Ritorno In Borgogna (2017)

Ce qui nous lie

Locandina Ritorno In BorgognaRitorno In Borgogna (Ce qui nous lie) è un film di genere Commedia e Drammatico di durata circa 113 minuti diretto da Cédric Klapisch con protagonisti Pio Marmaï, Ana Girardot, François Civil, Jean-Marc Roulot, María Valverde, Yamée Couture, Jean-Marie Winling, Florence Pernel, Eric Caravaca, Tewfik Jallab.
Prodotto da Ce Qui Me Meut Motion Pictures nel 2017 in Francia [Uscita Originale il 14/06/2017 (Francia)] esce in Italia Giovedì 19 Ottobre 2017 distribuito da Officine Ubu.

Trama e Scheda Tecnica

Dieci anni fa, Jean ha lasciato la famiglia, proprietaria di un grande vigneto in Borgogna, per girare il mondo. Informato della malattia terminale del padre, decide di tornare a casa, dove si riunisce con la sorella Juliette il fratello Jérémie. Ma la morte del padre poco prima dell'inizio della vendemmia ricopre i fratelli di nuove responsabilità. Nel corso di un anno, al ritmo del susseguirsi delle stagioni, i tre giovani adulti riscoprono e reinventano i loro legami familiari, grazie alla passione per il vino che li unisce.


Data di Uscita ITA: Giovedì 19 Ottobre 2017
Data di Uscita Originale: 14/06/2017 (Francia)
Genere: Commedia, Drammatico
Nazione: Francia - 2017
Formato: Colore
Durata: 113 minuti
Produzione: Ce Qui Me Meut Motion Pictures, StudioCanal (co-produzione), France 2 Cinéma (co-produzione), Canal+ (partecipazione), France Télévisions (partecipazione), Ciné+ (partecipazione), Région Bourgogne-Franche-Comté (con il supporto di), Centre National de la Cinématographie (CNC) (in partnership con)
Distribuzione: Officine Ubu

Cast e personaggi

Regia: Cédric Klapisch
Sceneggiatura: Cédric Klapisch, Santiago Amigorena
Musiche: Loic Dury
Fotografia: Alexis Kavyrchine
Scenografia: Marie Cheminal
Cast e Ruoli:

News e Articoli

Ritorno In Borgogna di Cédric Klapisch al cinema da ottobre

Tre fratelli riuniti dal destino nella tenuta di famiglia a Meursault in Borgogna e incerti sul futuro dei vigneti di proprietà della famiglia da generazioni.

Curiosita'

INTERVISTA A CÉDRIC KLAPISCH

Dopo Rompicapo a New York, un film dal contesto urbano girato a New York, come mai ha deciso di girare Ritorno in Borgogna, un film con ambientazione rurale?
Prima di tutto, ho realizzato questo film prima di Rompicapo a New York. Volevo fare un film sul vino già nel 2010. Quell'anno ho contattato alcuni viticoltori che conoscevo – non avevo mai partecipato ad una vendemmia ed ero curioso di vedere come svolgessero il loro lavoro. Mi sono detto – senza sapere davvero il perché – che c'era qualcosa di significativo in questo. A quel punto Jean-Marc Roulot mi ha permesso di fare una serie di fotografie durante la vendemmia nel suo vigneto. Dopo di questo mi sono dedicato a osservare nel dettaglio come cambia il paesaggio con il passare delle stagioni. Nei sei mesi successivi, sono ritornato molte volte in Borgogna, cercando un albero – l'albero perfetto per vedere gli effetti del passare del tempo e del ciclo delle stagioni. Ho incontrato Michel Baudoin, un fotografo molto esperto dei vigneti della Borgogna, e mi ha aiutato nella ricerca. Alla fine ci siamo accordati su due ciliegi – uno a Meursault, l'altro a Pommard. Era molto importante trovare la giusta angolazione, le giuste lenti e il momento migliore per fotografarli. Michel mi ha aiutato per un anno, fotografando gli alberi ogni settimana (sempre alla stessa ora del giorno). In ogni sessione fotografava l'albero e girava un video di un minuto. Alla fine aveva cinquantadue foto e immagini in movimento di questi due alberi tra le vigne. Senza sapere con precisione che cosa avevo tra le mani, dopo aver visto le foto ho sentito che c'era del materiale per girare un film. Nel 2011 sono tornato a guardare il raccolto, ma, a differenza dell'anno precedente, il tempo era grigio, aveva piovuto molto e i grappoli erano molto meno belli. Potevo vedere chiaramente come il processo di vinificazione fosse legato alle sfumature del tempo. Infine, nello stesso anno, 2011, ho deciso di iniziare la produzione di Rompicapo a New York, perché il produttore Bruno Levy ed io sentimmo che era il momento esatto per riconnetterci con gli attori di quella serie – quasi dieci anni dopo Bambole Russe. Tre anni dopo, quando avevo ormai finito Rompicapo a New York, mi sono chiesto se fossi pronto a fare questo film sul vino. La cosa folle fu che, durante i tre anni dedicati a Rompicapo a New York, la Borgogna fu colpita da un periodo di forti tempeste e i campi erano parzialmente rovinati! In poche parole, il film non poteva essere girato in quel periodo.

Cosa rappresenta per lei il vino?
Non c'è bisogno di girarci troppo attorno: chiaramente, per me, il vino è mio padre. Conosco il vino attraverso mio padre – che praticamente non beve altro che vino della Borgogna. Quando iniziai a bere (attorno ai 17-18 anni) mi fece assaggiare il suo vino. Grazie a lui ho imparato ad apprezzarlo. Fino a poco tempo fa, portava me e le mie sorelle alle degustazioni nei vigneti della Borgogna. Era una sorta di rituale, una volta ogni due anni circa. Quando avevo ventitré anni e studiavo a New York, lavoravo come cameriere in un ristorante francese. Eravamo circa quindici tra camerieri e cameriere, ma capii di essere l'unico che sapeva come consigliare un vino. I miei colleghi americani mi chiedevano "Come fai a distinguere un Cote du Rhone e un Bordeaux?" Ho capito in quel momento che il vino ha una propria cultura. In letteratura si può dire che è necessario leggere molto per distinguere un autore dall'altro. Con il vino, uno deve bere molto per capire le differenze tra le varie regioni e i loro diversi sapori.
Sono cosciente del fatto che sia stato mio padre a trasmettermi la cultura del vino e questo interesse per la Borgogna. Per questo ho sempre associato il vino all'idea della trasmissione. Ho intuito che il motivo che mi avrebbe spinto a fare un film sul vino sarebbe stata la voglia di parlare della famiglia. Quello che ereditiamo dai nostri genitori, quello che trasmettiamo ai nostri figli. La scelta della Borgogna mi è sembrata ovvia, anche se nel frattempo avevo "scoperto" altri territori, come Bordeaux. In Borgogna, le aziende sono, in generale, più famigliari. Nel Bordelais, le superfici sono molto più grandi e nella maggioranza dei casi i terreni sono industrializzati al punto di essere gestiti da grandi gruppi finanziari. Le problematiche del film sarebbero state completamente differenti. In un certo senso, la scelta di un'altra regione viticola francese (Alsazia, Linguadoca, Cote-du-Rhone, Beaujolais, etc…) avrebbe sviluppato tematiche ben diverse…

La famiglia è spesso presente nei suoi film. Al contrario, è la prima volta che lei filma la natura…
E' stato molto strano girare tra le vigne. Non avevo mai realizzato che, fino ad allora, non avevamo mai diretto un film che non fosse ambientato in una città. Prima di Ritorno in Borgogna, avevo filmato persone nelle strade e negli edifici… che fosse a Parigi, Londra, San Pietroburgo, Barcellona o New York, giravo sempre lo stesso film. Ogni volta, ho provato ad esaminare la relazione tra una città particolare e la psicologia delle persone che la abitano. Ma poi, dopo undici film, ho sentito la necessità di cambiare, di vedere qualcosa di diverso… e di dedicarmi alla natura. Per lo stesso motivo che mi impedisce di passare un anno a Parigi senza mai andare in campagna o all'oceano, ho sentito la necessità di filmare qualcosa che non avevo mai filmato prima. Questo bisogno di natura è stato più forte di me. Non so se abbia a che fare con la mia età, ma penso che sia accompagnato dal cambio sociologico che sto sentendo in questi giorni. La relazione tra i cittadini e l'agricoltura e il cibo sta cambiando. Non è solo una moda passeggera. Sta diventando molto importante, per le persone che vivono in città, assottigliare la linea che divide il mondo urbano da quello rurale. Il documentario Domani spiega eloquentemente questa cosa. Il fatto di vivere in un mondo "virtuale" ci spinge a recuperare una relazione concreta con le cose. Senza dubbio, i nostri sentimenti e frustrazioni sono accentuati dalle distanze causate dalla virtualità. E una nuova area d'interesse nelle arti culinarie (e del vino) significa per me un ritorno più diretto alle cose.

Ritorno in Borgogna unisce molti temi differenti…
Proprio come il vino. Che cosa c'è in un bicchiere di vino? Il terroir, ovvero la combinazione di un clima particolare, del sole, delle piogge, della geologia del terreno. Ogni elemento regala un profumo, un gusto, una densità particolare al vino. Penso sia fondamentale anche l'elemento dell'intervento umano – la scelta del tipo di viticultura, i metodi di coltivazione. Trovo affascinante che a Mersault ci siano centinaia di diversi proprietari e centinaia di metodi differenti di interpretare questo territorio. Quando un viticoltore firma una bottiglia, è come un regista che firma un film. Riprende il concetto di autorialità. Questo è tutto quello che si può trovare in un bicchiere di vino… questa complessità è lì contenuta. Il tempo e lo spazio, la storia e la geografia. Il matrimonio tra uomo e natura. Dovevo assolutamente fare in modo che il film raccontasse questo… è un mondo estremamente sofisticato. Per questo mi piace parlare di vino. Nel film seguiamo la produzione del vino nel corso di un anno. In parallelo seguiamo più di dieci anni nella vita di una famiglia di viticoltori. Ho cercato di trovare la connessione tra questi due – seguendo i cicli della natura e le tappe dell'evoluzione di questi tre personaggi. Si è prima bambini, poi adulti e poi genitori… questi cambiamenti umani, queste tappe di vita, sono comparabili alle stagioni della natura?

In Ritorno in Borgogna lei non ha solamente ripreso la natura, ma anche le stagioni…
Ho dovuto convincere Bruno Levy a girare per un anno intero. In termini di produzione, preferiva giare per solo due stagioni anziché quattro. Gli dissi però che non avrebbe funzionato, il ciclo della natura doveva essere rispettato. Non potevamo fare in altro modo: la bellezza dei colori dell'autunno – possono essere visti solo per quindici giorni. Avremmo dovuto girare in quel periodo, altrimenti non avrebbe funzionato. Anche per il raccolto, e per le due settimane precedenti, non sapevamo quando sarebbe successo. In un vigneto come quello di Jean-Marc Roulot, il raccolto dura tra una settimana e dieci giorni negli anni migliori. Quando Ana schiaccia gli acini nelle botti, abbiamo avuto solo quattro o cinque giorni per girare quella scena. Siamo tornati un giorno a gennaio perché aveva nevicato. E in primavera i fiori dei frutti fioriscono solo per una settimana. Le grosse foglie delle viti crescono solo in tre settimane. L'intero film è stato fatto al contrario. Non abbiamo deciso i giorni delle riprese, è stata la natura a decidere.

In Ritorno in Borgogna si è riunito con lo sceneggiatore Santiago Amigorena, con il quale aveva già lavorato in passato. Come è avvenuta questa riunione?
Sono passati quindici anni dall'ultima volta che abbiamo lavorato insieme. Abbiamo lavorato insieme per la prima volta in Le Pèril jeune e l'ultima volta in Autoreverse. Non volevo scrivere un film sul vino da solo. Ho anche incontrato alcuni esperti di vino con l'idea di scrivere il film con loro. E poi mi sono detto, perche andare a cercare qualcuno sulla luna quando ho un amico di infanzia che conosce bene il vino? Santiago ha appena prodotto Natural Resistance, il documentario sul vino di Jonathan Nossiter. Ha il mio stesso gusto per il vino e come me conosce Alix de Montille e Jean-Marc Roulot. Ritengo sia stata la persona giusta con la quale lavorare su questo soggetto. Ed è stata una vera gioia potermi riconnettere con lui personalmente. Il film chiedeva questo, l'idea che le cose migliorino con il tempo è centrale. Questo detto vale per il vino, ma anche per le amicizie.