Chez nous - A Casa Nostra (2017)

Chez nous

Locandina Chez nous - A Casa NostraChez nous - A Casa Nostra (Chez nous) è un film di genere Drammatico di durata circa 117 minuti diretto da Lucas Belvaux con protagonisti Émilie Dequenne, André Dussollier, Guillaume Gouix, Catherine Jacob, Anne Marivin, Patrick Descamps, Charlotte Talpaert, Corentin Lobet, Stéphane Caillard, Jean-Louis Sbille.
Prodotto da Synecdoche nel 2017 in Francia e Belgio [Uscita Originale il 22/02/2017 (Francia)] esce in Italia Giovedì 27 Aprile 2017

Trama e Scheda Tecnica

Pauline è un'infermiera a domicilio che lavora tra Lens e Lille. Da sola cresce i due figli e si prende cura del padre, un ex operaio siderurgico. Scrupolosa e generosa, è amata dai suoi pazienti che possono sempre contare su di lei. Sfruttando la sua popolarità, i dirigenti del Rassemblement National Populaire le propongono di candidarsi a sindaco per le elezioni comunali. Pauline scoprirà poco a poco i legami inquietanti dei suoi padrini politici e i meccanismi di marketing dietro al suo ruolo.


Data di Uscita ITA: Giovedì 27 Aprile 2017
Data di Uscita Originale: 22/02/2017 (Francia)
Genere: Drammatico
Nazione: Francia, Belgio - 2017
Formato: Colore
Durata: 117 minuti
Produzione: Synecdoche

Cast e personaggi

Regia: Lucas Belvaux
Sceneggiatura: Lucas Belvaux, Jerome Leroy
Musiche: Frédéric Vercheval
Fotografia: Pierric Gantelmi d'Ille
Scenografia: Frédérique Belvaux
Cast e Ruoli:
foto Émilie Dequenne
Pauline Duhez
foto André Dussollier
Philippe Berthier
foto Guillaume Gouix
Stéphane Stankowiak, dit Stanko
foto Catherine Jacob
Agnès Dorgelle
foto Anne Marivin
Nathalie Leclerc
foto Patrick Descamps
Jacques Duhez
foto Charlotte Talpaert
Nada Belisha
foto Stéphane Caillard
Victoire Vasseur

Curiosita'

NOTA DEL REGISTA - Lucas Belvaux

Sta accadendo qui in Francia, nella nostra terra, ogni giorno. È un discorso che sta diventando banale. Parole che vengono scatenate, disseminando un tanfo abietto che causa sempre meno fastidio. È una marea che si alza, erodendo le barriere antiallagamento. È un discorso che cambia a seconda del pubblico, che si adatta ai tempi, che segue il flusso. Un discorso che capovolge le parole, le idee e gli ideali, e li distorce. Un discorso che mette le persone l'una contro l'altra. E la gente passa, dapprima impercettibilmente, poi più chiaramente, dalla solitudine al rancore; dal rancore alla paura; dalla paura all'odio; e da lì alla rivoluzione, con la sua inevitabile eco di Révolution nationale. Se ne parla ed è visibile, ma tuttavia nulla viene fatto, lasciando una sensazione di déjà-vu, di impotenza, e anche di stupore. La sensazione che si sia provato di tutto, che ogni parola, ogni tentativo di controbattere si rivolti contro la persona che lo compie. Che ogni affermazione – politica, morale o culturale – sia definitivamente scontata e illegittima. Forse la finzione è l'unica risposta udibile, in quanto, come il discorso populista, si rivolge ai sentimenti, al subconscio, alla pancia. Proprio come i demagoghi, racconta delle storie. Ma al contrario di loro, che provano a far passare delle fantasie per realtà e che semplificano all'estremo, la finzione cerca di capire, di fornire un racconto della complessità del mondo, dell'umanità, e dell'epoca. Senza dubbio, soltanto la finzione può sollecitare nelle persone la più profonda commozione. Mentre in un documentario ogni persona appare come un individuo che parla per sé, un personaggio è percepito dallo spettatore come una costruzione, una proposta in cui è possibile identificarsi o riconoscere qualcun altro, vicino o meno. Offre un'immagine sulla quale proiettare se stessi, un riflesso col quale identificarsi. Probabilmente perché siamo più aperti quando ci confrontiamo con un personaggio, più inclini a riconoscere noi stessi in lui. Tra l'autore di narrativa – romanziere o cineasta – e lo spettatore c'è uno scambio intimo, che a volte è quasi ignaro del subconscio. E mi piace pensare che quello che mi interessa, interessi anche ad un altro essere umano, e che ciò che mi sconcerta sconcerti anche altri, anche se a volte è incomprensibile, sia per loro che per me. Ho sempre realizzato i miei film con l'obiettivo di rispondere alle domande che facevo a me stesso (anche se ho raramente trovato le risposte). E nel formularle ho l'impressione di averle condivise con gli spettatori, alcuni dei quali hanno lasciato il cinema leggermente diversi rispetto a quando erano entrati. In più di 25 anni, grazie ai benefici dell'esperienza, sono cambiati il mio modo di scrivere, il mio modo di girare, la tecnica e i temi dei miei film. La sola cosa che non è mai cambiata è la mia maniera di approcciarmi ai personaggi, come li vedo e li amo, chiunque siano e da dovunque vengano. I trentenni in Parfois trop d'amour, la stramba coppia di Per scherzo!, la gente di Grenoble nella Trilogia, i lavoratori di Liegi in La raison du plus faible, il grande capo in Rapt, i 38 testimoni di Le Havre, o la parrucchiera di Arras e il suo filosofo parigino in Sarà il mio tipo?; li ho amati tutti allo stesso modo, li ho guardati con la stessa gentilezza. Alcuni mi hanno fatto ridere, altri mi hanno commosso o spaventato, ma in fondo, ho sempre scritto per loro. Pe raccontare le loro storie, le loro emozioni, anche se ho fatto sì che le mie domande diventassero loro, e le mie ansie le loro paure. Ho fatto sì che i miei problemi diventassero i loro. Una parte di me è trasposta in loro; quando scrivo, divento ognuno di loro. Erano tutti ancorati ad un territorio, parte di una storia. Non posso immaginare un personaggio al di fuori del luogo, del tempo e della società in cui vive. Anche qui racconto la storia di persone che vivono nel mondo di oggi in un luogo specifico. In una regione che è stata spaccata in due dagli sconvolgimenti della storia europea per secoli – in particolare due guerre mondiali e due rivoluzioni industriali in 150 anni. Questo ha lasciato tracce profonde, impronte e cicatrici, fratture nel terreno e nelle anime, oltre che nella società.

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