Black Star (2012)

Black Star

Locandina Black Star
Black Star (Black Star) è un film del 2012 prodotto in Italia, di genere Drammatico e Sportivo diretto da Francesco Castellani. Dura circa 100 Min minuti. Black Star è liberamente ispirato ad una vera squadra di calcio di rifugiati, la 'Liberi Nantes Football Club'. Il cast include Marco Marzocca, Luca Di Prospero, Alessandro Procoli, Gabriele Geri, Vincenzo Zampa, Paolo Giovannucci.

TRAMA

Quattro amici italiani gestiscono una squadra di calcio di rifugiati politici con l'obiettivo di farla partecipare al campionato cittadino. In estate ottengono in gestione un campo di calcio abbandonato nel cuore del quartiere Pietralata, ma si trovano a fronteggiare l'opposizione di un gruppo di abitanti che hanno fondato un comitato di quartiere per rivendicare l'uso del campo. Grazie a un abile avvocato, il comitato ottiene un'ordinanza di sgombero. Pur di non rinunciare al proprio sogno, i ragazzi della squadra reagiscono barricandosi nel campo per quattro giorni, fino a un imprevedibile epilogo durante la notte di San Lorenzo.

Info Tecniche e Distribuzione

Genere: Drammatico, Sportivo
Nazione: Italia - 2012
Formato: Colore
Durata: 100 Min minuti
Produzione: Point Films in collaborazione con Rai Cinema
Note:
Presentato fuori concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2012
Soggetto:
Black Star è liberamente ispirato ad una vera squadra di calcio di rifugiati, la 'Liberi Nantes Football Club'.

Cast e personaggi

Regia: Francesco Castellani

Cast Artistico e Ruoli:

Liberi Nantes Associazione Sportiva Dilettantistica 

La Liberi Nantes Associazione Sportiva Dilettantistica nasce nel 2007 e ha come fine statutario quello di promuovere, diffondere e garantire la libertà di accesso all'attività sportiva a quelle donne e a quegli uomini che per i motivi più differenti, ma sempre e comunque drammatici e laceranti, hanno dovuto lasciare il proprio paese e i propri affetti, per scappare da qualcosa o da qualcuno che nega loro la dignità di esseri umani e la libertà di poterlo esprimere senza rischiare di subire ritorsioni, traumi e violenze, spesso inaudite.Questo popolo di donne, di uomini e di bambini, arriva da noi avendo spesso come unico bagaglio l'ansia della fuga e il dramma del non ritorno. È un popolo che si muove tra terra e mare, lungo le rotte del traffico di esseri umani, un popolo che migra alla ricerca di una terra dove andare, di un luogo dove fermarsi e ricominciare. Rifugiati, Richiedenti Asilo, in due parole migranti forzati, coloro che sono obbligati a partire e ai quali è impedito di tornare.Liberi Nantes nasce pertanto per dare asilo attraverso lo sport, convinti che si può accogliere chi ne ha bisogno anche su un campo di calcio, in una palestra o tra le corsie di una piscina, perché ritornare a giocare è, per certi versi, ritornare a vivere, davvero.

Parola al regista

Ho conosciuto la squadra nel 2007 su un polveroso cam­po di calcio della periferia romana in occasione di una partita contro una squadra di ragazzi romani. In campo appariva uno striscione: "FREE TO PLAY" c'era scritto. Credo che la suggestione di partenza del film sia stata proprio in quel "liberi di giocare"; l'aspirazione cioè ad uno spazio di gioco che è anche di vita e di espressione. Un bisogno comune a tutti, che vale per un campo su cui giocare ma vale per la vita, per il lavoro, per il talento e per l'amore; vale per un rifugiato, per un clandestino, ma anche per un qualunque ragazzo italiano. Tutti cerchiamo la nostra stra­da, il nostro destino e una dimensione di vita da vivere liberamente. E tutti allo stesso modo questa possibile libertà la sentiamo minacciata dalla precarietà e dalla paura. Il film racconta una disputa di quartiere per un campo di calcio abbandonato, una vera e propria "guerra tra poveri", che è anche una scoperta dell'Altro. I personaggi che nel corso della vicenda si confrontano e si scontrano, fanno da specchio alle pulsioni e alle paure a cui ci spinge il disagio di vivere il nostro tempo, ma sono anche il riflesso dei sentimenti e degli slanci istintivi che possono darci la forza di cambiare una situazione. Non volevo realizzare un film "sulla Migrazione" ma raccontare piuttosto una storia di relazioni umane in bilico tra commedia e tensione. Il fenomeno della migrazione entra di riflesso nella vicenda, come catalizzatore di tensioni tra persone calate in una realtà quotidiana nella quale l'incertezza e la precarietà del vivere accomunano migranti e non migranti, ugualmente privi di identità e stabilità.

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