Il capo perfetto (2021)

El buen patrón

Locandina Il capo perfetto
Il capo perfetto (El buen patrón) è un film del 2021 prodotto in Spagna, di genere Commedia e Avventura diretto da Fernando León de Aranoa. Dura circa 115 minuti. Il cast include Javier Bardem, Manolo Solo, Almudena Amor, Óscar De La Fuente, Sonia Almarcha, Fernando Albizu, Tarik Rmili, Rafa Castejón, Celso Bugallo, Martín Páez. In Italia, esce al cinema il 23 Dicembre 2021 distribuito da BIM Distribuzione.

TRAMA

Blanco (Javier Bardem), proprietario di una storica azienda spagnola di bilance industriali, amato e stimato dai dipendenti per la sua grande umanità, è in gara con la sua impresa per un premio di eccellenza locale. Considerato da tutti e da se stesso un capo magnanimo, è disposto a qualunque cosa pur risolvere i problemi dei suoi dipendenti affinché non riducano la produttività e gli consentano di aggiudicarsi l'ambito riconoscimento. E mentre la tensione sale per la visita di ispezione della commissione del premio, Blanco inizia a collezionare una serie di errori e comici disastri che lo porteranno a dover dimostrare di essere davvero un capo perfetto...

Info Tecniche e Distribuzione

Uscita al Cinema in Italia: Giovedì 23 Dicembre 2021
Uscita in Italia: 23 Dicembre 2021 al Cinema
Prima Uscita: 15/10/2021 (Spagna)
Genere: Commedia, Avventura
Nazione: Spagna - 2021
Formato: Colore
Durata: 115 minuti
Distribuzione: BIM Distribuzione
Note:
Film scelto per rappresentare la Spagna agli Oscar 2022.
Titoli alternativi: The Good Boss [USA]

Cast e personaggi

Regia: Fernando León de Aranoa
Sceneggiatura: Fernando León de Aranoa
Musiche: Zeltia Montes
Fotografia: Pau Esteve Birba
Scenografia: César Macarrón
Montaggio: Vanessa Marimbert
Costumi: Fernando García

Cast Artistico e Ruoli:



Produttori:
Fernando León de Aranoa (Produttore), Jaume Roures (Produttore), Javier Méndez (Produttore)


Trucco e Acconciature: Almudena Fonseca e Manolo García.

Immagini

[Schermo Intero]

NOTE DI REGIA - Fernando León de Aranoa 

Abile, affascinante e manipolatore, "Il Capo Perfetto" è l'uomo con il dito sulla bilancia, il burattinaio che tira i fili di tutti i personaggi e della rappresentazione. La sua azienda produce bilance industriali ma il vecchio modello a due piatti esposto all'ingresso principale della fabbrica è in cattive condizioni. Blanco è un personaggio carismatico, un giocatore avvantaggiato rispetto agli altri, che si intromette senza vergogna nella vita personale dei suoi dipendenti per migliorare la produttività dell'azienda, superando ogni limite etico, senza remore. Un personaggio al quale ci possiamo sentire vicini nonostante la sua natura priva di scrupoli. Forse un ritratto di chi siamo o temiamo di diventare. Blanco è perfettamente calato in questo racconto tragicomico di un ecosistema del mondo del lavoro logorato, senza eroi né cattivi, lontano da qualsiasi manicheismo. Una commedia pungente, grigio-scura, quasi nera. Uno sguardo caustico su rapporti personali e professionali all'interno di un'azienda a conduzione familiare che impiega alcune centinaia di lavoratori. "Il capo perfetto" è, in un certo senso, il controcampo di "I lunedì al sole", il suo controcampo più oscuro. Mentre quest'ultimo ha a che fare con la disoccupazione, questo film descrive il paesaggio precario del lavoro, utilizzando chiavi estetiche e narrative simili. Un racconto corale intessuto di storie che si intrecciano e interagiscono in maniera perversa, attraversato dalla seduttiva personalità di Blanco. "Il capo perfetto" è un ritratto della spersonalizzazione e del deterioramento dei rapporti di lavoro, lo scenario di un momento in cui concetti fuori moda come solidarietà, etica o bene comune sembrano essere stati cancellati dalla mappa del lavoro solo per essere sostituiti dalla logica del profitto e della precarietà. L'immagine della bilancia, metafora universale della Giustizia, fa da cornice al tutto: Blanco cerca a tutti i costi di ripristinare l'equilibrio finanziario della sua società, anche se questo significa che deve armeggiare con i piatti. Credo che sia possibile realizzare un cinema complesso ed artisticamente ambizioso, un cinema che lasci il segno di chi siamo, del momento storico in cui viviamo e che al contempo ci diverta, stuzzichi la nostra curiosità e ci commuova e lo faccia utilizzando l'umorismo, a volte magari anche a cuor leggero, con una certa durezza ma senza rinunciare all'impegno, alla verità o alla poesia. Il cinema che esamina le radici stesse di chi e cosa siamo alla ricerca dell'ipotesi di cosa diventeremo un giorno. Il cinema con una finestra aperta sull'esterno, che affronti quello che succede fuori, per le strade del paese in cui viviamo, nelle nostre case, nella nostra camera da letto, nel nostro luogo di lavoro. Da un punto di vista visivo "Il Capo perfetto" cerca una sensazione trasparente di realtà senza voltare le spalle ad un'immagine luminosa e sofisticata. La fotografia di Pau Esteve ritrae in maniera elegante il freddo arazzo industriale sullo sfondo del quale viene dipinto il calore dei personaggi e dei loro conflitti. Il linguaggio della macchina da presa, simmetrico, orizzontale ed armonioso all'inizio, specchio dell'equilibrio perfetto che Blanco ha raggiunto nella vita personale e nella sua fabbrica, tra i suoi lavoratori, diventa più instabile e dinamico mano a mano che si procede nel film. La vertigine della macchina a spalla sostituisce l'orizzontalità delle immagini iniziali mano a mano che accompagna la deriva del nostro protagonista. Questo è un qualcosa che fa anche la musica del film: giocosa e amichevole all'inizio, apparentemente leggera, getterà la maschera nella stessa misura in cui lo fa Blanco. La colonna sonora di Zeltia Montes è una prodigiosa riscrittura musicale della mia sceneggiatura, una seconda pelle del film che cattura la complessità del suo tono, il suo complesso equilibrio. L'azione si svolge nella periferia industriale di una città di provincia, nel suo paesaggio di grigi edifici industriali orizzontali ed indifferenziati. All'interno del magazzino centrale di una fabbrica lungo i suoi passaggi pedonali sollevati. E nelle officine, gomma nera ed acciaio; nel rombo provocato dai macchinari pesanti in cui sgobbano donne ed uomini con cuffie antirumore in testa; nei magazzini e nelle banchine di carico merci, rampe di cemento, pallet e autoarticolati. César Macarrón è responsabile di questo compito titanico: ridare vita ad un'immensa fabbrica chiusa alla periferia di Madrid.

Nel frattempo, un uomo cui non resta nulla da perdere è accampato di fronte alle strutture di quello che era una volta il suo posto di lavoro minacciando i piani del "Il capo perfetto"', Gli striscioni dai colori sgargianti e la sua tenda spezzano la grigia monotonia del paesaggio di fabbriche, il suo presunto equilibrio. Il miglior umorismo è quello che resiste allo scorrere del tempo e travalica i confini, è quello che nasce dal dramma dal momento che non è una soluzione temporanea: ci parla della natura umana. Viene da quel lavoratore disperato che urla slogan in pessima rima utilizzando un vecchio megafono scassato ogni volta che il capo entra ed esce dalla fabbrica. Della sua fragilità, della sua solitudine forzata, della sua tragica lucidità. Altre volte arriva dalla tenerezza: dal suo rapporto con l'addetto alla sicurezza che fa la guardia all'ingresso della fabbrica, che condivide con lui un caffè ed una conversazione clandestini, per paura di rappresaglie. C'è umorismo anche nell'amoralità del capo, nel suo elaborare intrighi e nei suoi eccessi, dal momento che si è sempre vittima delle proprie azioni. Blanco non uscirà illeso dalle sue azioni. Il film diventa sempre più dark ad ogni decisione presa dai personaggi. E quindi, senza perdere il sorriso, l'ultimo atto di questa storia diventa un thriller e poi una tragedia. Di tutte le sfide che abbiamo incontrato forse questa, la sfida di trovare il giusto tono, è stata la più rischiosa. Umorismo e dolore: la misura precisa di ciascun piatto della bilancia. Gelosia, abuso, tradimento, potere, vassallaggio, rivalità, vendetta, ambizione, sesso e perfino morte, tutti grandi temi della tragedia classica, entrano nella intricata tela di interessi, meschinità ed ambizione di una società produttrice di bilance che potrebbe trovarsi in qualsiasi città di provincia, ovunque. Questa è la sua storia.

NOTE DEL COPRODUTTORE - Jaume Roures

19 anni fa, quando presentammo "I lunedì al sole" al festival del cinema di San Sebastián, il primo commento che sentii fu: "Perché fate un film sui disoccupati?" A volte ho la sensazione che quando si presenta un nuovo progetto, in fondo in fondo molti pensino: "Ancora questo gruppo fastidioso, sempre con lo stesso scherzo ...". Ma è proprio così. Queste sono le storie che ci piace raccontare attraverso il nostro cinema; le storie di persone calpestate, emarginate, e che si preferirebbe vedere buttate in un fosso, persone che, nonostante tutto, si ribellano perché questo è ciò che devono fare, con i mezzi limitati che hanno a portata di mano: un megafono ammaccato ed uno striscione poetico. Sebbene la ribalta in questa storia sia fermamente occupata da un manipolatore paternalista, un padre per tutti, senza null'altro se non il suo sfrenato egoismo per il quale dovrà pagare un prezzo. Come dice Fernando, "Il Capo Perfetto" potrebbe essere il controcampo di "I lunedì al sole". Sono passati vent'anni, il contesto è diverso, la situazione è diversa ma è ancora necessario raccontare queste storie. Questo è il cinema che ci piace produrre, le storie che ci piace raccontare e che sono parte del nostro percorso di più di 50 film nel corso di quasi 25 anni.

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