Zeroville, recensione del film di e con James Franco



James Franco è regista e protagonista di un film che racconta la Hollywood di un tempo, tra realtà e fantasia, in una storia bizzarra a cui spesso è difficile trovare un senso.

di / 16.11.2020
Zeroville, recensione del film di e con James Franco

Un paio di baffoni e la testa rasata, sulla cui nuca spicca il tatuaggio che ritrae i volti di Elizabeth Taylor e Montgomery Clift nel film Un posto al sole: è questo il look distintivo di Ike "Vikar" Jerome (James Franco), un ex seminarista che nel 1969 arriva a Hollywood con il sogno di lavorare nel mondo del cinema. Dopo una serie di incontri con bizzarri personaggi, come il Vichingo (Seth Rogen), Vikar comincia a farsi notare come montatore e nel frattempo sviluppa un'ossessione per una giovane e bellissima attrice dal passato misterioso, Soledad Paladin (Megan Fox). 

Zeroville è diretto e interpretato da James Franco, ed è tratto dall'omonimo romanzo del 2007 di Steve Erickson, e arriva adesso nel nostro Paese in homevideo dopo una genesi travagliata: le riprese sono infatti iniziate ben sei anni fa, ma il film è rimasto poi bloccato in un limbo a causa della bancarotta della sua casa di distribuzione; difficile dire se il prodotto finale abbia sofferto dell'attesa, se sia stato rimaneggiato o se sia comunque vicino alle intenzioni iniziali dell'autore, ma certo è che il risultato lascia perplessi.

La trama somiglia infatti a un viaggio nella mente del protagonista, perso nelle sue ossessioni e in preda a incubi ricorrenti, che si traducono in una narrazione dallo stile "allucinato", quasi onirico e vaneggiante.
La storia procede tra balzi ed ellissi temporali, senza mai dare l'impressione di decollare del tutto, con personaggi che entrano ed escono bruscamente di scena, digressioni poco chiare, situazioni ripetute e opportunità troncate di netto. 

Il film continua dunque a calcare il confine tra realtà e fantasia, concentrandosi soprattutto sul rapporto tormentato e dannato tra Vikar e Soledad, senza però che questo possieda la forza per diventare un'epica storia di passione che tenga alta l'attenzione dello spettatore. Anche i personaggi sono un anello debole del film, non abbastanza approfonditi da provocare empatia ma non abbastanza incisivi né originali come caratteristi sopra le righe, a eccezione del divertente rapinatore cinefilo.

Zeroville vuole anche essere un omaggio al mondo del cinema e alle star della Hollywood che fu, capaci di far sognare e innamorare: ci sono riferimenti alla lavorazione di film celebri come Love story e Apocalypse now, e anche il Festival del cinema di Venezia ha un ruolo nella storia (con tanto di cameo di Alberto Barbera, nella realtà direttore della Mostra); viene lasciato in secondo piano però il contesto storico-temporale, con un accenno alle stragi di Charles Manson e dei suoi seguaci che, di fatto, si limita a una scena iniziale e poi viene abbandonato.

Un film deludente, insomma, che magari col tempo diventerà di culto, ma che è ben diverso da The disaster artist dello stesso James Franco, altro film sui retroscena del mondo del cinema.

Valutazione di Matilde Capozio: 4 su 10
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