Locandina Ella e John

Ella e John (2017)

Ella e John - The Leisure Seeker

Locandina Ella e John
Ella e John (Ella e John - The Leisure Seeker) è un film di genere Drammatico diretto da Paolo Virzì con protagonisti Helen Mirren, Donald Sutherland, Kirsty Mitchell, Janel Moloney, Joshua Hoover, Christian McKay, Robert Walker Branchaud, Mark Ashworth, Robert Pralgo, Helen Abell.
Prodotto da Indiana Production Company nel 2017 in Italia e Francia esce in Italia Giovedì 18 Gennaio 2018 distribuito da 01 Distribution.

TRAMA E SCHEDA TECNICA

The Leisure Seeker è il soprannome del vecchio camper con cui Ella e John Spencer andavano in vacanza coi figli negli anni Settanta. Una mattina d'estate, per sfuggire ad un destino di cure mediche che li separerebbe per sempre, la coppia sorprende i figli ormai adulti e invadenti e sale a bordo di quel veicolo anacronistico per scaraventarsi avventurosamente giù per la Old Route 1, destinazione Key West. John è svanito e smemorato ma forte, Ella è acciaccata e fragile ma lucidissima, insieme sembrano comporre a malapena una persona sola e quel loro viaggio in un'America che non riconoscono più - tra momenti esilaranti ed altri di autentico terrore - è l'occasione per ripercorrere una storia d'amore coniugale nutrita da passione e devozione, ma anche da ossessioni segrete che riemergono brutalmente, regalando rivelazioni sorprendenti fino all'ultimo istante. 


Data di Uscita ITA: Giovedì 18 Gennaio 2018
In HomeVideo: in Digitale da Giovedì 3 Maggio 2018 e in DVD da Giovedì 3 Maggio 2018 [scopri DVD e Blu-ray]
Genere: Drammatico
Nazione: Italia, Francia - 2017
Formato: Colore112
Durata: N.d.
Produzione: Indiana Production Company, Bac Films, Rai Cinema, Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC) (con il supporto di)
Distribuzione: 01 Distribution
Box Office: USA: 1.820.026 dollari | Italia: 3.081.151 euro -> Storico incassi
Note:
In concorso alla 74esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Liberamente tratto dal libro di Michael Zadoorian 'The Leisure Seeker'.

Recensioni redazione

8/10
Ella e John, la recensione

Con Ella e John, Virzì regala un film intenso, commovente ed equilibrato tra tragedia e commedia, tra momenti in cui la lacrima bussa alle porte dei nostri occhi e quelli in cui invece si ride.

News e Articoli

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Curiosita'

NOTE DI REGIA

Un film americano? Non avevo previsto che un giorno avrei fatto un film in un altro Paese, in una lingua che non è la mia, ancora m'interrogo sul perché sia successo. Provo a riepilogare il processo creativo e produttivo di "The Leisure Seeker", iniziato quando un mio film, qualche anno fa, e poi un altro ancora, sono stati designati come "Italian Entry" per partecipare a quella giostra divertente e leggermente nonsense che è la campagna per l'Oscar nella categoria "Best Foreign Language". Avendo avuto in entrambi i casi una distribuzione sul territorio americano e avendo riscosso anche qualche apprezzamento, mi era capitato di ricevere alcune proposte di girare dei film laggiù, ma avevo sempre tagliato la corda. Si trattava in genere di sceneggiature già scritte, del tutto o in parte, e di progetti che francamente m'interessavano poco, e che forse non avrebbero mai visto la luce. Gli amici di Indiana Production, che mi avevano accompagnato in quell'esperienza, non si davano pace, non capivano perché volessi sottrarmi. Allora feci loro una promessa: se troviamo un'idea che ci stuzzica, magari partendo da un libro, e se posso lavorare nel modo in cui sono abituato, cioè a partire dalla scrittura della sceneggiatura, sono pronto a riparlarne. Così dagli uffici di Indiana hanno cominciato a piovere nel mio studio scatoloni di romanzi e racconti americani. Tra questi c'era questa novella di Michael Zadoorian, la fuga di una coppia di anziani a bordo del loro vecchio camper, dai sobborghi di Detroit verso la California lungo la iconica Route 66. Ci trovai qualcosa di molto attraente: uno spirito sovversivo, di ribellione contro l'ospedalizzazione forzata stabilita da medici, figli, regole sociali e sanitarie. Ma allo stesso tempo mi sembrava che quel viaggio ripercorresse un paesaggio già molto visto in tanti altri bei film, c'era il rischio di lasciarsi catturare dai cliché, così come a volte capita ai registi americani quando girano in Italia e finiscono per inquadrare soprattutto luoghi turistici e pittoreschi. Così lasciai perdere e mi dedicai ad altro: un altro film italiano, in Italia. Qualche tempo dopo, furono i miei amici Francesca Archibugi e Francesco Piccolo, penne straordinarie e adorabili persone con le quali è bellissimo scrivere insieme, a provare a convincermi di ripensarci, proponendomi di utilizzare lo spunto di quel libro ma di cambiare il percorso del viaggio e di conseguenza il profilo socio-culturale dei personaggi: un ex-professore di letteratura del New England, con una moglie più giovane che viene dal South Carolina, diretti alla Casa di Hemingway a Key West. Così abbiamo provato a buttar giù scene e dialoghi in italiano, per poi, con l'aiuto prezioso del mio amico romanziere Stephen Amidon, trasformarle in angloamericano nella prima versione dello script. Ricordo di essermi lasciato scappare di bocca una specie di impegno: se Donald Sutherland accetta di interpretare il ruolo di John ed Helen Mirren quello di Ella allora giuro che questo film lo faccio. Ma era solo un modo per spararla grossa, per mettere le mani avanti, per allontanare la possibilità di quel progetto americano che i miei amici produttori e co-sceneggiatori caldeggiavano fanaticamente. Il destino però mi ha spiazzato: imprevedibilmente, e ancora non mi spiego come sia stato possibile, Mirren e Sutherland hanno accettato. Poche settimane dopo eravamo già sul set, non ho avuto quasi neanche il tempo di mettere a fuoco quello che stava succedendo che eravamo immersi nella preparazione, portandoci dietro mezza troupe italiana con tutte le nostre abitudini, compreso, nel bene e nel male, il nostro modo di guardare le cose e di fare il cinema: non è che avessi attraversato l'oceano per diventare "un regista americano". E però lavorare con un'attrice sublime come Helen ed un'autentica leggenda come Donald è stato, oltre che elettrizzante, molto istruttivo. Mi incantavo a guardarli recitare, lui intenso e regale, ma anche buffo ed imprevedibile, lei acuta, saggia, spiritosissima e poi improvvisamente piena di foga, di rabbia, di dolore. Faticavo a dire la parola "stop", anzi "cut!". Forse è stato soprattutto per godere del piacere di condividere un'esperienza con due artisti che mi affascinano e mi emozionano che ho fatto i bagagli e sono andato a girare un film in America, almeno per una volta nella mia storia di regista italiano, anzi di Livorno.

NOTE DI PRODUZIONE

THE LEISURE SEEKER esplora il genere americano "on the road", rinnovato dalla poesia ironica e umana di Paolo Virzì, e reso ancor più straordinario dalla vitalità di due interpreti d'eccezione, HELEN MIRREN e DONALD SUTHERLAND, nei panni di Ella e John, una coppia in fuga a bordo del loro vecchio camper.

Virzì, vincitore del David di Donatello alla regia con La Pazza Gioia, infonde il suo umorismo, la sua sottile osservazione dei fenomeni sociali e la sua profonda analisi dei personaggi, in un film che racconta l'ultima avventura, irragionevole e felice di due anziani coniugi, determinati a sottrarsi ad un destino di cure che li separerebbe per sempre.

"Ho questo viziaccio di prendere argomenti tristi e penosi e provare a trasformarli in avventure avvincenti", dichiara Virzì. "Il segreto è mescolare commedia e tragedia, sempre". Una cosa è certa: The Leisure Seeker è ricco di entrambi.

"Ero un po' spaventata rispetto a un film che mette a fuoco in modo così realistico i guai della vecchiaia." rivela Helen Mirren. "Ma guardando le opere di Paolo Virzì, in particolare Il Capitale Umano, ho percepito la sua meravigliosa dimensione umana, la sua osservazione semplice, sagace, spiritosa delle situazioni più complicate e reali. La carta vincente di Paolo è la naturalezza con cui descrive comportamenti umani, con il loro coraggio e la loro fragilità, senza mai il ricatto melodrammatico. Adoro il suo stile".

Donald Sutherland concorda: "Paolo è geniale e divertente, ma in un modo sottile e complesso. Colpisce la sua sensibilità, la sua profonda comprensione della condizione umana." Rievocando quello che lo ha convinto ad accettare il ruolo di John, un insegnante in pensione la cui mente, affollata di pagine di letteratura, inizia a perdere lucidità, Sutherland dice: "Stavo leggendo le prime venti pagine del copione, quando John mi si è seduto  vicino  e  ha  cominciato  a  parlarmi.  Una  conversazione  meravigliosa,  molto articolata, molto specifica. Era preciso ed eloquente, il copione gli stava piacendo molto, ed io non potevo certo contraddirlo."

Per quanto lo scenario di The Leisure Seeker sia tipicamente americano, con i suoi camping, i diner, i parchi a tema e i paesaggi a perdita d'occhio, Virzì afferma: "Non è che avessi in mente di trasformarmi in un regista americano, o di fare il verso ad un film americano. Stavo cercando di fare un mio film, ambientato in America, portandomi dietro oltre ai principali collaboratori della troupe, anche il nostro modo "italiano" di osservare le cose. In che cosa consista esattamente non è facile spiegarlo, direi innanzi tutto un senso di verità e di spudoratezza verso la natura umana: non avere paura di esplorare l'aspetto ridicolo della vita, che è qualcosa di esaltante e di spaventoso al tempo stesso, ed è proprio questa sua duplicità che cerco di far emergere in un film".

L'omonimo romanzo di  Michael Zadoorian, racconta un viaggio attraverso il West, dalla leggendaria Route 66 a Disneyland, ma, spiega Virzì, "Girare negli ambienti grandiosi del

deserto dell'Arizona o della Monument Valley, scenario iconico di tanti film mitologici, mi sembrava un modo di finire incastrato in un cliché, come capita a volte a certi registi americani quando, ambientando un film in Italia, si lasciano ammaliare dagli sfondi pittoreschi e turistici. Abbiamo esplorato ambienti meno vistosi, con qualcosa di ordinario, cercando visivamente l'atmosfera dolce, delicata e malinconica che caratterizza la nostra storia. Pensavo inoltre di non potermi permettere, così come fa molto bene Zadoorian nel suo libro, un tono ironico verso l'America più pacchiana, col suo culmine a Disneyland: avrei rischiato una presa in giro superficiale, da outsider. Inoltre, cambiando il background socioculturale  dei  due  personaggi  del  libro,  abbiamo  provato  in  qualche  modo  ad avvicinarli a noi, per stabilire il massimo dell'empatia possibile. A questo proposito rivelo un gioco che ci divertiva, nel lavorare all'adattamento del libro: immaginare una specie di me stesso con mia moglie Micaela, tra trent'anni. Lui prolisso e brontolone, ossessionato dalle pagine dei romanzi che ha studiato ed insegnato ai suoi studenti per tutta la vita, lei più leggera e sempre di buon umore, con qualcosa di apparentemente frivolo, legati da una passione che ha generato due figli ed una vita insieme. La vecchia Route 1, sulla East Coast, è meno sfruttata dal cinema, e per la nostra storia ha un significato essenziale, dato che termina a Key West, proprio davanti alla casa di Hemingway, l'autore verso il quale il professor Spencer sembra nutrire un sentimento di identificazione."

La sceneggiatura è nata dallo sforzo congiunto dei collaudati collaboratori di Virzì. "Ho trovato  un  fantastico  team  di  scrittori",  racconta  STEPHEN  AMIDON,  romanziere americano il cui libro del 2005 Human Capital, è stato adattato da Virzì nel film che ha incantato Helen Mirren. Amidon e Virzì sono diventati buoni amici e quando la Motorino Amaranto, la società di produzione di Virzì, ha deciso insieme alla Indiana Productions, produttori de Il Capitale Umano e La Prima Cosa Bella, di realizzare The Leisure Seeker, Virzì si è rivolto ad Amidon per includerlo nel team di scrittura. Virzì si è avvalso dell'aiuto degli   italiani   FRANCESCA   ARCHIBUGI,   con   cui   ha   scritto   La   Pazza   Gioia,   e FRANCESCO PICCOLO, con il quale aveva scritto La Prima Cosa Bella e Il Capitale Umano (Francesco Piccolo, fra l'altro, sta lavorando all'adattamento cinematografico di L'Amica Geniale di Elena Ferrante). E così, una squadra composta da tre sceneggiatori italiani ha iniziato a collaborare con un bostoniano bilingue addetto a supervisionare la veridicità della lingua e di una vicenda immersa nella cultura americana.

Dice Amidon: "Abbiamo creato una fucina attiva 24 ore su 24. Quando mi alzavo, di mattina, a sei ore di fuso orario dall'Italia, trovavo quel che di bellissimo avevano scritto loro tre; poi iniziavo io e a fine giornata   inviavo quello che avevo fatto. Quando la tecnologia digitale incontra il metodo socratico!"

Amidon ha svolto il suo ruolo di consulente americano anche durante i sopralluoghi e per tutto il tempo delle riprese. "Stephen sedeva al monitor accanto a me, e nel caso, come spesso capita quando giri una scena,  ci fosse stato qualcosa nel dialogo da modificare, da aggiungere o da togliere, mi confortavano il parere ed i consigli del mio amico scrittore yankee. Anche se in America è impossibile sentirsi del tutto spaesato, grazie a tutti i film e alla letteratura che hanno nutrito la nostra formazione."

La troupe di Virzì era composta per lo più da italiani fra cui il direttore della fotografia LUCA BIGAZZI, noto negli Stati Uniti soprattutto per il suo lavoro ne La Grande Bellezza, film  premio  Oscar  2013,  ed  il  costumista  MASSIMO  CANTINI  PARRINI,  che  aveva lavorato con Virzì come assistente di Gabriella Pescucci ne La Prima Cosa Bella e che recentemente ha firmato i costumi di Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone. Una troupe americana lavorava comunque al loro fianco; lo scenografo americano RICHARD WRIGHT  ha  aiutato  Virzì  a  trovare  l'equilibrio  che  cercava,  a  cavallo  tra  realismo, avventura e romanzo familiare.

"Mi piace riempire l'inquadratura con elementi realistici, con volti autentici, che trasmettano un senso di verità", spiega Virzì. "Ma soprattutto, ed è una consuetudine che credo di aver ereditato dal cinema italiano classico, cerco sempre di collegare le vicende personali dei personaggi con lo spirito della società in quel momento specifico. Durante i sopralluoghi, ho cercato di assorbire l'atmosfera di quell'estate americana e un pezzo inevitabile è stata la campagna presidenziale." Racconta Virzì: "Ovunque c'erano poster e cartelloni che pubblicizzavano entrambi i candidati ed era inevitabile presagire che l'estate del 2016 sarebbe stata "storica". Non sono mica un chiaroveggente, non potevamo immaginare come sarebbe andata a finire a novembre, ma quel che stava accadendo mi sembrava fosse molto significativo e che avesse a che fare con la storia dei nostri due personaggi, che  per  l'appunto  attraversano  un'America  che  non  riconoscono  più  e  dalla  quale sembrano voler scappare per sempre ".

"Durante le nostre riprese, Trump era in piena attività", dice Helen Mirren. "Paolo ha inserito  nella  sceneggiatura  un  raduno  dei  suoi  supporter  creando  così  uno  spunto comico: John è incuriosito da quella situazione chiassosa della quale non sembra afferrare il significato, ed Ella ne approfitta per prenderlo in giro: 'Sei stato un democratico per tutta la vita, hai fatto anche il volontario nella campagna per Walter Mondale'. E lui, candidamente: 'Ma queste persone sono così divertenti!' È stato un modo ironico per raccontare l'alterazione della mente di John, e per dire qualcosa di rilevante su entrambi i personaggi.".

"Nel copione non abbiamo mai menzionato la parola Alzheimer, anche lì temevamo di andare a cacciarci in un cliché. I figli dicono che "Papà ha i suoi momenti", Ella dice che ha problemi di memoria. Tra di noi chiamavamo la condizione mentale di John la Spencer Syndrome", dice Virzì, "confortato dai pareri dei neurologi, che testimoniano come ogni individuo manifesti a modo suo un'eventuale degenerazione mentale". La confusione di John qualche volta lascia il posto a sprazzi di lucidità e in quei momenti ci rendiamo conto del suo fascino e di quanto possa essere doloroso per Ella perdere a poco a poco il suo John. Il personaggio di John Spencer, in tutta la sua imprevedibilità, è diventato quasi un fratello spirituale per Sutherland, che afferma:

"Ho avuto l'impressione di essere l'incarnazione di John. Non capita spesso, ed in questo film è successo. È stato John a dirmi cosa fare, cosa voleva, cosa riusciva e non riusciva a ricordare. Si sentiva frustrato. Mi sono messo in gioco per vivere questa avventura con Helen e Paolo, e con tutti gli altri, ed è stata un'esperienza bellissima".

Sutherland ha riscoperto Hemingway: "Ho riletto tutta l'opera. Non lo facevo da 50 anni. Ho aspettato che John si palesasse. Alla fine è emerso e non ho fatto altro che seguirlo".

"Donald si è tuffato nel proprio personaggio con un entusiasmo ed uno slancio commovente", dice Virzì. "È diventato letteralmente uno studioso dell'opera di Hemingway e di Joyce.  È diventato John Spencer. Un aneddoto? Quando dovevamo riportare il camper al punto di partenza per un'altro ciak, Donald non voleva che se ne occupasse un autista, voleva farlo personalmente. Era geloso del suo camper, degli abiti di scena, degli occhiali di John. Ero incantato dalla sua devozione al film e al suo personaggio, che sembrava non abbandonare neanche fuori dal set, incarnando alla perfezione il metodo Actor Studio così come ci è stato tramandato dalla leggenda".

"Helen Mirren", continua Virzì, "ha un approccio diverso, che rispecchia il suo background di attrice teatrale e shakespeariana. Non sembra portarsi a casa il personaggio, arriva sul set in genere di ottimo umore, parla d'altro: di cibo, di vacanze, della sua casa in Salento. Poi però davanti alla macchina da presa piazza i suoi "takes" impeccabili lasciandoci ammutoliti o esilarati, e a fine giornata se ne va dicendo semplicemente: 'Ciao cari, a domani!'". Oltre ad essere una delle più grandi attrici viventi, è unica anche come persona: candida e sofisticata allo stesso tempo, estremamente intelligente, spiritosissima, molto alla mano con tutti, dai tecnici alle comparse."

"La chiamavamo "la Regina'", racconta Stephen Amidon. "È la persona più professionale che abbia mai conosciuto. Era affascinante osservarli insieme, perché lei è un'attrice di stampo britannico mentre Donald segue con meticolosità il "metodo Strasberg", ma il loro atteggiamento diverso era perfettamente appropriato ai rispettivi personaggi".

"In realtà forse non avevano bisogno di un regista", afferma Virzì ridendo. "In fondo il succo del nostro lavoro, con la mia troupe, era cercare di esser sempre pronti a catturare la grazia e la poesia che quei due artisti straordinari erano in grado di creare sul set".

Dice Mirren del suo personaggio: "Ella è una donna piena di passione. Si aggrappa alla vita con tenacia, energia e allegria. Non si sente affatto finita. Percepiamo la sua determinazione e il suo carattere dal modo in cui mette il rossetto e la parrucca, la divisa che indossa per affrontare il mondo".

Mirren, che parla benissimo l'italiano, ha osservato con interesse la collaborazione fra le troupe  dei  due  paesi.  "Ero  davvero  coinvolta  e  divertita  perché  mi  sentivo  un  po' americana e un po' europea".

Virzì ha imparato a sue spese il modo di interagire con le comparse in una produzione americana:  "Abbiamo  scelto  con  cura  i  figuranti,  le  facce  che  compaiono  nei  comizi elettorali  e  sullo  sfondo  di  tante  scene.  Non  volevamo  assolutamente  deridere  o ridicolizzare in modo facilone questa fetta di elettorato americano. Quel giorno c'era un figurante che si aggirava sul set in modo goffo e distratto, allora gli ho suggerito di fare qualcosa, di agitare la mano per salutare, di dire "Ciao!" a qualcuno. E quello, incredulo, è corso dall'aiuto- regista proclamando: "I was upgraded, I got a line!" ("Mi hanno promosso,

mi hanno dato una battuta!"). Non ero al corrente che secondo le regole delle potenti Unions  americane  se  il  regista  suggerisce  una  cosa  da  dire  ad  una  comparsa,  lo promuove ad attore. Abbiamo dovuto pagargli altri 1000 dollari per quell' "Hi!" e quel giorno ho fatto sforare il budget di produzione".

Per le scene girate all'interno del Winnebago, la troupe si è dovuta accalcare all'interno di uno spazio molto ristretto. "Abbiamo lavorato strizzati in un vecchio camper traballante e senza aria condizionata, nelle bollenti temperature estive della East Coast", racconta Virzì. "Ho piazzato due ventilatori proprio in faccia a John e a Ella perché era l'unico modo per avere un po' d'aria in quel camper. Eravamo tutti stipati là dentro, al punto che qualche volta era troppo faticoso e complicato chiamare la parrucchiera o la truccatrice prima di battere un ciak, ed ero io ad asciugare in fretta il sudore di Donald, oppure era Luca Bigazzi (il direttore della fotografia, ndr) a mettere in testa la parrucca ad Helen. Ad entrambi sembrava piacere questa atmosfera un po' zingaresca, da film neorealista, avevano un bel ricordo delle riprese dei film che avevano girato in Italia."

Il regista, gli autori, i produttori, i membri della troupe e gli stessi attori si sono davvero molto affezionati ai personaggi di John ed Ella, i due malconci ed intrepidi coniugi on the road. Helen Mirren conclude: "E' quella fase dell'amore in cui conosci benissimo il tuo partner, le sue qualità, i suoi difetti, e in cui ti rendi conto che non potrai mai conoscerlo veramente. Non si può conoscere completamente un'altra persona. Nel film osserviamo una coppia che nonostante si conosca benissimo, sta ancora attraversando una fase di scoperta. Sono una coppia normalissima. Guardandoci intorno, ne vediamo milioni di persone come loro. Gente comune. L'America è un paese immenso, pieno di famiglie, di individui che non hanno nulla di speciale, ma che lo diventano se ci fermiamo a osservarli. Penso che sia questa la grande forza del cinema di Paolo. Lui fa film sulla gente comune con cui possiamo identificarci. I suoi film traboccano di umanità".

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