto come quello di Burn Gorman, che ha il giusto physique du role per il suo personaggio.

Per tono e atmosfere il film ha suscitato paragoni con alcuni dei maestri europei del thriller, Polanski e addirittura Hitchcock, ma ci sono anche richiami all'horror anni Settanta, vedi il nostro Dario Argento. L'ambientazione gioca sicuramente un ruolo importante, a cominciare dal senso di isolamento della protagonista che, come lo spettatore, assiste spesso impotente a conversazioni in una lingua che non riesce a capire; la Bucarest del film, che vediamo per lo più di notte o in grigie giornate di pioggia, è raffigurata come una città dalla sua bellezza e fascino gotico ma un po' decadente, che nonostante i tocchi di modernità sembra riportare indietro nel tempo in certi tratti, con i suoi palazzoni dall'architettura antiquata, cinema dove si proiettano vecchie pellicole, misteriosi club nascosti sottoterra.

Watcher è quindi un film che ripropone un'idea già molto sfruttata, ma con uno sguardo femminile che ne evidenzia l'aspetto psicologico e gli agganci con un contesto d'attualità e dagli echi veritieri, rimarcando forza e ingegno delle donne davanti alla prevaricazione sottile quando non è esplicita, e una malvagità per cui, così come viene mostrata nella storia, non ci sono scuse né spiegazioni. 

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10