La Classe Degli Asini (2016)

La Classe Degli Asini

Locandina La Classe Degli Asini
La Classe Degli Asini (La Classe Degli Asini) è un film del 2016 prodotto in Italia, di genere Drammatico diretto da Andrea Porporati. Dura circa 95 minuti. liberamente ispirato alla vicenda reale di Mirella Antonione Casale e della sua lotta per l'inclusione dei disabili nella scuola. Alcuni eventi, nomi e circostanze sono stati modificati ed adattati per esigenze narrative e a tutela di diritti dei terzi. Il cast include Vanessa Incontrada, Flavio Insinna, Fabio Troiano, Aurora Giovinazzo, Monica Dugo, Giovanni D'Aleo, Roberto Accornero, Linda Messerklinger, Erik Barresi, Vanina Bianco.

TRAMA

Torino, 1964. Liberamente ispirato alla storia di Mirella Casale, e alla sua battaglia per l'integrazione dei disabili nella scuola dell'obbligo. Mirella è un'insegnante e una madre. La figlia, Flavia, ha 8 anni ma non è mai andata a scuola. Da quando ha pochi mesi, infatti, la bambina è stata colpita da una grave malattia. I medici le hanno detto che è come se una grandine abbia colpito il suo cervello. E ora la bambina non cammina, non parla. Nonostante questo Mirella pensa che in sua figlia ci sia una piccola luce che si potrebbe accendere, che la compagnia degli altri bambini potrebbe aiutare la bambina a vivere una vita migliore, anche se tutti non fanno che ripeterle che non c'è niente da fare. Felice insegna nella stessa scuola di Mirella. Le sue lezioni sono appassionanti, coinvolgenti, come quando porta tutti in cortile per spiegare l' Iliade, ma i suoi metodi non sono apprezzati da tutti. Felice non sa adattarsi alle regole, non riesce a seguire il programma ma i bambini lo amano, e con lui sembrano trovare nuove motivazioni. Persino Riccardo, un ragazzino che viene dal sud, e che con gli altri insegnanti non riesce a star fermo, parla in dialetto e spesso si ritrova a litigare con gli altri bambini. Dopo il suo ennesimo colpo di testa, il consiglio di classe, con il voto decisivo di Mirella, decide di mandare Riccardo in un Istituto speciale, in una classe differenziale. Felice si dispera. Non capiscono che in quel modo faranno di Riccardo un bambino 'sbagliato'? Quelle sono le classi degli asini. Da quelle classi nessuno torna indietro. Finirà per diventare un disadattato o peggio. Nessuno però l'ascolta, nemmeno Mirella. Il problema di Riccardo è che il padre ha lasciato la famiglia, e la madre, travolta da enormi problemi economici, non riesce a seguire l'educazione dei figli. Così a Riccardo non resta che fare quanto la scuola ha deciso per lui. Inizia a frequentare un istituto speciale. Si ritrova in mezzo a ragazzini con gravproblemi, con insegnanti svogliati, e bidelli che non sopportano le sue intemperanze e che ogni volta lo puniscono. Riccardo chiede aiuto a sua madre ma la donna non l'ascolta, così decide di andare alla ricerca di suo padre. L'uomo, un lavoratore edile precario, è preoccupato soprattutto di perdere il lavoro, e non ha nessuna intenzione di occuparsi di lui. Così Riccardo si ritrova solo. Una pattuglia della polizia lo scopre, e lo riporta all'istituto, dove viene punito per l'ennesima volta. Intanto Mirella grazie a un'amica ha scoperto l'Anfass, un'associazione che si occupa delle famiglie dei bambini portatori di handicap. Scopre che Flavia sorride quando è in compagnia degli altri, che partecipa e le sembra persino di vedere 'quella luce' che a volte si accende nei suoi occhi. Scopre anche che Felice ha aperto una scuola sperimentale, una scuola che accoglie invece di rifiutare, una scuola capace di mettere insieme bambini bocciati, ripetenti, adulti che non sono riusciti a conseguire il diploma, ma anche bambini con handicap. E di fronte all'ennesimo rifiuto di Flavia, all'ennesima sconfitta, decide di andare da Felice a chiedere aiuto. Riccardo, intanto, ha preso la sua decisione, ha deciso di scappare definitivamente dall'Istituto. Ma dove andare? L'unico a cui può chiedere aiuto è il professor Felice. Il problema è che l'uomo non vive da solo, ma divide l'appartamento con altri. Così Felice decide di chiedere l'aiuto di Mirella. Le racconta di come l'Istituto tratta Riccardo, delle botte, di quelle medicine che gli danno per farlo star buono. Mirella accetta di far dormire Riccardo in casa ma il giorno dopo dovranno riportarlo a sua madre. Riccardo ci resta male, sperava che almeno loro capissero, che lo aiutassero, che lo tenessero con sé. Anche Flavia ci resta male a vedere quel ragazzino andarsene di casa e proprio nel salutarsi per la prima volta Flavia ha una reazione cosciente verso un'altra persona. Segno che lo stare accanto ad altri ragazzi funziona più dell'isolamento, che anche nei casi di grave disabilità, come quello di Flavia, la vicinanza con i coetanei può accendere una luce. Ma Mirella e Felice non possono fare altro che riportare Riccardo alla madre. E la madre lo riconsegna all'istituto. Ma qualche giorno dopo Mirella e Felice, accompagnati da quelli dell'associazione di Felice, si presentano all'istituto, filmano ogni cosa; i bambini legati, le medicine negli armadietti, e riescono a liberare Riccardo e - con uno scoop - a chiedere la chiusura dell'istituto. Ma adesso che fare? E' in quel momento che una bella notizia arriva a cambiare le cose. Mirella viene nominata preside. Ora sta a lei decidere la composizione delle classi, e Mirella prende una decisione storica: sfruttando un cavillo burocratico di una vecchia legge, decide di creare delle classi speciali, classi dove possono stare insieme tutti quei ragazzini rifiutati dalla scuola come Riccardo e Flavia. Intanto Mirella, grazie al suo impegno, viene nominata, al convegno nazionale che si tiene a Roma, dirigente dell'Anfass. Ormai la sperimentazione viene portata avanti anche in altre città, altri istituti, e al Ministero dell'Istruzione, hanno cominciato ad interessarsi di quella battaglia. Ma tornata a Torino scopre una brutta sorpresa. Il Provveditore ha deciso di separare nuovamente la classe sperimentale dal resto della scuola, ha chiuso un cancello e quei ragazzini si ritrovano così di nuovo esclusi. Ma questa volta Mirella non è sola, accanto a lei c'è Felice, l'Anfass, e tutti quegli insegnanti e quei genitori che hanno capito le sue ragioni. Poco dopo a Roma il ministro Franca Falcucci istituisce una commissione che porterà, il Parlamento, il 4 agosto 1977, ad approvare la legge 517 che prevede l'inclusione dei portatori di handicap nella scuola dell'obbligo, e l'abolizione delle classi speciali, le cosiddette 'classi degli asini'.

Info Tecniche e Distribuzione

Uscita in Italia: 14/11/2016 (TV, Rai1)
Genere: Drammatico
Nazione: Italia - 2016
Formato: Colore
Durata: 95 minuti
Produzione: Rai Fiction, 11 Marzo Film
Soggetto:
liberamente ispirato alla vicenda reale di Mirella Antonione Casale e della sua lotta per l'inclusione dei disabili nella scuola. Alcuni eventi, nomi e circostanze sono stati modificati ed adattati per esigenze narrative e a tutela di diritti dei terzi.

Immagini

[Schermo Intero]

Mirella Antonione Casale è nata il 12 dicembre 1925 a Torino dove ha lavorato e vissuto sino al 1988. Laureata in lettere classiche presso l'Università di Torino nel 1949, ha insegnato lettere nella scuola media e nell'istituto tecnico in provincia di Vercelli e poi dal 1955 a Torino fino al concorso di preside di scuola media. Mamma di Flavia, nata il 1° maggio 1957, che all'età di sei mesi contrasse l'influenza "asiatica" e dopo febbri fortissime e convulsioni sviluppò una gravissima encefalite virale, seguita dal coma con previsione e poi certezza di morte. Dopo un ultimo consulto medico e un nuovo farmaco, specifico per i lattanti appena arrivato dall'estero, la bimba sopravvisse pur riportando gravi conseguenze per le numerose lesioni cerebrali. Dal 1960 al 1966 è stata consigliera d'Amministrazione, nominata dalla Provincia di Torino, dell'Istituto Buon Pastore (rieducativo per le ragazze difficili e di sostegno per le ragazze madri). Dal 1972 al 1980 è stata giudice onorario presso il Tribunale dei Minori di Torino e dal 1985 al 1999 consigliere di maggioranza al Comune di Torre Pellice dove vive tutt'ora. Dal 1977 al 1982 è stata comandata dal Ministero della Pubblica Istruzione presso il Provveditorato agli Studi di Torino per coordinare e seguire l'integrazione scolastica dei disabili: negli anni 1963-1965 aveva frequentato un corso biennale di specializzazione dell'Università in psicologiapedagogia e successivamente corsi reiterati di formazione ministeriale. Nel 1968 aveva vinto il concorso di preside di scuola media a Torino presso la scuola media "Camillo Olivetti" dove, qualche anno dopo, in seguito ad un corso ministeriale d'aggiornamento iniziò in alcune classi la sperimentazione del tempo pieno (erano sei le scuole medie di Torino che iniziarono). Poi fin dal 1971 iniziò la sperimentazione dell'inserimento di alunni disabili intellettivi e psico-fisici nelle classi comuni del tempo pieno prima ancora dell'approvazione della legge istitutiva n. 517/1977. Dal 1964 è iscritta all'ANFFAS (Associazione nazionale di famiglie di disabili intelletivi e/o relazionali-onlus) a Torino ricoprendo nel corso degli anni cariche locali (presidenza), ma anche nazionali (vicepresidente e Presidente del Collegio dei Probiviri). Nel 1988, ormai in pensione si trasferì con la famiglia a Torre Pellice, dove pochi mesi dopo, fondò localmente con sede a Pinerolo ( ma che comprende anche le valli montane) la sezione ANFFAS Valli Pinerolesi, nella quale ancora oggi continua a prestare la propria attività come socia dopo otto anni di presidenza. Nel 1991 scrive il libro: "Il bambino handicappato e la scuola" per Bollati Boringhieri insieme a Pierangela Peila Castellani e Francesca Saglio, che nasce dall'esperienza e dalla riflessione delle autrici nell'ambito della presa in carico diagnostico-terapeutica dei bambini handicappati e del loro inserimento nella scuola pubblica. Sino alla primavera 2012 ha svolto attività volontaria come componente della Commissione minori e disabili per i Piani di zona ed è ancora presente nella Commissione permanente per l'integrazione scolastica dei disabili (quest'ultima ancora funzionante dopo la soppressione delle Comunità montane). Fa parte della Commissione Welfare del Comune di Torre Pellice. Per alcuni anni ha partecipato all'accoglienza nel locale Presidio Ospedaliero in aiuto agli utenti, specialmente anziani per informazioni o nella stesura delle domande per esenzione ticket. Inoltre con altre persone volontarie di altre Associazioni locali, dopo aver frequentato corsi di preparazione si è occupata del tempo libero degli adulti disabili intellettivi e/o relazionali, organizzando attività teatrali. Ha partecipato con l'AUSER e la DI.A.SPI., organizzatrici, all'animazione nelle Case di Riposo per anziani e da oltre sei anni va a leggere settimanalmente in una casa di riposo per anziani. Scrive poesie dal 1946, ma non le ha mai fatte leggere a nessuno fino al 2006, anno in cui ha partecipato al Concorso Nazionale Pannunzio di Torino, risultando tra i finalisti e al Concorso Nazionale Pablo Neruda di Pinerolo, nel quale è stata premiata con menzione d'onore e nel concorso del 2008 vincendo il terzo premio.

NOTE DI REGIA - Andrea Porporati

La proposta di Matteo Levi di dirigere "La classe degli asini" mi è sembrata una di quelle offerte che non si possono rifiutare. In primo luogo perché racconta una storia vera: quella di Mirella Antonione Casale, una professoressa di italiano e poi preside che negli anni settanta tra i primi ha avviato una sperimentazione sull'inclusione dei ragazzi disabili all'interno delle classi ordinarie. Lei stessa madre di una bambina affetta da grave handicap, Mirella ha accolto nella sua scuola i ragazzi che fino ad allora venivano confinati nelle cosiddette classi "differenziali" e "speciali" e la sua sperimentazione ha contribuito fortemente all' approvazione della legge "Falcucci" che ha infine reso obbligatoria l'inclusione dei disabili nella scuola ordinaria e ha decretato l'abolizione delle classi speciali e differenziali. Queste erano un ghetto dell'istruzione che raccoglieva non soltanto gli alunni disabili, ma anche i cosiddetti "disadattati", ragazzini difficili, spesso provenienti dalle classi sociali più umili e disagiate, o nel caso di Torino, dove si svolge la storia, figli di emigrati del sud, che magari parlavano in dialetto o faticavano ad integrarsi. Una storia straordinaria, fuori dal comune, ma semplice e bellissima. Il secondo motivo che mi ha spinto ad amare il progetto è che si tratta di una storia degli anni settanta, epoca in cui io stesso andavo a scuola, come i protagonisti del film e che mi ha permesso di ricordare, e, spero, di far ricordare, quell'Italia, tanto spesso e giustamente rammentata come quella degli anni di piombo, ma che era capace di produrre atti di civiltà di cui essere orgogliosi come appunto la legge "Falcucci" o la legge "Basaglia", entrambe poi elette a modello di analoghi provvedimenti negli altri paesi d'Europa e del mondo. Un'epoca in cui anche nella scuola, soprattutto nella scuola, la fantasia si mescolava alla tradizione, generando nuovi modi di insegnare e di apprendere, come quello di Mirella Casale, ma anche di tanti insegnanti di frontiera, che cercavano di portare la cultura dove non era mai arrivata, anche e soprattutto tra i "disadattati", tra quelli che la scuola aveva respinto o non aveva voluto. Ognuno di noi, ha incontrato almeno una volta nella sua vita scolastica un insegnante speciale, capace di portare il vento della passione nelle grigie giornate d'inverno passate sui banchi. Il personaggio di fantasia che impersona e dà un volto ai tanti, sconosciuti, piccoli "Don Milani" di quegli anni è nel film il professor Felice Giuliano, interpretato da uno straordinario Flavio Insinna. Il terzo motivo è stata la possibilità di raccontare questa storia anche dal punto di vista dei bambini. Quelli di Flavia, la figlia di Mirella, colpita da una encefalite e costretta ad una grave disabilità psichica, e quelli di Riccardo Mancuso, ribelle e "disadattato", scacciato dalla scuola normale e assegnato a un istituto "differenziale" da cui non può che scappare e scappare, in cerca di libertà. Flavia e Riccardo diventano vicini e uniscono le loro diversità, facendo scattare il miracolo di un'amicizia, l'accensione di una piccola luce che porta Flavia a reagire per la prima volta al gesto affettuoso di un coetaneo. La prova che l'integrazione è non solo possibile, ma che produce risultati impossibili altrimenti. Raccontare "La classe degli asini" attraverso i loro occhi e quelli degli altri ragazzi, ci ha dato la possibilità di descriverla come una storia vera, ma anche come una avventura, colorata e vitale, libera, come ogni impresa fatta da e per dei ragazzi. Tante volte ho riso, mi sono commosso, mi sono sentito parte di una comunità più grande di quella di una troupe. E lo devo tutto a loro, ai ragazzi, a Giovanni D'Aleo, che interpreta Riccardo Mancuso, a Aurora Giovinazzo, che interpreta Flavia Casale, e con cui ho il privilegio di lavorare per la seconda volta, e a tutti gli altri giovani interpreti. Ma soprattutto devo ringraziare Vanessa Incontrada, che è stata una Mirella Antonione Casale forte e fragile, appassionata e coraggiosa, dolce e determinata. Proprio come la vera Mirella. Vanessa ha creato e ha saputo restituire una donna piena di empatia, una di quei tanti eroi per caso, che nel nostro paese, senza far notizia, hanno saputo costruire e costruiscono qualcosa che va oltre loro e che resta per gli altri. E' stato entusiasmante lavorare con Vanessa e con Flavio, che hanno duettato come i loro personaggi, dapprima diffidenti l'una dell'altro, poi alleati e amici, divenendo una sorta di madre e padre di una nuova comunità, nella finzione e nella vita del nostro set. Non posso che ringraziarli per la lezione che mi hanno dato di umanità, talento e grazia, insieme a Fabio Troiano, a Monica Dugo e a tutto il cast. E non posso che essere grato a tutti gli amici e colleghi che ci hanno aiutato a realizzare il film: Marcello Montarsi, per la fotografia, Beatrice Scarpato per la scenografia, Fabio Angelotti per i costumi, Simona Paggi per il montaggio, il maestro Francesco Cerasi per una musica che batte allo stesso ritmo di quegli anni e di un cuore di ragazzo, gli autori Pietro Calderoni e Gualtiero Rosella. E prima di tutti Matteo Levi, per aver pensato a me, e la Rai, con Francesco Nardella e Marta Aceto, per avermi dato tutto l'aiuto, la fiducia e il sostegno del loro lavoro attento e preciso. Infine devo ringraziare l'Anffas, la famiglia Casale, l'associazione "Tutti a scuola" e Fabio Masi, senza il cui aiuto e consiglio il film non sarebbe stato possibile e tutti i genitori dei ragazzi che hanno lavorato nel film, che insieme a noi hanno patito la fatica e la gioia del set, il caldo, in una delle estati più roventi degli ultimi cento anni, in abiti invernali, donandoci il gioco impagabile della loro fantasia, pazienza, allegria. Fare un film sulla scuola è una grande e bella possibilità di ricordare come ci si sentiva quando si era ragazzi. Insegnare significa scegliere cosa c'è di importante nel proprio DNA culturale ed emotivo e cercare la via più sincera per trasmetterlo. Imparare è crescere in mezzo a istinti contrastanti: quello di credere e quello di dubitare, quello di sopravvivere, ma soprattutto di imparare a vivere. Fare scuola è il primo stare insieme, la comunità dove per prima si apprende a misurarsi con gli altri. Quello che è certo è che alla lunga è impossibile mentirsi. E che qualcosa resta sempre.

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