Questione di Karma (2017)

Questione di Karma

Locandina Questione di Karma
Questione di Karma (Questione di Karma) è un film prodotto da Wildside nel 2017 in Italia, di genere Commedia, diretto da Edoardo Maria Falcone. Dura circa 90 minuti. Il cast include Fabio De Luigi, Elio Germano, Daniela Virgilio, Valentina Cenni, Massimo De Lorenzo, Corrado Solari. In Italia, esce al cinema il 9 Marzo 2017 distribuito da 01 Distribution. In vendita in DVD dal 20 Luglio 2017. Al Box Office italiano ha incassato circa 788.336 euro.

TRAMA

Giacomo (Fabio De Luigi) è lo stravagante erede di una dinastia di industriali: la sua è una vita segnata dalla scomparsa del padre quando era molto piccolo e, più che interessarsi all'azienda, preferisce occuparsi delle sue mille passioni. L'incontro con un eccentrico esoterista francese, però, cambia le sue prospettive: lo studioso infatti afferma di aver individuato l'uomo in cui si è reincarnato suo padre. Trattasi di tal Mario Pitagora (Elio Germano), un uomo tutt'altro che spirituale, interessato solo ai soldi e indebitato con mezza città. Questo incontro apparentemente assurdo cambierà la vita di entrambi.

Info Tecniche e Distribuzione

Data di Uscita ITA: Giovedì 9 Marzo 2017
09/03/2017
Genere: Commedia
Nazione: Italia - 2017
Formato: Colore
Durata: 90 minuti
Produzione: Wildside, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Box Office: Italia: 788.336 euro
In HomeVideo: in DVD da Giovedì 20 Luglio 2017 [scopri DVD e Blu-ray]

Passaggi in TV:
Lunedì 26 Aprile ore 22:20 su Rai 5

Cast e personaggi

Regia: Edoardo Maria Falcone
Sceneggiatura: Marco Martani, Edoardo Maria Falcone
Musiche: Michele Braga
Fotografia: Maurizio Calvesi
Scenografia: Massimiliano Sturiale
Montaggio: Luciana Pandolfelli
Costumi: Luigi Bonanno

Cast Artistico e Ruoli:

Note di regia - Edoardo Falcone

Sarebbe bello poter sistemare le cose lasciate in sospeso con una persona che non c'è più. Riannodare i fili della memoria, colmare i vuoti. Questione di Karma nasce da quest'idea. Da quel costante senso di perdita che accompagna le nostre vite e con il quale tutti dobbiamo, prima o poi, fare i conti. Ecco allora i nostri due protagonisti: un uomo che non vuole crescere, orfano da quando era bambino, che pur di recuperare il rapporto con quel padre che non c'è più, si affida ad un'antica credenza indiana. E un simpatico cialtrone, pieno di debiti e belle speranze, che, suo malgrado, si ritrova ad essere la "reincarnazione" di quel padre. Un'anima pura e un opportunista - due mondi totalmente opposti - che, grazie a quello strano incontro, avranno forse la possibilità di rinascere e diventare persone migliori. Questione di Karma, pur partendo da un assunto quasi metafisico, in realtà vuole essere solo una commedia "umana". Nel vero senso della parola. Al centro la necessità di raccontare l'essere umano, quel microcosmo unico nel suo genere, semplice e complesso, dove ogni giorno si alternano senza soluzione di continuità piccole miserie a improvvisi slanci di generosità. Proseguendo il discorso iniziato con Se Dio vuole, mi piaceva tornare ad affrontare temi universali. In questo caso: il tempo che passa, la necessità di trasformarsi per continuare a vivere, l'eterno bisogno di amare e sentirsi amati, e molti altri. Il tutto ovviamente senza mai rinunciare all'ironia e alla leggerezza. In questa avventura ho avuto la fortuna di avere come compagni due attori strepitosi come Elio e Fabio, che hanno deciso di mettersi in gioco, stravolgendo l'immagine a cui ci hanno abituato, in una divertente e divertita inversione di ruoli. Insomma i migliori interpreti che mi potessero capitare, perché esattamente come i personaggi a cui danno vita, sono capaci di cambiare ma, soprattutto, non hanno paura di farlo.

Intervista ad Edoardo Falcone

Come è nato il progetto di questo film?
"Un giorno, pensando al vuoto che le persone care lasciano in noi, mi sono chiesto cosa sarebbe accaduto se a un uomo fosse concessa l'opportunità di incontrare, reincarnato in un altro, il padre che aveva perso quando era bambino. Come avrebbe reagito davanti a questa insperata occasione di veder realizzato il sogno di poter recuperare il tempo perso?".

E cosa succede nel suo film?
"Raccontiamo la storia di Giacomo (Fabio De Luigi), un quarantenne molto benestante, che non ha mai affrontato veramente la morte di suo padre avvenuta quando lui era piccolo. Una morte tragica, l'uomo si è suicidato. Quell'evento lo ha portato a essere diverso, molto sensibile, timido, riservato, e a riempire l'enorme vuoto con tanti interessi disparati e dispersivi: studia filosofie orientali, arti marziali e insoliti strumenti musicali. Giacomo sogna da sempre di incontrare suo padre incarnato nelle fattezze di un altro uomo, fino a quando si imbatte in un libro di un esoterista francese che sostiene di poter individuare con esattezza la persona in cui una persona si è materializzata a distanza di tempo. Giacomo si mette, così, in viaggio e ritrova in un piccolo borgo l'anziano esoterista (Philippe Leroy) che, dopo molte insistenze, finisce col fornirgli il nome e il cognome da lui invocato: è Mario Pitagora l'uomo in cui si è reincarnato suo padre. Giacomo lo rintraccia suscitando nell'altro prima diffidenza e poi un visibile interesse, è un uomo che vive alla giornata e pensa di poter sfruttare questa insolita opportunità. Se uno è un uomo mite, gentile e discreto, e con evidenti difficoltà relazionali, l'altro (Elio Germano) è uno scapestrato estroverso, fanfarone e superficiale, che bada solo al benessere materiale e indebitato con più persone. Nasce, così, un corto circuito tra un personaggio profondo e sensibile e un altro palesemente cinico e dedito all'arte di arrangiarsi. Un incontro da cui, paradossalmente, nascerà qualcosa di importante, un'amicizia solida che porterà entrambi a modificare radicalmente le loro vite".

È una commedia ambiziosa che punta molto su scrittura e recitazione...
"L'obiettivo era fare una commedia rigorosa e sganciata dai cliché, che cercasse spazio e verità per personaggi e situazioni. Volevo divertire il pubblico, ma anche di offrire spunti di riflessione. La scommessa è stata quella di realizzare una storia divertente che avesse una sua profondità dove i personaggi fossero reali e non soltanto "macchiette" e maschere finalizzate a strappare una risata. Credo molto nell'importanza della sceneggiatura e nella direzione degli attori e questa volta ho cercato una regia più curata, una "pulizia" e una verità, sia pure restando nell'assurdo della commedia e del suo spunto iniziale".

Il tema della reincarnazione e le riflessioni esoteriche la interessano in modo particolare?
"Conoscevo abbastanza bene l'argomento, ma non avevo nessuna intenzione di fare un film "spirituale". Quello della reincarnazione è stato solo lo spunto per dar vita a un discorso sul bisogno di essere amati, che mi ha dato l'occasione di creare situazioni da commedia ma anche di poter parlare di rapporti umani e di argomenti che mi interessano come la paternità. Il grande protagonista di "Questione di Karma" secondo me è il tempo che passa e ci trasforma. Il Giacomo che abbiamo portato in scena è un uomo che non è mai cresciuto, è rimasto legato alla figura mitizzata del padre che ha perduto quando era piccolo e l'incontro assurdo con un personaggio ai suoi antipodi, come Mario Pitagora, lo porterà in qualche modo a uno scambio che gli farà prendere coscienza di sé e a cambiare pur rimanendo fedele a sé stesso".

Ha pensato ai due attori già in fase di scrittura?
"Volevo lavorare con Fabio ed Elio e volevo anche coinvolgerli offrendo loro ruoli diversi da quelli in cui siamo abituati. Siamo abituati a vedere Elio nei panni di personaggi spesso drammatici e Fabio in quelli di uomini brillanti o esplicitamente comici. Questo cambiamento di prospettiva mi sembra, invece, molto interessante per loro e per noi".

Che tipo di collaborazione ha instaurato con De Luigi e Germano?
"Ogni volta che devo lavorare con un nuovo attore riparto da zero, cerco di pensare il meno possibile alla sua storia professionale. L'importante è sintonizzarsi con chiunque giocando alla pari, senza timori reverenziali, che fanno solo male al film".

E come si è trovato con Stefania Sandrelli e Isabella Ragonese?
"Sono stato felicissimo che abbiano accettato di lavorare con noi. Stefania oltre che essere una vera icona è un'attrice meravigliosa e una donna eccezionalmente simpatica e disponibile. Già in fase di scrittura pensavamo a lei. "Sarebbe fantastico se lo facesse la Sandrelli", ci dicevamo io e Marco Martani mentre scrivevamo il film. Isabella Ragonese è stata bravissima nel restituire l'umanità del suo personaggio della figlia, lavorare con lei è stato bellissimo dal punto di vista professionale e umano, così come è accaduto con Daniela Virgilio, Eros Pagni e con Massimo De Lorenzo: amo gli attori, non li ho mai considerati degli "strumenti" ma persone con cui lavoro e con cui condivido un progetto".

Il Mario Pitagora interpretato da Elio Germano "cita" e ricalca tanti mascalzoni esperti nell'arte di arrangiarsi della commedia italiana del passato ma mantiene una sua umanità profonda.
"Il disperato è una figura tipica della commedia all'italiana, ma a me interessava dare a tutti i personaggi un'anima più sfaccettata: se Mario Pitagora fosse stato soltanto un simpatico mascalzone sarebbe rimasto un uomo superficiale, invece mi interessava raccontare la sua storia privata mostrando ad esempio il suo rapporto complicato con la moglie e con i figli. L'incontro tra lui e Giacomo rappresenta l'incontro di due umanità diverse, entrambe bisognose di essere amate anche se in modo differente".

Come si è rapportato invece con Fabio De Luigi?
"Di Fabio conosciamo bene il tipico modo esuberante e pirotecnico di apparire in scena, ma questa volta ha un ruolo più misurato, quasi lunare. Quando ha letto il copione si è lanciato a capofitto nel progetto accettando subito la sfida perché ha visto il nostro film come un'occasione di mettersi alla prova con qualcosa di nuovo e di realmente diverso. Nel complesso tutta la lavorazione è stata molto serena, grazie anche alla produzione: Wildside mi ha messo in condizione di girare il film esattamente come lo volevo e di questo sono estremamente grato a tutti. In questa occasione ho consolidato ulteriormente il rapporto con Mario Gianani che si è innamorato del progetto e che mi è stato vicino in tutte le fasi della sua realizzazione fino alla post produzione, rivelandosi una persona con cui si possono condividere apertamente dubbi e riflessioni. Così come è avvenuto con Marco Martani ".

Intervista a Fabio De Luigi

Che cosa le è piaciuto del film e del suo personaggio?
"Avevo visto la commedia di Edoardo Falcone "Se Dio vuole" e mi era piaciuta molto. Un'impressione positiva confermata dalla lettura della sceneggiatura di "Questione di Karma". In più amavo l'idea di interpretare un personaggio così distante da quelli che mi hanno offerto sino a ora: Giacomo è un uomo buono e, per certi versi, ingenuo. Per essere credibile andava interpretato con più misura del solito, un coefficiente di difficoltà che mi ha stimolato molto".
Che cosa gli succede in scena?
"È un quarantenne che ha perso il padre quando era molto piccolo e che, essendo nato in una ricca famiglia di industriali, conduce una vita spensierata. Vive solitario e appartato, sviluppa una conoscenza del mondo attraverso i libri e non con la vita vissuta. Crede nella reincarnazione e cerca, da tempo, di ritrovare in qualcuno il padre morto tornato sulla Terra e in questa sua continua e bizzarra ricerca si imbatte in un libro che lo convince della fondatezza delle sue teorie. Si spinge così a consultare il suo autore, un anziano studioso francese piuttosto squinternato (Philippe Leroy) e si convince - grazie a lui - di aver ritrovato suo padre in un improbabile trentacinquenne romano in gravi difficoltà economiche che vive inseguito dai debitori, Mario Pitagora (Elio Germano). Inizia così a seguirlo, cerca di fare amicizia con lui, invano, fino a quando Mario capisce che può sfruttarlo per trarne tutti i vantaggi del caso. Il film racconta l'incontro tra queste due personalità così diverse che iniziano a coesistere e ad integrarsi fino a dar vita a una imprevista e profonda amicizia".

Che differenze c'è tra il Giacomo di questo film e gli altri suoi personaggi?
"Giacomo si presta molto alle mie caratteristiche, non è troppo lontano da me. Nella fase iniziale del film abbiamo lavorato molto sulla credibilità, era infatti necessario dare solidità a un uomo che poteva sembrare un sempliciotto e che, invece, si rivela come una persona di grande spessore che non ha sviluppato la parte emotiva della vita e non si è ancora mai confrontato adeguatamente con gli altri. È un tipo solitario, non ha amici, e quando crede di riconoscere suo padre reincarnato in quel fanfarone di Mario, scopre stupito che si possono avere delle frequentazioni amichevoli anche al di fuori della propria famiglia. Al cinema mi hanno sempre intrigato molto le storie di incontri tra persone e il racconto di grandi amicizie".

Che rapporto ha stretto con Elio Germano?
"Elio è un grandissimo attore, in grado di interpretare qualsiasi storia o personaggio. Avevamo lavorato insieme sul set del film di Gabriele Salvatores "Come Dio Comanda" ma in un contesto piuttosto serio e cupo, molto diverso da quello offerto dal film di Falcone: penso che sia uno degli interpreti più importanti del nostro panorama artistico e vederlo recitare è sempre un grande piacere, da un punto di vista sia professionale che umano".

Avevate un copione rigido da rispettare o eravate anche liberi di improvvisare?
"Edoardo Falcone riesce ad instaurare sempre sul set un clima di (presunta…) democrazia: ascolta tutti e poi decide autonomamente. Giustamente, aggiungo io. Con lui sono andato subito d'accordo, è un regista dal perfezionismo maniacale, che capisco e condivido. Quando ho capito la sua attenzione meticolosa per ogni singolo dettaglio di ogni scena mi sono fidato e mi sono lasciato trasportare, anche quando mi chiedeva di limare certe brevi battute con piccole sfumature di toni di voce ogni volta differenti...mi piace molto lavorare in questo modo, era esattamente quello che cercavo. Edoardo ed io ci siamo incontrati spesso nelle settimane precedenti alle riprese in cui lui aveva già tutto ben chiaro in mente, abbiamo ragionato a lungo sul ruolo che avrei dovuto interpretare e lui è stato molto chiaro da subito. Ho capito immediatamente che la cosa a cui teneva di più (e che ho subito condiviso) era dare credibilità al personaggio di Giacomo e fare in modo che ci si potesse affezionare a lui senza pensare che si trattasse di uno sprovveduto e che la storia restituisse in scena la sua profondità d'animo. Si tratta in fondo di un adulto che si fida ciecamente di un palese cialtrone e per questo poteva essere scambiato soltanto per un ingenuo senza nerbo ma in realtà si tratta di un uomo che si fida degli altri senza riserve e questa sua purezza finisce col conquistare - trasformandolo, in una persona diversa da quella che era prima - un tipo furbo e smaliziato come il Mario Pitagora di Elio Germano che fino a quel momento ha vissuto solo di espedienti".

Quanto ha sentito vicino il tema della reincarnazione affrontato in scena?
"Non credo che si tratti di un argomento così determinante nello sviluppo della nostra storia, non riguarda tanto da vicino la vita quotidiana della gente e non pretende di rispecchiare il momento civile e sociale del Paese ma si spera che possa diventare interessante e curioso per lo sviluppo narrativo. Secondo me "Questione di karma" è un film un po' diverso da quelli che siamo abituati a vedere, sia nella trama che nella scelta degli interpreti, c'è un grande cast con nomi di grande peso che arrivano dal cinema autoriale o dal grande teatro di prosa ed è bello che Edoardo Falcone abbia deciso di mescolare un po' le carte in tavola. La storia che racconta finisce col coinvolgere chi guarda, soprattutto sul piano emotivo, il divertimento non è mai dovuto a un guizzo estemporaneo ma dipende dalla precisione della scrittura: Edoardo è un autore insolitamente attento ai particolari e profondamente convinto di quello che ha scritto e che ha girato, crede nella struttura narrativa, nella interazione tra i personaggi e nelle situazioni, non alle battute fine a sé stesse ".

E con gli altri colleghi come è andata?
"Isabella è una bravissima attrice che conosco e stimo da tempo, quando incontri belle persone super professionali e preparate si fa fatica a trovarsi male. Stefania Sandrelli poi è un monumento del cinema italiano e internazionale, un'attrice fantastica oltre che una donna estremamente divertente: la sua "lunarità" la rende adorabile in qualunque sua forma".

Intervista ad Elio Germano

Che cosa le è piaciuto di questo progetto?
"Nelle mie scelte professionali cerco sempre di non ripetermi. Ultimamente mi era capitato di aderire, però, sempre più spesso a progetti drammatici e leggendo la sceneggiatura di Edoardo Falcone e Marco Martani ho capito che avevo di fronte la possibilità di dar vita a qualcosa di diverso, rispetto ai miei ruoli precedenti ma anche a tante recenti commedie. Già in fase di scrittura si percepiva bene le caratteristiche del mio personaggio, Mario Pitagora: non si puntava a un umorismo facile, da battuta, ma si faceva un preciso rimando a tanti classici cialtroni della grande commedia all'italiana del passato. Ruoli che però, in fondo, rivelano una profonda umanità al di là della redenzione obbligatoria di tante storie a lieto fine".

Chi è il Mario Pitagora che interpreta?
"È un trentacinquenne romano senza particolari qualità, furbo, mitomane e piuttosto cinico, che costruisce tutti i suoi affetti, a partire da quelli familiari, sulla base del denaro. Cerca da una vita di fare il businessman senza mai esserne all'altezza e tutto, intorno a lui, è piuttosto 'scassato', dall'automobile alla vita affettiva. Nel suo tentativo di portare avanti un modello umano vincente, ha accumulato continui fallimenti, è regolarmente inseguito dai creditori ma non si dà per vinto, e continua a inseguire vanamente successo e denaro. L'incontro con un uomo sensibile e buono come Giacomo, gli mette di fronte il suo opposto speculare, l'esatto contrario del modello del vincente rampante e spietato: si tratta di una persona che riempie la sua vita di altri interessi: è colto, raffinato, si occupa di cultura, di filosofia orientale e di esoterismo ed è una persona pronta a dare senza chiedere nulla in cambio. A Mario tutto questo non sembra vero, grazie a quell'uomo che gli sembra solo uno stupido, la soluzione dei suoi problemi sembra all'improvviso a portata di mano e decide così di sfruttare a modo suo la situazione. Col passare del tempo, però, tutti i suoi tentativi di trarne profitto risultano fallimentari fino a quando finirà col capire che forse quell'uomo ai suoi antipodi non è affatto uno sprovveduto e si ritroverà, così, a cambiare profondamente dando vita ad un rapporto umano inaspettatamente leale, sincero e importante".

A chi somiglia Mario Pitagora?
"Ho ritrovato in lui le caratteristiche di certi personaggi interpretati da Alberto Sordi, Gigi Proietti e Carlo Verdone. C'è un connotato innegabile del romano cialtrone, che si finge uomo di mondo e di affari ma che - in realtà - vive di espedienti sfruttando gli altri. Per me è una maschera eterna della commedia dell'arte, un carattere che si aggancia evidentemente a quel genere nobile della nostra commedia degli anni 60 e 70 "

Quali sono secondo lei le qualità principali di Edoardo Falcone?
"È un regista che si batte molto per la sua storia e per restituire la sua idea di fondo così come l'ha pensata. Aveva chiaro in mente il montaggio e il percorso del suo film, molto prima di iniziare a girarlo. Nelle settimane precedenti alle riprese ci siamo parlati a lungo confrontandoci apertamente. Edoardo è un autore molto attento alla scrittura e anche ad una certa musicalità del racconto. È per questo che alla fine il copione si è rivelato piuttosto ricco, articolato e preciso, anche se poi quando ci siamo ritrovati sul set inevitabilmente sono venute fuori alcune idee che hanno arricchito il personaggio da un punto di vista umano".

E con Fabio De Luigi come è andata?
"C'eravamo incontrati qualche anno fa sul set del film di Gabriele Salvatores "Come Dio Comanda", in un contesto completamente diverso perché si trattava di un "noir". Sono da tempo un suo grande suo fan, mi diverte sempre molto ma credo che questa volta si sia messo più in gioco del solito. Lo stesso è accaduto a me: in fondo noi attori abbiamo sempre di fronte una sorta di "gioco della reincarnazione" per cui ci trasformiamo ogni volta, nelle situazioni più disparate, in qualcuno diverso da noi. In questo film io e Fabio indossiamo entrambi panni per noi poco comuni, è come se ci fossimo reincarnati in due personaggi opposti dai nostri soliti, lontani dalla nostra immagine abituale, ammesso che ce ne sia una. Devo dire che mi sono divertito molto non solo con De Luigi ma con tutti, ad esempio mi sono ritrovato a girare per la quarta volta con Isabella Ragonese ed è sempre un piacere che si rinnova anche se qui recitiamo insieme in una commedia brillante. Stefania Sandrelli, poi, per me è sempre stata un'icona. Ha fatto tanti film che rappresentano la storia del cinema italiano: "Novecento" o "C'eravamo tanto amati", solo per citarne un paio. Nelle pause di lavorazione la "perseguitavo" bonariamente cercando sempre di farmi raccontare da lei degli aneddoti. È un'attrice e una donna capace di essere sempre schietta e diretta, è sempre a suo agio con la commedia grazie anche alla sua vaghezza lunare e alla sua grande autoironia. Ero ovviamente pazzo di gioia per la possibilità di recitarle accanto ma provavo anche un certo "straniamento" nel giocare alla pari con lei, un grandissimo onore avere come interlocutrice una persona così geniale e incredibile".

Intervista a Stefania Sandrelli

Che cosa l'ha portata a scegliere questo film?
"Ho letto la sceneggiatura e mi è sembrata molto interessante e molto ben scritta. Ho incontrato Edoardo Falcone e ho capito che aveva le idee chiare su tutto e mi sono fidata: quando mi fido mi affido. Ho trovato molto curioso, spiritoso e ironico il personaggio che ero chiamata ad interpretare, una signora borghese un po' sciroccata, "inossidata" nelle vicissitudini di una vita familiare movimentata che l'ha portata ad esperienze piuttosto paradossali. Mi ha divertito molto interpretarla, perché è una donna pragmatica e senza nessun filtro, apre la bocca e dà fiato alle trombe, non succede spesso se non agli anziani e ai bambini di parlare così liberamente senza freni. Al cinema, diversamente dal teatro, conta molto il non detto e il non visto, che sono più eloquenti di tante battute o spiegazioni, e ho trovato molto buffo che lei, dopo aver parlato con il nuovo amico di suo figlio (che furbescamente ha lasciato credere anche a lei di essere la reincarnazione di suo marito morto), finisce come in trance col rivolgersi a lui come se fosse davvero suo marito tornato sulla Terra.. ".

Come si è trovata con i suoi compagni di lavoro?
"Mi sono divertita moltissimo con tutti: Elio Germano è uno dei più grandi attori in circolazione, oltre che una persona adorabile. Da spettatrice avevo già verificato quanto si trovasse sempre a suo agio sia con le commedie che con le storie e le situazioni più drammatiche, ma conoscendolo e vedendolo all'opera ho scoperto che è ancora più bravo di quello che pensavo. Questa volta era alle prese con un ruolo completamente diverso, somigliava a certi mascalzoni furbetti della grande commedia italiana di costume. Elio è un attore che studia e si prepara molto, è intelligente e ha finito con inglobare il personaggio e col farlo suo fino a sembrare naturale. Stesso discorso vale per Fabio De Luigi: è un attore eccezionale, ha grandi tempi comici ed è molto spiritoso. Sul set era molto concentrato, il suo è un personaggio piuttosto complesso, e per farlo al meglio non perdeva mai la sua calma, la sua "allure". Una volta gli ho detto che pensavo fosse importante l'opportunità che aveva con il suo ruolo di rappresentare la bontà oltre che d una certa ingenuità, una dote oggi sempre più rara da mettere in luce".

Cosa le è piaciuto invece di Isabella Ragonese?
"Ha una faccia molto spiritosa, tipica di "quella che la sa lunga", è intelligente, sveglia e sensibile, ha un sorriso meraviglioso, infantile, autentico e generoso e si fa perdonare tutto... A me piacciono questi contrasti, nella sua immediatezza e freschezza rivedo un po' me stessa da giovane. Rivedo un po' in ogni attrice giovane il mio percorso, mi ci misuro e confronto, mi ricorda i miei trascorsi. Il mio è un mestiere che ho sempre affrontato con estrema passione e disponibilità e che costituisce una parte fondamentale della mia vita personale che comunque ho sempre vissuto pienamente.

Intervista ad Isabella Ragonese

Come è stata coinvolta in questo progetto?
"Sono stata contattata da Edoardo Falcone di cui avevo visto e apprezzato la commedia "Se Dio Vuole" e le altre di cui era stato solo sceneggiatore. Mi piaceva il suo modo asciutto di girare. La commedia è un genere che ha a che fare con certi meccanismi a orologeria ed Edoardo è un autore preciso e attento, che predilige la commedia di situazione e non tende mai a strafare. Questa volta gli interessava dar vita a un film brillante, dove la risata nascesse dalla scrittura e a me è sempre piaciuto questo tipo di commedia dove viene curato l'insieme e non si delega tutto all'estroversione del comico di turno".

Chi è Ginevra, il suo personaggio?
"Ginevra è una giovane manager che tiene alla continuità dell'azienda di famiglia, pensa solo al lavoro e architetta insieme a suo padre un piano per far cedere a suo fratello Giacomo le quote delle azioni della fabbrica che gli spetterebbero invece di diritto. Giacomo è diverso da lei, non sarà mai capace di guidare una grande azienda, coltiva interessi diversi, è una persona dai forti interessi spirituali che si dedica a passioni e hobby che secondo lei e suo padre sono inutili e stupide. In un primo momento l'ingresso nella vita di suo fratello del nuovo amico Mario Pitagora viene vissuto dalla ragazza solo come una furba speculazione di un truffatore che vuole trarre vantaggio dall'ingenuità di Giacomo ma, con il passare del tempo, capisce che si tratta di una persona che smuove qualcosa e che rappresenta un po' di calore e di crescita per il fratello.

Che cosa le è piaciuto del suo personaggio?
"Ginevra si rivela un personaggio all'apparenza cinico e spietato ma poi anche capace di emozioni. In genere mi capita di interpretare donne che hanno un colore "caldo" e questa volta mi interessava l'opportunità di indossare in scena "maschere" diverse, non mi era mai capitato di interpretare una manager calcolatrice e ambiziosa, che lascia così poco spazio ai sentimenti. È una giovane donna in carriera molto fredda e dedita solo al lavoro che è in pratica solo l'ombra di suo padre, una figura a cui lei si ispira in tutto e per tutto cercando di somigliargli. Nonostante il personaggio non abbia molto spazio nel racconto credo che abbia comunque col tempo una bella evoluzione, capisce che suo fratello Giacomo, da lei considerato sempre uno scemo, non è poi così scemo come pensava e inizia a rispettarlo e a volergli bene. Credo che sia molto bello e toccante il suo passaggio graduale dall'insensibilità e dalla fredda razionalità a tutti i costi ai sentimenti e a qualcosa di meno tangibile ma profondo".

Come si è trovata con Falcone e con gli altri attori?
"Mi piace entrare nel mondo che, ogni volta, mi viene proposto da un diverso regista. Edoardo è molto attento alla scrittura e lascia poco o nulla all'improvvisazione, cerca di calibrare tutto prima di andare sul set e cerca di tenere le briglie ai suoi attori che tendano a strafare: lavorare con un regista di questo tipo mi interessava moltissimo. Stefania Sandrelli, poi, è un'attrice molto libera che nonostante abbia interpretato i film più belli del nostro cinema ha mantenuto nel tempo un'immediatezza, una freschezza e una verità che auguro a tutti di conservare sempre: con lei hai la sensazione che il nostro non sia soltanto un lavoro ma anche un gioco e che la possibilità di divertirsi sulla scena non lo rende un mestiere meno importante di altri. Fabio De Luigi, invece, mi ricordava per gli atteggiamenti e le espressioni il mio vero fratello e questo mi ha aiutato a rendere più emozionante in scena un rapporto che in un primo tempo è anche all'insegna della competitività e che poi si trasforma in un legame più profondo rispetto a quello di un'amicizia. Fabio è una persona umanamente molto empatica, con lui è difficile non trovarsi bene e tra noi si è sviluppata a poco a poco una relazione fraterna, un po' come avviene nel film ai nostri personaggi. Fabio è una persona che ha il fascino della bontà, ti ispira fiducia e a sua volta è anche un attore molto esigente con se stesso che in questo caso è stato messo alla prova per giocare a ribaltare la parte comica: sono venute fuori così certe qualità umane che non appartenevano alla "maschera" o al personaggio ma erano davvero sue. Con Elio Germano, infine, avevo già recitato tre volte (in "Tutta la vita davanti" di Virzì, "La nostra vita" di Luchetti e ne "Il giovane favoloso" di Martone) e in questo nostro quarto film abbiamo avuto una sola scena insieme ma per me è sempre molto bello incontrarlo su un set in situazioni diverse".

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(09/03/2017).

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