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Santiago, Italia (2018)

Santiago, Italia

Locandina Santiago, Italia
Santiago, Italia (Santiago, Italia) è un film di genere Documentario di durata circa 80 minuti diretto da Nanni Moretti con protagonisti Nanni Moretti.
Prodotto da Sacher Film nel 2018 in Italia. esce in Italia Giovedì 6 Dicembre 2018 distribuito da Academy Two. Al Box Office Santiago, Italia ha incassato circa 462.262 euro.

TRAMA

Dal settembre 1973, dopo il colpo di stato del generale Pinochet, l'ambasciata italiana a Santiago ha ospitato centinaia e centinaia di richiedenti asilo. Attraverso interviste ai protagonisti, si racconta la storia di quel periodo drammatico, durante il quale alcuni diplomatici italiani hanno reso possibile la salvezza di tante vite umane. 

Data di Uscita ITA: Giovedì 6 Dicembre 2018
Genere: Documentario
Nazione: Italia - 2018
Formato: Colore
Durata: 80 minuti
Produzione: Sacher Film, Le Pacte, Storyboard Media, Rai Cinema
Distribuzione: Academy Two
Box Office: Italia: 462.262 euro
Note:
Film di chiusura della 36a edizione del Torino Film Festival.
In HomeVideo: in Digitale da Giovedì 26 Settembre 2019 e in DVD da Giovedì 26 Settembre 2019 [scopri DVD e Blu-ray]

Cast e personaggi

Regia: Nanni Moretti
Sceneggiatura: Nanni Moretti

Cast Artistico e Ruoli:
foto Nanni MorettiNanni Moretti
Se stesso

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Santiago, Italia di Nanni MorettiSantiago, Italia di Nanni Moretti su Rai Storia

Il documentario racconta i mesi successivi al colpo di stato dell'11 settembre 1973 che pose fine al governo democratico di Salvador Allende in Cile.

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Il film piu' premiato è Dogman di Matteo Garrone, con 9 premi su 15 candidature; Elena Sofia Ricci, Alessandro Borghi, Marina Confalone, Edoardo Pesce i migliori attori.

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Immagini

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DAI DIALOGHI

Patricio Guzmán regista.
Era un Paese innamorato di Allende e di ciò che stava succedendo. Era fantastico, era giusto, era bello. - E tu? - Io stavo lì, in mezzo alla gente. Ricordo che all'epoca girai un film che si chiamava "Il primo anno", che era la ripresa di tutto ciò che succedeva mese dopo mese, per un anno, il primo anno di Allende. Era stupendo, era una festa continua. In campagna, in città, nelle case, c'era un'allegria che in Cile non avevo mai visto.

Arturo Acosta artigiano
L'idea dell'uomo nuovo di cui aveva parlato Che Guevara, con la possibilità di venir fuori dal sottosviluppo, di risolvere le ingiustizie che tu vedevi qua, che erano spaventose. Una mortalità infantile tremenda. Io lavoravo a quel tempo a scuola, … inizialmente alla scuola elementare, avevo appena cominciato, c'erano dei bambini che non venivano a scuola perché si vergognavano perché non avevano scarpe. Cose che adesso non se le immagina nessuno.

David Muñoz operaio.
Perché c'erano due politiche, una che diceva bisogna "avanzar sin transar", colpire finché il ferro è caldo, e gli altri che dicevano: bisogna andarci piano perché non bisogna spaventare troppo la borghesia, perché la borghesia bisogna trattarla bene. E questa è una politica che è vecchia come il cucco da parte di un settore della sinistra. Noi socialisti, la grande maggioranza del Partito socialista era per questa politica del "avanzar sin transar", senza transigere. Cioè tu ce l'hai già semi rovesciato l'albero, che fai , lo raddrizzi o lo metti giù? Noi pensavamo che bisognava metterlo giù.

Miguel Littín regista.
Un socialismo umanista e democratico, era questa la scommessa di Allende, che distingueva il governo di Unidad Popular da tutti gli altri socialismi esistenti all'epoca, regimi gerarchici, molto autoritari, addirittura dittatoriali.

Carmen Hertz avvocato.
Gli archivi desecretati della CIA, il Rapporto Church del Senato degli Stati Uniti, documentano in modo certo l'intervento statunitense per impedire l'elezione di Salvador Allende, finanziando importanti quotidiani come El Mercurio e altri settori della destra cilena, per impedire prima di tutto che Salvador Allende venisse eletto. Una volta eletto, è dimostrato dagli stessi documenti americani il ruolo fondamentale dei soldi americani nella cospirazione e nella sedizione in Cile.

María Luz García medico.
Loro avevano tutti i mezzi di comunicazione, noi niente. C'era una campagna aggressiva dei giornali di destra per dare un'immagine di malgoverno, un'immagine di incapacità di governare, un discredito continuo che emergeva dai giornali con titoli cubitali in tutte le edicole. Era una specie di messaggio alla gente che ripeteva continuamente: questo governo non funziona, ci porta alla bancarotta, va tutto a rotoli. E noi, da parte del governo, non avevamo alcuna possibilità di replicare, non avevamo nessun mezzo di comunicazione dalla nostra parte.

Rodrigo Vergara traduttore.
Cercare di modificare tutto il Paese in quelle condizioni, con nemici dappertutto, con il potere economico contro, con i militari contro, con gli americani contro, con la televisione contro, era difficilissimo. Quindi noi sapevamo che alla fine sarebbero intervenuti di forza. Io ho imparato in quel periodo lì che la democrazia è una cosa che va bene finché va bene a quelli che hanno la forza.

ultimo discorso di Salvador Allende alla radio.
Lavoratori della mia patria: in questo momento conclusivo, l'ultimo in cui posso rivolgermi a voi, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, molto prima di quanto si pensi, si apriranno nuovamente i grandi viali dove passerà l'uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà vano.

Patricio Guzmán regista.
Era la fine di tutta una vita democratica che di colpo si trasformava in dittatura. La cosa più impressionante era proprio questa: non avevamo esperienza né con i militari, né con regimi dittatoriali, e questo Paese, che era così libero, si trasformò di colpo in un Paese atroce. Per strada c'erano solo militari. Avevi paura di uscire. Dovevi andare a fare la spesa e tornare subito a casa, non andare in giro, chiuderti in casa. Quella era la vita nuova, rimanere chiusi in casa.

Victoria Sáez artigiana.
Credo che nessuno può resistere alla tortura, quindi non è condannabile quello che a un certo momento può dare il tuo nome. Il mio nome è stato dato in tortura, io lo so. Però se quello è servito perché quel compagno torturato non gli applicassero due volte più elettricità nei testicoli, non è condannabile. Non posso dire che ha fatto male.

Marcia Scantlebury giornalista.
Ricordo che mi trovavo lì, bendata e all'improvviso qualcuno bussa alla porta e vedo una delle torturatrici che era una che si divertiva, che quando ti torturavano gridava: "Dagliene ancora, perché questa sa e non vuole parlare". Mi dice: "Signora Marcia, perché non esce un attimo, che le voglio chiedere un favore?" Io esco, lei mi toglie la benda, ed era incinta di sette o otto mesi... Stava per diventare madre, aspettava un figlio. Stava lavorando a maglia, e allora mi fa uscire per farsi aiutare. "Lei saprà sicuramente lavorare a maglia", mi dice, per farsi aiutare a fare un golfino per il suo bebè. Ecco perché ti dico che è una follia, perché mi ricordo di essermi seduta accanto a lei e di averle insegnato a lavorare a maglia, pensando che magari qualche minuto dopo mi avrebbe ammazzato.

Raúl Silva Henríquez cardinale.
Io non so contro chi lotta questo governo. Contro il popolo del Cile. E' una cosa stranissima: un esercito che lotta contro il popolo della sua patria per imporre una situazione con la forza.

Piero De Masi diplomatico.
A un certo punto c'era una tale corsa alle ambasciate da parte di questi cileni che erano impazziti dal terrore e allora saltavano il muro. Non chiedevano neanche, non entravano in maniera normale. Lì il muro dell'ambasciata è molto basso, adesso l'hanno aumentato, gli hanno dato un metro di più. Adesso sono tre metri ma a quei tempi era basso, era un paio di metri e qualcuno aveva tolto dei mattoni qui e lì in modo da fare una specie di scaletta e questi arrivavano, bum, e saltavano dentro. E qui è venuto il mio caso di coscienza, quando ho cominciato a vedere questi ingressi incontrollati io mi sono detto: che faccio? Io avevo chiesto al mio ministero di darmi istruzioni su quello che dovevo fare. Naturalmente si sono ben guardati dal farlo. E allora io ho deciso di tenerli tutti, di non mandare via nessuno.

Rodrigo Vergara traduttore.
Eravamo in tanti, lo spazio era grande, un isolato completo. Io mi sono trovato bene. Poi c'erano tutti i compagni, molti di loro più vecchi di me, quindi è stata un'occasione per discutere, parlare, accumulare esperienza . C'era una stanza grande, la chiamavamo la Legua, che è un quartiere popolare di Santiago e avevamo dei materassi per terra. Eravamo due per materasso. Con l'altro compagno che dormiva con me eravamo i vicini: lui si voltava di là, io di qua. Però io avevo la fortuna di avere 20 anni, quindi a quell'età lì tutte queste cose qui sono …. non dico che sono divertenti, perché qualche pensiero c'era, ma non pesano più di tanto. Io avrei dormito per terra senza nessuna difficoltà

Patricia Mayorga giornalista.
Vivevamo una vita che non c'entrava niente con quello che si viveva fuori. Però eravamo di uno stalinismo! Per esempio mi ricordo che un vecchio signore socialista è stato espulso dal suo partito all'interno dell'ambasciata per indisciplina, perché si è rifiutato di sbucciare le patate. Ha detto che lui non aveva mai sbucciato patate nella sua vita e non vedeva perché doveva cominciare lì. Perché tutti dovevamo … tutti facevamo gli stessi lavori.

Rodrigo Vergara traduttore.
Ci hanno portato in un hotel in via Aurelia, ci hanno trattato benissimo, da Dio. Ci hanno dato dei soldi. Nell'hotel noi eravamo a Roma per la prima volta. Io non ero mai andato fuori dal Cile per nessun motivo. Dopo alcuni giorni sono venuti a offrirci del lavoro e io mi sono iscritto immediatamente. Loro dicevano: dall'Emilia rossa offrono lavoro per i cileni. Allora l'Emilia Romagna era l'Emilia rossa e io sono andato a finire in un paesino, si chiama Soliera, di 10.000 abitanti, dove il 70% votava direttamente per il PCI. Quindi loro mi hanno trattato bene. Il mio primo lavoro era stato di operaio in una porcilaia, perché essendo studente di agraria ho chiesto di lavorare in campagna e loro mi hanno preso proprio in parola. L'Italia della fine del '73 era un Paese meraviglioso. Mi hanno assunto in regola. Prima volevano che io facessi l'impiegato nella porcilaia però gli operai guadagnavano di più e allora io ho chiesto di fare l'operaio perché avevo bisogno… Dopo aver lavorato in porcilaia, ho lavorato in cantina, ho lavato i piatti, ho lavorato come camionista, ho fatto tanti lavori. Non si conosceva il lavoro nero, non si conosceva nessuna porcheria. Io sono un rifugiato, sono nella stessa condizione di qualunque persona che arriva qui senza nulla, perché questa era la mia condizione. Io sono arrivato qui senza soldi, sono stato accolto. Mi hanno permesso di integrarmi.

David Muñoz operaio.
In ogni posto dove ho lavorato sono sempre stato delegato sindacale dei miei colleghi italiani.

Leonardo Barceló Lizana professore.
Non era la solidarietà solo dei partiti politici, era la solidarietà che quando lavoravo a Modena, ogni tanto andavo con la mia bicicletta e c'erano delle persone che mi dicevano: ehi, ciao, sei cileno? Sì. Cosa sta succedendo nel tuo Paese? Hai qualche notizia nuova? E soprattutto la grande domanda: cosa possiamo fare? Cosa posso fare io come persona per salvare quelle persone dalla barbarie di Pinochet, per salvare quel Paese?  Mi ricordo quando per la strada un uomo di 50 anni di allora mi fermava e mi chiedeva, era un uomo che casomai aveva vissuto gli ultimi anni della Resistenza. Era un uomo che in noi vedeva quegli stessi amici suoi che erano andati a combattere il nazifascismo. Perché dal '73 c'erano 30 anni. Uno di 50 anni per la strada era uno che facilmente poteva aver fatto il partigiano.

Rodrigo Vergara traduttore.
Sono tanti anni che ci troviamo tutti i cileni d'Italia, veniamo qui, festeggiamo con un pranzo, un ballo, una festa, dei cantanti. Sono cileni che ormai sono radicati qui, molti sposati con italiani o italiane, hanno figli italiani, eccetera. E ormai è difficile distinguere la gente che vive qua da tanti anni, se siamo in realtà cileni o italiani. Siamo entrambe le cose.

Victoria Sáez artigiana.
Noi sempre abbiamo detto che siamo ricchi perché abbiamo due identità nazionali. Io sono cilena per nascita, con un paese che mi ha trattato da patrigno. Il Cile è stato un patrigno cattivo per me. E l'Italia è stata una madre generosa e solidale.

Erik Merino imprenditore.
Io sono arrivato, come esule, in un Paese che per me era nuovo sotto tanti aspetti, una paese che aveva fatto la guerra partigiana, un paese che aveva difeso uno statuto dei lavoratori. Sono arrivato in un Paese che era molto simile a quello che sognava Allende in quel momento lì. Oggi viaggio per l'Italia e vedo che l'Italia assomiglia sempre di più al Cile, nelle cose peggiori del Cile. Questa cosa di mettersi in questa società di consumismo terribile, dove la persona che hai al fianco non te ne frega niente, se la puoi calpestare la calpesti. Questa è la corsa: l'individualismo.

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