Alice e Il Sindaco (2019)

Alice et le maire

Locandina Alice e Il Sindaco
Alice e Il Sindaco (Alice et le maire) è un film prodotto da Bizibi nel 2019 in Francia, di genere Commedia e Drammatico diretto da Nicolas Pariser. Dura circa 103 minuti. Il cast include Fabrice Luchini, Anaïs Demoustier, Nora Hamzawi, Léonie Simaga, Antoine Reinartz, Maud Wyler, Alexandre Steiger, Pascal Rénéric, Thomas Rortais, Thomas Chabrol. In Italia, esce al cinema il 6 Febbraio 2020 distribuito da Movies Inspired. In vendita in DVD dal 20 Maggio 2020. Disponibile in VoD dal 8 Maggio 2020.

TRAMA

Il film racconta la storia del sindaco di Lione, Paul Théraneau (Fabrice Luchini), travolto da una crisi esistenziale. Dopo anni di attività politica, l'uomo non ha più nessuna idea programmatica. Per risolvere i suoi problemi ingaggia una giovane e brillante filosofa: Alice Heimann (Anaïs Demoustier). La collaborazione risulterà complicata ma proficua e li obbligherà a confrontarsi, sconvolgendo le loro solide certezze.

Info Tecniche e Distribuzione

Data di Uscita ITA: Giovedì 6 Febbraio 2020
06/02/2020
Prima Uscita: 02/10/2019 (Francia)
Genere: Commedia, Drammatico
Nazione: Francia - 2019
Formato: Colore
Durata: 103 minuti
Produzione: Bizibi, Scope Pictures (co-produzione), Bizibi (co-produzione), Arte France Cinema (co-produzione), Auvergne-Rhône-Alpes Cinéma (co-produzione), Les Films Du 10 (co-produzione), Canal+ (partecipazione), Cine+ (partecipazione), Regione Auvergne-Rhône-Alpes (partecipazione), Cofinova 15 (in associazione con), Cinecap 12 (in associazione con), Cineventure 4 (in associazione con), Sg Image (in associazione con), Cinemage 13 (in associazione con)
Distribuzione: Movies Inspired
In HomeVideo: in Digitale da Venerdì 8 Maggio 2020 e in DVD da Mercoledì 20 Maggio 2020 [scopri DVD e Blu-ray]

Cast e personaggi

Regia: Nicolas Pariser
Sceneggiatura: Nicolas Pariser
Musiche: Benjamin Esdraffo
Fotografia: Sébastien Buchmann
Scenografia: Wouter Zoon
Montaggio: Christel Dewynter
Costumi: Anne-Sophie Gledhill

Cast Artistico e Ruoli:
foto Fabrice LuchiniFabrice Luchini
Paul Theraneau
foto Anaïs DemoustierAnaïs Demoustier
Alice Heimann
foto Nora HamzawiNora Hamzawi
Mélinda
foto Léonie SimagaLéonie Simaga
Isabelle Leinsdorf
foto Maud WylerMaud Wyler
Delphine
foto Thomas ChabrolThomas Chabrol
Patrick BRAC

Produttori:
Emmanuel Agneray (Produttore)
Altro cast:
Trucco: Michelle Constantinides. Casting: Youna De Peretti. Direttore Di Produzione: Sébastien Autret.

Immagini

[Schermo Intero]

INTERVISTA AL REGISTA

Qual è stato il punto di partenza del film?
All'origine del film c'era la voglia di lavorare con Fabrice Luchini, un attore che ammiro da molto tempo. E poi tendo ad accumulare frammenti di progetti che non mi sembrano sufficienti per diventare dei lungometraggi. Devo mescolarne due o persino tre per arrivare a immaginare un vero lungometraggio. Qualche anno fa ho visto al cinema il documentario Le Président di Yves Jeuland, e mi ha fatto venire voglia di girare un film di finzione su un pittoresco presidente di regione che porta con sé, dovunque vada, una giovane assistente intellettuale.
Avevo anche un altro progetto su una ragazza che non sa cosa fare della sua vita e prova un mestiere diverso dopo l'altro. Si è laureata in Scienze politiche e quindi vuole impegnarsi in politica, poi fa del teatro, si mette alla prova con il digiuno: cerca se stessa perché non sente una vera vocazione. Ho mescolato questi due progetti, ma avevo l'impressione che mancasse ancora qualcosa. Allora mi è venuto in mente L'uomo senza qualità di Robert Musil, di cui uno dei primi film amatoriali che avevo girato quando ero studente ne era un vago adattamento. Per me è davvero un libro fondamentale, il libro cardine dei miei 25 anni. Musil mi ha aiutato a legare i due progetti. L'idea di "Lione 2500" in Alice e il sindaco, per esempio, è ricalcata sull'Azione Parallela, ovvero la costruzione di un grande evento politico che nel romanzo si rivela un guazzabuglio inconcludente.

Di fronte al film è difficile non pensare a L'Albero, il sindaco e la mediateca e al cinema di Éric Rohmer.
Devo dire che l'opera di Éric Rohmer, nel suo insieme, mi ha molto influenzato. All'inizio, volevo che il film fosse una semplice successione di scene tra Alice e il sindaco, una sorta di serie di "dialoghi filosofici", ma sarebbe stato indubbiamente troppo teorico, servivano delle cose aggiuntive. Allora ho costruito un racconto intorno a delle grandi sequenze dialogate, che è poi la struttura di molti film di Rohmer. Tra l'altro, i soli corsi pratici di cinema che abbia mai seguito sono stati proprio quelli di Éric Rohmer alla Sorbonne. Il mio debito nei suoi confronti, come cineasta e come professore, è infinito.
Mi piace anche che Rohmer si presentasse come un regista di film d'azione, in quanto la parola non aveva per lui solo valore in se stessa, ma era anche un'azione. Voglio dire che non è il dialogo che racconta o fa avanzare direttamente il racconto: il dialogo è una delle modalità d'azione dei personaggi, ma la storia viene tessuta altrove.
Così, ne La mia notte con Maud per esempio, i personaggi parlano della "scommessa" di Pascal durante una cena a Clermont-Ferrand, ma la scena racconta in effetti la nascita di una contorta relazione amorosa a tre. Sono la regia, i gesti degli attori, le loro espressioni e la loro maniera di usare la parola per sedurre o convincere che costituiscono il cuore del film.
Nel mio film, i personaggi parlano solo di politica: era una delle sfide iniziali e credo di averla vinta. In compenso, quello che il film racconta non può essere ridotto al contenuto di queste conversazioni, ma le anime dei personaggi si rivelano attraverso di esse. Almeno è quello che spero.

Oltre a Rohmer, sente di aver avuto altre influenze particolari?
Con Fabrice Luchini abbiamo parlato a lungo dei film di e con Sacha Guitry. Come il sindaco, gli eroi impersonati da Guitry parlano molto e si comportano come se si stessero esibendo. Sembra che si trovino sempre su un palcoscenico ma, all'improvviso, quasi con violenza, si manifesta la loro natura più intima, e questo è emozionante. Nella descrizione della vita della sua amministrazione municipale, ho pensato molto alla serie West Wing di Aaron Sorkin: mi piacevano tutti quei personaggi che parlano di politica mentre camminano e lavorano sempre.

Ha diretto i suoi protagonisti in qualche maniera particolare?
Secondo me la direzione degli attori non esiste. Nel momento in cui ho scelto Fabrice Luchini, e dato che c'è un copione estremamente rigido e che lui lo interpreta da grande attore qual è, non ho nessun bisogno di dirigerlo. Per me, la "direzione" sta nell'avergli imposto quel testo preciso. Anaïs Demoustier è un'attrice straordinariamente dotata e così non c'è stato bisogno di dirigere nemmeno lei. Ha la grande capacità di riuscire a rendere naturale e vivo qualsiasi copione. Il mio lavoro consiste semplicemente nello stabilire i limiti all'interno dei quali i miei attori possano "vivere".

Perché ha scelto di girare in 35mm?
Prima di tutto perché non amo il digitale, di solito mi sembra molto brutto. Esistono ovviamente dei magnifici film girati con una strumentazione digitale, ma sono opere che, per una ragione o per l'altra, non sono pensabili al di fuori di quella tecnica. Citando a caso: Neon Demon di Nicolas Winding Refn, Miami Vice di Michael Mann, i film di Abdellatif Kechiche oppure l'ultima stagione di Twin Peaks di David Lynch. Purtroppo oggi, in Francia, il digitale è spesso una semplice questione di risparmio nel budget di un film e non si riflette abbastanza su quello che comporta. In effetti, quello che mi infastidisce è girare in digitale come se fosse in 35mm, mentre risulta inevitabilmente peggiore per la pelle dei personaggi, i colori, la grana dell'immagine… E poi siamo ancora in un'epoca in cui la memoria dei film che abbiamo amato è fatta di film girati su pellicola. Non penso che si possa passare così dal nitrato d'argento al digitale senza riflettere su quello che facciamo e senza considerare la perdita immensa che comporta.

Il personaggio di Luchini è ambiguo: a differenza della sua cerchia, è consapevole di aver smesso di pensare, eppure continua a lavorare con essa.
Non riesco a odiare davvero i politici. Credo che sia sterile. Possiamo odiare e combattere un sistema di potere, ma metterlo esclusivamente sulle spalle dei politici, questo mi sembra assurdo. Non volevo, dunque, presentare un uomo politico condannabile semplicemente perché fa quel mestiere. D'altra parte non volevo nemmeno essere indulgente e che si potesse dire «fa del suo meglio!». Non bisognava sottovalutare il fallimento a cui partecipa. È stato un equilibrio difficile da trovare.

Alice parla con il sindaco sempre tra due riunioni, durante uno spostamento, lungo un corridoio… Sono sempre in movimento.
Mi sembrava interessante, dal punto di vista narrativo e visivo, che Alice non avesse alcun posto determinato nell'agenda del sindaco. Lei si insinua nei vuoti, così ho potuto variare i luoghi in cui dialogano. Volevo anche filmare tutti i linguaggi politici possibili: quello tecnico, lirico, le negoziazioni, la scrittura di un discorso, che non è la stessa cosa della sua lettura in pubblico. All'inizio del film il sindaco tiene un discorso, alla fine ne scrive uno. Il film è anche una variazione su tutte le forme del linguaggio politico.

Come Pierre Blum ne Le Grand Jeu, Alice è un'osservatrice del mondo politico, scivola sulla superficie delle apparenze…
Sì, credo che questa idea mi venga da Musil. Robert Musil ha una prospettiva da pensatore sugli eventi politici del suo tempo, ma allo stesso tempo non guarda mai le cose dall'alto in basso. Prende tutto sul serio: analizza e discute il libro pieno di idiozie di un politico del suo tempo nello stesso modo con cui affronta un'opera di valore. Non è mai altezzoso, nonostante sia un intellettuale molto serio e un grande artista. Allo stesso modo, non volevo che Alice considerasse a priori dall'alto il funzionamento dell'amministrazione. Il suo atteggiamento è privo di superiorità, la spocchia mi dà molto fastidio. Per esempio, quando le parlano nel gergo della comunicazione politica, lei cerca prima di tutto di capire. Non si mette nella posizione di quella che non si lascia infinocchiare, vuole giocare la partita fino in fondo ed essere leale all'amministrazione comunale, anche quando questa lealtà pone dei problemi.

Come ne Le Grand Jeu, lei filma l'opposizione tra il vecchio mondo e il nuovo. Da una parte la letteratura, i libri, la teoria politica, dall'altro i tecnocrati, i comunicatori, la neolingua… Da un lato il pensiero e dall'altro l'azione.
Come ne Le Grand Jeu mi chiedo: perché quelli che agiscono non pensano e perché quelli che pensano non agiscono? Nella mia esperienza personale, non ho mai incontrato qualcuno che agiva che si è fermato a pensare. In compenso, ho incontrato molte persone che pensavano e che, nel momento in cui hanno cominciato ad agire, hanno smesso di pensare.

Una cosa esclude l'altra?
Vorrei che non fosse così.

Che cosa significa questo per la nostra democrazia?
Nei grandi film politici americani, c'è sempre l'utopia di una democrazia in cui si possa pensare, discutere e agire. Oggi, questa articolazione pensare-discutere-agire sembra non funzionare più. La crisi di questa articolazione è mortale per la democrazia e il film parla di questo. Il sindaco agisce senza pensare, e, nel momento in cui ricomincia a pensare un po', questo mette in pericolo la sua capacità di agire.
Il mio film parla della crisi della democrazia. Credo che stiamo arrivando alla fine di un ciclo, voglio mostrare la pericolosa situazione nella quale ci troviamo oggi. I politici continuano a comportarsi come se avessero ancora dei margini di manovra che non hanno più e i cittadini si comportano come se bastasse prendere qualche provvedimento per ritornare a uno stato precedente della Storia, uno stato del quale non erano d'altronde per niente soddisfatti. Secondo me, stiamo vivendo qualcosa d'inedito, soprattutto a causa della questione ecologica. Il sindaco incarna questo momento di crisi acuta.

Alice mangia e dorme in ufficio. Non ha una grande vita privata…
Volevo fare un film dove si vedessero persone al lavoro, cosa che mi sembra abbastanza rara nel cinema francese. Si vedono spesso i personaggi che escono dal lavoro e tanto basta. In Alice e il sindaco, i personaggi non fanno altro che lavorare. Un po' come ne Il fiume rosso di Howard Hawks, dove gli eroi sono alle prese con il bestiame per tutto il film. Bisogna sempre pagare un tributo al cinema americano e il mio tributo è questo: filmare personaggi che lavorano per tutto il tempo. Poi, racconto la storia di qualcuno che non pensa ma che ha una vocazione (il sindaco) e di qualcuno che pensa ma non ha vocazione (Alice). A scuola ci dicono che troveremo la nostra strada a forza di studiare, attraverso l'educazione. Invece, se mi guardo attorno, mi colpisce come l'istruzione e la cultura non riescano a fare chiarezza su quello che abbiamo voglia di fare. Al limite, oggi più si è colti più ci si sente sperduti.

La regia è molto classica. C'è tuttavia quel lungo piano sequenza in cui Alice e il sindaco scrivono insieme un discorso senza mai essere interrotti, come invece accade nel resto del film. Hanno finalmente un momento per loro. I personaggi e la regia si acquietano.
Non si ha molto tempo per pensare in un'amministrazione comunale, Alice e il sindaco sono continuamente interrotti, i loro scambi sono quasi sempre momenti rubati. All'inizio del racconto li riprendo soprattutto in campo e contro-campo perché ognuno rimane nel suo spazio, è una forma di confronto. Man mano che il film procede, si trovano sempre più spesso nella stessa inquadratura e alla fine hanno un piano sequenza tutto per loro. Scrivono un testo insieme, che è un po' una sorta di comunione delle loro anime, a mio vedere. Per la prima volta il tempo della sequenza coincide esattamente con il tempo dei loro pensieri.

HomeVideo


Alice e Il Sindaco disponibile in Digitale da Venerdì 8 Maggio 2020 e in DVD da Mercoledì 20 Maggio 2020
(06/02/2020).

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