Il primo anno (2018)

Première année

Locandina Il primo anno
Il primo anno (Première année) è un film prodotto da 31 Juin Films nel 2018 in Francia, di genere Drammatico diretto da Thomas Lilti. Dura circa 92 minuti. Il cast include Vincent Lacoste, William Lebghil, Michel Lerousseau, Darina Al Joundi, Benoit Di Marco, Graziella Delerm, Guillaume Clérice, Alexandre Blazy, Noemi Silvania. In Italia, esce al cinema il 3 Settembre 2020 distribuito da Movies Inspired. In vendita in DVD dal 16 Dicembre 2020.

TRAMA

Antoine ricomincia per la terza volta il primo anno di medicina. Benjamin ha appena terminato il liceo, ma si rende subito conto che questo primo anno di università non sarà una passeggiata. In un ambiente ferocemente competitivo, con giornate di lezione faticose e notti trascorse a studiare più che a divertirsi con gli amici, i due studenti dovranno lavorare sodo e trovare il giusto equilibrio tra le sfide di oggi e le aspettative del domani.

Info Tecniche e Distribuzione

Data di Uscita ITA: Giovedì 3 Settembre 2020
03/09/2020
Prima Uscita: 12/09/2018 (Francia)
Genere: Drammatico
Nazione: Francia - 2018
Formato: Colore
Durata: 92 minuti
Produzione: 31 Juin Films, Les Films Du Parc, France 2 Cinéma (co-production), Le Pacte (co-production), Les Films De Benjamin (co-production), Canal+ (con la partecipazione di), Ciné+ (con la partecipazione di), France Télévisions (con la partecipazione di), Cinémage 12 (in associazione con), Cineventure 3 (in associazione con), Indéfilms 6 (in associazione con), La Région Île-De-France (con il supporto di), Centre National Du Cinéma Et De L'image Animée (con il supporto di)
Distribuzione: Movies Inspired
In HomeVideo: in DVD da Mercoledì 16 Dicembre 2020 [scopri DVD e Blu-ray]

Cast e personaggi

Regia: Thomas Lilti
Sceneggiatura: Thomas Lilti
Musiche: Alexandre Lier, Sylvain Ohrel, Nicolas Weil
Fotografia: Nicolas Gaurin
Scenografia: Philippe van Herwijnen
Montaggio: Lilian Corbeille
Costumi: Dorothée Guiraud

Cast Artistico e Ruoli:
foto Vincent LacosteVincent Lacoste
Antoine Verdier
foto William LebghilWilliam Lebghil
Benjamin Sitbon
foto Michel LerousseauMichel Lerousseau
Serge (Padre Di Benjamin)
foto Darina Al JoundiDarina Al Joundi
Martine (Madre Di Benjamin)
foto Benoit Di MarcoBenoit Di Marco
François (Padre Di Antoine)
foto Graziella DelermGraziella Delerm
Annick (Madre Di Antoine)
foto Guillaume ClériceGuillaume Clérice
Vincent Grimaldi
foto Alexandre BlazyAlexandre Blazy
Simon Sitbon

Immagini

[Schermo Intero]

INTERVISTA A THOMAS LILTI

Dopo Ippocrate (2014) e Il medico di campagna (2016), con Il primo anno racconta nuovamente una storia legata al mondo della medicina. Com'è nato questo nuovo film?
La genesi di un film è sempre un cammino molto particolare. Da tempo avevo voglia di fare un film sull'università, sull'energia degli studenti al lavoro. Avevo in mente una visione molto cinematografica di come sarebbe diventato un film su questo tema. Avrebbe dovuto intitolarsi «Panthéon-Sorbonne». Nulla a che vedere con la medicina. Ma l'idea per Il primo anno ha preso forma concretamente durante la tournée delle anteprime de Il medico di campagna. Inevitabilmente, durante il Q&A con il pubblico mi veniva chiesta la mia opinione sul motivo per cui ci sia mancanza di medici nelle campagne. Perciò, man mano che proseguivamo, sono giunto alla seguente conclusione: forse il problema non sono i giovani medici, ma il sistema che li forma. Improvvisamente mi è sembrato che si fosse sbloccato qualcosa, perché ho esperienza del corso di studi in medicina. So che cosa funziona bene e cosa no. E ho intuito che ciò che ho vissuto io da studente potesse essere sintomo di un problema più esteso.

Quindi il test di ammissione alla facoltà di medicina è più che altro un pretesto per parlare del sistema scolastico?
Contrariamente ai miei due film precedenti, Il primo anno non tratta propriamente dell'esercitare il mestiere di medico. Quello che mi interessa qui sono i giovani e il fatto che il sistema non faccia nulla per aiutarli e valorizzarli. Volevo raccontare la brutalità e il calvario di questi grandi test di ammissione che determinano una vita intera. Questo primo anno di medicina, completamente pazzo, dove si vive solo in funzione di quelle poche ore in un centro di esami, io l'ho vissuto. In questo caso la medicina non è un pretesto ma piuttosto un "contesto", una porta che dovrebbe permettere agli spettatori di capire molto rapidamente gli obiettivi dei personaggi. Un modo per parlare di questa "iper-competizione" in cui il nostro tempo ci obbliga a vivere. Abbiamo appena lasciato il liceo e già il sistema di istruzione superiore ci mette in competizione, ci classifica, ci oppone. A che punto abbiamo finalmente trovato la normalità? Questo sistema funziona davvero? Con questo film ho voluto fare una dichiarazione e sollevare queste domande.

All'inizio il film ha la classica struttura di un romanzo di formazione. Seguiamo Benjamin che scopre il mondo della facoltà di medicina attraverso i consigli di Antoine, un ripetente. Ma ben presto i ruoli si invertono...
Questo è il cuore del film. Mostrare la disparità che è alla base del sistema di istruzione. Benjamin possiede i codici. In effetti, a un certo punto un personaggio glielo dice. Pur essendo un principiante, ben presto riesce a destreggiarsi, lasciandosi assorbire dal sistema e comprende cose che Antoine in due anni non ha ancora afferrato. Non è che Benjamin sia più intelligente, no. È solo che ha capito il sistema. L'ironia è che non sa davvero perché stia sostenendo l'esame di ammissione a medicina, mentre Antoine è disposto a sacrificare tutto per questo. Chi sarà un medico migliore? Colui che sa memorizzare e lavorare fino all'esaurimento, assimilando automaticamente le nozioni? O colui, più laborioso, per il quale la medicina è come una passione? Partendo da questa struttura classica del romanzo di formazione e poi invertendola, emerge l'assurdità del sistema. Peggio ancora, la sua ingiustizia. Quando all'età di 18 anni tutta la tua vita dipende dalla tua posizione in una graduatoria, c'è qualcosa che non va.

Ha voluto far trasparire questo divario tra Benjamin e Antoine anche dal punto di vista delle diseguaglianze sociali. Benjamin può permettersi un appartamento a Parigi, mentre Antoine vive in periferia...
Attenzione, non è una questione di soldi. La ferocia sociale è di origine culturale. Quando si vive in un contesto che ha dei "codici", questi ti vengono necessariamente trasmessi. Il padre di Benjamin è un medico e sua madre è una docente universitaria. Inconsciamente, ha già gli strumenti per avere successo in questo sistema. Io provengo da quel tipo di famiglia che viene definita "intellettuale", in cui l'idea di passare ore alla scrivania a leggere e prendere appunti è normale. All'inizio non ha nulla a che fare, credo, con la borghesia o la lotta di classe. È piuttosto la conseguenza. Il retaggio culturale valorizzato dal sistema finisce per produrre una gerarchia sociale. Ma non volevo che la gente dicesse semplicemente: "Ok, è il solito ricco versus povero". Sarebbe troppo facile, troppo riduttivo. No, l'opposizione tra Benjamin e Antoine nasce da un retaggio culturale, qualcosa di ancora più profondo, quasi più ingiusto. Anche se è meno appassionato di Antoine, Benjamin sarà sempre più valorizzato di lui dal sistema di istruzione superiore perché gli è stato insegnato a "imparare". Questo è assurdo. Soprattutto in medicina. Non c'è niente di più concreto dell'essere un medico. Ci si confronta con le persone. Ma chi sarà favorito? Benjamin, annoiato, che sa imparare i libri a memoria o Antoine, appassionato e altrettanto intelligente, ma che non rientra nelle caselle di un test d'ingresso? A quanto pare ha vinto il sistema... Qui si parla di medicina, ma vale dappertutto. È un gatto che si morde la coda. Se non sei dalla parte giusta, se non hai queste "facilitazioni" innate o acquisite per poter affrontare con naturalezza la sfida "teorica" degli esami, allora dovrai lottare con il doppio della fatica rispetto agli altri. Gli studi non servono più a formare, ma valorizzano le competenze che già possiedi.

Quindi, più che un film sulla formazione è un film politico?
Credo che sia entrambe le cose. Anzi, lo spero! Penso che tutti i miei film siano politici. Nel senso che osservo le persone che mi circondano. Sono loro che mi fanno venire voglia di scrivere. Inevitabilmente, quando si scrive partendo dalla realtà, la questione politica riaffiora. Devi scegliere da che parte stare. La politica è un modo per raccontare il mondo, così come lo è il cinema. Perciò faccio film politici raccontando storie dei nostri tempi. Ma non è mai il punto di partenza. Il primo anno non è un film-manifesto. Non si usano i personaggi per trasmettere un messaggio. Spetta allo spettatore interpretare il film come desidera. Per esempio, è anche un film sull'amicizia. O anche un film sulla gioventù e sul momento in cui si diventa adulti. Tutti questi temi sono in dialogo con questo interrogativo politico e con la mia visione di un sistema che non funziona. Mi piace l'idea che il mio personaggio trovi il modo, alla fine, di infiltrarsi in questo ordine prestabilito. Il suo percorso personale diventa quasi un cammino politico.

Il film si articola come un lungo periodo di ripasso delle lezioni. Come ha scelto di montare le riprese?
Si è basato sui suoi ricordi personali? Inizialmente, sì, c'è il mio vissuto. Ma non potevamo permetterci di raccontare questa storia sulla base dei miei ricordi di più di vent'anni fa. Così sono tornato sui banchi dell'università, la stessa in cui ho sostenuto l'esame. E mi sono reso conto di quanto la facoltà di medicina fosse sull'orlo di implodere. Non avevo proprio un bel ricordo di quell'anno, ma quello che ho scoperto è stato molto peggio. Come per molti altri corsi di studio, oltre alla difficoltà del test di ammissione e alla pressione, gli studenti di oggi devono lottare per accaparrarsi un posto nelle aule. Ci sono troppi studenti, non ci sono aule a sufficienza, non ci sono abbastanza docenti. È una vera e propria "macelleria pedagogica". È diventato ancora più difficile che ai miei tempi. Così ho accantonato i miei ricordi e ho incontrato coloro che avevano appena superato l'esame, quelli che erano appena stati bocciati e quelli che speravano ancora di essere ammessi. È stato un lavoro di reportage, quasi giornalistico, per capire lo stato del contesto che volevo raccontare. Nel film compaiono tutte le persone che ho incontrato. È importante che siano presenti sullo schermo. Il film è davvero un misto tra le mie esperienze e questi incontri. 

In un certo senso è il suo film più intimo?
Sì. È il primo film che ho scritto da solo. È ovvio che vi abbia inserito qualcosa di molto intimo. Più che in Ippocrate, credo. Questo esame di ammissione è stata una tappa importante della mia vita. Paradossalmente, nonostante il trauma, mi ha permesso di affermarmi. È stata la prima volta che ho lottato per qualcosa. Volevo dimostrare che potevo farlo. Senza quella prova, non avrei mai avuto la forza, molto tempo dopo, di osare fare dei film. Il fatto di essere stato "ammesso a medicina", dà enorme fiducia in se stessi. Allo stesso tempo, come Benjamin nel film, non sapevo bene cosa ci facessi lì. Ho affrontato gli studi di medicina con la percezione di essere sempre un "passo indietro". Mi sentivo come se non fosse il posto giusto per me e mi sentivo come un "osservatore". In realtà, senza saperlo, mi si stavano già delineando nella mente i film che avrei fatto più tardi. È stato durante le riprese de Il primo anno in questa università che mi sono reso conto di tutto questo. D'altra parte, non è davvero un film autobiografico. Purtroppo per me, non ho mai incontrato qualcuno come Antoine al primo anno di università. Quell'anno ero molto solo, molto isolato. Forse attraverso il cinema, riesco a evocare qualcosa. Sto riscrivendo un'altra versione della mia vita. Benjamin sarebbe una versione migliore di me. Uno che ha fin da subito il coraggio di fare ciò che vuole davvero.

Al centro dei suoi film ci sono sempre dei duo che spesso inizialmente sono antagonisti, ma che finiscono poi per riconciliarsi. Ne Il primo anno, invece, Benjamin e Antoine diventano subito amici…
È anche un film sull'amicizia. Era importante mostrare che in mezzo a questo calvario poteva anche sbocciare qualcosa di bello. In fondo, il cuore del film è il rapporto tra Benjamin e Antoine. Il maestro e l'allievo. Solo che le cose si evolvono. E non necessariamente nel modo che ci si aspetta. Sullo schermo la loro complicità doveva essere evidente e immediata. Si sostengono a vicenda, si spalleggiano, vivono insieme un'esperienza forte. Ma la concorrenza distrugge tutto. Dobbiamo capire perché Antoine crolla e perché la pressione di questo sistema lo costringe, in qualche modo, a rovinare tutto. C'è qualcosa di romantico nei duo e soprattutto nell'amicizia. Siamo inseparabili ma finiamo sempre per separarci. Perché ci lasciamo? Perché? Cosa ha rovinato tutto? È questo il mio motore nella scrittura. Il duo doveva essere in grado di superare questa situazione. Non è nella mia indole vedere tutto nero. Spesso la riconciliazione mi interessa più del litigio. È un film sull'amicizia quanto sull'aiutarsi a vicenda. È una sorta di antidoto a questo mondo iper-competitivo in cui siamo costretti a vivere. Forse alcuni vedranno nella decisione finale di Benjamin qualcosa di assurdo o completamente irrealistico. È un vero gesto di amicizia oltre che una decisione molto personale. Nella complicità, nei momenti di condivisione ma anche di tensione di questo duo, c'è tutto il soggetto del film e tutto il mio cinema. Un misto di realismo e romanticismo. 

Per quanto riguarda la messa in scena, il film alterna momenti quasi documentaristici (scene d'esame, lezioni) a scene molto ritmate di ripasso e di discussioni…
Volevo un film che fosse molto spontaneo, molto vero e allo stesso tempo molto teso. Come un conto alla rovescia permanente. Ci tenevo molto a filmare i luoghi reali. Le aule fatiscenti, la biblioteca, il centro d'esame di Villepinte... A un certo punto mi hanno detto: "Villepinte, non si può fare". Ho detto: «Senza quello, non posso fare il film!». Era essenziale che ci si rendesse conto di cosa significhi sostenere un esame in questo immenso spazio freddo e vuoto, la tensione che vi regna, la folla che ti circonda, il minimo fruscio di una penna che risuona... C'è del vero cinema racchiuso in un momento così. Ovviamente non abbiamo potuto filmare il vero esame di ammissione. Siamo riusciti a riprendere alcuni campi larghi, alcune scene di folla, ma per le riprese più ravvicinate abbiamo dovuto organizzare il "nostro" esame. Sia in termini di scrittura che di regia, il mio cinema è davvero un misto di documentario e finzione. Ho bisogno della miscela di realtà e di cinema per scrivere ma anche per filmare. È quando cerco di mescolare questi due elementi che una cosa mi interessa e mi guida. 

Come si filmano dei personaggi che non fanno altro che seguire le lezioni, leggere dei libri e ripetere le nozioni?
È stata un po' una sfida. L'ho preso come un film sullo sport. Il primo anno, ecco il mio Rocky! Spesso si dice che un esame è come una maratona. Ma in realtà è uno sprint! In meno di sei mesi, devi sapere tutto ed essere pronto a tagliare il traguardo per primo. È qualcosa di molto fisico. Per me ogni esame è una gara. Ho cercato di trovare il ritmo e la profonda empatia che amo nei film sul pugilato. Sei costantemente con i personaggi. Il ritmo del film segue il loro ritmo di vita. Il mio obiettivo era quello di fare un film viscerale sullo studio. Volevo che la sceneggiatura raccontasse cosa significa avere un obiettivo e dare tutto fino allo stremo per raggiungerlo. C'è qualcosa di molto romantico in tutto ciò, quindi per me è molto cinematografico. Forse ho osato fare di più, grazie a ciò mi sono preso più libertà nella direzione. Sapevo di dover andare oltre l'argomento e raccontare questa storia con l'energia necessaria. Il montaggio è stato molto importante. Trovare il ritmo giusto, il giusto equilibrio tra scene di folla, scene di duo e scene intime. Nel montaggio, abbiamo cercato di coinvolgere il più possibile lo spettatore nelle azioni molto quotidiane dei personaggi. Dipende molto dal ritmo, dalla rapida sequenza temporale. L'anno si svolge sotto i nostri occhi come una gara, con la pausa natalizia nel mezzo. Ci sono molte ellissi per mostrare quanto tutto questo sia da un lato molto intenso e dall'altro molto fugace. L'idea era che lo spettatore dovesse sentire il più possibile palpabile la tensione dei personaggi al momento dell'esame finale. Abbiamo dovuto trovare la dinamica adeguata in fase di montaggio.

Questa dinamica deriva anche dal duo William Lebghil / Vincent Lacoste…
C'è un legame molto forte tra Vincent e William, una complicità naturale frutto della loro amicizia. Mi ha aiutato molto. William è un ottimo ascoltatore. Quello che mi interessa è che, come Vincent, ha una naturalezza che rasenta sempre la comicità. Con lui si può giocare sulle sfumature. Il duo Benjamin / Antoine è in costante evoluzione. Si passa dall'addomesticamento all'ammirazione, dalla complicità al risentimento, alla gelosia, alla nostalgia... Avevo bisogno di attori con cui poter dare delle sfumature alle situazioni. Sono stato davvero felice di ritrovare Vincent dopo Ippocrate e soprattutto di offrirgli un ruolo molto diverso. Sapevo che Vincent aveva questa gravità, questa intensità che fa la forza del carattere di Antoine. Per me è stata una scelta ovvia puntare su loro due. 

Come ha creato il mondo attorno a questo duo?
Intorno a loro gravitano personaggi meno presenti sullo schermo ma che raccontano una storia quotidiana. I professori, gli studenti, l'amministrazione dell'università, tutti questi volti che appaiono più volte nel corso del film finiscono per diventare familiari allo spettatore. Anche le famiglie vengono mostrate, seppur solo in piccoli momenti, perché è importante capire da dove provengono. Il fratello maggiore di Benjamin e il suo migliore amico si sono diplomati alla Scuola Normale Superiore di Parigi e incarnano una versione positiva del sistema universitario. È come se Benjamin vedesse come potrebbe diventare la sua vita. Il rapporto con i suoi genitori è più complicato. Si percepisce bene la differenza sociale tra le due famiglie. Le scene a casa dei genitori di Antoine raccontano l'ansia che alcuni genitori provano per la brutalità di quegli anni di test di ammissione. Sono un po' turbati, non sanno come aiutare il figlio. Al contrario, l'atteggiamento molto duro e autoritario del padre medico di Benjamin, che vede il figlio come suo successore, aiuta a capire i difetti e i dubbi del personaggio. E poi, c'è questa vicina di casa che abita nello stesso piano di Benjamin e che non parla quasi una parola di francese … 

Si è rivolto a LoW per le musiche…
Questa è la mia terza collaborazione con LoW. Abbiamo voluto immaginare una musica che esprimesse l'energia, la generosità ma anche la fragilità dei giovani, senza necessariamente prenderne in prestito i codici del presente. Una musica dalle sfumature miste di elettronica, pop strumentale, pianoforte classico e chitarra acustica: giovanile senza essere a tutti i costi una musica da giovani. Prima delle riprese gli avevo accennato all'improbabile incrocio tra Il tempo delle mele e Rocky! Dietro alla battuta c'è il desiderio di far provare emozioni al livello dei personaggi, senza ironia. L'euforia della conoscenza, l'intensità delle amicizie, la vertigine della competizione sono sentimenti che i nostri eroi vivono con l'autenticità delle prime volte. Volevamo creare una musica che si ispirasse a questa miscela di sincerità e semplicità. 

Qui finisce una trilogia?
In un certo senso, sì. Ma è una trilogia in disordine. Tre personaggi maschili che si trovano a un bivio della loro vita, tre visioni della medicina, tre sguardi sulla società francese. Ho l'impressione che Il primo anno concluda qualcosa. Paradossalmente, è anche un ritorno alle origini. L'inizio e la fine allo stesso tempo. Ma non è affatto da considerare un «prequel», come se ne fanno molti ultimamente. Certo, lavorando di nuovo con Vincent Lacoste, quattro anni dopo Ippocrate, abbiamo ripercorso un po' le tracce, ma non è stato intenzionale. Però mi piacciono molto le saghe in letteratura e mi piace il fatto che il pubblico possa fare dei collegamenti tra i film. 

Intervista dal pressbook del film.

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Il primo anno disponibile in DVD da Mercoledì 16 Dicembre 2020
(03/09/2020).

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