Per amore del mio popolo - Don Diana

Per amore del mio popolo - Don Diana (2014)

Per amore del mio popolo - Don Diana

Per amore del mio popolo - Don Diana (Per amore del mio popolo - Don Diana) è un film di genere Drammatico di durata circa 200 minuti diretto da Antonio Frazzi con protagonisti Alessandro Preziosi, Massimiliano Gallo, Gianluca Di Gennaro, Michele De Virgilio, Yari Gugliucci, Adriano Pantaleo.
Prodotto da Aurora Film nel 2014 in Italia

TRAMA

Prima parte: Don Giuseppe Diana, per tutti Don Peppe, è un sacerdote della forania di Casal di Principe, dove due famiglie, (gli Esposito e i Capuano), si affrontano senza esclusioni di colpi per il controllo del territorio. Per non tradire gli scout che vedono in lui un'alternativa al mondo che li circonda Don Peppe rinuncia all'opportunità di trasferirsi a Roma e diventa Parroco nel suo paese natale A Don Peppe viene affidato Domenico, il figlio illegittimo di Antonio Esposito, diviso tra il desiderio di far parte del mondo dei camorristi e quello di essere integrato nel gruppo dei ragazzi che fanno riferimento a Don Peppe. Don Peppe compie subito delle azioni per rompere l'omertà che lo circonda: rifiuta i soldi che gli offre un noto camorrista, organizza una fiaccolata in paese, crea in Parrocchia delle occasioni di incontro e divertimento per allontanare dalla strada il maggior numero di bambini e ragazzi. In particolare Don Peppe cerca di essere vicino a Teresa, una giovane del suo gruppo, figlia di un boss, destinata al matrimonio con un ragazzo della famiglia rivale. Don Peppe e i suoi ragazzi sono tra i primi ad affrontare i problemi degli immigrati clandestini, sfruttati dagli stessi camorristi. In un crescente clima di terrore e dolore, Don Peppe cerca di salvare Domenico da una possibile vendetta. A rimanere ucciso, innocente, in un agguato è Francesco, uno dei suoi scout più attivi. Don Peppe ferito nel profondo del suo animo, decide che occorre fare qualcosa di più incisivo e significativo. Nasce cosi il documento "In nome del mio popolo" che risuona nelle chiese di Casale la Notte di Natale. Un documento che suscita il plauso di molti cittadini, ma che porta Don Peppe ad essere riconosciuto come il nemico dichiarato della Camorra che, come sottolineato nell'omelia, procura " il dolore a tante famiglie che vedono i loro figli finire vittime o mandanti". Seconda parte: Il documento letto nelle Parrocchie di Casal di Principe suscita un grande clamore e lo stesso Vescovo appoggia, con la dovuta discrezione, l'iniziativa di Don Peppe Diana. I due clan camorristi, dopo essersi combattuti, cercano di stabilire una tregua per spartire appalti e affari, primo fra tutti quello dei rifiuti. Ma non rinunciano a dare una lezione a Don Diana. La notte dell'ultimo dell'anno, mentre Don Diana e il suo gruppo festeggiano in oratorio, Carlo spara con un mitra contro la Chiesa. L'unico testimone dell'accaduto è Domenico, il suo fratellastro, che nega di aver visto qualcosa. Domenico viene convocato dal padre, il boss Antonio Esposito, che lo premia accettandolo ufficialmente nella sua famiglia. Don Diana e gli altri sacerdoti che gli sono vicino decidono di proseguire con le loro azioni e promuovono un comitato anticamorra che chiamano "liberiamo il nostro futuro". La tregua tra le due famiglie camorriste rivali è molto fragile e riprendono i conflitti e i morti. Per dare un segno della loro forza, gli Esposito organizzano un raid con una decina di auto nel centro del paese sparando in aria con i mitra. Tra loro c'è Domenico. Don Diana si sente impotente e affronta i camorristi e Domenico portandolo nel cimitero dove sono sepolti molti ragazzi uccisi nella guerra tra bande. I Carabinieri compiono una serie di arresti che colpiscono i clan e svelano i rapporti tra camorra e politici. Questo porta allo scioglimento del Consiglio Comunale e alla decisione del medico Franco Aversa, da tempo vicino a Don Diana, di candidarsi. Don Diana appoggia apertamente la sua lista civica, mentre il Vescovo lo protegge da eventuali censure superiori. Aversa vince e sembra l'inizio di una nuova primavera. Nel frattempo in Sicilia viene ucciso Don Puglisi, anche i sacerdoti possono finire nel mirino della mafia. Quando Don Diana viene convocato dalla Procura di Napoli in seguito al pentimento di un suo amico legato a un clan, la sua esposizione è ormai massima. Don Diana raccoglie i genitori e gli amici più cari intorno a se. Vuole testimoniare a tutti il suo amore. Il 19 marzo 1994 è il giorno di San Giuseppe. Il giorno scelto per farlo tacere.

Data di Uscita ITA: 18-19 marzo 2014 (Rai1)
Genere: Drammatico
Nazione: Italia - 2014
Formato: Colore
Durata: 200 minuti
Produzione: Aurora Film

Cast e personaggi

Regia: Antonio Frazzi
Sceneggiatura: Francesca Panzarella, Antonio Frazzi, Fabrizio Cestaro, Carlo Cozzolino
Musiche: Andrea Guerra
Fotografia: Alessio Gelsini Torresi
Scenografia: Mario Di Pace, Luca Gobbi
Montaggio: Luca Montanari
Costumi: Daniela Ciancio

Cast Artistico e Ruoli:
foto Alessandro PreziosiAlessandro Preziosi
Don Giuseppe Diana
foto Massimiliano GalloMassimiliano Gallo
Antonio Esposito
foto Gianluca Di GennaroGianluca Di Gennaro
Carlo Esposito
foto Michele De VirgilioMichele De Virgilio
Capitano Lanzi
foto Elena StaraceElena Starace
Teresa Capuano
foto Antonio PennarellaAntonio Pennarella
Pasquale Capuano

News e Articoli

Alessandro Preziosi è Don Giuseppe DianaAlessandro Preziosi è Don Giuseppe Diana, 18-19 marzo su Rai1

Per i 20 anni dall'assassinio di Don Giuseppe Diana, Rai presenta il film Per amore del mio popolo - Don Diana, su Rai1 martedì 18 e mercoledì 19 Marzo 2014.

Immagini

[Schermo Intero]
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Foto e Immagini Per amore del mio popolo - Don Diana
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Curiosita'

DOCUMENTO: L'OMELIA DI NATALE DI DON PEPPE DIANA
(24 dicembre 1991)

SIAMO PREOCCUPATI
Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della Camorra. Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere "segno di contraddizione". Coscienti che come chiesa "dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che è la povertà, come distacco dalla cerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà".
LA CAMORRA
La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana. I camorristi impongono con violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l'imprenditore più temerario, traffici illeciti per l'acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.
PRECISE RESPONSABILITA' POLITICHE
È oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l'infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi. La Camorra rappresenta uno stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d'intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L'inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc., non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l'inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l'Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una "ministerialità" di liberazione, di promozione umana e di servizio. Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di lealtà, di testimonianza, di esempio per essere credibili.
IMPEGNO DEI CRISTIANI
Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno. Dio ci chiama ad essere profeti. • lI Profeta fa da sentinella vede l'ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originano di Dio (Ezechiele 3,16-18); • Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43); • lI Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23); • Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 Isaia 58). Coscienti che "il nostro aiuto è nel nome del Signore" come credenti in Gesù Cristo il quale "al finir della notte si ritirava sul monte a pregare" riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che è la fonte della nostra Speranza.
NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO APPELLO
Le nostre "Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe".
AI PRETI nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasionali in cui si richiede una testimonianza coraggiosa;
ALLA CHIESA che non rinunci al suo ruolo "profetico" affinché gli strumenti della denuncia e dell'annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà dei valori etici e civili.
Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia (Lam. 3,17-20) "Siamo rimasti lontani dalla pace... abbiamo dimenticato il benessere... La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,... dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare... sono come assenzio e veleno".

I Sacerdoti della Forania di Casal di Principe (Parrocchie di Casal di Principe, San Cipriano
d'Aversa, Villa Literno, Villa di Briano e Casapesenna) – Casal di principe, Natale 1991.

Note di produzione

Le riprese si sono svolte tra il 9 settembre e il 9 novembre 2013 prevalentemente a Frignano, a pochi chilometri da Casal di Principe, e in altri comuni dell'Aversano in provincia di Caserta. Il territorio reale in cui si sono svolte le vicende raccontate. E' la prima volta in assoluto che delle riprese televisive si svolgono quasi totalmente in queste terre. Questa novità, la popolarità degli attori e il tema trattato hanno suscitato l'entusiasmo della popolazione. Nello sviluppo del progetto e nella realizzazione produttiva, sono stati coinvolti i principali comitati anti camorra che nel nome di Don Peppino Diana si battono ogni giorno per il territorio; la Chiesa, in particolare il Vescovo di Aversa Mons. Spinillo e i Parroci di Casal di Principe e Frignano, molti dei quali hanno conosciuto Don Diana; le autorità amministrative e politiche locali. Durante la lavorazione la popolazione locale e il territorio è stato fortemente coinvolto. La miniserie ha una cinquantina di ruoli minori e circa 800 comparse selezionate tra gli abitanti dei comuni interessati alle riprese e anche i cestini sono stati forniti da una organizzazione denominata NCO (acronimo per Nuovo Commercio Organizzato) che promuove una filiera alimentare etica promossa dal Comitato Don Peppe Diana. Considerata la finalità della miniserie, artisti come Pino Daniele, Claudio Mattone, Alma Megretta, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, hanno aderito al progetto e hanno concesso l'autorizzazione ad utilizzare dei loro brani musicali. 

Don Giuseppe Diana E La Scelta Di Diventare Prete
Don Giuseppe Diana nasce a Casal di Principe il 4 luglio del 1958. Il papà, Gennaro e la mamma Iolanda di Tella, vivono lavorando la terra. Giuseppe è il primo di tre figli. Gli altri due sono Emilio e Marisa. Giuseppe entra nel seminario vescovile di Aversa nell'ottobre del 1968, appena compiuto i dieci anni di età, dove consegue la licenza media e quella classica liceale. Conseguì la licenza liceale con ottimi voti. Tanto che vinse anche una borsa di studio. Dopo la licenza Liceale il giovane Giuseppe Diana entra nell'Almo Collegio Capranica di Roma per diventare sacerdote. Comincia a frequentare i corsi di Filosofia e Teologia nella Pontificia Facoltà Gregoriana. In un primo momento ci andò contento. Poi cominciò a ricredersi. Al ragazzo, che era giovane allegro, gioviale, ma anche un po' esuberante, quel clima austero del collegio e il distacco dal suo mondo, gli stavano un po' stretti. Alla fine se ne tornò a casa. S'iscrisse alla facoltà di Ingegneria dell'università Federico Secondo di Napoli. Ma anche questo non lo rendeva felice. Diede anche un esame universitario, prima di decidere di andare a Napoli, al seminario di Posillipo. Da allora non ebbe più incertezze sulle sue scelte. Venne ordinato sacerdote il 14 marzo del 1982. Il Vescovo dell'epoca, Antonio Cece, diceva che Giuseppe non era un ragazzo come gli altri e che doveva fare carriera, doveva andare a Roma. Don Diana, da giovane prete, aveva un rapporto speciale con i ragazzi. Anche perché nel frattempo era diventato uno scout. Era il responsabile diocesano dell'Agesci, gli scout cattolici, ed era anche cappellano dell'Unitalsi. Accompagnava i malati nei viaggi a Lourdes perché era anche assistente nazionale del settore Foulard Blanc. E poi aveva una passione sfrenata per il calcio. Quasi ogni domenica era presente sugli spalti dello stadio San Paolo di Napoli per seguire la sua squadra del cuore insieme a un folto gruppo di giovani della sua comunità. Il 19 settembre del 1989 viene nominato parroco della parrocchia di San Nicola a Casal di Principe.


Note di Regia

Don Diana è stato etichettato come un prete di strada, un prete coraggio e un prete anticamorra... ma lui amava definirsi un prete e basta. Ecco siamo partiti da questa semplice affermazione per costruire questo nostro film. Un prete e basta! Un prete calato in un habitat tra i più difficili e duri del nostro meridione. Un habitat, rimasto isolato e chiuso per secoli. Dove le leggi dello Stato non venivano rispettate e dove a comandare era la legge dell'illegalità e dell'ingiustizia. E' in questo far west nostrano, a un'ora e mezzo di auto da Roma, che ha operato venti anni fa don Giuseppe Diana. Ed è qui che è stato ucciso. Ucciso perché si è opposto ai soprusi della camorra che funestavano il territorio. Ucciso perché ha saputo mobilitare le coscienze di fronte ai tanti delitti che si verificavano nell'aversano. Ucciso perché ha sollecitato l'intervento dello Stato pressoché assente in quegli anni. Ucciso perché si è opposto al potere della camorra dimostrando che la camorra la si poteva contrastare liberando le persone dalla paura ed educandole alla legalità e alla giustizia. Ucciso perché è diventato un "simbolo forte"... e quindi un simbolo da abbattere. LE RIPRESE... Noi questo nostro film siamo andati a girarlo proprio nei posti dove Don Peppe ha vissuto e operato: Casal di Principe, Frignano, Casapulla, Casaluce... E l'abbiamo fatto anche con la gente del posto. Facce autentiche, scolpite, di una straordinaria forza espressiva. E tutti con una entusiastica disponibilità a collaborare. Quando il primo giorno nella piazza di Frignano ci siamo trovati di fronte a un migliaio di persone che volevano assistere alle riprese del film, ho capito che stavamo per vivere qualcosa di straordinario perché volenti o nolenti avremmo dovuto fare i conti con tutta questa folla ingombrante. E che avremmo dovuto cambiare anche il modo di gestire la normale routine delle riprese. Quando impostata e provata la prima scena nel delirio e nella confusione più assoluta, ho gridato nel megafono: "Bene signori, silenzio...giriamo... ciac in campo... MOTORE!" Quella folla urlante, per magia o per miracolo non lo so... si è trasformata in un immenso tappeto di occhi muti... e un SILENZIO ASSOLUTO si è impadronito della piazza. Un silenzio impensabile dieci secondi prima! In quel momento la nostra concentrazione era sostenuta dalla concentrazione di tutte quelle centinaia di persone che si trovavano di fronte a noi. Ora che il film è finito mi sento di poter dire che la sua realizzazione è anche frutto della presenza di queste centinaia e centinaia di persone che ogni giorno, assistendo alle riprese, ci hanno costretto sì ad uno sforzo al limite massimo della concentrazione... ma allo stesso tempo, con i loro applausi entusiastici alla fine di ogni ciac, sono stati uno stimolo unico e irripetibile, mai provato prima nella mia ormai lunga esperienza professionale. Antonio Frazzi.

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