La nostra storia (2020)

El olvido que seremos

Locandina La nostra storia
La nostra storia (El olvido que seremos) è un film del 2020 prodotto in Colombia, di genere Drammatico diretto da Fernando Trueba. Dura circa 136 minuti. Il cast include Javier Cámara, Nicolás Reyes Cano, Juan Pablo Urrego, Patricia Tamayo, María Teresa Barreto, Laura Londoño, Elizabeth Minotta, Kami Zea, Luciana Echeverry, Camila Zárate. In Italia, esce al cinema il 17 Giugno 2021 distribuito da Lucky Red.

Adattamento del romanzo di Héctor Abad Faciolince in cui racconta la vera storia di suo padre, l'attivista colombiano per i diritti umani Héctor Abad Gómez.

TRAMA

In Colombia, nella violenta Medellín degli anni '70, Héctor Abad Gómez è uno stimato medico e un padre di famiglia che si preoccupa non solo del benessere dei propri figli, ma anche di quello dei bambini appartenenti alle classi più svantaggiate, e la sua casa trabocca di vitalità e creatività, grazie a un'educazione basata sulla tolleranza e sull'amore. Ma disgraziatamente un cancro gli porta via una delle sue adorate figlie. Spinto dalla disperazione e dalla rabbia, Héctor si vota completamente alle cause sociali e politiche, diventando un attivista dei diritti umani: i detentori del potere faranno di tutto per metterlo a tacere. Tutto è visto con gli occhi del suo unico figlio maschio, Héctor Abad Faciolince, divenuto poi uno scrittore. 

Info Tecniche e Distribuzione

Uscita al Cinema in Italia: Giovedì 17 Giugno 2021
Uscita in Italia: 17 Giugno 2021 al Cinema
Genere: Drammatico
Nazione: Colombia - 2020
Formato: Colore
Durata: 136 minuti
Distribuzione: Lucky Red
Titoli alternativi: Forgotten We'll Be [USA]

Cast e personaggi

Regia: Fernando Trueba
Sceneggiatura: David Trueba
Musiche: Zbigniew Preisner
Fotografia: Sergio Iván Castaño
Scenografia: Diego López Mesa
Montaggio: Marta Velasco
Costumi: Ana Urrea

Cast Artistico e Ruoli:



Produttori:
Dago García (Produttore generale), Alejandro Santo Domingo (Produttore associato), Andrés Santo Domingo (Produttore associato), Carlos Alejandro Pérez (Produttore associato), Juan Pablo Mejía (Produttore associato), Gonzalo Córdoba (Produttore associato), Cristina Huete (Produttore esecutivo), Maria Isabel Páramo (Produttore esecutivo), Iván García Granados (Produttore esecutivo)

Altro cast:
Sound editing: Eduardo Castro, Octavio Rojas. Sound designer: César Salazar (ADSC). 1st Assistant Director: Feiver Pinto. Script: Daniela Abad. Makeup designer: Laura Copo. Post-production producer: Adriana Rosas. VFX: Cinecolor Colombia.

Immagini

[Schermo Intero]

LA MOTIVAZIONE DI CARACOL TELEVISIÓN

Un giorno, in aeroporto, Gonzalo Córdoba, Presidente di Caracol Televisión, trovò la 35sima edizione del libro El olvido que seremos. Vedendo che questo capolavoro colombiano, pietra miliare della letteratura ispanoamericana, era diventato un successo mondiale, Córdoba raccolse la sfida di raccontare la storia di quell'uomo buono sul grande schermo. Con questo nuovo progetto in mente, contattò l'autore del libro, Héctor Abad Faciolince, e discusse con lui la possibilità di realizzare il film. Chi poteva portare al cinema l'atmosfera del libro? Abad Faciolince fece immediatamente il nome di Fernando Trueba, vincitore del premio Oscar per il film Belle Époque, con cui aveva sviluppato una forte empatia durante l'Hay Festival in Galles. Così ebbe inizio il progetto. Con l'idea di coinvolgere Trueba, Córdoba si recò a Madrid e contattò il regista per proporgli di adattare il libro. Sul momento Trueba, in virtù dell'enorme rispetto che aveva per il testo, rispose che sarebbe stato impossibile. Tuttavia, la curiosità per l'idea che gli era stata proposta lo spinse a rileggere il libro, uno dei suoi preferiti, con l'occhio da regista. Vi scorse un'opportunità unica, che condivise con il fratello David, romanziere e sceneggiatore in grado di catturare l'essenza del romanzo e trasferirla nel copione. Quel sogno, ancora su carta, doveva diventare realtà, e fu così che Dago García approdò a El olvido que seremos. Il produttore che meglio interpreta le peculiarità e l'essenza della società colombiana contemporanea è stato senza dubbio colui che ha radunato il meglio del talento attoriale, tecnico e umano della Colombia che, sotto la direzione di Trueba, ha portato a un grande risultato finale: un film di ottima fattura, capace di suscitare emozioni e immedesimazione. 

INTERVISTA A GONZALO CÓRDOBA, PRESIDENTE DI CARACOL TELEVISIÓN

Come le è venuta l'idea di produrre il film LA NOSTRA STORIA?
Da quando ho scoperto il libro di Héctor Abad Faciolince, mi sono convinto che questa storia andasse raccontata sul grande schermo perché potesse diffondersi in molti Paesi. Il successo universale del libro confermava quella convinzione. Diversi anni fa sono diventato molto amico di Héctor Jr. e così ho potuto apprendere di prima mano aneddoti più personali sul dottor Héctor Abad Gómez. Un uomo buono, un padre devoto e un leader sociale che lavorava senza sosta per la sanità pubblica in Colombia. L'eredità del personaggio di Héctor Abad Gómez, raccontata in modo così intimo e sentito, insieme al suo invito a riflettere sulla società, ci hanno motivati a far sì che questo diventasse uno dei più importanti progetti cinematografici del Paese.

È una delle scommesse più ambiziose mai fatte per produrre un film interamente colombiano. Cosa l'ha spinta a raccogliere questa sfida?
A Caracol Televisión realizziamo contenuti audiovisivi di altissima qualità da più di 50 anni, raccontando storie colombiane che vanno oltre la dimensione locale. L'accoglienza che le nostre storie e le nostre produzioni hanno ricevuto a livello nazionale e internazionale ci dà un'enorme spinta a continuare a cercare la prossima sfida. In El olvido que seremos la motivazione ci viene dal personaggio, dalla forza delle sue convinzioni, dall'affetto della sua famiglia nonostante le avversità e dalla sua capacità di dedicare la vita al bene degli altri. Quanto al lato pratico, avevamo Dago García e il suo team che hanno portato al progetto tutta la loro esperienza e il loro talento.

Perché è importante raccontare la storia di Héctor Abad Gómez al giorno d'oggi?
Héctor Abad Gómez era un medico totalmente dedito alla salute pubblica. Oggi più che mai possiamo capirne il valore. Già più di 30 anni fa era ossessionato dalla convinzione che lavarsi le mani costantemente fosse uno dei meccanismi più importanti per preservare la salute: una visione lungimirante che anticipava ciò che stiamo vivendo in questo momento. La storia è raccontata dal suo unico figlio maschio, che mostra tutta la sua ammirazione per il padre, visto come un eroe. Il lavoro di Héctor Abad Gómez si inserisce tra il suo ruolo come leader sociale e la lotta per i diritti umani e il ruolo di padre di famiglia. Un personaggio che suscita ammirazione, ma anche affetto: il pubblico si innamorerà della sua storia.

Com'è stato possibile radunare le grandi personalità che partecipano a questo film? Fernando Trueba, premio Oscar; Héctor Abad con il suo libro, il celebre attore Javier Cámara e anche la Dago García Producciones con tutti i talenti colombiani.
Sapevamo che questo film era un'enorme scommessa cinematografica per Caracol Televisión e che sarebbe stata la produzione colombiana più importante del momento. Ci servivano un regista e uno sceneggiatore capaci di inserirsi in un progetto di questa portata e in una storia come quella che avevamo per le mani, riuscendo a vincere la sfida di adattare per lo schermo quello che non era certo un libro qualunque. Il nome di Fernando Trueba è saltato fuori immediatamente: si tratta di un regista eccezionale, con una sensibilità immensa e un background internazionale. Il film aveva bisogno di un paio d'ali che facessero spiccare il volo a una storia profondamente locale, facendola trascendere a livello universale e legando gli spettatori con la storia di un uomo buono. Trueba è uno dei pochi registi spagnoli ad aver vinto un Oscar e anche nove premi Goya. Fernando, che conoscevo da un po', e suo fratello David si sono lentamente appassionati al libro e al protagonista. All'inizio Fernando era un po' scettico all'idea di adattare un libro così intimo, ma capiva il valore del narrare quella storia. David, lo sceneggiatore del film, ha realizzato l'adattamento catturando perfettamente l'essenza dei personaggi. Una volta sistemati questi elementi cruciali, avevamo bisogno che la produzione interpretasse la cultura e le peculiarità della Colombia in modo unico e distintivo. Indubbiamente in tutto il Paese non c'è nessuno che lo faccia meglio di Dago García. Con più di quaranta film all'attivo, è il più prolifico produttore di cinema per un pubblico di massa e aveva le competenze per realizzare questo progetto; era il complemento ideale per questo dream team al servizio del cinema colombiano.

In questi anni Caracol Televisión ha realizzato altre grosse scommesse cinematografiche caratterizzate da temi estremamente attuali (i bambini nei paesi in guerra, l'Amazzonia, il narcotraffico e la costruzione della memoria storica, fra gli altri). Quando sceglie un progetto, quanto è importante che affronti temi della situazione globale attuale?
È molto importante raccontare storie universali e questa è la sfida che ci poniamo ogni volta. Devono essere storie che abbiano una rilevanza in Colombia, ma anche la capacità di viaggiare in altre parti del mondo senza perdere la loro origine. Tutti i progetti su cui scommettiamo devono essere in grado di unire gli spettatori e generare empatia nel pubblico di tutto il mondo, com'è successo per El abrazo de la serpiente, Oro verde - C'era una volta in Colombia, Señorita María, la falda de la montaña, El sendero de la Anaconda e Monos - Un gioco da ragazzi, fra gli altri. Siamo fiduciosi che succederà lo stesso anche con El olvido que seremos...

UNA CONVERSAZIONE CON FERNANDO TRUEBA

Trueba racconta l'enorme sfida di dirigere un film basato su uno dei libri più importanti della letteratura ispanoamericana del XXI secolo.

Cosa significa per lei il libro sull'oblio di Héctor Abad-Faciolince?
Quando l'ho letto per la prima volta, mi ha colpito profondamente, come è probabile che sia successo alle migliaia di lettori di tutto il mondo che hanno già reso questo libro un classico del suo tempo. Nel corso degli anni ho comprato il libro più volte, in Paesi diverse e in lingue diverse (francese, portoghese e inglese) per regalarlo ai miei amici più cari, non solo ai conoscenti.

Cos'ha pensato della proposta di adattare e dirigere il film?
Come si poteva competere con qualcosa di così sincero, essenziale, delicato, doloroso e reale? La mia prima reazione, davanti a una proposta così "felice", è stata di... sfiducia, paura, terrore? Ero anche preoccupato per i tempi narrativi. Il libro copre un arco temporale di oltre vent'anni. A livello cinematografico, come si poteva risolvere, diciamo "artificialmente", quel primo problema, che si poneva immediatamente e non era certo secondario? L'adattamento de libro affronta il problema temporale, a livello narrativo ma anche logistico, concentrando l'azione in due periodi: l'infanzia di Héctor Jr. e la morte di Héctor Sr. Il resto del materiale viene riorganizzato attorno a quei due "momenti." Ma poco a poco, anche l'estetica del film ha cominciato a emergere nella mia mente, con due stili, due trattamenti, uno per ciascuno dei due periodi; ognuno doveva però fare da complemento all'altro, illuminandolo e dandogli significato.

Cosa ha comportato affrontare un libro così caro a lei e a migliaia di lettori?
Ogni volta che devo fare un adattamento, mi torna in mente una vecchia barzelletta di Hollywood: due capre cercano del cibo fra l'immondizia e una mangia una pellicola cinematografica. "Com'è?" chiede l'altra. "Era meglio il libro." Nel caso di El olvido que seremos, la barzelletta sulle capre è più vera che mai, ma è anche il massimo della vigliaccheria. Perciò, se, come in questo caso, si tratta di un libro necessario non solo per la Colombia, non solo per l'America Latina, ma per tutti gli abitanti di questo pianeta bistrattato, allora non è necessario anche il film? Le possibilità di raggiungere più... stavo per dire "pubblici", più gente, sono molto più alte per i film che per la letteratura. Allora El olvido que seremos deve per forza diventare un film; i valori che la storia sostiene, che ci muovono dal profondo e che non lasciano nessuno immutato perché ci colpiscono tutti, dovrebbero essere raccontati più e più volte. Anche per la mera speranza di rendere questo mondo un pochino migliore, o, più modestamente, di convincere altre migliaia di persone a leggere il libro.

Ci può raccontare di quello che le ha detto un giorno Billy Wilder? "Fernando, la virtù non è fotogenica."
Credo che sia ora di correggere la lezione del maestro. E la figura di Héctor Abad Sr. e il libro di Héctor Abad Jr. non sono solo un esempio, ma anche un eccellente inizio per farlo. El olvido que seremos racconta ancora una volta, ma con rinnovata poesia e disarmante verità, lo scontro frontale tra bene e male, l'umanità e l'assenza di ragione, la bontà e l'irrazionalità, la civiltà e la barbarie. El olvido que seremos è una storia d'amore, la storia d'amore tra un padre e un figlio. Ed è anche il ritratto di un uomo buono in un momento in cui essere buoni non solo non è facile, ma può essere anche estremamente pericoloso. Un periodo in cui la natura fotogenica del male e il fascino della violenza occupano continuamente e insistentemente i nostri schermi cinematografici e televisivi, la nostra letteratura e, ancora peggio, la nostra vita quotidiana. Finalmente un giorno ho cominciato a sognare il film, letteralmente a sognare che lo stavo girando. E per la mia esperienza sapevo già che quando succede, quel film è ormai inevitabile. Ti possiede, ti chiede cose, ti parla, ti guida e ti dà ordini. E tu non hai altra scelta che obbedire e girarlo.

Ci può parlare dell'esperienza di lavorare in Colombia con una troupe colombiana?
Non sarei riuscito a immaginarla nemmeno nei miei sogni più incredibili. Il livello umano e professionale degli attori e della troupe non poteva essere migliore. È stata un'esperienza felice. Ho nostalgia delle riprese, del team. Mi mancano, spero di lavorare di nuovo con alcuni di loro a qualche progetto futuro.

L'ESPERIENZA DI DAGO GARCÍA CON EL OLVIDO QUE SEREMOS

Lei vanta una lunghissima carriera televisiva e ovviamente cinematografica, con oltre 40 film prodotti. Molti di questi hanno avuto un grosso pubblico, eppure sappiamo che lei ama anche sostenere il cinema d'autore, dedicarsi a progetti più intimi e personali di altri registi. Ci racconti la sua opinione sull'evoluzione della narrazione cinematografica nel Paese da quando il cinema ha cominciato a essere un settore sostenibile.
Credo che stiamo senza dubbio vivendo il momento migliore della nostra cinematografia, e questo è dimostrato non solo dalla qualità delle nostre produzioni, ma anche dall'accoglienza positiva che riceviamo nel circuito dei festival internazionali. Questo può essere attribuito alla crescita esponenziale della produzione messa a frutto grazie alle nuove tecnologie, dall'arrivo di nuove personalità con una formazione accademica nel settore e dalla Legge sul Cinema.

Com'è stata la sfida di una produzione così ambiziosa come El olvido que seremos?
Sin dall'inizio sapevamo di avere davanti un progetto che richiedeva un livello di organizzazione e rigore davvero unico. Fortunatamente abbiamo un team con un'esperienza di oltre 40 film e il sostegno di Caracol Televisión. Abbiamo creato uno stretto rapporto con l'Ufficio del Sindaco e la Film Commission di Medellín, che ci hanno offerto il loro pieno appoggio.

Cosa significa per lei e per la Dago García Producciones entrare a far parte della selezione ufficiale del festival più importante del mondo?
Come qualsiasi riconoscimento, è una cosa importante, ma in questo caso per noi è un traguardo speciale perché questo è un film che potremmo definire "classico", una sorta di epica quotidiana su un personaggio eccezionale ma non marginale. E questo tipo di storia, in un altro genere cinematografico, è ciò che costituisce il grosso della nostra produzione. Per me inoltre il film ha un significato speciale perché mi ha dato l'opportunità di lavorare con uno dei registi che ammiro e rispetto di più.

Dopo 22 anni, un film colombiano prodotto da voi arriva al traguardo conquistato da Victor Gaviria a suo tempo. Come l'ha influenzata o ispirata Gaviria nella sua carriera come regista e produttore?
Víctor Gaviria è sempre stato uno dei miei punti di riferimento, è uno dei pochi registi capaci di trasformare la realtà cruda in poesia drammaturgica, e per riuscirci bisogna avere del genio. Lavorare con la realtà, trasformarla e riplasmarla come testo cinematografico che muova le fibre emotive degli spettatori è l'obiettivo del nostro lavoro, e in questo senso Victor è un maestro.

All'inizio della sua carriera, quando scriveva sceneggiature con Salamanca, si immaginava che un giorno sarebbe arrivato dov'è oggi? Qual è il prossimo passo per lei e per il cinema colombiano?
Vogliamo continuare a produrre film e ne abbiamo uno in post-produzione e due in pre-produzione; ci siamo interrotti per la crisi del COVID-19, ma speriamo di ripartire appena la situazione tornerà normale. Credo che per il cinema colombiano stia arrivando una fase in cui continueremo a rinsaldare il legame con il pubblico, e mi pare che siamo sulla buona strada per riuscirci.


extra dal pressbook del film

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