Captive State (2019)

Captive State

Locandina Captive State
Captive State (Captive State) è un film di genere Sci-Fi e Thriller di durata circa 109 minuti diretto da Rupert Wyatt con protagonisti Vera Farmiga, Madeline Brewer, John Goodman, Machine Gun Kelly, Ashton Sanders, Alan Ruck.
Prodotto da DreamWorks nel 2019 in USA [Uscita Originale il 29/03/2019 (USA)] esce in Italia Giovedì 28 Marzo 2019

TRAMA

Captive State descrive una Chicago irriconoscibile, ed è ambientata dieci anni dopo che la città è stata occupata da alcune forze extraterrestri. Questo espediente fantascientifico serve per raccontare i pericoli che corrono oggigiorno le libertà civili e il ruolo del dissenso all'interno di una società autoritaria. Il tutto viene visto attraverso gli occhi di due Fratelli, che dopo l'invasione aliena rimarranno separati per molto tempo, e si riuniranno solo quando il maggiore dei due guiderà un piccolo gruppo di rivoluzionari intenzionati a mettere fuori uso il sistema di tracciamento alieno che si trova in cima alla Sears Tower. Se avrà successo, la missione potrebbe significare non solo la sconfitta degli alieni, ma anche la liberazione della razza umana. 

Data di Uscita ITA: Giovedì 28 Marzo 2019
Data di Uscita USA: Venerdì 29 Marzo 2019
Data di Uscita Originale: 29/03/2019 (USA)
Genere: Sci-Fi, Thriller
Nazione: USA - 2019
Formato: Colore
Durata: 109 minuti
Produzione: DreamWorks, Amblin Partners, Lightfuse and Gettaway, Participant Media
Box Office: USA: 5.229.660 dollari | Italia: 161.630 euro
In HomeVideo: in Digitale da Giovedì 11 Luglio 2019 e in DVD da Giovedì 11 Luglio 2019 [scopri DVD e Blu-ray]

Prossimi passaggi in TV:
Giovedì 09 Luglio ore 12:05 su Sky Cinema Suspense
Venerdì 10 Luglio ore 05:10 su Sky Cinema Suspense

Recensioni redazione

Captive StateCaptive State, recensione del film di Rupert Wyatt

6/10
Jacopo Artuso
Captive State si presenta al meglio nella costruzione di un'occupazione aliena credibile e inedita, ma inciampa della caratterizzazione dei personaggi e nelle scene d'azione.

Immagini

[Schermo Intero]
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Foto e Immagini Captive State
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Tra le altre location usate per le riprese del film ci sono il campus dell'Università di IllinoisChicago, a est di Pilsen, e due location in prossimità delle rive di un lago: lo stadio Soldier Field (patria dei Chicago Bears, della NFL) e il McCormick Place, il più grande centro congressi del Nord America. Wyatt, inoltre, ha spinto la produzione in alcuni luoghi nascosti e sconosciuti della città, dove nessun altro filmmaker aveva mai girato prima, allo scopo di dare al suo film un aspetto il più possibile soprannaturale.

LA STORIA

"Più che di una storia d'invasione aliena è una storia di occupazione aliena", spiega il regista Rupert Wyatt. "Le storie fantascientifiche di maggior successo sono sempre quelle che, in un modo o nell'altro, rispecchiano la nostra società. Secondo me, Philip K. Dick è uno dei più grandi scrittori di fantascienza di tutti i tempi perché è sempre stato capace di raccontare delle storie nelle quali noi come società riusciamo a immedesimarci".

"Essendo questa una storia di fantascienza, o meglio una storia di fantascienza in stile retrò, volevo riuscire a creare un intero mondo e una mitologia completa", racconta Wyatt riguardo il modo in cui ha sviluppato la storia. "Il film è ambientato nel futuro, e più precisamente nel 2025, e cioè nove anni dopo l'invasione aliena. Ho preso ispirazione da quello che sta accadendo nel nostro mondo oggi dal punto di vista sociale, politico e ambientale, e l'ho esasperarto. Volevo creare un mondo che fosse ancora riconoscibile, ma nel quale le libertà civili vengono negate e la tecnologia è regredita. La mia idea era di creare qualcosa in cui potessimo ancora rispecchiarci, ma in un'ottica fantascientifica".

Il produttore David Crockett racconta la storia del film, "Captive State è ambientato nove anni dopo che gli alieni hanno invaso la Terra. Non è un film di fantascienza ambientato in un altro mondo, ha un'ambientazione molto realistica". Anche l'attore esordiente Jonathan Majors, che interpreta il ruolo di un militante che si ribella contro l'occupazione, ribadisce questo concetto: "Questo non è Star Trek. Non è Star Wars. È un mondo che somiglia molto al nostro mondo attuale".

Crocket interviene spiegando che: "Il film racconta la storia di un piccolo gruppo di ribelli di Chicago, provenienti da ambienti e da realtà diversi. Io non la considero una storia distopica o Orwelliana, anche se indubbiamente alcuni di quegli aspetti sono presenti nel film. La storia è ambientata in un mondo non dissimile dal nostro. Se dovessi trovare delle analogie tra Captive State e il nostro mondo, credo che il parallelo più simile sarebbe la Germania Nazista, o l'Unione Sovietica di Stalin. In pratica è un regime totalitario che controlla le libertà civili fondamentali e l'esistenza stessa delle persone".

Nel breve prologo ricco d'azione Wyatt fa partire il suo racconto ammonitore nell'anno 2016, con un'invasione da parte degli alieni, e lo ambienta nel cuore stesso dell'America, a Chicago; subito dopo introduce una famiglia Afro-Americana di quattro persone che cerca di sfuggire al massacro: un agente di polizia, sua moglie insegnante e i loro due figli, di 11 e 15 anni.

L'invasione prende una svolta drammatica quando gli alieni rendono inutilizzabili tutte le apparecchiature elettroniche e digitali (veicoli, cellulari, computer), ossia TUTTO ciò da cui l'umanità dipende per le sue comunicazioni quotidiane e la sua stessa esistenza. Mentre tentano di fuggire l'uomo e la donna muoiono tragicamente… ma questi colossali umanoidi mascherati, che intravediamo attraverso il parabrezza della loro auto, risparmiano Rafe e suo fratello più piccolo, Gabriel.

Prima di compiere un salto in avanti di nove anni, vediamo comparire un messaggio misterioso proveniente da un'organizzazione sconosciuta, che mette in guardia su quello a cui la città e la razza umana stanno andando in contro, e spiega cosa fare per rovesciare questo "stato di prigionia".

Nove anni dopo, nell'anno 2025, un fascio di luce scintilla dalla Sears Tower, il grattacielo simbolo della città, un tempo l'edificio più alto d'America e ora situato in una parte della città inaccessibile, chiamata "La zona chiusa". Simile alla Green Zone irachena o al muro di Berlino, la "zona chiusa" è un'area immensa. È stata costruita dagli invasori alieni nel centro della città ed è la loro fortezza. Qui essi si nascondono sottoterra dagli abitanti della città, molti dei quali non hanno mai visto un extraterrestre. Questa cittadella serve anche a proteggere il grattacielo dagli attacchi esterni.

Il faro in cima alla Sears Tower risplende ogni giorno sulla città ridotta in rovine.  Il suo scopo è sorvegliare e monitorare ogni singolo essere umano (ciascuno di loro ha un microchip istallato chirurgicamente nel collo), e ha riportato la società umana, fino a poco tempo prima completamente dipendente dalla tecnologia, al medioevo. Nove anni dopo l'invasione, ogni strumento elettronico è diventato completamente obsoleto e non ci sono più contatti tra la città e il mondo esterno.

Chicago ormai è una città in rovine e sospesa nel tempo. La popolazione vive sotto la legge marziale ed è governata dall'oscurità da due diversi ranghi di esseri alieni: i Legislatori, che comandano, e i Cacciatori, dei mercenari alti due metri che hanno il compito di far rispettare la legge.

Wyatt racconta la storia attraverso gli occhi dei due fratelli sopravvissuti. Quelli di Gabriel, ormai ventenne, che durante il giorno lavora in una noiosa fabbrica e di notte insieme a un suo amico vende i chip di dati al mercato nero, e ruba e rivende illegalmente ogni sorta di file digitale (foto, musica) risalente a prima dell'invasione. E quelli di suo fratello più grande Rafe, che è diventato una figura misteriosa. I due non si vedono da quattro anni, e si vocifera che Rafe sia morto. Dopo la morte dei loro genitori, Rafe si era occupato di crescere suo fratello minore, fino al giorno in cui lo ha abbandonato per un bene maggiore ed è entrato a far parte del gruppo di ribelli determinati a combattere l'occupazione.

Ma un giorno i due fratelli si ritrovano e Gabriel scopre che Rafe ha vissuto sottoterra ed ha assunto l'identità di un fuggitivo chiamato "La Fenice". Rafe ora fa parte di un piccolo Gruppo di dissidenti che guidano la rivolta per sovvertire il potere alieno e che vogliono fare esplodere la Sears Tower per distruggere il sistema di sorveglianza in cima al grattacielo, a quasi 500 metri di altezza dal suolo. E se avranno successo, la città potrà finalmente riallacciare i contatti con il mondo esterno.

Oltre a dover sfuggire alle forze degli invasori, i rivoluzionari devono anche stare alla larga dagli agenti delle forze di polizia locali che hanno scelto di collaborare con gli invasori alieni. Uno di essi un tempo era un agente di nome William Mulligan, ed oggi è uno stoico professionista che vive un profondo conflitto tra la lealtà verso il dovere e quella nei confronti del suo ex-collega, il padre dei fratelli rimasto ucciso durante l'invasione.

Diviso tra la compassione verso i due giovani e l'obbligo di sgominare il piano ordito dai ribelli, Mulligan monitora costantemente i movimenti di Gabriel, sperando inconsapevolmente di riuscire a condurlo da suo fratello, che ora ha abbracciato una dottrina per lui inaccettabile.

Esistere è resistere!

Wyatt ha tratto ispirazione per la sceneggiatura di questa storia così originale (scritta insieme alla moglie, la sceneggiatrice Beeney) dall'opera di due stimati cineasti europei: il francese Jean-Pierre Melville (Frank Costello Faccia D'Angelo del 1967, L'Armata degli Eroi del 1969) e il regista italiano Gillo Pontecorvo (La Battaglia di Algeri candidato agli Oscar nel 1967).

"Uno dei miei cineasti preferiti è il regista francese Jean-Pierre Melville", dice Wyatt. "Ha lavorato principalmente negli anni '60 e '70. È stato un membro della Resistenza Francese durante la guerra, e nel corso di tutta la sua carriera ha voluto raccontare delle storie sulla lotta contro le forze di occupazione.

"Melville alla fine della sua carriera ha diretto un film intitolato L'Armata degli Eroi, un'opera straordinaria, epica, incentrata sui dei personaggi", prosegue. "È una pellicola francese per antonomasia, ma è girata come un film noir. Mi ha ispirato molto per questo film, come anche La Battaglia di Algeri. Ho voluto inserire alcuni elementi di entrambi questi due film, ma in un contesto fantascientifico ambientato negli Stati Uniti".

John Goodman racconta: "Rupert ha paragonato la sua storia alla Resistenza Francese della Seconda Guerra Mondiale; mi piaceva questo suo approccio. Ho sempre ammirato quelle persone perché rischiavano continuamente la loro vita per la libertà. Il tema di questa storia è: Cosa saremmo pronti a sacrificare per la pace interiore e per la libertà?". Goodman aveva già lavorato insieme a Wyatt nel 2014 nel film drammatico, The Gambler.

Majors, al suo secondo ruolo cinematografico dopo il debutto nel western di Scott Cooper, Hostiles, approfondisce la trama del film: "Gli Stati Uniti d'America sono sotto occupazione. Probabilmente siamo uno dei pochi paesi che hanno avuto la fortuna di non aver mai subito un'occupazione. E siamo in una situazione di grande vulnerabilità perché siamo stati occupati da qualcosa che è infinitamente più potente di noi. Com'è possibile che l'America sia stata occupata? Eppure è successo, siamo stati invasi dagli alieni. Hanno preso il commando del nostro governo. Ora sono loro che comandano le nostre vite e le nostre menti. Gli orologi digitali sono scomparsi. Così come qualsiasi altro dispositivo tecnologico. Rafe, il mio personaggio, a un certo punto dice: 'Il tempo sta scorrendo all'indietro, stiamo tornando al Medioevo. Stiamo andando verso l'estinzione".

"Viviamo in un luogo che è tenuto sotto stretta sorveglianza", prosegue Majors. "Gli alieni ci comandano a loro piacimento. Non c'è modo di comunicare con le altre persone né con gli alieni. Ormai non possiamo far altro che esistere… e nel frattempo loro ci osservano. Non è certo questa l'esistenza che vorremmo avere. Non abbiamo più internet.  Le connessioni viaggiano a 56k. La stampa è stata abolita, è persino vietato viaggiare. Solo alcuni individui sono autorizzati a farlo".

Il Produttore Crockett, che come Goodman aveva già collaborato insieme al regista in The Gambler, aggiunge: "Rupert ama la Storia e le storie d'insurrezioni e di rivoluzioni. Credo che avesse questa storia in testa da parecchio tempo. Ha avuto bisogno di un po' di tempo per capire chi potessero essere gli invasori, ma quando ha deciso che sarebbero stati gli alieni, il film ha letteralmente spiccato il volo. E a mio avviso, una delle cose più interessanti e appassionanti riguardo la storia era il tema, 'Cosa sareste pronti a fare per la libertà?'

"Che succederebbe se i vostri diritti fossero letteralmente spazzati via da degli invasori dotati di una forza immensa?" Chiede Crockett. "Ve ne stareste seduti a non fare niente, o vi ribellereste? Credo sia questo il fulcro tematico della storia, che però non fornisce alcun giudizio al riguardo. Secondo me nessuno sa come reagirebbe in una situazione del genere finché non accade realmente".

"Ritengo che Captive State si inserisca perfettamente nel filone delle opere realizzate dalla Participant Media, perché non solo racconta una grande storia, ma affronta anche delle tematiche attinenti al nostro mondo attuale".

Participant Media è la maggiore società media dedicata all'entertainment. Ha realizzato numerosi film che incoraggiano gli spettatori a riflettere su diverse tematiche sociali, tra cui le pellicole vincitrici dell'Oscar come Miglior Film, Il Caso Spotlight e Green Book; ROMA e  Una Donna Fantastica (vincitori dell'Academy Award come Miglior Film Straniero); e Una Scomoda Verità e CITIZENFOUR (vincitori dell'Oscar per il Miglior Documentario).

"La nostra storia è ambientata nel 2025. Gli alieni stanno minando le nostre risorse, saccheggiano il nostro pianeta, stanno cominciando ad avere un effetto negativo sul nostro mondo", prosegue Crockett, descrivendo l'attualità della sceneggiatura. "Anche se il film è ambientato in estate, il paesaggio sembra quasi invernale. Questo è un chiaro riferimento al cambiamento climatico. È un film con una coscienza sociale perché pone degli interrogativi come, 'Quali sono le nostre responsabilità verso la razza umana? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti del pianeta?'".

Wyatt era contento di collaborare con Participant Media, che considera "una delle rare società media con un'incredibile ambizione rispetto al genere di storie che cercano e scelgono, e il cui obiettivo è gettare una luce sul nostro mondo riuscendo al contempo a intrattenere gli spettatori e ad essere fonte d'ispirazione. Per un cineasta avere l'opportunità di collaborare con persone del genere è un lusso molto raro, oltre che divertente".

Jonathan King della Participant Media, e produttore esecutivo del film, spiega perché la società era lieta di collaborare con Wyatt: "Rupert è molto bravo a descrivere dei mondi pieni di suspense e di intrighi, e lo fa attraverso delle scene d'azione estremamente innovative. Con Captive State, Rupert prosegue la sua esplorazione delle tematiche del controllo, dell'oppressione e della resistenza, che aveva già affrontato in The Escapist e in L'Alba del Pianeta delle Scimmie. Come tutti i buoni film di fantascienza, anche questa pellicola rappresenta una lente d'ingrandimento originale per osservare la nostra realtà".

Lo stesso Wyatt aggiunge: "Questo film è stato realizzato molto rapidamente. Prima è nata l'idea, poi abbiamo scritto la sceneggiatura, e poco dopo qualcuno ha accettato di finanziare il progetto e l'abbiamo realizzato. Non mi era mai successo prima e potrebbe non succedermi mai più. Tra la fase di scrittura della sceneggiatura e quella in cui abbiamo portato il progetto all'attenzione della Participant Media, che ha deciso immediatamente di realizzarlo, è passato pochissimo tempo".

Wyatt conferma che la sceneggiatura è stata modificata diverse volte prima che lui e sua moglie la portassero a termine nel 2016, e che sono state fatte diverse versioni prima dell'inizio della fase di produzione, dopo che la Participant aveva deciso di far parte del progetto. Wyatt aveva iniziato a scriverla circa cinque anni prima, quando c'era un'amministrazione diversa al potere nella capitale della nazione. Poi, quando la produzione è partita, all'inizio del 2017, un Nuovo leader è emerso alle elezioni, un outsider politico, il cui primo messaggio ufficiale (e preoccupante) parlava di diritti civili negati e del divieto di circolare liberamente.

"Quando ho letto la sceneggiatura non mi ha attratto solo il personaggio di Gabriel, ma anche la storia di Rupert", confessa Ashton Sanders, che ha cominciato a lavorare al film mentre il suo progetto precedente, Moonlight, (la pellicola vincitrice dell'Oscar come Miglior Film), stava collezionando premi ovunque all'inizio del 2017. "Questo film gettava in modo discreto uno sguardo sul modo in cui la nostra società potrebbe diventare, o meglio, su come stava rapidamente diventando con la nuova amministrazione, e cioè una società tirannica. Era quella la cosa davvero interessante secondo me. Come artista adoro fare dei film che abbiano una risonanza nella società e che raccontino situazioni reali. È stata questa la ragione che mi ha spinto ad accettare di prendere parte a questo progetto".

Majors, suo fratello nel film, aggiunge: "Ho avuto la fortuna di ottenere questo ruolo durante l'amministrazione di Obama. La prima volta che ho incontrato Rupert è stato nel 2016, ma già all'epoca sentivamo che stava per succedere qualcosa. Però la sceneggiatura è stata scritta molto tempo prima che succedesse tutto questo. Credo che Rupert ed Erica ci abbiano lavorato per molti anni, almeno dai tempi della prima amministrazione di Obama. Ci sono tante somiglianze tra il mondo in cui viviamo in Captive State, e il mondo in cui vivevamo quando abbiamo girato il film nel 2017.

"C'è un momento nel film in cui tre di noi tentano di fuggire da Chicago", Racconta Majors. "Dobbiamo passare attraverso gli scanner della stazione degli autobus, perché solo poche persone sono autorizzate a viaggiare. Scommetto qualsiasi cosa che Rupert non sapeva che avremmo avuto il Muslim ban1 quando abbiamo iniziato le riprese.  Non sapeva che la stampa sarebbe stata bandita dalla Casa Bianca. Non c'è arte in Captive State. Nessun tipo di espressione artistica. Nessun riferimento all'arte, niente. E il caso vuole che stiamo rischiando di perdere il National Endowment of the Arts2, e anche la PBS3 è sotto attacco. Perciò, si può dire che il film descrive una situazione molto simile a quella in cui ci troviamo attualmente".

Senza sbilanciarsi troppo con le metafore e i paragoni con l'attuale amministrazione in carica alla Casa Bianca, Wyatt interviene dicendo che, "È un film che parla delle scelte che facciamo nella vita. Dell'idea di confrontarsi con delle scelte morali che sono di vitale importanza per il nostro sostentamento, per la nostra sicurezza e per quella della nostra famiglia. E di come noi, come popolo, reagiamo individualmente. Ci sono due tipologie di personaggi in questo film: Quelli che hanno scelto di collaborare con gli invasori, e quelli che hanno scelto di combatterli. La storia ruota principalmente attorno a questi due aspetti, a queste due facce della medaglia, oltre che al tema della famiglia, che ho cercato di analizzare molto accuratamente attraverso le esperienze dei due fratelli".

"Ad ogni modo, abbiamo cercato di evitare di far apparire i collaboratori sotto una luce negativa", sottolinea. "Spieghiamo il perché della loro scelta, così come spieghiamo cosa spinge i ribelli a combattere e a ricorrere alla violenza. Oggi come oggi, questo è un tema molto delicato, ovviamente. Ma se si osserva la storia e si pensa agli algerini che combatterono contro i francesi durante l'occupazione d'Algeria, come ha raccontato Pontecorvo nel suo film, o all'occupazione della Francia da parte dei nazisti, si tende a considerare quei combattenti della resistenza come degli eroi, mentre agli occhi di molte persone erano dei terroristi. Questa, dal punto di vista narrativo, è una zona grigia molto interessante che vale la pena approfondire".

"Sostanzialmente, questa è una storia di oppressione", conclude Wyatt. "È una società in cui la libertà è stata cancellata. Molto spesso tendiamo a darla per scontata, ma siamo molto fortunati ad averla. Quello che ho cercato di fare con i temi della democrazia e dell'oppressione - che sono estremamente ricchi e complessi, ma non facilmente considerabili come tematiche 'd'intrattenimento' - è stato d'inserirli di nascosto in quello che invece essenzialmente è un film di fantascienza e d'intrattenimento".

I PERSONAGGI

"Considerato l'elemento fantascientifico, Rupert ed io abbiamo discusso principalmente su quale aspetto dovesse avere il film", spiega Goodman. "La fotografia è caratterizzata principalmente dai toni del grigio. Così come ci sono molte zone grigie nella nostra vita. Le nostre discussioni si sono focalizzate principalmente su come secondo noi sarebbe stato possibile sopravvivere a un'invasione così terribile".

"Mulligan è un uomo grigio", gli fa eco Wyatt, ribadendo l'interpretazione di Goodman. "È una di quelle persone che passano inosservate tra la folla, non le noti quando gli passi accanto. Ed è proprio questo che lo rende pericoloso. Fa parte dei corpi speciali della polizia, lavora per questo stato totalitario, e per certi versi ricorda un detective della Stasi. Il suo compito è quello di sorvegliare la gente ricorrendo ad espedienti e a sotterfugi. In un certo senso è il cattivo del film".

"È il cattivo della storia", ribadisce Wyatt inequivocabilmente. "Ma agisce in modo tale che non vediamo mai alcuna malizia o intento malvagio in lui. È questo il contributo che John ha dato al suo personaggio, e lo ha fatto in maniera pressoché impercettibile. Gli ha anche conferito grande umanità, è questo che ci induce a provare simpatia per il suo personaggio. Compie delle scelte che distruggono la vita delle persone con il peso del mondo, il peso dell'oppressione sulle sue spalle".

"John è strepitoso", aggiunge Wyatt, che aveva già lavorato con l'attore in The Gambler. "È un interprete capace di grandi finezze, esattamente come il suo personaggio. Per prima cosa legge attentamente la sceneggiatura, ma poi recita d'istinto, dando vita alla sua personale interpretazione. A volte lo osservavo da dietro la macchina da presa e non mi sembrava neppure che stesse recitando. Poi riguardavo i giornalieri e mi rendevo conto di tutti gli stupefacenti dettagli con i quali arricchiva la sua performance. È stato un dono poter lavorare di nuovo con lui".

"Mulligan è un personaggio relativamente semplice: ha fatto il poliziotto per tutta la vita, in pratica vede il mondo in bianco e nero", osserva il produttore Crocket, alla sua terza collaborazione con Goodman, dopo The Gambler di Wyatt e Argo, il film di Ben Affleck vincitore dell'Oscar®. "Lui segue pedissequamente i dettami della legge, crede fermamente che il mondo debba avere delle leggi e delle regole; anche se sono gli alieni a comandare, bisogna comunque obbedire alle leggi dello stato. Deve regnare l'ordine. Mulligan pensa che la società debba avere delle leggi e che debba esserci qualcuno che si occupi di farle rispettare, chiunque egli sia".

"Mulligan è un poliziotto, la cosa che mi piace di più di lui è che non è necessariamente una persona del tutto onesta, ma gli piacciono le regole e l'ordine", spiega Goodman del suo personaggio. "Secondo lui deve regnare l'ordine, altrimenti non esisterebbe la società. È particolarmente rigido al riguardo. Sono tempi terribili, però lui non vuole arrendersi al panico e alla paranoia. Vuole che la situazione rimanga stabile".

"Tra le altre cose, Mulligan deve anche occuparsi dei figli del mio college morto", spiega Goodman riguardo l'arco narrativo del suo personaggio nella storia.  "Cerco di tenere d'occhio i due fratelli, Gabriel e Rafe, che sono sopravvissuti.  Faccio del mio meglio per vegliare su di loro perché sono dei ribelli e rischiano di cacciarsi nei guai, considerate le circostanze. Sono due ragazzi intelligenti che cercano solo qualcosa di più nella vita".

"Per molti anni, prima dell'occupazione aliena, Mulligan è stato il collega del padre di Gabriel e Rafe", spiega il produttore Crockett. "Quando gli alieni hanno invaso la terra, i genitori di Gabriel e Rafe sono rimasti uccisi. E Mulligan, essendo stato il collega del padre, prova un sentimento paterno nei confronti dei due fratelli. Ma nel corso degli anni, man mano che i due ragazzi sono cresciuti e Rafe è entrato a far parte della resistenza, Mulligan, un tempo loro figura paterna, si è trasformato in un nemico".

"Rafe e Gabriel sono molto giovani quando rimangono orfani, ed è a quel punto che comincia la storia", sottolinea Majors. "Mulligan era il collega di nostro padre. Adesso sta dando la caccia e Rafe, e questo lo fa impazzire perché verso di lui prova un affetto paterno. Si è concentrato su Gabriel e lo ha aiutato a trovare lavoro nella fabbrica. Mulligan si sente in debito con la nostra famiglia. Sente di essere responsabile dei figli del suo ex-collega e amico scomparso".

"Queste tre line narrative mi affascinavano molto", aggiunge Majors. "Si intrecciano non solo attraverso i rapporti famigliari, ma anche attraverso la storia sociopolitica che fa da sfondo al film. Mulligan rappresenta il governo perché è un agente della polizia, un agente di una sezione speciale. Poi c'è Gabriel, il fratello più piccolo, che rappresenta l'operaio, il gran lavoratore, e quindi la società.  E poi c'è Rafe, che vive fuori dagli schemi e perciò rappresenta la resistenza. Ci sono tre persone e ciascuna occupa un lato diverso del triangolo: Mulligan è lo stato, Gabriel è il popolo e Rafe è la resistenza".

Sanders aggiunge, "Mi piaceva la dinamica tra Rafe e Gabriel, e quello che il giovane Gabriel ha passato nella sua vita mi interessava molto".

"Considero Gabriel come un coccodrillo che se ne sta seduto ad aspettare, ma che si rende conto di tutto quello che succede attorno a lui", prosegue Sanders.  "Rupert ed io la pensavamo allo stesso modo riguardo Gabriel.  Ricordo di aver parlato con Rupert su Facetime, prima dell'inizio delle riprese, e di avergli detto come vedevo Gabriel e che lo consideravo un coccodrillo, doveva essere quello il suo animale spirito guida. E abbiamo basato il personaggio e tutto quello che fa su questa analogia. Gabriel sta seduto ad aspettare. Non parla mai molto se non è necessario".

"Questo aspetto di lui era già presente nella sceneggiatura", prosegue Sanders. "Gabriel è dovuto crescere molto in fretta, senza i suoi genitori e senza nessun modello. Ha potuto contare solo sulle sue forze… è dovuto diventare uomo molto presto. Rupert ed io

abbiamo avuto delle idee sul set riguardo alcune scene e il suo personaggio. È stato stupendo avere questo tipo di rapporto con il regista".

"Ashton è molto maturo per la sua età", dice Wyatt del suo attore ventiduenne. "Ho impiegato diverso tempo per riuscire a trovare l'attore giusto per questo ruolo perché volevo qualcuno che fosse molto giovane e inesperto nei confronti della vita. Allo stesso tempo, doveva essere pacato e possedere l'abilità di guardare le cose attraverso la sua esperienza relativamente breve. Era questo il personaggio di Gabriel: Un ragazzino che ha perso i genitori, che ha perso di vista suo fratello e vive in una Chicago emarginata, scegliendo di rimanere a testa bassa ed evitando di cacciarsi nei guai".

"Ed Ashton è riuscito a esprimere tutto questo solo attraverso lo sguardo", lo elogia Wyatt. "Quando gli ho fatto il provino me ne sono reso conto immediatamente. È un ragazzo molto dolce e premuroso. Ama recitare, per questo lo ammiro. Ha studiato a fondo la parte e ha dimostrato grande serietà". La pensa così anche Goodman (col quale Ashton condivide diverse scene nel film), "Ashton è strepitoso. È rapido, intelligente e simpatico, e ha molto talento!"

Secondo Wyatt anche Jonathan Majors ha un grande talento, "Jonathan è uno degli attori giovani più intensi che abbia mai conosciuto. Ha conferito grande potere e intensità alla sua performance. Possiede una magia davvero sensazionale. È molto emozionante vederlo recitare".

"Ha trasmesso una grande rabbia attraverso il suo personaggio", prosegue Wyatt.  "È il personaggio più definito di tutti. Ha fatto la sua scelta, è diventato un attivista. Ha scelto di non accettare l'occupazione. Di non accettare che il mondo venga sconvolto da questa invasione. E ha deciso di combattere ad ogni costo e sacrificio. C'è una scena chiave nel film in cui capiamo tutto questo. Vediamo il fuoco nei suoi occhi. Jonathan è riuscito a fare tutto questo attraverso una performance molto convincente".

"Rupert ed Erica, gli sceneggiatori del film, sono stati bravissimi a disseminare gli elementi che permettono lo sviluppo del personaggio di Rafe", nota Majors.  "Ma hanno lasciato comunque spazio a noi attori per interpretare questi elementi e per costruire i nostri personaggi a modo nostro. A un certo punto, Rafe scompare dalla circolazione per quattro anni. Viene reclutato e comincia ad operare attivamente nella resistenza".

"Rafe inizialmente è solo un militante, poi pian piano diventa il capo della sua cellula", prosegue Majors. "Rafe continua il suo addestramento finché non entra a far parte della squadra intenzionata ad attaccare e distruggere la Sears Tower e il sistema che impedisce le comunicazioni installato dagli alieni. Rafe diventa quindi molto importante per il movimento".

"Gli invasori hanno installato sulla Sears Tower un congegno che ostacola le comunicazioni, e questo ci impedisce di comunicare con le altre città", spiega Majors delle motivazioni che inducono il suo personaggio ad agire. "Quindi Chicago è rimasta tagliata fuori dal resto del mondo.  E gli alieni sorvegliano ogni cosa. Inoltre, tutti gli abitanti hanno un microchip inserito nel collo che permette agli alieni di monitorare qualsiasi loro azione e movimento".

Wyatt ha suggerito ai due giovani attori (al momento delle riprese, Sanders era al suo terzo film importante, mentre Major era al suo secondo) di evitare di trascorrere del tempo insieme fuori dal set finché non avessero girato una scena cruciale: quella alla fine del primo atto della sceneggiatura, quando i fratelli si ritrovano dopo quattro anni (È la scena n°36 (INT. Edificio di Wicker Park — Gabriel e Rafe, "Nessuno di noi due sopravvivrà se non li fermiamo"). Il regista voleva che la scena fosse più realistica possibile, perciò voleva evitare che i suoi due attori facessero amicizia prima di interpretare uno dei momenti più drammatici ed emozionanti del film.

"È stata anche la scena che ho interpretato durante la mia audizione", racconta Sanders del momento in cui i due fratelli si ritrovano, che tra l'altro introduce il personaggio di Rafe nella storia. "Era una scena di otto pagine, molto corposa, che serve anche a spiegare chi sono Gabriel e Rafe".  Aggiunge Majors, "Gabriel si è sentito abbandonato dal fratello maggiore, da colui che si prendeva cura di lui, ed è da qui che tutto ha inizio. È la scena in cui i due Fratelli ricominciano a conoscersi e si vedono per la prima volta come degli adulti".

"Jonathan ed io abbiamo discusso a lungo sul rapporto dei due fratelli", racconta Sanders. "Ho moltissimo rispetto per lui, anche se abbiamo lavorato insieme molto poco sul set. Si era laureato da poco a Yale, dove c'è un prestigioso corso di recitazione, quindi ero molto impaziente di lavorare con lui. Io ho frequentato l'Università DePaul di Chicago per un paio di anni, quindi avevamo una visione molto simile dell'arte e della recitazione. È stato bello fare amicizia con lui. Per me è una specie di fratello maggiore. E spero che questo traspaia anche nel film. Sono davvero entusiasta di questa esperienza".

"Abbiamo mantenuto le distanze prima di girare la scena", conferma Majors. "È stata un'idea di Rupert fare incontrare i nostri due personaggi per la prima volta in questa scena. Era importante per il film che ci conoscessimo prima delle riprese. Perciò siamo andati a cena insieme, per capire che tipo di persone eravamo, anche rispetto ai personaggi che dovevamo interpretare. Tra noi doveva trasparire un'intesa profonda, considerando quello che succede ai nostri perosnaggi nel corso della storia. Io sono più grande di Ashton di quattro anni, e in lui ho colto una certa vulnerabilità e innocenza. Possiede un'innocenza e una spavalderia molto affascinanti e pericolose e questo lo rende molto simile a me".

"Rupert ha messo insieme un incredibile cast di giovani talenti per questo film", sottolinea Crockett. "Oltre ai veterani John Goodman e Vera Farmiga, Rupert ha scelto Ashton Sanders, reduce da Moonlight per il ruolo di Gabriel. Sanders è un giovane talento straordinario, in grado di creare un legame con il pubblico più giovane attraverso la sua interpretazione del ragazzo di strada. Mentre Jonathan Majors è un attore di stampo classico. Interpreta il fratello maggiore di Ashton, ma che è anche il suo mentore per certi versi. È stato fantastico vederli recitare insieme nel ruolo dei due fratelli".

Crocket menziona anche l'attrice candidata agli Academy Award® Vera Farmiga, che interpreta un altro personaggio chiave del film, quello di una ex-insegnate, che ora si nasconde sotto le mentite spoglie di una prostituta, e che ha un legame particolare con i tre personaggi appena descritti da Majors.

"Jane Doe è una prostituta che lavora nel quartiere per conto dei collaboratori", spiega Wyatt. Questo ruolo l'attrice lo ha girato in due giorni di riprese a fine marzo del 2017, in quello che lei stessa definisce "un ciclone durato due giorni".

"Appare anche in una breve scena a metà film", prosegue Wyatt. "Anche solo attraverso la sua presenza e la sua bravura è riuscita a trasmettere grande calore e umanità al suo personaggio".

"È un'ex-insegnate che Mulligan conosceva già da prima dell'invasione", spiega Goodman, proseguendo il discorso cominciato da Wyatt.  "Ha trovato un altro modo per sbarcare il lunario. Diventa una figura molto importante per Mulligan, e anche per la resistenza. Diventa una sorta di informatrice. È una persona molto coraggiosa pronta a sacrificare qualsiasi cosa per il movimento".

Majors (che non ha mai condiviso la scena con l'attrice) aggiunge, "Jane Doe era un'insegnante, proprio come nostra madre. Non solo si conoscevano, ma erano anche amiche. E ora ha due orfani a cui badare. Aiuta Rafe a prendersi cura di Gabriel. Tutti cerchiamo di sopravvivere come possiamo. Sopravvivere è fondamentale. Non viviamo un giorno alla volta. Ma un respiro alla volta. E col passare del tempo, Jane Doe diventa un collegamento tra Rafe e la resistenza".

"La narrazione del film è molto austera", aggiunge Wyatt. "Ci sono alcuni elementi, azioni e ambientazioni nella nostra storia che sono intenzionalmente spogli. Ritornando al regista Jean-Pierre Melville, è esattamente il tipo di film che realizzava lui, ed è quello che ho cercato di emulare. Vera è riuscita a conferire una certa dose di leggerezza al film, un certo calore che ci serviva per controbilanciare tutto questo".

"Vera è eccezionale. L'ammiro da sempre. Potrei saltare giù da un edificio di otto piani e lei starebbe lì sotto a prendermi. È questo il tipo di collaborazione che c'è stata tra di noi", spiega Goodman, che appare in quasi tutte le scene che l'attrice ha girato per questo film. "Lavorerei ovunque con lei, in qualsiasi film. C'è stata un'intesa immediata tra di noi. Il mio momento preferito è stato una breve scena in cui mi trovo con lei in un bordello. Dovevamo salutarci e mi è sembrato di conoscerla da anni, nonostante l'avessi conosciuta solo mezz'ora prima. È una cosa meravigliosa".

Wyatt ha arricchito la sua storia con altri due personaggi femminili importanti. Uno di loro è interpretato da un'attrice locale di nome Caitlin Ewald, al suo debutto cinematografico nel ruolo di Anita, una meccanica che lavora per i ribelli. L'altro è interpretato da Madeline Brewer, che ha debuttato nel ruolo di una delle protagoniste nella prima stagione di Orange Is the New Black, e poi ha recitato al fianco di Elisabeth Moss nel pluripremiato dramma distopico, The Handmaid's Tale.  Brewer interpreta la ragazza di Gabriel, e in questo film è al suo primo ruolo importante in una produzione Hollywoodiana (è apparsa in alcuni film indipendenti). Come la Farmiga, ha girato le sue scene in due giorni.

"Madeline Brewer ha un ruolo piccolo ma importante nella storia", spiega Wyatt.  "Ha girato solamente per due giorni ma è estate magnifica. È un'attrice molto disciplinata, istintiva e abile. Ricordo di averle chiesto di rivolgere uno sguardo un po' particolare al personaggio di John Goodman, nella scena in cui sono in ascensore e lei deve capire qualcosa di lui non avendolo mai incontrato prima, e provare disagio nei suoi confronti. È riuscita a farlo in un batter d'occhio. Sono rimasto senza fiato, è una brava attrice. È stata una fortuna averla nel film".

"Maddy Brewer, che attualmente recita in The Handmaid's Tale, interpreta il ruolo di Rula, la ragazza di Gabriel", ribadisce Crockett. "È il tipo di persona che potrebbe schierarsi da entrambe le parti. Incarna il dilemma che molte persone avrebbero in una società come questa. Rappresenta il conflitto che si prova quando si deve prendere una posizione".

I brevi cammei della Brewer e della Farmiga fanno parte di un cast di oltre 60 ruoli, come spiega meglio Wyatt, "Volevo fare un film iper-narrativo.  Nel senso che volevo seguire un singolo personaggio. Poi, un altro personaggio incrocia la sua strada, e cominciamo a seguire lui. Finchè alla fine del film si capisce che la storia è come una grande ragnatela, dove ogni singolo legame rappresenta un filo, un significato.  Quindi l'affiatamento tra il cast era vitale. Tra le file della resistenza abbiamo Alan Ruck e Ben Daniels, con i quali avevo già lavorato in The Exorcist. James Ransone, è un bravissimo attore, lo possiamo ammirare anche in The Wire, e lo seguo da diverso tempo; interpreta un altro combattente della resistenza. Poi c'è Kevin Dunn, che recita nel ruolo del Capo della Polizia di Chicago. E infine c'è il rapper, Machine Gun Kelly".

"Machine Gun Kelly è stato uno dei ruoli chiave del casting, proprio come Ashton", prosegue Wyatt.  "Avevo un'idea molto chiara in mente per il ruolo di Jurgis, il migliore amico di Gabriel. Sia fisicamente che visivamente. Alto, allampanato, imprevedibile. Una sorta di personaggio Lituano-Americano. Ho visto un filmato su YouTube dove c'era Machine Gun Kelly e ho pensato che fosse molto divertente. Non sapevo se fosse capace di recitare, finché non mi ha mandato il suo filmato per il casting. È stato eccezionale".

Machine Gun Kelly (nome all'anagrafe Colson Baker) era in tour quando abbiamo fatto i provini.  Come racconta lui stesso, "Il mio agente mi disse che Rupert voleva avere me per il ruolo. Mi ero appena esibito, era notte, ma loro avevano bisogno del provino per la mattina dopo. Erano le 2:30 di mattina. Ho dato il mio cellulare a qualcuno e mi sono fatto riprendere mentre recitavo la parte. La prima ripresa che ho fatto è stata quella che poi ho mandato, è così che ho ottenuto il ruolo".

"Machine Gun Kelly interpreta il ruolo di Jurgis, l'amico di Gabriel", come aggiunge il produttore Crockett. "Ha portato la sua esperienza di strada nel film. È leggermente più grande di Gabriel e lo comanda a bacchetta a volte. Ma sono perfetti insieme sullo schermo mentre attraversano questo mondo perduto".

"È un mio grande amico", dice Sanders di Baker. "Abbiamo lo stesso rapporto che hanno Gabriel e Jurgis nel film: Naturale e autentico. Ci sono dei momenti in cui siamo talmente credibili che non sembrano battute di una sceneggiatura. È un attore di grande talento. Jurges e Gabriel sono due persone totalmente diverse.  Jurgis è più spontaneo mentre Gabriel è estremamente riflessivo. A un certo punto nel film questa cosa li divide, ma un amico è un amico. Gabriel ha perso suo fratello Rafe e Jurgis diventa la sua famiglia".

"Jurgis e Gabriel rubano dei microchip dalla fabbrica in cui lavora Gabriel", spiega Baker. "È un punto di svolta fondamentale del film perché gli alieni hanno uno strumento che blocca le comunicazioni in cima alla Sears Tower.  Nessuno può più usare alcun tipo di apparecchiatura che necessiti di segnali digitali. Lo streaming non è più possibile, non ci sono più i cellulari, niente di niente. È tornato tutto com'era una volta: videocassette, CD, e così via. Perciò, noi registriamo delle cassette miste per la gente, che sente la necessità di divertirsi un po' malgrado la presenza degli alieni. E siamo noi quelli che permettono alle persone di divertirsi. Prendiamo i brani, li registriamo sulle cassette e poi le andiamo a vendere per strada".

"Jurgis è un'anima persa, che vive per le strade e sente il bisogno di ribellarsi", dice Baker del suo personaggio. "Mi assomiglia molto in un certo senso. Quindi è stato facile identificarmi con lui.  E poi Ashton ed io abbiamo legato anche nella vita reale.  Siamo due ribelli, non siamo poi così tanto diversi dai personaggi che interpretiamo qui".

LA PRODUZIONE

Per Wyatt, un elemento chiave del film era la location: Chicago, dove il regista, originario dell'Inghilterra aveva già lavorato nel 2015, per girare l'episodio pilota della serie di FOX- TV, "The Exorcist".

"Con il mio socio produttore David Crockett avevamo fatto i sopralluoghi a Boston prima di scegliere Chicago come location del nostro film", racconta il regista. "Avevo girato uno show televisivo a Chicago e avevo avuto un'ottima esperienza lavorando con la troupe e gli attori di lì. Una delle ragioni per cui abbiamo girato a Chicago è stata la sua grande fucina di talenti. Chicago è diventata un vero proprio personaggio del film", aggiunge Wyatt di questa location, dove hanno girato per nove settimane.

"Secondo me Chicago è la città americana per antonomasia", sostiene Wyatt. "È una città molto caratteristica, per questo aveva senso raccontare questa storia così universale in un ambiente costruito verticalmente, pieno di grattacieli, densamente edificato e quasi claustrofobico. Abbiamo girato in tutta la città: In centro, nell'edificio del Chicago Tribune, lungo il fiume di Chicago e sulle rive del Lago Michigan. Abbiamo girato persino al Soldier Field, lo stadio di football della NFL. Però, di base, la nostra storia è ambientata in un quartiere della classe operaia chiamato Pilsen".

"Come molti altri quartieri, Pilsen sta attraversando una fase di gentrificazione", aggiunge. "Ma nella nostra storia è il luogo in cui si forma il gruppo di militanti. Questo mi ha permesso di visualizzare e ricreare quello che architettonicamente doveva essere un vecchio mondo. In un certo senso è un luogo quasi Dickensiano, solo che è inserito in un contesto fantascientifico".

"Pilsen era già presente nella sceneggiatura, il che è piuttosto raro per un film ambientato a Chicago", spiega il location manager, Stefan Nikolov. "Ma quando Rupert ha scritto la sceneggiatura aveva già in mente Pilsen. Pilsen è un quartiere a maggioranza messicana di Chicago, e si trova molto vicino al centro della città. Ci vivono i messicani di seconda e terza generazione. Come ha detto Rupert, c'è stato un processo di gentrificazione nel corso degli ultimi quindici anni, e sono spuntati fuori diverse caffetterie chic e ristoranti alla moda. E inoltre, da lì si vede la Sears Tower".

"Pilsen era perfetta per la nostra storia perché è piena di dettagli ed è ricca di storia, è anche un po' trasandata, perciò era perfetta", spiega lo scenografo Keith Cunningham. "C'è una fitta rete di stradine e d'ingressi sul retro degli edifici. Siccome la popolazione nel film è tenuta sotto stretta sorveglianza, molti dei personaggi attraversano spesso di corsa vicoli e viuzze. Sono come dei topi che girano in un labirinto, cercando di passare inosservati".

Wyatt e il suo team produttivo hanno scelto il veterano location manager Nikolov (Transformers: L'Era dell'Estinzione, Jupiter-Il Destino dell'Universo, Shameless) per scovare le location più nascoste e meno battute dalle produzioni cinematografiche. "E che dovevano sembrare polverose", come dice Nikolov. "Non volevamo niente che fosse carino in questo film. Tutto doveva apparire logoro. Le location dovevano trasmettere un senso di abbandono, come se nessuno ci avesse messo più piede da tanto tempo. Le location in questo film sono estremamente importanti perchè devono darci la sensazione di trovarci in futuro in cui tutto è andato storto, dopo che gli alieni hanno invaso la terra. Quindi è stato questo il nostro obiettivo sin dall'inizio. "Più le location erano polverose, meglio era". Come ribadisce la Cunningham, la costumista del film, "Abbiamo cercato delle location a Chicago che non fossero state usate troppo. Abbiamo girato in largo e in lungo per trovare delle location inedite che potessero andare bene per dar vita alla visione di Rupert di questo mondo in rovina".

"Cedo che sia stata scelta Chicago perché Rupert aveva girato lì la puntata pilota di The Exorcist, un anno prima", spiega Nikolov. "Probabilmente è stata quella la prima volta che ha visitato Chicago. La città gli piacque molto. Gli piaceva soprattutto d'inverno, quando ci sono pochi colori e il cielo è grigio per gran parte del tempo. Secondo me, all'epoca già sapeva che sarebbe tornato lì per girarci un film".

Nikolov aveva ragione perché ricevette una telefonata da Wyatt qualche mese dopo che quest'ultimo aveva ultimato le riprese di The Exorcist , in cui gli dissero che il regista "voleva girare un film a Chicago, e voleva che io fossi il location manager. E così, Wyatt tornò qui per un giorno, nell'estate del 2016, e facemmo insieme qualche sopralluogo".

Come molti location manager, Nikolov è stato uno dei primi ad essere assoldati per trovare i luoghi in cui girare il film. Wyatt, secondo Nikolov, racconta una storia "molto originale, diversa da qualsiasi altra storia abbia mai letto. Il suo approccio nei confronti degli alieni e l'elemento fantascientifico sono molto minimalisti. Non ci sono grandi esplosioni o effetti visivi. Non è un film ad altissimo budget. È proprio questo che lo rende diverso e particolare".

"Per essere una storia di fantascienza è un film molto ambizioso che però è stato realizzato con un budget relativamente piccolo", nota Wyatt. "Piuttosto che puntare in alto in termini di CGI, abbiamo usato quello che c'era nelle location. Lo abbiamo girato come se fosse un documentario, poi lo abbiamo vivacizzato con degli elementi futuristici".

Le riprese, durate 48 giorni, sono cominciate a metà febbraio sottoterra, in una stazione della metropolitana del centro che non è mai entrata in funzione per le migliaia di pendolari della città. Nikolov ha scovato questo inquietante labirinto di tunnel e di binari grazie alla Chicago Transit Authority, un'organizzazione che molti location manager considerano "amica delle produzioni cinematografiche".

Situata sulla Red Line (una linea che corre da nord a sud e che copre decine di chilometri, dalla 95a Strada sul lato sudest di Chicago, fino al sobborgo a nord di Evanston), la stazione di "Washington" fu costruita all'inizio del 2000. Le rotaie della stazione fanno parte di un lungo binario ininterrotto che passa sotto a State Street, e corre per sette isolati da Lake Street a Jackson Street, e questo ne fa il binario più lungo di tutto il paese. La CTA aveva nei piani di costruire questa super stazione, situata tra la Red e la Blue Line (che corrono lungo delle gallerie parallele e attraversano il famoso centro storico della città), in contemporanea con lo sviluppo di un'area pedonale chiamata Block 37. Ma alla fine, nel 2008, questo costoso progetto fu abbandonato e la stazione non fu mai aperta ufficialmente al pubblico.

Questa location affascinava molto Wyatt, come spiega Nikolov, "Quando ha visto le fotografie del posto, ha riscritto la sceneggiatura sulla base della location. Siccome nessuno era mai più stato lì sotto da sette o otto anni, col tempo si era riunita moltissima sporcizia. La reazione di Rupert è stata: 'Non toccate niente, è perfetta!'. Ma quando abbiamo preparato la location abbiamo dovuto sbarazzarci della sporcizia perché era contaminata e potenzialmente pericolosa. Quindi abbiamo ripulito tutto e abbiamo messo noi della sporcizia in modo che tutto fosse identico alle foto che avevamo mostrato a Rupert", il quale poi ha aggiunto la scena in cui Gabriel e Jurgis si nascondono dalla polizia.

"Questo film ruota attorno ai tunnel e ai muri", spiega Nikolov. "Dal principio abbiamo cercato delle location in città dove ci fossero dei muri e dei tunnel, come la metropolitana abbandonata. Una di esse è la fabbrica d'acciaio abbandonata. L'avevo già visitata per Transformers: L'Era dell'Estinzione, quattro o cinque anni fa, quindi la conoscevo bene. È davvero impressionante. Ci sono due muri di cemento vuoti, lunghi un chilometro e mezzo ciascuno. E la cosa impressionante è che si può passare dentro ai quei muri, come se fossero dei tunnel. Ho portato Keith e Rupert a vederli, e a loro sono piaciuti subito".

"Una delle location più particolari che abbiamo usato è l'acciaieria abbandonata", interviene Cunningham. "Ci sono un canale enorme e dei muri alti quasi 10 metri e lunghi un chilometro. All'interno dei quali ci sono dei tunnel. Abbiamo deciso che questo sarebbe stata il termine della nostra 'zona chiusa'. La cittadella-fortezza, che circonda il centro della città. Gli effetti visivi hanno reso questi enormi muri di cemento ancora più lunghi, in linea con il motivo visivo che caratterizza tutto il film".

Wyatt ha scelto questo luogo - che si trova in un complesso industriale abbandonato sulla riva del Lago Michigan, a circa 20 chilometri a sud del centro, non lontano dal confine con l'Indiana – per girare una scena chiave tra Gabriel e il suo amico Jurgis. Quest'ultimo lo usa come nascondiglio, dove tiene la sua barca, che spera di riparare per attraversare il lago e scappare da Chicago.

Sanders, che aveva già famigliarità con Chicago (è lì che ha frequentato l'Università DePaul per alcuni anni), ha apprezzato molto la possibilità di lavorare in questa città.

"Abbiamo girato in location davvero fantastiche, dove non ero mai stato prima. Non le avrei mai viste se non fosse stato per questo film. La location attorno al lago era davvero splendida. Non so come abbiano fatto a trovare questi posti a Chicago, ma sono davvero perfetti. Come tutto il resto".

Grazie all'aiuto di Nikolov, Wyatt ha portato la produzione del film in alcuni luoghi nei dintorni di Chicago che nemmeno i membri della troupe, con anni di esperienza alle loro spalle, conoscevano. Uno dei siti più interessanti è quello di un vecchio silos, a sud della città nei pressi del Chicago River, che tra l'altro era un punto d'osservazione perfetto per osservare lo skyline del centro della città dominato dalla Sears Tower.

Questa magnifica struttura, chiamata 'Damen Silos', è alta 15 piani e si trova poco fuori da Chicago. È un edificio storico poiché rappresenta un momento in cui la città fu un centro agricolo e manifatturiero. Un tempo, i silos per il grano erano i grattacieli della città. Lo stato ha abbandonato i Damen Silos nel 1977 (sono stati costruiti nel 1906).

Troppo malmessi per essere ristrutturati e troppo costosi da demolire, i silos sono stati utilizzati dai cineasti di Hollywood come location di diversi film e progetti televisivi, tra cui Transformers: L'Era dell'Estinzione (dove Nikolov ha lavorato come location scout) e le serie televisive della NBC-TV— Chicago Fire e Chicago P.D.

"È una location molto famosa di Chicago", spiega Nikolov. "Molti registi vogliono girare lì appena la vedono. È un posto bellissimo e fa da contrasto al moderno skyline del centro della città, che svetta da lontano sopra questi silos che sono rimasti abbandonati da 20,
30 anni. La cosa interessante di questo progetto è stata che siamo potuti entrare nei silos. In genere, tutti girano solo di fuori, mentre noi siamo entrati dentro. È un posto davvero unico che non esiste da nessun'altra parte".

Wyatt ha scelto questo inquietante sito storico di Chicago per la scena in cui Rafe riunisce le sue truppe per organizzare la loro fuga dalla città. Majors ricorda questa esperienza così, "Una volta portata a termine la parte iniziale della missione, ci nascondiamo nel silos e attendiamo ulteriori ordini. Era un luogo schifoso, enorme e completamente in disuso. Il posto più fico in cui abbia mai lavorato in tutta la mia vita! Era umido, buio e freddo. C'erano topi ovunque. Ci vive una comunità di senzatetto. C'erano graffiti ovunque". Interviene Nikolov, "In questo film abbiamo visto di tutto. I topi ormai erano entrati a far parte del film. Ci sono i topi nel futuro, no? È stato davvero divertente".

Riguardo i graffiti che adornavano gli interni dei silos, Nikolov dice, "molti dei graffiti che si vedono nel film li abbiamo aggiunti noi perché anche per dei semplici graffiti si deve chiedere l'autorizzazione dell'artista. Appartengono a chi li ha realizzati. Sono comunque una forma d'arte, perciò ogni volta che si gira in un posto bisogna assicurarsi di coprire eventuali graffiti".

Cunninghamm, lo scenografo del film, (che aveva già lavorato insieme a Wyatt inThe Gambler), ribadisce quanto detto da Nikolov riguardo i graffiti nei silos, "È una location che è stata usata diverse volte qui a Chicago. Rupert aveva visitato i silos per le riprese di The Exorcist ed era rimasto molto entusiasta. È una struttura che è stata costruita tantissimi anni fa e che ora giace abbandonata. È stracolma di graffiti, ed è enorme. Dal lì si gode di una splendida vista sullo skyline della città, e questa cosa la rendeva una location perfetta di notte. Ci ha permesso di ottenere una scena davvero potente".

Un'altra location spettacolare del film è una Chiesa Cattolica abbandonata, nel quartiere di Noble Square, a ovest della città. La St. Boniface Church fu costruita all'inizio del 20° secolo e fu aperta nel 1904. Venne abbandonata nel 1990 ed è rimasta così da allora. Questa location serve a introdurre un altro ribelle del Gruppo di Rafe: Eddie il Prete (interpretato dal veterano attore teatrale di Chicago, Guy Van Swearingen).

Una delle location preferite di Nikolov è "il deposito di container a sud della città. È stata una delle prime location scelte da Rupert e Keith, perché l'ordine era: 'Trovatemi il posto più strano di Chicago e scriveremo la sceneggiatura sulla base di quello'. Avevo già visitato questo posto in precedenza, che non si vede dalla strada, ma non ci avevo mai girato, e secondo me era molto interessante".

"A Rupert e Keith piaceva molto". La scena che è stata girata lì è quella in cui Gabriel viene portato al margine dell'ormai distrutto Wicker Park (in realtà oggi è uno dei quartieri più eleganti di Chicago, ma nella sceneggiatura di Wyatt è descritto come un residuo dell'occupazione ormai in rovina). Una volta arrivato lì, Gabriel finalmente si ritroverà con suo fratello maggiore Rafe. La location in realtà è un deposito di container attivo (che Wyatt descrive nella scena 34-35 della sua sceneggiatura come "un canyon di metallo") e si trova tra la 48a e Morgan Street, in un quartiere operaio a ovest della famosa Bronzeville, che un tempo da molti era considerata la versione di Harlem di Chicago. A perdita d'occhio il deposito era disseminato di migliaia di container di metallo alti 12 metri, e di tutti i colori. Sembravano dei mattoncini dei Lego, impilati uno sopra all'altro.

Qualche settimana dopo, Wyatt ha girato la scena 36, quella in cui i due Fratelli si ritrovano dopo 4 anni. Quel momento è stato girato a chilometri di distanza dal deposito di container, dentro una centrale della polizia di Chicago abbandonata da 15 anni, tra la Damen e la 23a Strada, nel quartiere di Pilsen. "All'ingresso ci sono delle colonne e delle caratteristiche pietre di volta che sono peculiari dello stile architettonico dell'edificio, caratterizzato da una sezione orizzontale con due campate, una per una macchina della polizia e una per un'ambulanza".

Quando il cast e la troupe sono entrati in questo edificio abbandonato, disseminato di intonaco e di macerie, e inadatto alla presenza umana, hanno potuto ammirare la bravura dello scenografo Cunningham e del suo team, che sono stati davvero abili nel creare il nascondiglio del fuggitivo, Rafe.

La produzione ha poi usato gli interni di un quartier generale dell'Esercito della Salvezza abbandonato per il distretto di polizia di Mulligan, ed ha trasformato l'attuale prigione in un nascondiglio.

"È stato tutto merito dell'art department e di Keith", racconta Nikolov riguardo il distretto di polizia. "Siamo riusciti a trovarlo perché ci avevano appena girato una serie, una delle tante ambientate a Chicago. E uno dei miei assistenti aveva lavorato in quella produzione. Quando l'abbiamo visitata era in condizioni talmente pessime che non avrebbe potuto essere utilizzata per la centrale di polizia del film. Perciò alla fine l'abbiamo usata per il nascondiglio di Rafe".

"Il nascondiglio di Rafe è stato una location molto impegnativa", ammette Cunningham. "Rafe è scomparso da anni quando inizia il film, è entrato a far parte di una cellula di militanti che però ha fallito nel suo intento. Ora si nasconde in una comunità a Wicker Park che è stata completamente distrutta dagli alieni. La cellula militante di Rafe ha tentato di ribellarsi agli alieni oppressori e questi hanno fatto calare il terrore su questa comunità".

"La sfida che mi ero imposto era trovare o creare una sezione di Chicago che fosse stata distrutta, dove centinaia di persone erano state uccise", racconta lo scenografo. "Doveva essere una specie di cimitero sacro dove nessuno, per rispetto verso le vite perse, sarebbe più andato. Quindi era un nascondiglio perfetto per Rafe. Abbiamo cercato i posti più malmessi disponibili, che però fossero sicuri per la troupe. Il nascondiglio è stato il set più distopico e devastato del film, quello che rappresenta la prova più evidente della forza fisica e del potere di questa specie aliena".

Il set più imponente costruito da Cunningham è stato realizzato nel teatro di posa usato dalla produzione, il CineSpace, il più importante di Chicago (che per coincidenza si trova nei dintorni di Pilsen), poi è stato trasportato pezzo per pezzo e ricostruito nell'immenso McCormick Place, il più grande centro congressi del Nord America. Lì, nell'imponente Sala D, che è grande come due stadi di calcio, la produzione ha ricostruito quella che nella sceneggiatura è descritta come "L'Area di transizione della Zona Chiusa".

"Si tratta di una struttura a forma di ascensore che porta uno dei protagonisti sottoterra", spiega Nikolov, evitando di svelare troppo di una scena che vede coinvolto Goodman. Anche Cunningham aggiunge cautamente, "Non voglio rivelare troppo, ma per il design di questo elemento mi sono ispirato ad un vecchio scafandro".

McCormick Place è stato usato dalla produzione anche per il deposito degli autobus, dove Rafe e due suoi compagni cercano di scappare da Chicago. A fine marzo, per tre notti di riprese, Wyatt e le sue truppe si sono accampate in uno degli atri del centro, vicino alle corsie degli autobus usati per trasportare gli ospiti dei congressi dagli alberghi limitrofi agli eventi ospitati nelle varie sale dell'immenso complesso.

La sequenza permetterà agli spettatori di vedere alcuni degli extraterrestri che popolano la storia di Wyatt (in questo caso si tratta dei Cacciatori). È la scena in cui i Cacciatori cercano gli esseri umani che tentano di partire nonostante le restrizioni imposte ai viaggi. Tra l'altro è una delle scene preferite del produttore Crockett.

"Una delle mie scene preferite del film è quella della stazione degli autobus", racconta Crockett. "Rafe, il capo della cellula di dissidenti compie un'operazione che fallisce e sono costretti a uscire dalla città. Ma mentre stanno per salire sull'autobus un cacciatore alieno li blocca".

"Ci sono i Legislatori e i Cacciatori", spiega Cunningham. "Volevamo che fossero il più realistici possibile. Nel film si fa uso della CGI, ovviamente, e la sfida era riuscire a creare una specie aliena che non avessimo mai visto prima. Con tutti i buoni film di fantascienza che ci sono, come il recente Arrival, volevamo riuscire a renderli interessanti e unici, una nuova specie, insomma".

"Gli alieni non sono il centro focale della storia. Sono solo dei personaggi che interagiscono con gli esseri umani e nella loro vita quotidiana durante l'occupazione", prosegue lo scenografo. "Gli alieni sono la forza oppressiva che comanda la città. Volevamo fornirgli un background, una motivazione per la quale sono come sono, in base al pianeta da cui provengono. Questo avrebbe influenzato il modo in cui respirano, o come muovono gli occhi. Assomigliano a degli insetti? Oppure a dei mostri? I loro indumenti, le loro armature, il loro fisico, come Rupert gli ha descritti nella sceneggiatura, non sono appariscenti. Il pubblico vedrà queste creature solo di sfuggita". Come spiega anche Goodman, "Mi piace il fatto che non si vedano troppo. Rappresentano una minaccia più che altro".

"Nel film la presenza fisica degli alieni è minima", dice la costumista Abby O'Sullivan, al suo secondo progetto con Wyatt, dopo che ha lavorato con lui nella puntata pilota di The Exorcist, la serie Tv della FOX. "Tutto gira attorno al senso di paura, alla sensazione di essere osservati".

Non è stata la O'Sullivan a creare il look dei Cacciatori alieni del film, il compito è spettato a uno dei Creature Shop più importanti di Hollywood, il KNB EFX Group. Il quattro volte vincitore dell'Emmy, Greg Nicotero (The Walking Dead, Breaking Bad) e il vincitore dell'Oscar® Howard Berger (Le Cronache di Narnia: Il Leone, La Strega e L'Armadio) collaborano ormai da tre decenni, durante i quali hanno creato le protesi, gli animatronic e gli effetti per oltre 900 progetti. Nicotero, che si è concesso una pausa da The Walking Dead, ha passato una settimana a Chicago con la sua troupe per girare la sequenza dei Cacciatori alla stazione degli autobus.

"Insieme a Rupert abbiamo creato il design delle creature ispirandoci a uno stile militare lievemente futuristico", spiega Nicotero. "Questi alieni invasori si sono adattati al nostro pianeta, e hanno usato gli oggetti che hanno trovato in giro per modificare il loro aspetto e sembrare più imponenti e pericolosi".

Per concepire il look dei Cacciatori del film, Nicotero si è avvalso di un team formato dal due volte vincitore dell'Emmy, John Wheaton (The X-Files, Babylon 5), da Michael Broom (The Walking Dead, Cabin in the Woods) e da David Grasso (Suicide Squad, Le Cronache di Narnia: Il Leone, La Strega e L'Armadio), i quali collaborano da tempo con la KNB EFX.

"Volevamo differenziare gli alieni dagli esseri umani allungandogli la nuca, le braccia e le gambe e ridisegnando le loro spalle", racconta Nicotero. "Tutti questi aspetti del design avevano lo scopo di aggiungere un elemento non-umano, mantenendo però queste creature fermamente ancorate alla realtà. Abbiamo creato degli elmetti di metallo che sono attaccati a una sorta di strumento per la respirazione, e dei piccoli occhi protetti da delle lenti, che ricordano gli occhi umani. Gli elmetti erano attaccati molto in alto in testa agli attori, per farli sembrare più alti".

Le tute (erano necessari 20-30 minuti per farle indossare ai 7 attori che interpretano i Cacciatori) sono state create sul modello del corpo del supervisore delle creature, Carey Jones, che interpreta il capo dei Cacciatori. Jones è un altro dei collaboratori di lunga data della KNB EFX, e anche lui ha vinto un Emmy per The Walking Dead.

"Il sotto tuta e le relative protezioni sono state incorporate dentro al calco del corpo, mentre le braccia oblunghe, le spalle, la corazza e la cintura sono state scolpite usando un particolare materiale plastico duro", aggiunge Nicotero. "Inoltre, abbiamo invecchiato e reso logori i loro indumenti per farli apparire usati in battaglia. Volevamo mostrare che nel corso degli anni queste creature avevano combattuto e che avevano patito diverse sconfitte. Per rendere uniche queste creature il tocco finale è stato quello di aggiungere dei trofei che gli alieni portano sulle loro uniformi: oggetti di uso quotidiano, come insegne stradali, cartelli che indicano il pericolo di alta tensione, maschere antigas militari e foulard mediorientali".

Nel frattempo, la O'Sullivan si è concentrata sui costumi dei personaggi umani, prendendo spunto da diverse fonti. "Rupert s'ispira molto agli anni '70, un periodo che anche io apprezzo molto esteticamente", racconta. "Per questo film mi sono ispirata molto allo stile urbano anni '70 di Mean Streets, di Scorsese. Quel look urbano sudato, claustrofobico. Anche, The Bronx Is Burning è una storia ambientata nel 1977. Io sono di New York, quindi conosco bene quello stile".

"Ho studiato attentamente le fotografie di Jamal Chabazz", parla del Famoso fotografo di Brooklyn che usava spesso le strade e la metropolitana della Grande Mela come sfondo per le sue fotografie in bianco e nero. "Realizzò una serie di scatti stupefacenti sull'epidemia di crack che colpì i quartieri di New York".

La O'Sullivan si è ispirata anche a due famosi film stranieri: il brasiliano City of God, il dramma candidato agli Oscar di Fernando Meirelles, che racconta la storia due ragazzini che crescono in un quartiere violento di Rio de Janeiro e le cui vite prendono due strade diverse e contrapposte; e La Haine (L'Odio), il film di Matthieu Kassovitz del 1995 vincitore del Festival di Cannes, dove Vincent Cassel interpreta il ruolo di uno dei tre uomini di cui il film racconta 24 ore della loro vita, in seguito alle violente rivolte scoppiate nella periferia di Parigi.

"L'Odio è un film francese che ha ispirato molto questa pellicola", prosegue la O'Sullivan. "È uno dei titoli che Rupert ha suggerito di vedere a Colson e ad Ashton. È un film colossale in bianco e nero, ed ha ispirato molto anche me. La cosa più interessante delle mie ricerche è stato l'aver osservato cosa succede dopo un'occupazione. Quello che rimane e quello che scompare. Ho studiato moda per molto tempo quindi so come questa si evolve".

"Per il personaggio di John Goodman ho scelto le tonalità del grigio, il più possibile desaturate, per rispecchiare la fredda monotonia del futuro", racconta la costumista. "Attraverso gli indumenti di tutte queste persone volevo trasmettere il loro processo di radicalizzazione causato dall'occupazione. Capivo il personaggio di Mulligan. Secondo me, è il classico personaggio noir. I suoi abiti sono molto semplici, sono noir ed hanno le tonalità della terra".

Riguardo la Farmiga, la O'Sullivan dice che "Vera è stupenda, ed è stato bello sviluppare il personaggio di Jane Doe insieme a lei. Abbiamo parlato a lungo prima che venisse a Chicago per girare le sue scene. Il background del suo personaggio lo ha suggerito lei stessa: il modo in cui si vede, cosa pensa della sua situazione in questa situazione, perché ha scelto di fare la prostituta. Mi è piaciuto il suo punto di vista, ed è piaciuto anche a Rupert, che lascia grande libertà ai suoi attori di sviluppare i loro personaggi e i relativi background".

"Abbiamo inserito moltissimi elementi vittoriani in molti dei suoi costumi, e abbiamo aggiunto un tocco hippy", racconta la costumista. "Vera possiede una bellezza senza tempo. Ogni pezzo che abbiamo creato per lei ha una storia. La gonna per me rappresentava un episodio della sua giovinezza, quando aveva viaggiato per il mondo. Poi ho aggiunto un tocco noir. Perché per me il film è molto noir".

"Jonathan, che si è laureato a Yale, e Ashton, che ha studiato all'Università DePaul di Chicago, hanno affrontato i loro personaggi con un approccio simile", come nota la O'Sullivan. "Hanno collaborato molto, hanno fatto tante domande sul motivo per cui avessimo scelto certi indumenti per i loro personaggi. Avevo visto Moonlight e sapevo che Ashton è un attore estremamente vivace. Credo che sullo schermo risulti più vecchio di quanto non sia in realtà. È una specie di furetto sul set. Mentre invece Jonathan è molto controllato e rimane sempre molto concentrato. Sono due persone completamente diverse, ma insieme hanno lavorato meravigliosamente".

"Soprattutto per Gabriel i miei punti di riferimento sono stati molto decisi: riferimenti militari". Racconta la costumista. "Gli ho suggerito un paio di programmi che avevo visto su Netflix, tra cui una serie hip-hop che parlava di The Bronx is Burning e della nascita dell'hip-hop. Secondo me doveva avere un abbigliamento quasi post-Apocalittico, era questo lo stile perfetto per il suo personaggio".

"Per Rafe è stato diverso", prosegue. "In questo mondo vedevo Rafe con una giacca di pelliccia e un paio di felpe sovrapposte. Sono indumenti che potrebbe aver rimediato dopo l'invasione. La giacca doveva risultare strana per lui, perché magari poteva essere appartenuta ad una donna. Dovevano essere cose utili più che altro, e dovevano caratterizzarlo come persona. Ci sono dei piccoli dettagli che mi piacciono molto, come ad esempio la sciarpa, dentro la quale tossisce continuamente durante la storia".

La O'Sullivan si è divertita a creare anche un altro look del film: quello per il misterioso gruppo degli Accoliti, che Wyatt inserisce verso la fine della storia. Si tratta di una sorta di spazzini, anche loro vittime dell'occupazione, che vivono sotto a uno dei cavalcavia dell'autostrada della città.

"Il guardaroba degli Accoliti è opera mia", racconta. "Secondo Rupert sono dei drogati. Sono dei tossicodipendenti ossessivi. Rupert ha scelto uno degli attori di The Exorcist per il ruolo del loro capo. Siamo partiti da dei tessuti drappeggianti, da dei sacchi di tela, come da sceneggiatura. Abbiamo chiesto a una compagnia teatrale locale di creare i costumi per noi; si sono occupati anche di renderli logori e di tingerli dello stesso colore della terra di Chicago, perché vivono sotto all'autostrada".

"La tenda degli Accoliti è uno dei miei set preferiti", ammette Cunningham riguardo l'accampamento che il suo team ha creato sotto l'autostrada I-55, non lontano dal sito del silos. "Sono creature che vivono ai margini. Abitano in questa specie di ghetto, di mondo distopico. Nella sceneggiatura non è spiegato molto bene, ma si capisce che a Chicago è successo qualcosa negli ultimi nove anni di occupazione che ha fatto sì che nascesse questo accampamento".

"Questi personaggi sono molto alti e misteriosi, assomigliano a dei troll. La nostra idea era che fossero delle specie di spazzini spinti dall'idilliaca convinzione di poter diventare come gli alieni. Un tempo erano coloro che sostenevano che gli alieni esistevano. Ora si trovano qui, vogliono farsi notare e usano la loro maestria per decorare il loro 'villaggio' con geroglifici nei quali venerano gli alieni. Sono come dei lebbrosi, sono spaventosi e inquietanti, se possibile anche più degli alieni stessi".

Come per i Cacciatori alieni non è stata la O'Sullivan a creare il look dei Legislatori (ma lei stessa ammette che "sono davvero sensazionali… non ho mai visto niente del genere in un film"). Diversamente dai Cacciatori, i Legislatori - che sono la specie di extraterrestri più cerebrale - sono quelli che hanno usufruito di più della CGI, realizzata sotto la guida del supervisore Eric Pascarelli (Poseidon, The Twilight Saga: New Moon, Vita di Pi di Ang Lee ).

Pascarelli è rimasto molto colpito da due aspetti della produzione: "La sceneggiatura suggeriva che fosse un film molto costoso e pieno di effetti visivi, ma alla fine non è stato così", e poi da una cosa che non aveva mai visto nei film in cui aveva lavorato fino ad ora: "Un sito web protetto da password, creato da Wyatt, pieno di riferimenti visivi per la storia".

"Rupert ha creato un sito web stupefacente. Non ho mai lavorato con un regista che abbia fatto una cosa del genere", assicura Pascarelli. "Ha fornito a tutti la password. Si poteva leggere il background di ogni singolo personaggio e tutte le informazioni sulla storia. Alcuni riferimenti visivi mi sono stati molto utili. Dopo aver letto la sceneggiatura e visto il suo sito, ho capito perfettamente quello che aveva in mente Rupert. Sia il sito che la sceneggiatura erano fatti molto bene. Rupert ha delle idee strepitose".

Mentre preparava le creature del film, Pascarelli ha parlato con Rupert "Delle cose che potevano essere realizzate attraverso gli effetti visivi e di quelle che invece sarebbero state realizzate veramente. C'erano alcuni ambienti che potevano essere realizzati al computer mentre altri potevano essere creati fisicamente. Abbiamo discusso a lungo per decidere come realizzare ogni cosa".

"Rupert aveva già le idee chiare su cosa dovesse essere realizzato al computer e cosa no", sottolinea Pascarelli. "Lui conosce bene Chicago. Ha scritto la sceneggiatura tenendo in considerazione la geografia di Chicago. Quindi sapeva cosa doveva essere realizzato tramite CGI. E ci sono poche cose nel film che ne hanno richiesto l'uso. Sono due i momenti importanti che sono stati realizzati con la CGI. Abbiamo concentrato le nostre risorse su due scene che sono state realizzate con tutte le tecniche delle più grandi produzioni cinematografiche".

Pascarelli si riferisce a un combattimento tra Rafe e uno dei Legislatori alieni, una scena di cui il mago degli effetti visivi dice che: "è stata girata quasi come se fosse un documentario, ma ha necessitato di molti effetti visivi e di un complesso modellino del Legislatore in CGI. Questa scena rappresenta la mia filosofia in merito agli effetti visivi, il fatto cioè che non si dovrebbe disseminare la CGI in ogni singola inquadratura, ma si dovrebbero spendere più risorse in una singola, grande scena straordinaria, come questo combattimento. Si può raccontare una storia anche senza dover diventare matti dietro agli effetti visivi".

Pascarelli stesso racconta questa straordinaria scena d'azione (che è stata girata durante un forte temporale in un parcheggio accanto al Soldier Field, lo stadio dell'NFL di Chicago) "I Legislatori non possono respirare nella nostra atmosfera quindi ricorrono a uno speciale apparato. Proprio come noi abbiamo bisogno di un'attrezzatura speciale per respirare nell'atmosfera che loro hanno creato artificialmente sulla Terra, dentro alla zona chiusa".

"Quando gli alieni escono nel nostro mondo devono indossare una sorta di guscio che sembra un nido d'uccello", prosegue. "Noi lo chiamavamo 'l'armatura pelosa'. Non è un'armatura per la battaglia, è solo una cosa che li protegge dalla nostra atmosfera, permettendogli di respirare. Senza di essa morirebbero soffocati. La chiamavamo in quel modo perché sembrano dei capelli, ma è meglio vedere il film per capire di che si tratta. Quando i Legislatori si arrabbiano e devono proteggersi, fuoriesce come succede agli istrici quando vogliono proteggersi. La chiamavamo 'La Modalità Legislatore-istrice".

"Anche il design dell'astronave è stupefacente", aggiunge riguardo l'altro elemento importante realizzato con l'uso della CGI, di cui si è occupato. "Appare brevemente e sarà oscurata visivamente nel film, ma è comunque stupefacente. È stata realizzata su indicazione mia e di Rupert dalla Jellyfish Pictures (Star Wars: L'Ultimo Jedi, Rogue One: A Star Wars Story). Mentre la Atomic Arts, la società che ha lavorato in diversi film di Rupert, si è occupata di creare tutti gli ambienti in CGI del film".

"Questo non è un film con le astronavi che volano dappertutto, le monorotaie e tutte quelle cose che in genere popolano i film ambientati nel futuro", sottolinea Pascarelli. "Questo è un film molto realistico, ambientato in vere location di Chicago, che erano già talmente perfette da non necessitare l'uso di effetti visivi".

Pascarelli è stato molto felice di far parte del team creativo di Wyatt, come dichiara lui stesso: "Questo è un film davvero particolare e interessante. È un film di fantascienza, ma non solo. È un thriller politico, ma non solo. Di certo non è un film pieno di effetti visivi, eppure ne fa un buon uso. Ci sono le astronavi, ci sono gli alieni, ma hanno un ruolo secondario, sia visivamente che narrativamente".

"Con Captive State volevo realizzare un film che gettasse una luce sul mondo in cui viviamo", spiega Wyatt. "Ma volevo farlo in un contesto fantascientifico e d'intrattenimento. Il mio compito non è solo quello di offrire alle persone una valvola di sfogo dalla loro vita quotidiana, ma anche di ispirarle e farle fermare a riflettere. E poi di regalare loro un giro sulle montagne russe. Sono queste le cose che tengo sempre presenti quando realizzo un film. Adoro raccontare le storie. E cerco sempre di farlo nel miglior modo possibile. Se ci riesco, allora ho fatto il mio lavoro. E con questo film in particolare credo di aver raccontato una gran bella storia".

In conclusione Goodman aggiunge, "Spero che il pubblico si diverta tanto quanto mi sono divertito io quando ho letto la sceneggiatura di questo film la prima volta. E mi auguro che la gente continui a riflettere su questa storia anche dopo essere uscita dalla sala. Perché è davvero una gran bella storia".

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